Luoghi

TEATRO SALVINI

Teatro Salvini

Pieve di Teco (1834)

50 posti

Perché inserire in un elenco che comprende il Teatro alla Scala e il Metropolitan un teatrino di una cinquantina di posti di una cittadina di 1300 abitanti dell’entroterra savonese? Per dimostrare la cultura diffusa dello spettacolo nell’Italia del passato ed evidenziare un esempio di virtuoso recupero di questo patrimonio. Fin dal Settecento a Pieve di Teco si ha notizia di occasioni di intrattenimento musicale e teatrale. Dopo la ventata laica dell’era napoleonica, parte della popolazione chiede che la Chiesa della Ripa, già adibita a teatro prima del 1789, torni ad essere dedicata alla medesima attività, mentre la Confraternita di N.S. Assunta in Cielo si oppone vivacemente. Un decreto di Sua Maestà Reale conclude il dibattito proibendo la ricostruzione del teatro nella sede proposta. Nel 1834 Giuseppe Manfredi, esponente di una famiglia benestante, avanza al Consiglio Comunale, che la approva, la richiesta di concessione del fabbricato del forno della Roggia per costruire un teatro.

Così, sino agli anni Venti del XX secolo, il piccolo teatro di Pieve presenta spettacoli di diverso tipo, attraverso l’iniziativa privata ma anche grazie allo stesso Comune che si mantiene su posizioni di mecenatismo intelligente contribuendo ad arricchire il Salvini di importanti opportunità. Nel 1897 i Sibilla, nuovi proprietari, commissionano lavori di restauro e rifacimento della copertura dell’immobile; nello stesso periodo compare l’intitolazione all’attore Tommaso Salvini, uno dei miti teatrali dell’Ottocento. Ma la crisi demografica ed economica seguita alla Prima Guerra Mondiale spegne il fermento che aveva favorito la nascita e la crescita del Salvini: inizia la triste decadenza del teatro, che si accompagna a quella generale di Pieve di Teco, e il Salvini è definitivamente chiuso. Nel 2004, con i lavori di recupero della struttura, la Provincia di Imperia sceglie di ribaltare il finale di una storia di decadenza culturale e di restituire questo piccolo gioiello al suo territorio, animandolo con una programmazione di rilievo, nonostante le dimensioni contenute.

Il teatro, giunto a noi molto degradato ma mantenuto nella sua configurazione originale, presentava una piccola platea rettangolare  su cui si affacciano un ordine di palchetti lignei ed il loggione. La pianta a U rispondeva a un bisogno di comunicazione dell’epoca, quando, essendo molto frequenti le feste danzanti, l’interazione fra il palcoscenico – pur di modeste dimensioni – i palchetti e la platea doveva essere necessariamente favorita. La facciata dipinta e le decorazioni dell’interno, ancorché molto degradate, mantengono la loro leggibilità. Dopo il restauro si è mantenuto il feeling particolare di questa struttura leggera e calda, dove l’impatto emozionale, confortato dalla sicurezza degli interventi recenti, è ancora ingigantito dall’armonioso rapporto fra scena e cavea e fra spettatore e spettatore.

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GRAND THEATRE

Grand Theatre

Leeds (1878)

1550 posti

Il Grand Theatre di Leeds è stato progettato da James Robinson Watson, capo assistente dell’architetto George Corson, con sede a Leeds, e inaugurato il 18 novembre 1878. L’esterno è in una miscela di stili romanici e scozzesi e l’interno ha motivi gotici come i ventagli e i pilastri polistili.

Il teatro è sede di Opera North e ospita regolarmente il Northern Ballet,  produzioni itineranti, musical e spettacoli di prosa. L’edificio è stato chiuso nel maggio 2005 per un importante rinnovamento ed è stato riaperto nell’ottobre 2006 con una produzione del Rigoletto di Verdi. La platea è stata completamente rifatta, la buca orchestrale è stata ampliata, è stata installata l’aria condizionata e migliorate le strutture tecniche. Opera North ha ora un Opera Center a sud del teatro, accessibile tramite un ponte a livello stradale, che comprende due nuovi spazi per prove e uffici.

