Libri

Richard Strauss

 

Giangiorgio Satragni, Richard Strauss dietro la maschera, gli ultimi anni

2015 EDT, 426 pagine, €26.00

Il libro di Satragni è un punto fermo sulla biografia e l’opera del compositore tedesco, oggetto delle critiche malevoli quanto superficiali di cui è stato vittima soprattutto dalla storiografia italiana.

Partendo dalla funzione del mito, presente in tre delle sue opere della maturità (Die ägyptische Helena, Daphne, Die Liebe der Danae), l’autore analizza i lavori per teatro dei suoi ultimi anni per evidenziare  la profonda visione del mondo, dell’arte e della storia da parte del musicista. «Nella filosofia come nelle arti, le creazioni estreme di un autore rappresentano spesso la chiave per interpretare il suo intero lascito: perché ciò non dovrebbe valere anche per Richard Strauss ? La luce radente del tramonto o i limpidi raggi lunari possono, nel suo caso, illuminare quanto se non più di uno sfolgorante mezzogiorno».

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Korngold and His World

AA.VV., Korngold and His World

Daniel Goldmark and Kevin C. Karnes ed.

2019 Princeton University Press, 329 pagine, $35.00

Questo recentissimo volume dimostra l’interesse per un compositore la cui fortuna ha avuto alti e bassi vertiginosi. La fortuna che sta riscoprendo il compositore Erich Korngold in questi ultimi anni – con le sue opere messe in scena nei teatri di tutto il mondo, prima fra tutte Die tote Stadt, ma anche Das Wunder der Heliane e Violanta – non si deve solo alla curiosità di un autore la cui carriera ha dovuto prendere una via ben diversa da quella progettata a causa degli eventi storici che l’hanno portato ad abbandonare la Germania per trasferirsi in California e lì scrivere apprezzate colonne sonore per i film di Hollywood, ma proprio per la specificità della sua musica. Una musica ricca di fascinose idee melodiche che hanno fatto presa su un pubblico che si è scoperto meno tollerante alla sperimentazione atonale, dodecafonica, seriale e minimalista con cui si sono espressi i compositori per il teatro musicale per buona parte del Novecento.

È testimonianza di questa rinascita il folto numero di testi a lui dedicati, soprattutto in lingua inglese. Come questa raccolta di saggi appena pubblicata e curata da Daniel Goldmark, professore alla Case Western Reserve University di Cleveland e autore di testi sulla musica dei film di animazione, e Kevin C. Karnes, della Emory University di Atlanta e autore di libri su Brahms, Arvo Paart, Wagner e la musica viennese di fine secolo.

Il libro contiene i seguenti saggi:

  • Korngold Father and Son in Vienna’s Prewar Public Eye (David Brodbeck);
  • “You must return to life”: Notes on the Reception of Das Wunder der Heliane and Johnny spielt auf (Charles Youmans);
  • Acoustic Space, Modern Interiority and Korngold’s Cities (Sherry Lee and Sadie Menicanin);
  • Korngold and Jewish Identity in Concert (Lily E. Hirsch);
  • New Opportunities in Film: Korngold and Warner Bros. (Ben Winters):
  • “The caverns of the human mind are full of strange shadows”: Disability Representation, Henry Bellaman, and Korngold’s Musical Subtexts in the Score for Kings Row (Neil Lerner);
  • American and Austrian Ruins in Korngold’s Symphony in F-sharp (Amy Lynn Wlodarski).

Seguono altrettante pagine dedicate ai documenti: note, interviste, articoli dell’epoca. Conclude il libro una coda: Before and After Auschwitz, Korngold and the Art and Politics of the Twentieth Century (Leon Botstein).

I saggi non costituiscono una esaustiva biografia del musicista, ma fanno luce sui vari aspetti della sua carriera, soprattutto come compositore di musiche da film, quello di maggior interesse per il pubblico americano.

Delitto al Conservatorio

Franco Pulcini, Delitto al Conservatorio

2019 Marcos y Marcos, 320 pagine, €18.00

«Il pianoforte è un mostro che strilla quando gli tocchi i denti»

Senza scomodare Sherlock Holmes, Hercules Poirot, il commissario Maigret o il più recente commissario Montalbano, si può dire che la serialità sia congenita al genere letterario dell’indagine criminale. È con l’iterazione dei casi delittuosi e la diversa strategia risolutiva impiegata dall’investigatore che meglio si definiscono la personalità di quest’ultimo e l’ambiente in cui opera.

