Mese: novembre 2016

OPÉRA

data-png

Opéra

Losanna (1871, 2012)

962 posti

8_75_c-5

L’attuale edificio dell’Opéra di Losanna è stato costruito dall’architetto Jean-Louis Verrey. Dal 10 maggio 1871, giorno dell’apertura come Casino-Théâtre, ha subito diverse trasformazioni. Nel 1932 è stata ingrandita la sala principale, inserita la buca orchestrale, sostituite le decorazioni originali di Grasset con altre di gusto Art-Déco e ribattezzato Théâtre Municipal, mentre nel 1975 e 1995 ha avuto adeguamenti alla sicurezza.

dij_4949Infine nel 2012, dopo cinque anni di chiusura, il teatro è stato riaperto con la sostanziale aggiunta di un nuovo edificio che si prolunga fino alla rue Beau-Séjour: un insieme di parallelepipedi che ospitano la torre scenica e altri impianti tecnici. Non sono stati toccati invece l’ingresso e l’auditorium. Il rivestimento delle facciate del nuovo edificio è in lastre di vetro e di acciaio lucidato a specchio su cui si riflettono il cielo e gli alberi del giardino adiacente.563px-facade_cage_de_scene_opera_de_lausanne

Advertisements

Rosmonda d’Inghilterra


15203348_10209680221393898_4191924627159810411_n

Gaetano Donizetti, Rosmonda d’Inghilterra

★★★☆☆

Bergamo, 27 November 2016

bandieraitaliana1.gif   Qui la versione in italiano

The heartbreaking history of the fair Rosamund

Presented a few months ago in Florence in concert, Rosmonda d’Inghilterra (Rosamund of England) has now moved to the stage in Donizetti’s hometown, Bergamo, for its opera festival, in the theatre named after the composer himself.

His final collaboration with librettist Felice Romani, Rosmonda‘s 1834 première in Florence met with such a tepid response that there was only one revival, eleven years later. Then the work disappeared from the repertoire, partly due to…

continues on bachtrack.com

Rosmonda d’Inghilterra

15203348_10209680221393898_4191924627159810411_n

Gaetano Donizetti, Rosmonda d’Inghilterra

★★★☆☆

Bergamo, 27 novembre 2016

Union-jack.jpg  Click here for the English version


La dolente istoria della bella Rosamonda

Proposta pochi mesi fa a Firenze in forma concertistica, Rosmonda d’Inghilterra viene ora allestita in forma scenica, quasi con lo stesso cast, nell’ambito del Donizetti Opera e nel teatro intitolato al compositore dalla sua città natale, Bergamo.

Ultima collaborazione di Gaetano Donizetti con il librettista Felice Romani, che aveva scritto originariamente il testo per la Rosmunda di Carlo Coccia (1829), l’opera ebbe la prima a Firenze al Teatro della Pergola nel 1834 con scarso successo, tanto che ci fu una sola ripresa undici anni dopo a Livorno, prima di scomparire definitivamente dal repertorio, anche a causa…

continua su bachtrack.com

Mefistofele

Mefistofele - Pfingstfestspiele Baden-Baden 2016 - Erwin Schrott (Mefistofele), Charles Castronovo (Faust), Alex Penda (Margherita), Angel Joy Blue (Elena), Philharmonia Chor Wien, Münchner Philharmoniker, Stefan Soltész (Dirigent)

Arrigo Boito, Mefistofele

★★★★★

Baden-Baden, 19 maggio 2016

(video streaming)

L’intrigante Mefistofele pop di Himmelmann

Il Festival di Pentecoste di Baden-Baden conclude la sua perlustrazione del mito faustiano: dopo il Gounod del 2014 e il Berlioz del 2015 è ora la volta del Mefistofele di Arrigo Boito, opera di rara esecuzione in terra tedesca. Questa eccellente produzione ne spianerà sicuramente la strada ad una maggior popolarità. Dopo quelle di Carsen, ben poche sono le produzioni di Mefistofele che siano risultate convincenti. Questa di Philipp Himmelmann lo è.

