Luoghi

TEATRO COMUNALE DONATO BRAMANTE

 

Teatro Comunale Donato Bramante

Urbania (1864)

328 posti

 

Il Teatro Bramante è uno dei più raffinati teatri storici delle Marche e rappresenta uno dei principali simboli culturali di Urbania (Provincia di Pesaro-Urbino).  Edificato sull’area dell’antica Rocca dei Brancaleoni, l’edificio attuale fu progettato dall’ingegnere Ercole Salmi e inaugurato nel 18con Il Trovatore di Giuseppe Verdi, venendo dedicato al celebre architetto rinascimentale Donato Bramante, nato secondo la tradizione proprio a Urbania.

L’edificio presenta una sobria facciata neoclassica in laterizio, caratterizzata da un doppio ordine di semicolonne: doriche al piano terra e ioniche al piano superiore. L’interno segue il classico impianto del teatro all’italiana, con pianta a ferro di cavallo, 44 palchi distribuiti su tre ordini e un loggione, creando uno spazio elegante e raccolto.

Tra gli elementi di maggior pregio delle decorazioni si distinguono il soffitto decorato con i quattro medaglioni allegorici dedicati ai quattro elementi realizzati dal pittore Lancisi da Verucchio e i fregi dorati e i busti modellati da Pietro Gai. Il sipario storico e il corredo scenico furono dipinti da Romolo Liverani con la collaborazione del figlio Tancredi e raffigurano una veduta di Piazza San Cristoforo e della città di Urbania.  

Le origini dell’attività teatrale cittadina risalgono al XVI secolo. Un primo teatro venne rinnovato nel 1726 dall’Accademia degli Acerbi su progetto di Pietro Abati. L’attuale edificio ottocentesco sostituì il precedente teatro e divenne nel tempo non solo luogo di spettacolo, ma anche cinema e spazio di aggregazione cittadina. Dopo la chiusura negli anni Ottanta per lavori di adeguamento e restauro, il teatro è stato riaperto al pubblico nel 2001, tornando a essere il fulcro della vita culturale di Urbania.

TEATRO GENTILE DA FABRIANO

 

Teatro Gentile da Fabriano

Fabriano (1884)

721 posti

 

Il Teatro Gentile da Fabriano è il principale teatro storico della città di Fabriano ed è considerato uno dei più eleganti teatri storici delle Marche. Situato nel centro storico, alle spalle del Palazzo Comunale, rappresenta un importante punto di riferimento per la vita culturale del territorio.

L’attuale edificio fu inaugurato nel 1884 con la rappresentazione dell’Aida di Giuseppe Verdi, dopo che il precedente Teatro Camurio era stato distrutto da un incendio nel 1863. Il progetto fu realizzato dall’ingegnere Cleomene Luigi Petrini e completato sotto la direzione di Domenico Rossi.

L’interno è un raffinato esempio di teatro all’italiana, caratterizzato da una pianta a ferro di cavallo, quattro ordini di palchi, palchi di proscenio e loggione. La sala è celebre per l’eccellente acustica e per la ricchezza delle decorazioni ottocentesche. Il soffitto e il sipario storico furono realizzati da Luigi Serra, mentre gli ornati sono opera di Luigi Samoggia. Il sipario raffigura il Trionfo di Gentile da Fabriano, omaggio al celebre pittore marchigiano da cui il teatro prende il nome.

Oltre alla sala principale, il complesso comprende il Ridotto del Teatro, elegante spazio destinato a conferenze, incontri, concerti da camera ed eventi culturali.

Ancora oggi il teatro ospita stagioni di prosa, musica, danza, concerti, opere liriche e manifestazioni culturali, confermando il suo ruolo di centro della vita artistica e sociale della città.

