Houdini the Great


Andy Pape, Houdini the Great

Alessandria, Cortile di Palazzo Cuttica, 19 settembre 2020

Un’“opera da cortile” laurea gli studenti del Conservatorio Vivaldi

Mettere in pratica quanto hanno imparato. Ecco l’intento principale di Scatola Sonora, Festival Internazionale di opera e teatro musicale di piccole dimensioni giunto quest’anno alla XXIII edizione. Sotto la guida dei loro insegnanti gli allievi del Conservatorio Vivaldi di Alessandria per la prima vera volta affrontano le gioie e le fatiche del palcoscenico per esibirsi nella messa in scena ed esecuzione di un’opera aperta al pubblico mettendo a profitto quello che hanno studiato.

Quest’anno a causa del covid le cose non sono andate come si voleva: l’interruzione dell’attività didattica in primavera non solo ha impedito lo svolgersi del festival a fine anno accademico come da sempre è stato, ma ha messo in forse anche la possibilità di farne una versione autunnale per la mancanza di tempo per le prove. Ma la determinazione e la passione di insegnanti e studenti hanno permesso di allestire in pochissime settimane uno spettacolo che ne corona la fatica e che quest’anno costituisce anche l’esame finale di tre allievi che vengono ufficialmente laureati alla fine della rappresentazione.

Organizzatore instancabile delle varie edizioni è Luca Valentino, direttore artistico della rassegna e regista. Ogni anno ha stupito per la scelta di titoli desueti da portare alla conoscenza del pubblico: sono state a loro modo memorabili le riscoperte di Ernelinda di Leonardo Vinci nel 2015, Il paratajo di Nicolò Jommelli nel 2016, Hin und zurück di Paul Hindemith nel 2017, I due timidi di Nino Rota nel 2018 e La liberazione di Ruggiero dall’isola d’Alcina di Francesca Caccini nel 2019, per rimanere solo negli ultimi anni.

Quest’anno tocca a un vecchio amore di Valentino da lui scoperto oltre vent’anni fa e finalmente messo in scena: un’opera del 1988 del compositore americano naturalizzato danese Andy Pape. Houdini den store (Houdini il grande) è il titolo originale in danese di quest’“opera da strada” in otto scene, quattro cantanti e sei musicisti su testo di Erik Clausen, qui rappresentato nella versione inglese tradotta dallo stesso Pape e da Mariane Børch, per la prima volta in Italia.

Prologo. A Brooklyn, New York, un Agente di Polizia dà un ironico benvenuto ai nuovi immigrati appena sbarcati in America pieni di speranze. Fra essi, il giovane Houdini e la bella Kowalski che, affamata, ruba una mela. Scena I. L’Agente cerca di arrestare Kowalski per il furto, ma Houdini riesce a farla scappare distraendo il poliziotto con i suoi trucchetti di magia. Scena II. Houdini riflette su quanto accaduto e intuisce che la libertà è il sentimento più importante per il Nuovo Mondo e decide di incarnarlo attraverso i suoi numeri di magia. Ripensa alla Mama, rimasta in Italia, a Napoli, che disapprova la partenza del suo unico figlio verso l’ignoto temendo che possa fare la fine del padre. Scena III. A distanza, Mama e Kowalski parlano del loro amore per Houdini. Scena IV. L’Agente ha perso il suo posto di lavoro per essersi lascia-to sfuggire Kowalski, e per di più con le manette d’ordinanza. Scena V. Houdini convince l’Agente a diventare il suo manager/imbonitore e incontra nuovamente Kowalski che gli dichiara il suo amore. Scena VI. Attraverso le lettere che Mama riceve, seguiamo il crescere dei successi di Houdini prima in America e poi in Europa, dove si esibisce persino davanti alla Regina Vittoria e al Papa. Troppo preso dalle sue invenzioni il mago però trascura Kowalski che finisce per avere una tresca con l’Agente. Scena VII. Houdini torna a casa da Mama e le annuncia un nuovo in-credibile numero di escapismo: cercherà di fuggire dalle profondità del porto di New York. Finale. L’esibizione ha luogo, ma Houdini non risale dalle acque. Al cordoglio degli altri si unisce la consapevolezza che Houdini ha raggiunto ciò che cercava: l’immortalità.