Lunghe tende di filamenti argentati formano la semplice scenografia di Johannes Leiacker che ha come contrasto la ricca varietà di costumi di Gesine Völlm. Nel coro ognuno ha una sua individualità, sorprendentemente espressa nel prologo dove in scena si vedono apparire, come anime più o meno beate, personaggi e interpreti usciti dal nostro immaginario cinematografico o (tele)visivo: Charlie Chaplin ed Eliza Doolittle, Marilyn Monroe e Scartlett O’Hara, Elvis Presley e Michael Jackson, Maria Callas e Amy Winehouse, Louis de Funès e Judy Garland, Edith Piaf e Klaus Nomi, e quant’altri riusciamo a riconoscere.

Un enorme teschio, realistico memento mori, troneggia in scena. Gli orifizi del capo sono antri in cui si rifugiano i personaggi, mentre sulla superficie vengono proiettate le intriganti immagini video di Martin Eidenberger: costellazioni, formule matematiche e chimiche, prati fioriti di margherite, repellenti vermi brulicanti che si trasformano in fiamme infernali, paesaggi attraversati in volo, sangue che cola – tutte in perfetto accordo con la musica.

Nella visione del regista il mondo di Mefistofele è uno spettacolo di rivista che ben si addice alla inorganica scrittura del lavoro di Boito, fatto di scene disgiunte prive di un coerente tessuto drammatico. Qui il diavolo è il mattatore di questo spettacolo magniloquente e gli umani sono i malcapitati personaggi del suo trastullo.

Nel ruolo titolare ritorna ancora una volta il basso-baritono uruguayano Erwin Schrott, un cinico e spietato, seducente e beffardo Mefistofele, un po’ androide come il Gigolo Joe di Jude Law in A.I. Artificial Intelligence, il film di Spielberg. In giacca di lamé aperta sul petto tatuato e con la bocca sensuale spesso bloccata in una smorfia di stupore o derisione, Schrott è attore straordinario e cantante spettacolare, anche se la potenza vocale è ottenuta sforzando un po’ nel registro basso. Volume e musicalità eccellenti per il tenore americano Charles Castronovo, Faust, che sfoggia grande sicurezza e squillo quando necessita, ma anche espressive mezze voci. Questa è la sua più convincente interpretazione dopo altre non sempre esaltanti. Con i tempi lentissimi staccati dal direttore in «L’altra notte in fondo al mare» il soprano bulgaro Alex Penda è stata una Margherita drammaticamente sconvolgente e scenicamente toccante. Timbro di velluto per Angel Joy Blue, Elena di sontuosa presenza accompagnata dall’intensa Pantalis di Luciana Mancini. Eccellente il resto del cast, ma sono il Coro Filarmonico di Vienna e il coro di voci bianche Cantus Juvenum Karlsruhe che meritano grandi lodi. Possente e individualizzato in ottimi attori il primo, preciso il secondo.

Il direttore ungherese Stefan Soltesz mette in evidenza la ricca scrittura strumentale del lavoro e passa agilmente dall’enfasi delle parti corali all’intimismo dei numeri solistici. Il suo gesto è ben assecondato dall’orchestra dei Münchner Philharmoniker.

Mefistofele - Pfingstfestspiele Baden-Baden 2016 - Erwin Schrott (Mefistofele), Charles Castronovo (Faust), Alex Penda (Margherita), Angel Joy Blue (Elena), Philharmonia Chor Wien, Münchner Philharmoniker, Stefan Soltész (Dirigent) mefistofele1-949x466

mefistofele_baden-baden_2016_c_andrea_kremper-13.jpg

STADTTHEATER

konzert-theater-bern3812

Stadttheater

Berna (1903)

688 posti

resized_750x375_750x375_stadttheater-2

Inaugurato il 25 settembre 1903 con il Tannhäuser di Wagner, l’edificio neoclassico dello Stadttheater di Berna, disegnato dall’architetto René di Wurstemberger, ha sostituito il precedente Hôtel de Musique di un secolo prima.

bern_stadttheater_buhnenportal

Dal 2012 lo Stadttheater  fa parte della Konzert Theater Bern, unico teatro in svizzera a ospitare teatro drammatico, opera, danza e concerti. Con gli ultimi recenti lavori di restauro atti ad adeguare l’edifico alle nuove forme di sicurezza, la sala ha perso 100 dei suoi 788 posti originali.