TEATRO FERONIA

Teatro Feronia

San Severino Marche (1828)

440 posti

 

Il Teatro Feronia è uno dei più prestigiosi teatri storici delle Marche e rappresenta uno dei principali simboli del patrimonio artistico e culturale di San Severino Marche. Situato sulla scenografica Piazza del Popolo, costituisce un importante esempio di architettura teatrale neoclassica dell’Ottocento.

Le origini del teatro risalgono al Settecento, quando venne edificato il Teatro dei Condomini, una struttura lignea progettata dall’architetto Domenico Bianconi e inaugurata nel 1747. A causa della scarsa sicurezza della costruzione in legno, nel 1823 si decise di realizzare un nuovo edificio in muratura, affidandone il progetto all’architetto settempedano Ireneo Aleandri, tra i maggiori interpreti del neoclassicismo nello Stato Pontificio. Il nuovo teatro fu inaugurato nel 1828 con la rappresentazione di due opere di Gioachino Rossini.

L’interno presenta la tipica pianta a ferro di cavallo, con tre ordini di palchi, loggione e una capienza di circa 440 posti. Gli eleganti apparati decorativi furono progettati dal pittore sanseverinate Filippo Bigioli e realizzati dallo scenografo Raffaele Fogliardi. Di particolare pregio è il sipario storico neoclassico, che raffigura la liberazione di uno schiavo davanti al tempio della dea Feronia, richiamando le origini storiche della città. 

Nel 1961 il teatro venne chiuso per motivi di sicurezza e fu sottoposto a un lungo intervento di restauro che ne ha preservato le caratteristiche storiche e artistiche. La riapertura è avvenuta nel 1985 con un concerto lirico inaugurale, restituendo alla città uno dei suoi luoghi culturali più rappresentativi.

Oggi il Teatro Feronia ospita una ricca programmazione di spettacoli di prosa, musica, danza, concerti e manifestazioni culturali, confermando il suo ruolo di centro vitale della vita artistica del territorio e contribuendo alla valorizzazione del sistema dei teatri storici marchigiani.

TEATRO ANGELO MARIANI

Teatro Angelo Mariani 

Sant’Agata Feltria (1723)

99 posti

Il Teatro Angelo Mariani rappresenta uno dei più preziosi esempi di teatro storico italiano ed è considerato il più antico teatro interamente in legno d’Italia giunto fino a noi. Ubicato a Sant’Agata Feltria (Provincia di Rimini), è ospitato all’interno del seicentesco Palazzo della Ragione, detto anche Palazzone, edificio fatto costruire nel 1605 da Orazio Fregoso e affacciato su Piazza Garibaldi.

La facciata, semplice ed elegante, è caratterizzata da un portico a tre arcate, un balcone centrale e un piccolo campanile con orologio. L’edificio conserva l’aspetto storico del palazzo civico, mentre la preziosa sala teatrale settecentesca è completamente racchiusa al suo interno, invisibile dall’esterno.

La sala presenta una pianta a ferro di cavallo con 44 palchetti distribuiti su tre ordini, decorati con eleganti pitture a tempera raffiguranti drappeggi e motivi ornamentali. Le ridotte dimensioni dei palchi fanno sì che molti siano oggi omologati per un solo spettatore o, al massimo, per due.

Una particolarità architettonica è costituita dall’ingresso laterale al palcoscenico, ottenuto eliminando uno dei palchi del primo ordine, soluzione rara nei teatri storici italiani. Sul proscenio si trovano medaglioni dipinti dedicati a celebri personalità della cultura italiana, tra cui Angelo Mariani, Carlo Goldoni, Vittorio Alfieri, Vincenzo Monti e Pietro Metastasio.

 

Le origini del teatro risalgono ai primi decenni del XVII secolo, quando venne ricavato all’interno del Palazzo della Ragione. L’attuale configurazione teatrale fu realizzata nel 1723 dalla Società Condomini del Teatro, che inizialmente costruì platea e palcoscenico. Tra il 1743 e il 1753 furono aggiunti i tre ordini di palchi e nel 1872, al termine di importanti lavori di rinnovamento, il teatro venne intitolato al grande direttore d’orchestra ravennate Angelo Mariani, che aveva iniziato proprio a Sant’Agata Feltria la sua brillante carriera musicale.

