Libuše

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Bedřich Smetana, Libuše (Libussa)

direzione di Oliver Dohnányi

regia di Petr Novotný

gennaio 2007, Národní Divadlo, Praga

Le stesse fanfare di fiati che sentiamo in Vyšehrad, il primo dei sei poemi sinfonici che costituiscono il ciclo Má vlast, annunciano le entrate in scena della principessa veggente e di Přemisl, le due figure mitiche su cui si basa l’opera celebrativa Libuše che Smetana scrisse nel 1872 in occasione della prevista incoronazione di Francesco Giuseppe a re di Boemia, che però non ebbe luogo.

Il compositore preservò per ben nove anni quello che riteneva il suo capolavoro teatrale, non un’opera nazionale, ma l’opera nazionale e una delle prime rappresentazioni di Libuše inaugurò il Národní Divadlo (Teatro Nazionale di Praga) il 18 novembre 1883. Da allora è quella che gli inglesi chiamano ‘festival opera’ e la sua esecuzione è riservata ai giorni di festa nazionale per celebrare l’autonomia del popolo ceco.

L’opera è divisa in tre grandi quadri: ‘La sentenza di Libuše’, ‘Il matrimonio di Libuše’ e ‘La profezia’. Concettualmente la si può accostare a Les Troyens di Berlioz (che Smetana ammirava molto) o a Die Meistersinger di Wagner: Libuše ritorna alle origini della dinastia ceca raccontando gli avvenimenti che portarono alla nascita della stirpe dei Přemyslidi. In realtà, le fonti storiche da cui Josef Wenzig trasse il libretto (tradotto dal tedesco in lingua ceca a opera di Ervín Špindler e dello stesso Wenzig) risultano oggi di dubbia autenticità.

L’epoca è quella pagana e siamo a Vyšehrad, l’antica fortezza nei pressi di Praga. Libuše è la giovane principessa che il popolo vorrebbe vedere unita in matrimonio a un uomo che sappia guidare il destino della Boemia e che le dia un erede per assicurare la continuazione della dinastia reale. La scelta di Libuše cade su Přemysl, che appare titubante di fronte alle responsabilità che dovrebbe assumersi sposando la principessa. Alla fine Přemysl accetta, ma la principessa, rivelando doti profetiche, ha una visione: sul palco scorrono le figure dei più grandi re boemi, sino all’ultima immagine riguardante un futuro molto lontano, l’epoca del compositore. La patria dei Přemyslidi vivrà a lungo felicemente e al grido di «Slava!» l’opera si conclude festosamente.

Il personaggio titolare è stato appannaggio delle più grandi voci liriche ceche: da Marie Sittová a Naděžda Kniplová, da Gabriela Beňačková a Eva Urbanová. Quest’ultima, dopo aver inciso l’opera con Oliver Dohnányi nel 1995, la ritroviamo in questa registrazione televisiva del 2007 ripresa al Národní Divadlo di Praga dal cui palco di proscenio assiste tutto solo allo spettacolo Václav Havel, allora presidente della Repubblica Ceca.

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