2142 resized_750x375_750x375_stadttheater stb-online-5777_0

 

OPERNHAUS

oper_leipzig_opernhaus_augustusplatz_quer_kirsten_nijhof__1

Opernhaus

Lipsia (1960)

1264 posti

SONY DSC

Il primo teatro dell’opera di Lipsia risale al 1693, il terzo teatro aperto al pubblico in europa, dopo Venezia e Amburgo. Dopo essere stato demolito nel 1729 iniziò la costruzione della Comödienhaus nel 1766 rimpiazzata da un altro edificio nel 1817 e da un altro ancora nel 1868 entrambi demoliti dai raid aerei del 3 e 4 dicembre 1943.

maxresdefault

Si dovrà arrivare al 1960 per avere l’attuale sede, una delle più tecnologicamente avanzate del tempo,  inaugurata con i Meistersinger di Wagner. Su progetto degli architetti Kunz Nierade e Kurt Hemmerling la severa facciata di 350 metri è priva di decorazioni con una loggia a due piani per l’ingresso. Grande impiego è stato fatto di alluminio anodizzato e dorato per le colonne e le cornici delle porte. Soprattutto di notte con le finestre illuminate l’edificio ha una sua grazia e leggerezza. L’interno è caratterizzato dalla sequenza di foyer, dalla forma trapezoidale dell’auditorium dalle pareti rivestite di legno d’acero che conferiscono un’ottima acustica e dall’illuminazione. Nel 2007 è stato ristrutturato per adeguarsi alle attuali norme di sicurezza e antincendio.

oper-zuschauerraum0

La grotta di Trofonio

dp169464
Jean-Charles-Joseph Rémond, Entrée de la grotte de Posillipo, 1822-1842

Giovanni Paisiello, La grotta di Trofonio

★★★★☆

Napoli, 22 novembre 2016

«La Terra in vece di cocozze e cavoli | sguiglia scienze e filosofi»

La vicenda de La grotta di Trofonio si può accostare a quella del Così fan tutte di quattro anni dopo, ma anche del Midsummer Night’s Dream scespiriano per il cambio di personalità dovuto al succo del “love-in-idleness” spremuto sulle palpebre dei personaggi dal folletto Puck. Qui invece è la grotta del titolo a trasformare le individualità dei personaggi: «Fu celebre per secoli, in Grecia, l’antro di Trofonio, dove le persone ammesse a interrogare l’oracolo bevevano due sorte d’acqua, l’una delle quali cancellava dalla mente tutti i pensieri profani della vita, l’altra aveva virtù d’imprimere nella memoria tutto quello che si era veduto nell’antro. Ma la grotta di Trofonio immaginata dal nostro poeta ha questa proprietà, che, se alcuno v’entri per una porta esca per l’altra, egli cangia subitamente indole e umore e se, il medesimo, poi, ritorni poi nella grotta e n’esca pe’l varco opposto, ripiglia l’essere primiero. Tale è la macchina principale introdotta per ispargere il ridicolo e l’allegria e per attraversare ad un tratto le nozze de’ vari personaggi della favola, le quali, da ultimo con reciproca soddisfazione si compiono». Così dice il libretto dell’abate Giovanni Battista Casti per la prima rappresentazione, Vienna 12 ottobre 1785, dell’intonazione di Antonio Salieri. Nella vicenda chiunque entri nella grotta trasforma dunque la sua indole e il suo carattere. Si mettono così a scompiglio le vite di due sorelle, Eufelia “donzella letterata” e Dori “donzella allegra”, figlie di Don Piastrone, “probabil genitore” e fanatico della filosofia, qui messa in burla come nel lavoro di Paisiello di dieci anni prima, Il Socrate immaginario. Le ragazze assistono incredule al radicale cambiamento dei loro promessi sposi, il serioso Artemidoro e l’allegro Don Gasperone, entrati per errore nella grotta. Quando scoprono la ragione del mutamento le ragazze vi entrano anche loro senza sapere che un’ulteriore visita all’antro ha riportato i giovani alla normalità. L’intervento del mago Trofonio ricompone le coppie e la vicenda si conclude con la celebrazione di due matrimoni.