Il sipario storico, dipinto nel 1872 dal pittore e scenografo faentino Romolo Liverani in occasione dei lavori di rinnovamento del teatro, raffigura una veduta panoramica di Sant’Agata Feltria dominata dalla Rocca Fregoso. L’opera costituisce una preziosa testimonianza iconografica del paese nella seconda metà dell’Ottocento. Liverani realizzò inoltre gran parte dell’apparato scenografico del teatro, comprendente numerosi fondali dipinti, alcuni dei quali eseguiti in collaborazione con il figlio Tancredi.

Nel Novecento il teatro fu utilizzato anche come sala cinematografica e successivamente chiuso per ragioni di sicurezza. La sua rinascita iniziò nel 1992, quando Vittorio Gassman lo scelse come sede per la registrazione televisiva della Divina Commedia per la RAI. Questo evento contribuì a sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sull’importanza del suo recupero, culminato nel restauro concluso nel 2002. 

Il Teatro Angelo Mariani costituisce uno dei simboli culturali del Montefeltro e rappresenta una testimonianza di straordinario valore dell’architettura teatrale italiana del XVIII secolo. Oltre alla sua unicità costruttiva, conserva una forte identità storica grazie alla continuità delle attività artistiche e musicali che vi si sono svolte nel corso dei secoli. Negli ultimi anni il teatro è stato incluso nel progetto di candidatura UNESCO del “Sistema dei Teatri Condominiali all’Italiana”, quale riconoscimento del suo eccezionale valore storico, artistico e architettonico.

Oggi il Teatro Angelo Mariani, completamente restaurato, ospita stagioni teatrali, concerti, spettacoli, iniziative culturali e visite guidate. Costituisce uno dei principali poli culturali e turistici di Sant’Agata Feltria e rappresenta una delle più significative testimonianze dell’architettura teatrale lignea italiana.

THEATER

Theater

Basilea (1834)

860 posti

Il Theater Basel è il teatro municipale di Basilea ed è considerato il principale centro teatrale della città nonché il più grande teatro trifunzionale della Svizzera, comprendendo opera lirica, teatro di prosa e balletto. Per ampiezza dell’offerta artistica e continuità produttiva rappresenta uno dei poli culturali più rilevanti dell’area germanofona europea.

Le origini del Theater Basel risalgono al 1834, anno di inaugurazione del primo teatro cittadino stabile, noto come Basler Stadttheater o Theater auf dem Blömlein. L’edificio ottocentesco, costruito su iniziativa privata con il sostegno della città, disponeva di circa 1.300 posti ed era destinato prevalentemente alla prosa e all’opera. Nel 1875 il teatro fu sostituito da una nuova costruzione in stile neobarocco, che andò però distrutta da un incendio nel 1904. L’edificio venne ricostruito e riaperto nel 1909, continuando a svolgere il ruolo di teatro municipale fino alla seconda metà del Novecento.

L’attuale sede del Theater Basel è stata inaugurata nel 1975. Il progetto architettonico, firmato da Felix Schwarz, Rolf Gutmann e Frank Gloor, rispecchia i criteri funzionalisti dell’architettura teatrale moderna, con particolare attenzione alla flessibilità degli spazi e alla coesistenza di più discipline artistiche all’interno di un unico complesso.

Il Theater Basel dispone di tre principali sale, ciascuna dedicata a specifiche tipologie di spettacolo: la Grosse Bühne, la sala principale, utilizzata soprattutto per opera e balletto, con una capienza di circa 860 posti; la Kleine Bühne, spazio più raccolto e flessibile, destinato a produzioni di dimensioni medio-piccole, con circa 300 posti; la Schauspielhaus, dedicato prevalentemente alla prosa, inaugurato nel 2002 e dotato di circa 450 posti.