ROYAL ALBERT HALL

Royal Albert Hall

Londra (1871)

5272/5544 posti

D’accordo, non è un teatro d’opera, ma come poteva mancare tra i luoghi destinati alla musica questo incredibile edificio che Queen Victoria ha dedicato all’amato principe consorte assieme al monumento eretto di fronte nei Kensington Gardens? Originariamente concepita dallo stesso principe Albert dopo la Grande Esposizione londinese del 1851, in seguito alla sua morte prematura  Henry Cole si incaricò di portare a compimento l’opera ispirandosi alla struttura degli anfiteatri romani su disegni del Royal Engineer Francis Fowke e poi di Henry Darracott Scott.

Il 20 maggio del 1867 la regina pose la prima pietra dell’opera originariamente ideata per accogliere 30.000 spettatori, ma per ragioni di ordine finanziario la sala venne ridimensionata in modo da poterne contenere 8.000, ancora ridotti oggi per motivi di sicurezza a poco più di 5500 contando i posti in piedi in galleria. Il complesso, costruito con circa sei milioni di mattoni rossi e sormontato da un tetto a cupola di ferro e vetro, venne inaugurato  il 29 marzo 1871. La sala  è un ellisse di 83 per 72 metri e la cupola è alta 41 m. Lungo l’esterno scorre un fregio a mosaico con sedici scene che illustrano il Trionfo delle Arti e delle Scienze. Al di sopra un’iscrizione, le cui lettere in terracotta sono alte tre metri, mette insieme fatti storici e citazioni bibliche.

Il concerto inaugurale evidenziò immediatamente i problemi d’acustica della sala, ossia fastidiosi fenomeni di riverbero. Un primo tentativo fu fatto sospendendo un telone che riparava contemporaneamente dal sole, ma il problema non fu risolto.  Con il consueto humour gli inglesi commentarono che la Royal Albert Hall era l’unico posto in cui un compositore inglese era certo di ascoltare la sua opera due volte – a causa dell’eco… Nel 1949 la cupola di vetro fu sostituita con una di alluminio e materiale fonoassorbente e alla  fine degli anni sessanta furono installati dischi acustici sospesi al soffitto per eliminare definitivamente l’eccessivo riverbero del suono. Negli anni 2000  si ebbero i maggiori lavori di ammodernamento che, lasciando immutato l’esterno dell’edificio, hanno permesso la costruzione di un nuovo portico (l’ingresso #12), un ristorante, uffici e magazzini.

A pochi mesi dall’inaugurazione Camille Saint-Saëns suonò all’organo la scena della chiesa del Faust di Gounod e nel maggio del 1877 Richard Wagner di persona diresse qui i primi quattro degli otto concerti del Grand Wagner Festival. I rimanenti furono diretti ha Hans Richter con il compositore e Cosima tra il pubblico. Dal 1941 l’edificio ospita i popolari BBC Proms, gli Henry Wood Promenade Concerts della BBC. Notevole è l’organo costruito da Henry Willis, all’epoca il più grande del mondo.

La sala nel 1871 con la cupola di vetro schermata da un telone dipinto.

TEATRINO DI VILLA ALDROVANDI-MAZZACORATI

Teatrino di Villa Aldrovandi-Mazzacorati

Bologna (1763)

80 posti

Celato nell’ala sinistra della Villa Aldrovandi Mazzacorati, il suo teatro è un raro esempio di teatro privato suburbano pervenutoci. Espressione della vivacità culturale del secolo dei lumi, il teatrino venne realizzato per volontà del conte Giovan Francesco Aldrovandi, attore dilettante, commediografo, brillante libertino e  Pastore Arcade col nome di Teseio Diodoro. L’inaugurazione avvenne il 24 settembre 1763 con la tragedia Alzire di Voltaire tradotta da Vincenzo Fontanelli, esponente della corte degli Estensi di Modena e suocero del proprietario, e recitata dagli stessi nobili.

