Luoghi

DEUTSCHES THEATER

Deutsches Theater

Göttingen (1890)

496 posti

Costruito in stile neo-rinascimentale su disegni di  Gerhard Schnitger, il teatro fu inaugurato il 30 settembre 1890 come Stadttheater Göttingen con la Jubel-Ouvertüre di  Carl Maria von Weber e a seguire dal  Wilhelm Tell di  Schiller. Da allora è stato restaurato a più riprese: nel 1904, nel 1927 e infine nel 1984, quest’ultima volta   secondo i progetti dell’architetto Jochen Brandi che ha aggiunto il padiglione di vetro sul lato ovest.

L’edificio dispone di tre sale di spettacolo e la maggiore, la Großes Haus, combina le più moderne tecnologie sceniche e luminose con i ritrovati ingegneristici dell’epoca. Il repertorio attuale comprende concerti, rappresentazioni e conferenze. Il teatro è anche la sede principale delle Internationale Händel-Festspiele durante le quali ogni anno a maggio sono messe in scena le opere di Georg Friedrich Händel.

 

TEATRO NICCOLINI

Teatro Niccolini

Firenze (1658, 1764)

406 posti

A due passi dal Duomo è stato da poco riaperto dopo vent’anni di chiusura il più antico teatro di Firenze e uno dei primi tra i teatro moderni europei. Nel 1650 l’Accademia degli Immobili aveva ricevuto in affitto alcune stanze del palazzo degli Ughi, in via del Cocomero, attuale via Ricasoli. Nel 1651 gli accademici si scindono in due tronconi: uno si trasfersce in via della Pergola dove viene costruito il teatro che ancora oggi porta quel nome, mentre l’altro gruppo, che rimane in via del Cocomero, costitusce una nuova accademia, detta degli Infuocati, con stemma una bomba accesa e il motto “A tempo infuocati”. Il loro teatro, chiamato “del Cocomero” in riferimento alla via, fu inaugurato nel 1658 col Podestà di Colognole, melodramma di Andrea Moniglia.

Nel Settecento vengono apportati miglioramenti alla struttura, con la realizzazione di un palco reale (1711), e di un terzo (1752) e un quarto (1754) ordine di palchi. Con progetto dell’architetto Mannaioni, nel 1764 la platea assunse la tipologia a ferro di cavallo, nell’autentica tradizione del teatro all’italiana. Il teatro, o meglio l’Accademia, si sviluppò estendendosi ai locali del “bottegone” in Piazza Duomo, come testimoniano molti inviti alle rappresentazioni con ingresso dalla piazza. Il complesso era dunque assai più ampio e comprendeva diversi spazi per il ristoro, lo svago e le altre destinazioni: sala da fumo, sala da ballo e ridotto, oltre a magazzini, cucine, sartoria e laboratori vari.

Nel 1860 il teatro viene intitolato al drammaturgo livornese Giovanni Battista Niccolini, del quale vengono rappresentate diverse commedie. Nel 1888 è il primo teatro della Toscana illuminato elettricamente, nel 1914 vengono realizzati il nuovo ingresso su via Ricasoli, un nuovo foyer, la galleria, il lucernario per illuminare la platea negli intervalli. L’Accademia degli Infuocati resta proprietaria dell’immobile fino al 1934, quando il teatro è ceduto alla famiglia Ghezzi. Con l’avvento del cinema, anche il Niccolini subisce la sorte di molti altri locali: si converte in sala cinematografica fino agli anni ’70 quando la proprietà, con Roberto Toni e Carlo Cecchi, fonda la compagnia del Granteatro che, attiva per una quindicina di anni, riporta i locali all’originaria destinazione eseguendo nei primi anni ’80 anche un restauro. Nel 1995 inizia per il Niccolini un periodo di inattività finché nel 2006, con l’acquisto da parte di Mauro Pagliai, si avvia un’opera di restauro generale della struttura. In particolare sono stati recuperati, al piano terra, i locali destinati in passato a fondi commerciali, e si è quindi ricreato il foyer del 1914, oggi destinato a biglietteria, caffè e bookshop.