Nel complesso il teatro realizza mediamente oltre 600 rappresentazioni per stagione, con più di 40 nuove produzionitra settembre e giugno. Il teatro non possiede un’orchestra stabile propria: per le produzioni operistiche e coreutiche si avvale principalmente della Basel Symphony Orchestra, mentre per il repertorio barocco collabora regolarmente con l’ensemble specializzato La Cetra.

OPERNHAUS

Opernhaus

Magdeburg (1907)

747 posti

L’Opernhaus di Magdeburgo è il principale teatro d’opera della città tedesca di Magdeburgo, capoluogo della Sassonia-Anhalt, e forma insieme allo Schauspielhaus il cuore del Theater Magdeburg, un teatro municipale di quattro discipline (opera/musica, balletto, concerti e prosa). 

L’edificio fu inaugurato nel 1907 come Central-Theater, concepito originariamente come teatro di varietà e operetta. Durante la Seconda guerra mondiale fu pesantemente danneggiato dai bombardamenti e ricostruito nel dopoguerra. Nel 1951 riaprì con il nome Maxim-Gorki-Theater, in onore dello scrittore russo, mentre un devastante incendio nel 1990 distrusse gran parte del palcoscenico.

 A seguito di un ampio progetto di ricostruzione e ammodernamento, l’edificio riaprì nel 1997 come Theater der Landeshauptstadt, poi semplicemente come Opernhaus nell’ambito del Theater Magdeburg. Oggi l’Opernhaus ospita un repertorio molto vario: opera e operetta, musical, balletto, concerti sinfonici e anche forme più leggere o sperimentali, con l’orchestra resident Magdeburgische Philharmonie, il corpo di ballo e la compagnia d’opera.

NOVÉ SLOVENSKÉ NÁRODNÉ DIVADLO

Nové Slovenské Národné Divadlo

Bratislava (2007)

1700 posti

Oltre allo storico Teatro Nazionle, Bratislava ha costruito, anche se faticosamente, un nuovo grande teatro.

Il progetto degli architetti Martin Kusý, Pavol Paňák e Peter Bauer è degli anni ’80, ma per la difficoltà di raccogliere i fondi necessari la costruzione è durata 21 anni, facendo così levitare a dismisura i costi previsti. ed è stato inaugurato il 14 aprile 2007.

Il nuovo edificio si estende su sette piani. Ospita oltre duemila stanze,  tre sale principali (il palcoscenico dell’Opera edel Balletto, il palcoscenico teatrale e lo studio) e un ristorante da 1.200 posti a sedere, una discoteca, un bar, un caffè e una libreria.

L’atmosfera nobile dell’edificio è ulteriormente valorizzata da una serie di opere d’arte all’aperto e all’interno. La fontana di Alexander Biľkovič, Iľja Skoček e Pavol Bauer si trova nel cortile d’onore. L’atrio d’ingresso vanta la Primavera dell’architetto Pavol Bauer e del pittore Dušan Buřil. La facciata è ulteriormente arricchita dalla cascata di Peter Roller e dalle due torri dell’architetto Pavol Bauer.

TEATRO ARIOSTO

Teatro Ariosto

Reggio Emilia (1878)

575 posti

Secondo per importanza dopo il Municipale Valli, il teatro Ariosto è il risultato di una storia ugualmente complessa e appassionante. A determinare le circostanze che conducono alla costruzione dei due principali edifici del sistema teatrale reggiano è un unico evento: l’incendio del teatro di Cittadella, nella notte tra il 21 e il 22 aprile 1851, che distrugge buona parte della vetusta costruzione ideata da Antonio Cugini nel 1740-1741 e modificata da Pietro Marchelli nel 1839. Il fuoco risparmia soltanto i vestiboli, la scala maggiore con il salone e le corrispondenti sale superiori, pochi locali di servizio e il portico ad arcate sul fianco sud dell’edificio.