L’opera da strada diventa opera da cortile nella corte del Conservatorio: tra due distinti palcoscenici – espediente per salvaguardare il distanziamento e per definire i due diversi luoghi, Brooklyn e Napoli, in cui si immagina la vicenda – si collocano i musicisti: Francesco Barbagelata ai sintetizzatori, Ivano Buat tromba, Stefano Arato fisarmonica, Terens Sotiri chitarra, Thomas Petrucci chitarra basso mentre Matteo Montaldi e Giulio Murgia si occupano delle percussioni, in totale sette musicisti invece di sei, sotto la precisa guida di Giovanni Battista Bergamo.

La musica di Pape fa a meno delle sperimentazioni e delle avanguardie del XX secolo. Preferisce utilizzare procedimenti armonici e melodici di collaudata e rassicurante tonalità e fa del colore strumentale il suo maggior mezzo espressivo: ecco quindi i toni di ballad affidati alla chitarra, i temi abbaglianti della tromba e gli spunti nostalgici della fisarmonica sugli sfondi atmosferici delineati dalle tastiere e dalle sornione percussioni. Tutto un mix di mondi sonori variegati quanto varie sono le nazionalità degli immigrati sbarcati a Ellis Island.

I tre neo-dottori in canto lirico sono il tenore Xu Zhe, il soprano Fabiola Salaris e il mezzosoprano Luo Zixin, rispettivamente impegnati nelle parti di Houdini, Kowalski e Mama. Il giovane baritono Roberto Romeo presta voce e corpo al poliziotto Legge-e-Ordine.

Sono soprattutto le due interpreti femminili a evidenziare un precoce temperamento vocale e scenico. Nel personaggio istintivo della giovane e avvenente Kowalski, la ragazza spinta dalla fame e dalla sensualità, che si innamora prima di Houdini e poi dell’ex-poliziotto, Fabiola Salaris dimostra notevole volume sonoro e ottimo dosaggio delle sue capacità canore. Con la sua performance il suo diventa il personaggio meglio definito. Sapida la caratterizzazione della Mama da parte di Luo Zixin, che dal suo basso napoletano ripete la litania di un arcano grammelot: «Oh bello, bello bambino. Amore! Mama velino Torino. Amore, lavoro. Allora artista, oh bella la vista. Bambini Vincini, oh papa Houdini el morte finale, el morte finito. Oh bello…». Mama è il personaggio che più si avvicina all’idea espressa dal compositore sul sapore di commedia dell’arte della sua opera. Spigliata presenza scenica quella dei due interpreti maschili a cui fa difetto per entrambi una dizione inadeguata – e qui la lingua inglese non è stata certo di aiuto.

Luca Valentino aveva già invitato Andy Pape ad Alessandria con il suo spettacolo The Secret Life of Harry Wallberg per uno dei primi appuntamenti di Scatola Sonora, ma quest’anno il regista realizza finalmente il sogno di mettere in scena il suo Houdini. Valentino fa miracoli con il poco a disposizione: un semplice spazio scenico (quasi un carro di Tespi anche questo ispirato alla commedia dell’arte) e una scenografia minimalista che comprende una foto d’epoca della Statua della Libertà e una del Vesuvio. Una bandiera a stelle e strisce è l’unico oggetto di scena assieme a una carta da gioco gigante che riporta sulle due facce le immagini di Queen Victoria e papa Benedetto XV, gli illustri spettatori delle imprese dell’illusionista. I suoi trucchi scandiscono la seconda parte dell’operina, mentre l’ultimo, quello tragico, lo consegna all’immortalità tanto desiderata: «La mia ultima fuga è riuscita, vincere la vita dalla morte: questa è la vera magia! Io sono morto, lunga vita a Houdini! Ora sono felice». Nel paese della libertà Houdini aveva coronato il suo ultimo sogno di fuga.

I curatissimi costumi storici danno il tocco di realismo alla storia mentre uno sparuto gruppo di comparse (il maledetto virus non ha permesso di più) forma la folla di immigrati e spettatori: la straniante mascherina sul volto ne cancella le individualità, ma ognuno si ritaglia un ruolo efficace nella vicenda.

Se si pensa che tutto questo è stato concepito, provato e realizzato in due settimane c’è da gridare al miracolo. Sì, la magia del teatro si è ancora una volta compiuta, ma dietro ci sono la passione e la dedizione di persone molto reali.

La settimana prossima si replica a Milano presso la Società Umanitaria in via Solari 40.