Attualmente il teatro Niccolini, che appartiene al circuito del Teatro della Toscana, fa parte di uno speciale percorso turistico in quanto vi viene proiettato tutti i giorni un filmato che fa da introduzione alla visita del Grande Museo del Duomo, un grande racconto della città medievale da cui prese forma la cattedrale fiorentina.

BOUFFES PARISIENS

Bouffes Parisiens

Parigi (1855-1862)

600 posti

Nel 1855, Jacques Offenbach – che ha appena inaugurato alla Salle Lacaze  sugli Champs-Élysées il suo teatro Bouffes-Parisiens  – è alla ricerca di una sala in grado di ospitare i suoi spettacoli per l’inverno. Prende quindi in locazione un locale che era stato costruito nel 1827 con una doppia entrata dal Passage Choiseul e dall’odierna rue Monsigny. Qui Offenbach apre il 29 dicembre 1855 i Bouffes d’hiver, mentre la sala degli Champs-Élysées diventa Bouffes d’été. Quando abbandona la Salle Lacaze nel 1859, la sala di passage Choiseul prende definitivamente il nome del teatro Bouffes-Parisiens. Qui vengono presentai i capolavori di Offenbach Orphée aux Enfers e La belle Hélène.

Per motivi legali nel 1862 Offenbach deve cedere la gestione  al direttore d’orchestra Alphonse Varney e questi ricostruisce una sala più spaziosa (i posti passano da 840 a 1100) secondo i piani dell’eminente architetto Théodore Ballu. Nel 1918 il teatro viene rinnovato ed è quello che è pervenuto ai nostri giorni anche se per motivi di sicurezza i posti sono stati notevolmente ridotti. Tramontati i fasti dell’operetta, ora il teatro ospita spettacoli di prosa e varietà.

L’ingresso dal Passage Choiseuil

 

Teatro Ventidio Basso

Teatro Ventidio Basso

Ascoli Piceno (1846)

842 posti

La storia del Teatro Ventidio Basso comincia nel 1839, quando il consiglio comunale di Ascoli Piceno delibera la costruzione di un nuovo teatro da sostituire a quello di legno che aveva sede all’interno del palazzo dell’Arengo. Per Ascoli Piceno si tratta di una millenaria tradizione culturale proveniente dall’antico Teatro Romano adiacente la Porta Gemina e dall’Anfiteatro di Piazza San Tommaso. Nel 1839  il progetto del nuovo teatro fu affidato ad Ireneo Aleandri, già ideatore dello Sferisterio di Macerata e del Teatro Nuovo di Spoleto e venne stabilita anche la sede del teatro nel palazzo di Via del Trivio. Dalla data in cui fu messa la prima pietra, nel 1841, alla conclusione dei lavori il percorso che portò alla costruzione fu assai complesso. Tra ostacoli e resistenze, alla fine i lavori già avviati furono affidati all’architetto Giovan Battista Carducci. All’apertura, che fu evento solenne, due grandi recite: Ernani e I Puritani. Il dedicatario del teatro fu Publio Ventidio Basso, un eroe ascolano del I secolo d.C. che Pompeo Magno elevò al grado di console per le sue eroiche gesta.

La facciata neoclassica, in travertino rifinito, presenta un colonnato centrale composto da sei colonne ioniche in pietra, aggiunte da Gabriele Gabrielli nel 1851, che formano un pronao, su cui s’aprono tre porte che accedono all’atrio arricchito da nicchie e statue opera di Giorgio ed Emidio Paci e un soffitto a cassettoni in stucco. Al secondo piano, due finestre archivoltate e lunettate sono in corrispondenza delle due lunette del piano terra; al centro, su un colonnato d’ordine corinzio, tamponato, fanno bella mostra tre luci neoclassiche. Una seconda trabeazione, su cui si leva un timpano triangolare di coronamento, completa l’elegante ma austera costruzione. Al piano superiore c’è il foyer, impreziosito da decorazioni con stucchi. Questi sono stati realizzati in oro da Giorgio ed Emidio Paci, su disegno dell’architetto Giambattista Carducci. Altre decorazioni come il sipario raffigurante Il trionfo di Ventidio Basso sui Parti, i quadri di mezzo, le muse, le medaglie furono opera dell’anconetano Vincenzo Podesti. I volti degli affreschi di Pietro Carbonari di Jesi ed il soffitto fu dipinto da Ferdinando Cicconi. I meccanismi del palcoscenico furono curati da Gabriele Ferretti di Ancona.