Tracce dello stabile settecentesco sono ancora visibili lungo il colonnato che delimita la parete sud del teatro, affacciata su Corso Cairoli. Il progetto di ricostruzione, realizzato dall’architetto Achille Grimaldi, fu finanziato da Ulderico Levi, esponente di una delle più importanti famiglie ebraiche della città. Secondo la moda di fine XIX secolo e su richiesta della cittadinanza, l’Ariosto fu progettato come spazio teatrale a destinazione plurima, adatto sia alle rappresentazioni di prosa sia alle esibizioni delle compagnie equestri. L’impianto architettonico seguì il modello dei politeama inglesi e francesi: la cavea prese forma semicircolare e la struttura a palchi, mantenuta per il secondo ordine, fu sostituita al primo ed al terzo da gallerie uniche.

Nel 1927 il Comune pose mano ad una profonda revisione: venne aggiunto il golfo mistico per l’orchestra, furono eliminate le strutture necessarie agli spettacoli equestri ed esterno ed interno furono decorati ex novo da Anselmo Govi con motivi tardo-liberty; notevole il grande affresco della cupola, raffigurante episodi dell’Orlando furioso e cinto alla base da una fascia in cui sono riportati i versi di apertura del poema. L’ultimo grande intervento di restauro del teatro avvenne nel 1981 dovuto all’architetto Ivan Sacchetti, responsabile anche della conversione della Cavallerizza in edificio per spettacoli.

La campagna di lavori, durante la quale l’edificio rimane sempre aperto, comporta la demolizione e ricostruzione delle pericolanti gradinate della galleria superiore, l’abbassamento e sostituzione del piano della platea, il rifacimento delle graticce, del piano del palcoscenico, del quale viene aumentata la dimensione, e degli impianti elettrici. Le decorazioni sono pulite e reintegrate delle parti mancanti, i colori originali recuperati, allo stesso modo dell’apparato decorativo degli atrii, mentre l’affresco della cupola è consolidato. Un nuovo sipario correda la sala, mentre quello storico, di Govi, è sottoposto a restauro. Questa prima fase del recupero termina nel 1984.

Nel 2004 la facciata principale è interessata da uno scrupoloso restauro delle superfici, con il ripristino di alcuni elementi decorativi originari, cui segue l’installazione di un nuovo sistema d’illuminazione. Il teatro Ariosto è oggetto, dal gennaio 2015, di una nuova serie di operazioni di manutenzione e di aggiornamento riguardanti l’adeguamento alle norme antisismiche, a seguito delle scosse di terremoto del 2012, con rifacimento dell’impianto di riscaldamento, sistemazione integrale dell’illuminazione, miglioramento della capacità acustica e miglioramento delle misure di sicurezza in tutti gli ordini di palchi.
Viene rifatta integralmente la prima balconata e la platea, con un pavimento rivestito di legno di abete della Val di Fiemme, con sostituzione integrale delle poltrone, ed eliminazione dei posti che non garantivano una buona visibilità del palcoscenico. La capienza ora è di circa 575 posti.

THEATRE ROYAL

Theatre Royal

Glasgow (1867)

1541 posti

Il teatro fu aperto nel 1867 come Royal Colosseum and Opera House da James Baylis. Il Royal, i suoi negozi e l’adiacente Alexandra Music Hall furono progettati da George Bell dello studio Clarke & Bell, che divenne il presidente fondatore del Glasgow Institute of Architects. Baylis presentò una serie di attività di spettacolo nel suo auditorium: pantomime, commedie, arlecchinate e opera.

Nel 1879 l’auditorium fu distrutto da un incendio e fu ricostruito secondo il classico design rinascimentale francese, come si vede oggi, dal famoso architetto teatrale Charles J. Phipps, creando tre gallerie invece di due e facendo sì che la porta d’ingresso si affacciasse su Hope Street invece che su Cowcaddens Road. Il teatro continuò a ospitare circa 3.000 persone. Oggi è il più grande esempio sopravvissuto del lavoro teatrale di Charles Phipp in Gran Bretagna.

