La traviata

Giuseppe Verdi, La traviata

Macerata, 20 luglio 2012

(registrazione video)

Questo è uno spettacolo nato nel lontano 1992 e ancora riproposto sia qui allo Sferisterio di Macerata sia all’Arena di Verona, ma anche in teatri convenzionali. Allora vinse il Premio Abbiati dell’Associazione Nazionale Critici Musicali. Ora si avvale della direzione di Daniele Belardinelli.

Semplice e geniale la scenografia di Josef Svoboda: un’enorme parete di specchi che riflette il pavimento della scena nei primi due atti – immagini licenziose nel primo, un prato fiorito e poi elementi architettonici per il quadro del gioco – e il pubblico stesso nel terzo. Dopo vent’anni e a dieci anni dalla scomparsa di Svoboda la scenografia aveva bisogno di costosi restauri per il pannello specchiante di m 24 per 12 e per i “tappeti” dipinti. Macerata è riuscita nell’impresa e l’operazione di recupero ha poturo riportare in scena questa produzione in tutta la sua magnificenza.

Lo specchio è un forte simbolo: oltre ad essere un simbolo dell’inganno, della fugacità e della vanità, rappresenta anche il loro contrario: verità, eternità, realtà. Nell’ultimo atto, quando Violetta muore, lo specchio si alza lentamente mostrando prima l’orchestra, poi il direttore sul podio e infine il pubblico in sala. Tutta la platea del teatro viene così riflessa dentro la storia incorniciando così la vera causa della morte della sfortunata protagonista, vittima dei pregiudizi di quella borghesia dalla morale alquanto ambivalente. L’usuale spostamento dell’azione dalla metà dell’Ottocento agli inizi del Novecento consente di giocare sulla sensualità dei costumi che riprendono quelli dei dipinti di Boldini.

Il regista Henning Brockhaus dimostra in più punti di voler essere fedele al romanzo di Dumas, come durante il preludio quando Alfredo rilegge le lettere di Violetta come fece Dumas stesso che alla morte della Duplessis ne comprò all’asta il carteggio. Originale è il finale del primo atto in cui la scena diventa un incubo di Violetta che, lacerata tra la novità di un sentimento puro e i richiami del piacere mondano, vede gli invitati come zombie che tentano di saltarle addosso. Che poi Germont padre sia apertamente geloso del figlio e che il dottore sia innamorato di Violetta sono altre idee che il regista porta in scena con convinzione.

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