A partire dagli anni settanta del secolo scorso il teatro ha dovuto far fronte alle molte difficoltà incontrate, sia per una cattiva gestione privata sia per le gravi scosse sismiche del novembre 1971 che danneggiarono il tessuto urbano di Ascoli. Fu necessario un lungo restauro, avviato nel 1980, che tenne il teatro chiuso per quattordici lunghi anni. Nel mese di ottobre del 1994 finalmente l’attesa serata di riapertura con la Traviata. Il teatro appare oggi abbellito da colori forti tra i quali spicca la tinta verde caratteristica, il rosso dell’arredo e da decori sontuosi.

TEATRO LUIGI MERCANTINI

Teatro Luigi Mercantini

Ripatronsone (1824)

253 posti

Il teatro Luigi Mercantini di Ripatransone (Ascoli Piceno) è uno dei numerosi teatri storici delle Marche. La struttura è collocata all’interno del trecentesco palazzo del Podestà. L’idea di trasformare in teatro il palazzo del podestà venne a Pietro Paolo Neroni (1761-1840) che la espose al podestà Damiano Bonomi il quale però, da accanito sostenitore della costruzione di un nuovo edificio, rifiutò. Dopo la scadenza del mandato di quest’ultimo, divenne podestà proprio Neroni il quale finalmente riuscì a iniziare i lavori di trasformazione interna del palazzo trecentesco, lavori che però non vennero condotti con la giusta perizia e quindi provocarono un inesorabile pericolo di crollo dell’intero palazzo. Negli anni successivi, dopo la rimozione dall’incarico di Neroni per questo ed altri motivi, si provvide ad effettuare lavori seri ed efficaci di smantellamento dei locali, per lasciare il posto al futuro teatro.

Affidato al progetto dell’architetto Pietro Maggi fin dal 1790, il teatro fu inaugurato nel 1824 con il nome di “teatro del Leone”, mentre era ancora in fase di ultimazione. I lavori, proseguiti dall’architetto Bassotti, terminarono definitivamente nel 1843. Un successivo ampliamento aumentò il numero dei palchi dagli iniziali 44 a 50. Nel 1894, infine, il teatro fu intitolato al poeta ripano Luigi Mercantini, amico di Garibaldi e autore di celebri liriche patriottiche. Nel 1956 le autorità stabilirono la chiusura del teatro poiché considerato inagibile. Lunghi ed accurati lavori di restauro sono cominciati nel 1980 e sono terminati nel 2000. Nel 2008 il teatro è stato chiuso per improrogabili lavori di manutenzione. È stato riaperto al pubblico il 14 aprile 2012.

Ha un variopinto uditorio su pianta a U allungata, con tre ordini di palchi senza loggione. Le decorazioni all’interno della struttura risalgono al 1875 e sono opera di Giovanni Micca. È tuttora conservato il sipario storico, una tela dipinta nel 1811 dal pittore Giuseppe Ruffini, raffigurante il sacrificio dell’eroina ripana Virginia, la quale eroicamente si fece trafiggere dal padre piuttosto di consegnarsi ai soldati saccheggiatori spagnoli.

TEATRO MUNICIPAL

Teatro Municipal

Santiago (1857)