Nel 1895 la società diventò Howard & Wyndham Ltd, quotata in borsa, e crebbe fino a possedere e gestire il più grande gruppo di teatri di qualità in Scozia e Inghilterra, con il Royal come fiore all’occhiello. Nello stesso anno un incendio distrusse nuovamente l’auditorium, che fu ricostruito sei mesi dopo sotto l’attenzione di Charles Phipps con pochi cambiamenti visibili. 

Nel 1957, il teatro fu venduto alla Scottish Television in una joint venture con la Howard & Wyndham Ltd per la conversione del Royal in Scottish Television Theatre, studi e uffici, diventando la sede principale della rete commerciale ITV nella Scozia centrale. Il 3 novembre 1969, il teatro prese fuoco e la STV trasportò la maggior parte della produzione nel suo teatro di Edimburgo, fino a poche settimane dopo, quando le riprese ricominciarono. Nel 1974, la Scottish Television si trasferì nei locali adiacenti, costruiti su misura, e offrì il Theatre Royal alla Scottish Opera, che lo acquistò con il sostegno del pubblico, trasformandolo nella sua sede e nel primo teatro d’opera nazionale della Scozia. Ne seguì un’importante opera di ricostruzione e ristrutturazione, che comportò la creazione di un foyer ampliato, di una nuova scala principale, di una fossa orchestrale ingrandita per ospitare 100 musicisti, di aree di backstage ampliate e di camerini modernizzati. L’auditorium è stato riportato al suo pieno splendore e gli intonaci sono tornati ai colori originali crema e oro, con il soffitto ornato dai colori originali oro, crema e blu pallido. Alle pareti principali fu aggiunta la carta da parati William Morris. La riapertura avvenne nell’ottobre 1975 con una rappresentazione di gala di Die Fledermaus, trasmessa in diretta televisiva.

Pochi mesi dopo, il Theatre Royal divenne anche la sede dello Scottish Ballet, avviato nel 1969 mentre nel 1997 una ristrutturazione ha permesso di effettuare un’ampia ricablatura e ridecorazione. Le pareti rosso ciliegia, le poltrone turchesi e la moquette rossa e turchese hanno sostituito lo schema del 1975. Nel 2005 la Scottish Opera ha affittato la gestione del teatro all’Ambassador Theatre Group, anche se l’edificio continua a essere la sede degli spettacoli della Scottish Opera e dello Scottish Ballet.     I finanziamenti del governo scozzese, della Heritage Lottery e di altri enti a partire dal 2012 hanno permesso alla Scottish Opera di costruire un nuovo foyer all’angolo tra Hope Street e Cowcaddens, in parte sul sito dell’ex Alexandra Music Hall. Costato 14 milioni di sterline, è stato inaugurato nel dicembre 2014 ed è un edificio in gran parte ellittico, che contiene nuovi ingressi, foyer, bar, caffè, aree di ospitalità, spazi per l’istruzione e aree espositive del patrimonio, oltre a ascensori per tutti i livelli, tra cui una terrazza aperta sul tetto, e centrato da una scala a chiocciola aperta.

TEATRO FRANCESCO STABILE

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Teatro Francesco Stabile

Potenza (1881)

361 posti

 

L’esistenza di un edificio adibito ad ospitare rappresentazioni teatrali in maniera permanente a Potenza è documentata sin dalla metà del Settecento, ma fu solo all’inizio dell’Ottocento, con l’elevazione della città a capoluogo, che si avvertì l’esigenza di dotare la comunità di un nuovo teatro lirico da realizzarsi appositamente. Dopo due tentativi di reperire i fondi ed il terreno necessari ai lavori per un nuovo teatro, si definì il luogo di costruzione in un lotto confinante con l’allora largo dell’Intendenza (l’attuale piazza Mario Pagano), grazie all’abbattimento di alcuni edifici.