Non fa eccezione il personaggio di Abdul Calí, che già abbiamo incontrato in Delitto alla Scala e che ora ritroviamo in Delitto al Conservatorio, due territori che conosce bene l’autore Franco Pulcini il quale, oltre che musicologo e saggista, è stato insegnante al Conservatorio di Milano ed è direttore editoriale del Teatro alla Scala. Oltre che romanziere di successo.

Strutturato in un’aria con da capo e trenta variazioni (tante quante sono le “Goldberg”), questa volta ci spostiamo di pochi chilometri dal Teatro per entrare nel Conservatorio Giuseppe Verdi, anche se il delitto vero e proprio è avvenuto non molto distante da lì, al 26 di via Goldoni. Un maestro di pianoforte, definito da chi lo conosce bene «uno stronzo, intrigante, avido aguzzino», è stato ucciso in una maniera perlomeno originale: morso da un velenosissimo serpente tropicale fattogli recapitare direttamente in casa. Le indagini si svolgono nell’ambiente dei concorsi pianistici, in particolare del Piano World Cup–Prodigy Child, concorso pianistico internazionale per bambini prodigio, un’istituzione che è diventata un’industria che mette in moto pubblicità, televisioni, fabbriche di pianoforti, borse di studio, lauti guadagni. Una valanga di denaro insomma. Un concorso che è dominato dalla presenza di giovanissimi pianisti provenienti per lo più dall’oriente: una volta solo dalla Russia, poi dal Giappone, ora dalla Cina e dalle due Coree, paesi in cui la disciplina educativa si mescola ai desideri di rivincita nazionale e dove i genitori delle povere vittime «reincarnazioni del padre di Mozart, si sentono in dovere di ignorare lo sviluppo psichico del bambino, ogni sua autonomia e libertà di espressione in favore di una concentrazione assoluta sul pianoforte» da padroneggiare a scapito del mondo e anche di loro stessi. Cinque sono i finalisti del concorso e la favorita è la piccola Zi Ming-li, sette anni e un caratterino deciso, ma anche piena delle ingenuità e dolcezze di quell’età.

Fin da subito il caso si rivela di difficile soluzione, le tracce sono evanescenti e il movente sembra volersi attestare tra i soliti: gelosie e soldi, dove le gelosie sono sia professionali sia passionali. Molto altro non si può dire per non fare spoiler di una vicenda dal ritmo incalzante e dalle molte sorprese. Come per Montalbano, anche per Calí la ricerca dell’omicida si intreccia alla vita personale del commissario, che nel frattempo tra i due romanzi è convolato a nozze e ora è in attesa del primo figlio. Ma è soprattutto la descrizione di questo folle ambiente a destare curiosità nel lettore e a convincerlo che, come nel precedente Delitto alla Scala, motivazioni quasi impensabili per la gente normale possano scatenare furie omicide: se nel primo romanzo erano le invidie per la riscoperta di un capolavoro di Monteverdi dato per perduto, qui a far mettere in marcia il meccanismo sono le percentuali da attribuire ai partecipanti al concorso in base alle loro età così da premiare i più giovani rispetto a quelli che hanno avuto più tempo per studiare e maturare. Sulla discussione se sia più equo il 30% o il 15% o il 10% si innescano interessi internazionali, rivalità professionali e conseguenti ingenti movimenti di denaro. Pulcini intreccia con sapienza le vicende e condisce di arguzie musicali le pagine di lettura piacevole e intelligente che ti lasciano la voglia di iniziare il prossimo titolo, con un delitto alla scuola di ballo. Ma speriamo che la serie non si esaurisca lì.

Ravel e l’anima delle cose

Enzo Restagno, Ravel e l’anima delle cose

2009 Il Saggiatore, 676 pagine, €35.00

Come in tutti gli altri suo saggi, Enzo Restagno mescola brillantezza di scrittura ed erudizione con molti esempi musicali a corredo dell’approfondita analisi del suo lavoro.

