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Giancarlo Menotti, Amahl and the Night Visitors
24 dicembre 1951
(registrazione televisiva)
Una fiaba di Natale nata per la televisione
Amahl and the Night Visitors occupa un posto singolare nella produzione di Gian Carlo Menotti e, più in generale, nella storia dell’opera del Novecento. Composta su commissione della NBC e trasmessa per la prima volta negli Stati Uniti la vigilia di Natale del 1951, fu concepita espressamente per il nuovo mezzo televisivo. Menotti, autore tanto della musica quanto del libretto in lingua inglese, realizzò un’opera in un atto di circa cinquanta minuti, adattando con particolare efficacia i tempi e l’immediatezza del racconto teatrale alle esigenze della televisione. Il successo fu tale che Amahl and the Night Visitors divenne per molti anni un appuntamento natalizio della televisione americana, passando poi stabilmente anche sulle scene teatrali.
La vicenda si presenta come una fiaba natalizia costruita intorno al viaggio dei Re Magi. Amahl è un bambino poverissimo che vive con la madre e, a causa di una disabilità, cammina servendosi di una stampella. Dotato di una fantasia inesauribile e incline a raccontare storie straordinarie, ha ormai abituato la madre a diffidare delle sue parole. Quando una notte le racconta di aver visto nel cielo una stella enorme e luminosissima, la donna pensa dunque all’ennesima invenzione. Poco dopo, tuttavia, tre viaggiatori bussano alla loro porta. Sono Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, in cammino verso un bambino appena nato al quale intendono offrire oro, incenso e mirra. Amahl osserva affascinato gli ospiti e i loro doni, mentre la madre non può fare a meno di confrontare quelle ricchezze con la propria miseria. Durante la notte, spinta dalla disperazione, tenta di sottrarre una parte dell’oro destinato al Bambino. Scoperta, viene però perdonata da Melchiorre, che le spiega come il nuovo Re non abbia bisogno delle ricchezze terrene. La generosità dei Magi provoca una trasformazione. Amahl, desideroso di offrire a sua volta qualcosa al Bambino, si rende conto di non possedere nulla se non la propria stampella e decide di donarla. Proprio nel momento in cui rinuncia all’unico oggetto indispensabile alla sua vita quotidiana avviene il miracolo: Amahl scopre di poter camminare senza sostegno. Nel finale parte insieme ai tre Re per raggiungere il Bambino e consegnargli personalmente il proprio dono.
Menotti trovò l’ispirazione per l’opera contemplando l’Adorazione dei Magi di Hieronymus Bosch. Il soggetto risvegliava inoltre in lui il ricordo dell’infanzia italiana e della tradizione secondo cui erano i Re Magi a portare i doni ai bambini. Questo riferimento aiuta a comprendere il carattere dell’opera, che non intende offrire una rappresentazione storica o solenne della Natività, ma assume piuttosto la forma di una leggenda osservata attraverso gli occhi di un bambino. Cristo non compare mai sulla scena: la sua presenza rimane lontana e invisibile, eppure determina ogni avvenimento e trasforma progressivamente i personaggi.
Anche il linguaggio musicale risponde a questa concezione. Menotti sceglie una scrittura prevalentemente tonale, melodica e di immediata efficacia teatrale, lontana dalle tendenze più radicali dell’avanguardia del secondo dopoguerra. La semplicità, tuttavia, non coincide con una scrittura elementare. La musica segue attentamente il ritmo della parola e dell’azione, caratterizza con precisione i personaggi e alterna momenti lirici, episodi brillanti e scene corali. I tre Re possiedono ciascuno una propria fisionomia, mentre alla madre sono affidati alcuni dei passaggi emotivamente più intensi della partitura. La presenza dei pastori, con il coro e la danza, introduce inoltre un elemento popolare e rituale che amplia il piccolo mondo domestico di Amahl.
Particolare importanza assume la parte del protagonista, pensata per una voce bianca. Il timbro infantile non costituisce soltanto una scelta realistica, ma è parte integrante della poetica dell’opera: alla voce del bambino Menotti affida quella combinazione di innocenza, fantasia e immediatezza sulla quale si regge l’intero racconto.