L’edificazione iniziò quindi solo nel 1856, anche grazie al sostegno diretto di parte della borghesia cittadina che sottoscrisse dei titoli di credito per garantire il finanziamento dell’opera. Il progetto nel frattempo era stato nuovamente modificato, ma i lavori subirono un arresto già nel 1857, a causa del terremoto del 16 dicembre di quell’anno che colpì la città. Dopo un primo tentativo di ripresa nel 1860, si poté ripartire solo nel 1865 a seguito dell’ennesima revisione progettuale, per poi arrivare al progetto definitivo degli architetti Errico Alvino e Giuseppe Pisanti. Nel 1866 il Consiglio comunale decise di modificare il nome originario di “Teatro Ferdinando di Borbone” e di intitolare l’edificio al compositore lucano Francesco Stabile, il quale aveva fatto parte dei finanziatori dell’opera e che era prematuramente deceduto nel 1860. La costruzione terminò solo nel 1878 con però ancora la mancanza di molti dettagli architettonici e decorativi e l‘inaugurazione ufficiale avvenne il 26 gennaio 1881, alla presenza del re d’Italia Umberto I, della regina Margherita e del principe Amedeo, che assistettero alla rappresentazione de La traviata. Il re aveva promesso una visita in Basilicata dopo aver subito un tentato assassinio da parte dell’anarchico basilicatese Giovanni Passannante, avvenuto a Napoli nel 1878, per dimostrare affetto nei riguardi della popolazione locale.

Già nel 1910 il teatro fu chiuso temporaneamente per il deterioramento degli arredi, venendo poi riaperto nel 1912. Le condizioni dell’edificio, nel corso degli anni utilizzato anche come cinematografo, iniziarono a destare serie preoccupazioni a partire dai primi anni Sessanta del Novecento, a causa della poca manutenzione, tanto che nell’ambito del Piano regolatore generale comunale del 1966 si arrivò addirittura a prevederne la demolizione, scongiurata prima temporaneamente con l’intervento della Prefettura, poi definitivamente nel 1974 con l’apposizione del vincolo monumentale. Nel 1971 lo Stabile venne chiuso nuovamente per consentire i lavori di restauro, che erano ancora in corso quando la struttura subì, come il resto della città, i danni del terremoto del 1980. La ristrutturazione venne quindi sospesa per poi riprendere nel corso degli anni Ottanta ed essere completata nel 1990, accompagnata da polemiche riguardanti l’aumento notevole dei costi dei lavori; la riapertura al pubblico avvenne il 29 marzo dello stesso anno. Nel 2004 sono stati effettuati ulteriori restauri dell’immobile, che consentirono la ripresa delle normali attività a dicembre. Nel 2014 è stato riconosciuto quale “teatro storico lucano” dal Consiglio regionale della Basilicata.

 

Il Teatro Francesco Stabile si ispira per tipologia al Teatro San Carlo di Napoli ed al Teatro alla Scala di Milano; da essi derivano la facciata monumentale dell’edificio e la cura riposta nel posizionamento dei locali accessori.  Il prospetto principale presenta dei cantoni a bugne, un timpano sommitale e degli archi a tutto sesto che sormontano il portone principale bronzeo. Il timpano è decorato dallo stemma cittadino.

La sala è a forma di ferro di cavallo con tre ordini di palchi divisi da tramezzi radiali e un loggione sovrastante.  Gli ambienti di rappresentanza quali atrio, vestibolo ed ingresso hanno dimensioni abbastanza contenute. La copertura è a capriata in legno, con il sottotetto che ospita un ambiente adibito a deposito ed alla preparazione delle scenografie. Al secondo piano è presente la Sala degli specchi, così chiamata per le superfici riflettenti presenti come elementi decorativi insieme a carta da parati e dipinti, che è utilizzata anche per convegni o matrimoni civili.