Musicista congeniale agli interessi dell’autore, che ha sempre privilegiato la musica moderna – famosi e imprescindibili sono stati ai tempi di Settembre Musica i suoi contributi editi dalla EDT sul compositore celebrato ogni anno dal festival torinese – la lettura che egli fa di Maurice Ravel è quella di un compositore di grande attualità senza il quale la musica moderna non sarebbe quella che è stata. In numerosi fitti capitoli il testo è diviso in due parti: nella prima il contesto in cui si è formato e ha vissuto il compositore, allievo al Conservatoire di Fauré, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Sono gli anni che vanno dai Jeux d’eau L’heure espagnole, da Gaspard de la nuit a La valse. Nella seconda abbiamo gli anni di quello che Rostagno chiama esprit nouveau, quelli di Cocteau, Picasso, Satie, da L’enfant et les sortilèges al successo americano al Boléro, il lavoro per il quale, fino a non molti decenni fa, Ravel era univocamente riconosciuto.

«La sua allure così spontaneamente elegante, la gentilezza senza pari e l’intelligenza che riluceva in ogni gesto facevano di lui un dandy che poteva anche parere un “précieux dégouté” [così lo aveva definito Satie], “impassibile e crudele” secondo la definizione di una maitresse à penser come Madame de Saint-Marceax, oppure “nero, elegante e ricco” come piacque descriverlo a Jules Renard nel suo Journal». Elegante compositore che sapeva trasformare il sublime in sottile ironia, rendendo la musica infinitamente più problematica e ricca. Tante sono le definizioni di questo unicum della musica del Novecento.

La musica al rovescio

Mauro Meli, La musica al rovescio

2016 Ponte alle Grazie, 320 pagine, €16.80

La fotografia in copertina, rappresentante l’interno di un violino in cui la luce entra dalle due effe intagliate nella tavola armonica, fa parte della campagna di immagine dei Berliner Philharmoniker affidata all’agenzia Mierswa & Kluska. Allude in maniera suggestiva al taglio del libro, ossia la visione  da parte di chi sta al di dentro, come dice il sottotitolo: “La musica classica e il teatro d’opera raccontati da un grande direttore artistico”.

«Di mestiere faccio l’organizzatore musicale e teatrale», scrive nella prima pagina l’autore. Mauro Meli è tra coloro che rendono possibili – programmando, trovando i fondi, scritturando gli artisti, comunicando, coordinando e dirigendo – i cartelloni dei grandi teatri lirici italiani. Per trent’anni, da Como a Ferrara, da Cagliari a Milano a Parma ha organizzato festival, stagioni d’opera e tournée con i nomi più prestigiosi. Ogni breve capitolo è centrato su una delle figure i cui nomi vanno, in ordine alfabetico, da Claudio Abbado ai Wiener Philharmoniker.

«Vorrei che da queste pagine emergesse un messaggio positivo, ovvero che quello della musica e del teatro è un mondo bellissimo. Claudio Abbado mi ha insegnato che nella musica bisogna cercare il magico, ma per fare qualcosa di bello bisogna metterci tanto lavoro, tanta ricerca e tanto studio». Questo per ricordarcelo, o per dirlo a chi non lo sa.

Handel

Donald Burrows, Handel

2012 Oxford University Press, 656 pagine, $41.95

Handel – senza l’Umlaut poiché l’autore è inglese – è il compendio di molti scritti di Donald Burrows, uno dei più grandi conoscitori dell’opera del sassone e vincitore nel 2000 dello Händel-Preis di Halle, la città natale del musicista.

Con il suo libro si è rafforzato l’apprezzamento di questo compositore che ha conosciuto negli ultimi anni una rinascita eccezionale sulle scene mondiali, dove le sue opere sono sempre più eseguite e messe in scena in allestimenti contemporanei e intriganti che evidenziano la modernità del suo teatro musicale.

Living Opera

Joshua Jampol, Living Opera

2010 Oxford University Press, 340 pagine, $27.95

L’Opera vivente, raccontata da chi la fa: questo promette il libro di Joshua Jampol, giornalista freelance e collaboratore della serie “Ear for Opera” dell’International Herald Tribune.

Venti interviste a registi (Robert Carsen, Patrice Chéreau, Kasper Bech Holten), direttori d’orchestra (Pierre Boulez, William Christie, James Conlon, Kent Nagano, Seiji Ozawa, Esa-Pekka Salonen) e cantanti (Natalie Dessay, Joyce DiDonato, Plácido Domingo,  Renée Fleming, Ferruccio Furlanetto, Simon Keenlyside, Waltraud Meier, Heidi Grant Murphy, Samuel Ramey, José van Dam, Rolando Villazón) per farsi dire in termini molto franchi che cosa vuol dire per ognuno di loro fare l’Opera. L’intervistatore ha il merito di lasciare seguire all’intervistato il suo filo di pensiero arrivando a farci scoprire il lato più intimo e riflessivo di queste star del mondo della lirica. Un tesoro di sorprese e delizie.