1500 posti

Un decreto del 1853 del presidente Manuel Montt prevedeva la costruzione di un teatro municipale nella capitale della sua nazione, una città in rapida crescita. L’architetto cileno francese Claudio Brunet des Baines fu incaricato della sua progettazione e la costruzione fu affidata a un altro ingegnere civile cileno, Felipe Charme de l’Isle. Brunet des Baines creò un esterno neoclassico francese per il teatro, sebbene la sua morte nel 1855 lasciasse la supervisione del progetto al suo connazionale, Lucien Henault e all’assistente di quest’ultimo, Manuel Aldunate. Il nuovo team beneficiò anche di una collaborazione con Charles Garnier, l’architetto dell’Opéra national de Paris. Il Teatro Municipale fu inaugurato il 17 settembre 1857, con l’opera Ernani, eseguita da una compagnia italiana portata appositamente per l’occasione. All’epoca il teatro ospitava 1.800 spettatori e includeva particolari dettagli al suo interno, come un lampadario a goccia in cristallo. L’8 dicembre 1870 l’esibizione della diva dell’opera Carlotta Patti fu seguita da un enorme incendio, che praticamente distrusse l’edificio. Una rapida risposta sia del governo locale che dell’alta società cilena portò alla pronta ricostruzione del teatro, progettata da Henault e completata il 16 luglio 1873. La sua reinaugurazione fu accompagnata da una rappresentazione de La forza del destino di Verdi.

A causa di un terremoto nel 1906 il teatro subì la perdita della maggior parte dei suoi interni. Seguì un secondo grave incendio nel 1927, anche se si riprese rapidamente in entrambe le occasioni. A seguito di queste ricostruzioni, la capacità del teatro fu ridotta a 1.500, ma il suo interno divenne più opulento. Fu ulteriormente modernizzato nel 1952 e nel 1959 e in quell’epoca furono create numerose istituzioni culturali per il teatro: l’Orchestra Filarmonica di Santiago fu fondata nel 1955, la Corporazione Culturale di Santiago fu formata per amministrare il centro nel 1957, il Balletto di Santiago nel 1959 e il Coro del Teatro Municipale nel 1962. Il Teatro Municipale fu dichiarato Monumento Nazionale nel 1974 e ospitò le due edizioni del Festival OTI in Cile, nel 1978 e nel 1986. Il rinomato pianista cileno Claudio Arrau, che aveva lasciato la sua terra natale nel 1941, tornò per una visita nel 1984, in occasione della quale fu inaugurato il Salone Claudio Arrau, con 250 spettatori. Il sipario, installato nel 1926, fu sostituito nel 1995 con una raccolta fondi, offrendo ai donatori un pezzo della vecchia tenda come ricordo.

 

MAHENOVO DIVADLO

 

Mahenovo Divadlo

Brno (1882)

572 posti

L’istituzione e la costruzione di un nuovo teatro a Brno furono dovute all’assenza di una sala teatrale adeguata in grado di soddisfare i requisiti di capacità, tecnologia e allo stesso tempo svolgere un ruolo rappresentativo. Nel 1878 fu scelto un terreno edificabile adatto e la scelta ricadde alla periferia del centro storico della città, il cosiddetto mercato della frutta (Na Hradbách). Lo studio di architettura viennese Fellner & Helmer fu incaricato di preparare la documentazione di progettazione. I piani furono consegnati nel giugno 1881, la costruzione vera e propria iniziò il 18 luglio dello stesso anno. I lavori di costruzione furono eseguiti dal costruttore di Brno Josef Arnold, guidato dall’architetto viennese Josef Nebehosteny e il 4 novembre1882 il teatro fu inaugurato con l’Egmont di Goethe.

Il nome originale del teatro era Deutsches Stadttheater (Teatro comunale tedesco) ma nel 1918 fu cambiato in Divadlo Na Hradbách per poi ritornare alla designazione originale durante l’occupazione tedesca e la seconda guerra mondiale. Dopo aver ancora cambiato nome, dal 1965 è il Mahenov Divadlo (Teatro Mahen).

Costruito in stile eclettico, l’edificio è una combinazione di neo-rinascimentale, neo-barocco e neo-classicismo. Nel 1936 fu eseguita una vasta ristrutturazione del palcoscenico grazie alla quale il teatro divenne a quel tempo il più moderno e tecnicamente attrezzato della Cecoslovacchia.

JANÁČKOVO DIVADLO

Janáčkovo Divadlo

Brno (1965)

1383 posti

Sede del Teatro Nazionale Ceco di Brno, l’edificio monumentale, circondato da un parco cittadino, fu progettato per grandi spettacoli di opera e balletto del repertorio classico e moderno e fu inaugurato il 2 ottobre 1965. La struttura portante è costituita da uno scheletro monolitico in cemento armato con muratura di riempimento, l’auditorium e il palcoscenico sono ricoperti da capriate d’acciaio.