Poche settimane dopo a Napoli, nel teatro dei Fiorentini, va in scena con grande successo, su testo rimaneggiato da Giuseppe Palomba, l’adattamento musicale di Paisiello. Il Palomba introduce nella narrazione del Casti un’ambientazione partenopea nella figura del faceto Don Gasperone, da livornese diventato “mercadante” napoletano. Ruolo affidato a una star del teatro buffo napoletano del tempo, Antonio Casaccia, su cui viene cucito un testo in dialetto ricco di gag e sapide invenzioni lessicali. La sua entrata infatti passa da «Oh che coppia bella e gaia! | Mascolini a paia a paia | noi vogliamo germogliar» a «Oh che coppia bella e guasca! | Carnevale ‘nziem ‘e Pasca | mò se vanno a ‘nguadejà». Il nuovo librettista porta poi a otto il numero dei protagonisti, aggiungendo le figure della ballerina Madama Bartolina e della locandiera Rubinetta, entrambe all’inseguimento dei due bellimbusti fedifraghi ora amanti delle figlie di Don Piastrone.

La struttura musicale è in due atti ricchi di pezzi di insieme (solo dieci sono le arie solistiche) su modello mozartiano e in anticipazione di quello rossiniano. I numerosi autoimprestiti e il ritmo frenetico conferiscono una grande orecchiabilità e piacevolezza al lavoro, la cui musica è realizzata con un’orchestra formata da due oboi, due corni, due trombe e archi.

Rappresentata per la prima volta in tempi moderni, l’opera ritorna ora sulle tavole del Teatro di Corte della reggia partenopea in occasione del “Progetto Paisiello 1816-2016” dopo aver inaugurato la scorsa estate il Festival della Valle d’Itria. Sulla messa in scena aveva allora scritto argutamente Andrea Merli: «con un fantastico team che conosce pochi rivali – scene di Dario Gessati, costumi di Gianluca Falaschi, luci di Camilla Piccioni – [Alfonso Antoniozzi] ci immerge nella lettura di volumi di filosofia e di vedute della Grecia antica che fisicamente riempiono la scena e vengono sfogliati da una squadra di “ellenici fanciulli” che ci riportano alle immagini scattate a inizio secolo [scorso] dal barone Von Gloeden. […] Don Piastrone e le sue squilibrate figlie ripercorrono i passi di quei turisti, in maggior parte nordici, a caccia di camere con vista e di latini afrori maschili. Con lo stratagemma di uscire ed entrare dalle pagine dei volumi […] si infilano a ritmo alterno nella grotta del mago che sperimenta strani filtri e polveri magiche. Al punto che nell’ipercinetico finale la “magnifica reggia”, che di botto dovrebbe apparire al posto dell’orrido antro, si traduce in un “viaggio” coloratissimo, forse per qualche “fungo” somministrato da Trofonio».

Il regista ammicca sapientemente a vari tipi di spettacolo: Don Gasparone ricorda Nino Taranto, Artemidoro un gagà con paglietta, Don Piastrone Eduardo de Filippo, Rubinetta (con vista del Partenone sul grembiule) una locandiera goldoniana, Eufelia un’occhialuta che ha perso la vista sui libri e che si vergogna degli occhiali come la Marilyn di Come sposare un milionario, Dori e Madama Bartolina sono tipici caratteri dell’opera comica settecentesca, e infine quel Trofonio mezzo pastore e mezzo monaco ortodosso.

Nel ruolo titolare c’è uno Scandiuzzi che, senza rinunciare alla potenza di voce impiegata nei drammi seri in cui l’abbiamo ammirato, si cala alla perfezione nel ruolo comico del mago filosofo «gran ciurmator». Pregevole, ma un po’ troppo giovane, il Don Piastrone di Giorgio Caoduro. Timbro non piacevole invece e qualche scarto di intonazione per l’Artemidoro di David Ferri Durà, mentre lo spassoso Don Gasperone trova in Filippo Morace l’interprete ideale per comicità e schietta vocalità. La coppia di sorelle, che doveva essere interpretata da Sonia Prina e Maria Grazia Schiavo, ha avuto invece in quest’ultima recita le voci della spigliata Benedetta Mazzuccato del cast alternativo come Dori, mentre per Eufelia la Schiavo, a causa di un’indisposizione, è andata sì in scena ma con la voce di Rubinetta, una Caterina di Tonno che non solo ha salvato la serata, ma se ne è dimostrata la mattatrice, come quando è scesa in platea con Scandiuzzi in un sapido siparietto da avanspettacolo. Daniela Mazzuccato ha esibito le sue ben note doti di brillantezza e persenza scenica nel ruolo di Madama Bartolina.