Un interesse particolare riveste oggi la possibilità di vedere in rete la storica versione televisiva legata alla prima esecuzione del 1951. La trasmissione originale della NBC, andata in onda in diretta il 24 dicembre dagli studi 8H del Rockefeller Center di New York, è infatti sopravvissuta grazie a una registrazione su kinescope ed è conservata nelle collezioni del Paley Center for Media. In rete è inoltre reperibile la registrazione della produzione originale, proposta anche da istituzioni operistiche come documento storico dell’opera.
La visione di questa esecuzione è particolarmente preziosa perché permette di comprendere Amahl and the Night Visitors nella forma per la quale Menotti l’aveva immaginata. Non si tratta semplicemente della ripresa televisiva di uno spettacolo teatrale: la televisione entra direttamente nella concezione drammatica dell’opera. I primi piani, l’alternanza delle inquadrature e l’intimità dello spazio scenico consentono allo spettatore di seguire da vicino le reazioni dei personaggi, trasformando gesti ed espressioni in elementi essenziali della narrazione. La dimensione domestica della vicenda, ambientata quasi interamente nella povera abitazione di Amahl e della madre, si presta in modo ideale a questo rapporto ravvicinato con la macchina da presa.
La produzione del 1951 possiede inoltre un valore documentario eccezionale per la presenza degli interpreti scelti per la prima esecuzione. Amahl è Chet Allen, giovanissimo soprano del Columbus Boychoir; Rosemary Kuhlmann interpreta la Madre, Andrew McKinley è Gasparre, David Aiken Melchiorre e Leon Lishner Baldassarre. Sul podio si trova Thomas Schippers, destinato a diventare uno dei direttori americani più importanti della sua generazione; la regia televisiva è di Kirk Browning, le scene di Eugene Berman e la coreografia di John Butler.
Rivedere oggi quella registrazione in bianco e nero significa quindi avvicinarsi non soltanto alla “prima” di un’opera, ma a un esperimento artistico nato dall’incontro fra due linguaggi. La recitazione di Chet Allen, in particolare, mostra quanto Menotti facesse affidamento sulla naturalezza scenica del bambino oltre che sulle sue qualità vocali. La macchina da presa registra esitazioni, stupore e curiosità con un’immediatezza difficilmente riproducibile in un grande teatro. Anche la Madre di Rosemary Kuhlmann acquista una forte intensità drammatica nei primi piani, mentre l’ingresso dei tre Re sfrutta efficacemente il contrasto fra l’angustia della casa e il carattere quasi fiabesco dei visitatori. La registrazione consente così di cogliere un aspetto fondamentale della partitura: musica, parola, gesto e immagine televisiva erano stati pensati come elementi di un unico racconto.
Alla testimonianza visiva si affianca quella discografica. Il cast originale della trasmissione NBC, con Chet Allen e Rosemary Kuhlmann e Thomas Schippers sul podio, realizzò infatti anche una registrazione dell’opera sotto la supervisione di Menotti, pubblicata dalla RCA Victor. L’ascolto di questa incisione e, soprattutto, la visione della storica produzione televisiva costituiscono dunque un complemento particolarmente significativo alla conoscenza della partitura, perché restituiscono Amahl and the Night Visitors nel contesto interpretativo e mediatico nel quale nacque.
La straordinaria fortuna dell’opera deriva proprio da questo incontro, allora inconsueto, fra teatro musicale e televisione. La brevità, la chiarezza narrativa, il soggetto natalizio e l’accessibilità del linguaggio musicale permisero a Amahl and the Night Visitors di raggiungere un pubblico assai più vasto di quello tradizionalmente legato al teatro lirico. Dallo schermo televisivo Amahl passò presto al palcoscenico, trovando particolare diffusione presso compagnie d’opera, conservatori, università e istituzioni musicali.
Dietro l’apparente semplicità della fiaba si riconosce infine uno dei motivi più caratteristici del teatro di Menotti: il meraviglioso che irrompe nella quotidianità e ne rivela improvvisamente il significato. Per tutta l’opera i personaggi parlano di un bambino lontano e del prodigio verso il quale i Magi stanno viaggiando. Il miracolo, però, avviene nella povera casa di Amahl. E non è provocato dall’oro dei Re, ma dal gesto gratuito di un bambino che sceglie di offrire l’unica cosa che possiede.
Hieronymus Bosch, Trittico dell’Adorazione dei Magi (circa 1474)
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