Per le superfici esterne e interne sono stati utilizzati materiali come pietra, legno, acciaio, vetro e alluminio. Le piastrelle sono realizzate in granito, sienite nera e pietra calcarea. I pannelli in legno sono realizzati in olmo e noce. L’edificio ospita un auditorium per 1383 spettatori, progettato come un anfiteatro a gradoni con una corona di palchi. Nel primo seminterrato sotto la hall si trovano un ristorante, una caffetteria e un club di artisti.

Costruito tra il 1960 e il 1965 con materiali di qualità molto bassa, è stato necessario prevedere un restauro della sala,  del palcoscenico e del  tetto, oltre alla costruzione di un garage sotterraneo. I lavori sono iniziati nel 2007 e il nuovo teatro è stato consegnato alla città pochi anni dopo. È il teatro più capiente della Repubblica Ceca.

 

Schönberg e Stravinsky

 

Enzo Restagno, Schönberg e Stravinsky

2014 Il Saggiatore, 452 pagine

 

Il sottotitolo «Storia di un’impossibile amicizia”, svela l’intreccio di storie che formano questo nuovo lavoro di Enzo Restagno, insegnante al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, critico musicale, tra i maggiori specialisti di musica moderna e contemporanea e direttore del Festival Settembre Musica-MITO fino al 2016.

I due maggiori compositori del XX secolo, sempre considerati antagonisti, sono qui uniti in questo appassionante saggio ritmato sui luoghi e sulle date: Berlino 1912, Venezia 1925, Parigi 1927, l’America. Quella di Berlino è l’unica volta in cui i due si incontrano: per il russo è l’epoca di Petruska, per il tedesco il Pierrot lunaire. Poi non avrebbero più avuto occasioni di ritrovarsi, se non alla lontana.

Enzo Restagno racconta qui il Novecento, il secolo tormentato che ha visto lo sviluppo di due artisti talora su posizioni artistiche radicali, ma che insieme hanno fatto nascere la nostra musica di oggi.

 

 

KONINKLIJKE SCHOUWBURG

Koninklijke Schouwburg

L’Aia (1802)

680 posti

Nel 1766 Charles Christian, Principe di Nassau-Weilburg e cognato di Guglielmo V, ordinò la costruzione di un piccolo palazzo cittadino per la moglie 23enne Principessa Carolina di Orange-Nassau e sé stesso. Diede l’incarico a Pieter de Swart, che aveva studiato a Parigi ed era responsabile di numerosi altri importanti edifici dell’Aia. De Swart redasse un disegno nello stile neo-Luigi XIV stile per un edificio largo 77 metri e alto tre piani attorno a una corte d’onore semicircolare.

Dopo la morte di Charles Christian questo palazzo rimase incompiuto e vuoto per lungo tempo, prima che un gruppo di cittadini dell’Aja lo affittasse per 99 anni per trasformarlo in teatro. Per provare l’integrità strutturale dell’edificio, fu ordinato a un reggimento di soldati di marciare sui balconi; il l’edificio era sufficientemente stabile e poteva essere trasformato in un teatro.

L’edificio fu rinnovato dall’architetto Johan van Duyfhuis e il 30 aprile 1804 il Nieuwe Haagse Stadsschouwburg (Nuova sala di Stato da spettacoli dell’Aia) apriva le sue porte. Nuovi lavori di restauro furono effettuati nel 1863 e nel 1901 quando il teatro fu chiuso per un decennio e rinnovato dall’architetto cittadino J.J. Gort, con una completa revisione degli interni dell’edificio attorno alla sala del teatro. La stessa sala del teatro veniva dotata di un nuovo soffitto vivacemente decorato dipinto da Henricus Jansen e arricchito di  un colossale lampadario in stile secessione.

Nel 1992 al lato sinistro dell’edificio fu aggiunto un edificio di vetro, progettato dall’architetto belga Charles Vandenhove, per ospitare, tra l’altro, la nuova biglietteria. Nel 1997-1999 il Koninklijke Schouwburg fu nuovamente rinnovato anche per garantire la sicurezza antincendio. È  la sede di Het Nationale Theater.