L’opera in CD e video

Elvio Giudici, L’opera in CD e video

2007 Il Saggiatore, 2642 pagine, €65.00

Il sottotitolo “Guida all’ascolto di tutte le opere liriche” sembrerebbe esagerato e promettere quello che non può mantenere. E invece, incredibilmente, non c’è edizione discografica commerciale che non sia inclusa ed esaminata in questo volumone.

Quello che stupisce di più però è che l’imponente lavoro sia il frutto di una sola persona. Ed è questo il carattere peculiare del libro, giacché qui non si troveranno verità assolute, bensì i giudizi, al più condivisibili e comunque sempre intelligenti, di un autore che ha le sue simpatie e antipatie nei confronti di questo o quel cantante, questo o quel direttore d’orchestra.

La ricchezza di valutazioni e osservazioni di questo testo lo rende un unicum nella pubblicistica mondiale facendone uno strumento indispensabile per chiunque ami l’opera. Il suo limite è dovuto al travolgente sviluppo della tecnologia: al tempo della redazione il mezzo principale di registrazione era il disco audio, prima l’LP e in seguito il CD, per cui i video costituiscono solo una piccola percentuale sul totale. Proprio per questo Giudici ha giudicato opportuno intraprendere un altro immane lavoro: quello dell’analisi dei DVD d’opera, con particolare attenzione alle messe in scena. Questo è l’oggetto del suo nuovo frutto librario ancora in progress: L’Opera. Storia, teatro, regia, di cui sono usciti finora i poderosi volumi dedicati ognuno a un secolo e al momento arrivati all’Ottocento.

Nell’edizione del Saggiatore due sono i difetti: il corposo aggiornamento di 490 pagine è stato aggiunto in fondo al volume così da dover sfogliare due volte il libro per trovare quello che si cerca (ma esistono comunque due indici: uno delle opere e uno dei nomi) e la bizzarra scelta di stampare i numeri di pagina sul margine interno del foglio!

Dizionario dell’Opera

Dizionario dell’Opera, a cura di Piero Gelli

1996 Baldini & Castoldi, 1430 pagine

Arricchito di 366 pagine nella sua edizione più recente (2019), il volume compendia oltre 1100 titoli in ordine alfabetico, dall’Abandon d’Ariane di Milhaud allo Zwerg di Zemlinsky. In tutto, più di quattro secoli di sviluppo del teatro musicale.

Per ciascuna opera vengono fornite ampie notizie sulla gestazione, la composizione e la rappresentazione, poi ne viene raccontata la trama e infine ci si sofferma sul valore e la fortuna critica del lavoro. Ogni voce è affidata a un musicologo specialista.

In fondo al volume un utile – prima che venisse in aiuto google – indice degli incipit delle arie.

Il testo è ora consultabile gratuitamente on line.

Divas and Scholars

Philip Gossett, Divas and Scholars

2006 The University of Chicago Press, 677 pagine, $22.50

Illuminante e accattivante, Divas and Scholars, Performing Italian Operas (Dive e maestri: mettere in scena l’opera italiana) è il racconto di come l’opera arriva sul palcoscenico. Il libro è il frutto delle esperienze personali di Philip Gossett. Appassionato, musicista, studioso e principale autorità mondiale sull’opera italiana.

L’autore inizia tracciando la storia sociale dei teatri italiani del diciannovesimo secolo per spiegare la natura delle partiture musicali e cosa significa parlare di edizione critica. Di come si determina quale musica eseguire quando esistono più versioni di un’opera e quali sono le implicazioni di omettere passaggi di un’opera. Gossett affronta anche questioni di ornamentazioni e trasposizioni, di stili vocali, di questioni di traduzione e adattamento e di aspetti della regia e della scenografia.

Gossett ravviva la sua storia con resoconti delle sue esperienze con importanti compagnie operistiche in sedi che vanno dal Metropolitan all’opera di Santa Fe al Rossini Opera Festival di Pesaro. Il risultato è un libro che affascina sia gli appassionati che i neofiti in cerca di un’introduzione affidabile all’opera italiana.