Su tutti ha dominato con la sua attenta concertazione Alessandro De Marchi, che ha esposto della musica di Paisiello i fulgidi tesori. Gli accompagnamenti degli archi, gli interventi dei legni e degli ottoni hanno riempito con le loro suadenti note la sala quasi coeva del Teatrino di Corte di Palazzo Reale in un equilibrio perfetto di raffinatezze musicali e architettoniche.

1k8a0971

1k8a1086-600x401

1k8a1337-800x534

maxresdefault

TEATRE PRINCIPAL

aud_page_47_image_0002

Teatre Principal

Palma de Mallorca (1857)

1300 posti

teatre-principalIl Teatre Principal sostituì la Casa de les Comèdies, un’istituzione cittadina di Palma de Mallorca esistente fin dal  XVII secolo. Inaugurato nel 1857 come Teatro de la Princesa, l’anno seguente ospitò il  Macbeth di Verdi ma dopo la quinta rappresentazione fu distrutto dal fuoco. Ricostruito rapidamente, fu inaugurato nuovamente nel 1860 dalla regina Isabella II col nome di Teatro Príncipe de Asturias, nome che mantenne fino al 1868 diventando la sede preferita per zarzuelas e opere, soprattutto italiane.teatro-principal-de-palmaTra il 1970 e il 1975 il teatro rimase chiuso per restauri e poi divenne di proprietà pubblica. Parallelamente fu creato il Coro del Teatre Principal de Palma. Nuovamente chiuso tra il 2001 e il 2007 fu sottoposto a un profondo restauro per adeguarsi alle richieste di sicurezza e antincendio attuali. Oggi il teatro ha una programmazione che spazia in vari generi.palma_de_mallorca-teatro_principal-2

TEATRU MANOEL

malta_-_valletta_-_triq_il-fran-triq_it-teatru_l-antik_-_teatru_manoel_01_ies

Teatru Manoel

La Valletta (1731)

623 posti

teatromanoel_02_big

Uno dei più antichi teatri d’Europa ancora in uso si trova a sud di Tunisi! Nel 1731 a La Valletta, la capitale dell’isola di Malta, fu commissionata la costruzione di un teatro pubblico. Sul sito di due case fu innalzato in soli dieci mesi un edificio di tre piani con una facciata in stile manierista e un ingresso sormontato da una balaustra di pietra. L’interno in stile rococo con pianta a ferro di cavallo e tre ordini di palchi aveva una platea che è spesso servita per ospitare balli. Costruito interamente in legno e foglia oro aveva un soffitto a trompe l’oeil che imitava una cupola.

teatromanoel_01_big

Durante il dominio britannico il “Teatro Pubblico” fu battezzato “Teatro Reale”e passò sotto una serie di ampiamenti: nel 1812 fu aggiunta una galleria e un proscenio, fu alzato il soffitto e aggiunti otto nuovi palchi portandone il numero totale a 67; nel 1844 fu riapplicato uno strato d’oro alle decorazioni e l’operazione fu ripetuta nel 1906.  Opere ed operette inglesi e italiane furono le più popolari produzioni del 19esimo secolo. Il nome attuale del teatro si riferisce al Gran Maestro dell’Ordine di Malta Fra António Manoel de Vilhena che ne ordinò la costruzione.

teatru_manoel_official_photo_shoot_march_2009_004

Altri interventi di restauro si sono succeduti più recentemente e oggi il Manoel continua a mettere in scena un’ampia varietà di spettacoli: produzioni teatrali in lingua inglese o maltese, opere, recital musicali, letture poetiche e una pantomima nel periodo natalizio.

manoel_theatre_12843882153

Samson et Dalila

jose_echenagusia_-_samson_and_delilah_-_google_art_project

Jose Etxenagusia Errazkin, Sansón y Dalila, 1887

Camille Saint-Saëns, Samson et Dalila

★★☆☆☆

Turin, 15 November 2016

bandieraitaliana1.gif   Qui la versione in italiano

Cecil B. DeMille in China


Samson was a Nazarite, a chosen one, like Jacob or Isaac, and his birth was a miracle because his mother was barren. The prohibition of cutting his hair, as well as not drinking alcohol, was part of his covenant with the God of Israel to free its people from Philistia. It is written in the Bible, Book of Judges 13-16, and it is a subject well suited for an oratorio – Handel set it to music on a text by Milton in 1743.

Saint-Saëns’ opera begins with the solemn tones of a chorus…

continues on bachtrack.com