Su una planimetria rettangolare, due ordini di balconate si svolgono con andamento ininterrotto ad U. La raffinatezza dell’ambiente è conferita dalla delicatezza dei colori pastello degli affreschi e dai corpi sinuosi di venti tra telamoni e cariatidi che sorreggono le balconate. Nelle mani di queste figure si appoggiavano lanterne, ghirlande di fiori, ramoscelli o festoni in occasione di particolari festeggiamenti. Ogni scultura, la cui parte terminale è a forma di tritone, è diversa dall’altra e quattro di quelle che terminano una colonna, hanno un cesto posato sulla testa, forse per essere riempito con frutta e frasche. La balconata superiore presenta una porta che collegava con le stanze private della famiglia, ma ora questo collegamento non è più possibile poiché la ricostruzione dell’ala laterale, resasi necessaria dopo la guerra in seguito a danni subiti dai bombardamenti aerei, ha dissestato il pavimento ricostruito, sopraelevandolo di qualche metro e rendendo così quasi inaccessibile la balconata. Le pareti laterali della platea sono affrescate a trompe l’œil con putti e ghirlande per suggerire l’impressione di essere in un giardino fiorito, mentre le due pareti laterali, di fondo, rappresentano scene di caccia tanto in voga nel ‘700. Le pareti delle due balconate superiori sono invece abbellite da affreschi in pieno stile neoclassico, imperiale: è tutto un susseguirsi di puttini che campeggiano entro medaglioni con nodi d’amore.

 

Dopo il 1824, la Villa rimase chiusa per alcuni anni poi passò a Giuseppe Mazzacorati che non apportò modifiche sostanziali all’edificio, ma si limitò a fare scrivere il suo nome sul timpano e mettere le sue insegne. Alla fine del 1800 la villa venne acquistata dalla famiglia Sarti che la cedette nel 1928 ai Fasci di combattimento e la Villa venne adibita a soggiorno estivo per bambini gracili e poi in ospedale tisiatrico. Negli anni ’70 fu sede dell’anagrafe e ora la proprietaria di tutto il complesso è la Regione.

CENTRAL CITY OPERA HOUSE

Central City Opera House

Denver (1878)

550 posti

Disegnato in stile Renaissance Revival, l’edificio in pietra (un granito locale) e mattoni fu finanziato dai minatori immigrati dal Galles e dalla Cornovaglia che avevano una grande tradizione musicale. Il soffitto della sala è decorato con un medaglione che riproduce il cielo tra motivi architettonici a trompe-l’œil.  L’elettricità è stata introdotta nel 1896, pochi anni prima di un restauro senza cambiamenti strutturali. Altri restauri si sono avuti nel ’32 e negli anni ’90 e nel corso di questi ultimi i vecchi sedili di noce americano con incisi i nomi di famosi artisti e di pionieri sono stati rimpiazzati con più confortevoli poltroncine.

L’acustica è eccellente e l’ambiente è mantenuto fresco anche in estate dall’acqua che scorre in un canale sotto il teatro. Le opere sono tutte date in inglese e le produzioni godono di un’eccellente reputazione. Tra gli artisti che si sono esibiti sul palcoscenico della Central City Opera House ci sono stati in passato Beverly Sills e Samuel Ramey. È di questi giorni (luglio 2018) la messa in scena di un Flauto magico da parte del nostro talentoso regista Alessandro Talevi.

OPERA DI ASTANA

Opera

Astana (Kazakistan, 2013)

1250 posti

Il teatro dell’opera della capitale del Kazakistan Opera Astana (Астана опера) è stato voluto dallo stesso leader che da ventotto anni guida l’ex stato russo, Nursultan Nazarbayev, il quale ne ha anche dettato lo stile, sia esterno che interno. Progettato dall’architetto italiano Renato Archetti ed edificato su un terreno di  9 ettari, con i suoi 64 mila metri quadri il teatro è tra i più grandi al mondo e come un moderno Partenone esibisce le sue colonne sulla facciata e su parte dei lati e un frontone triangolare sormontato da una quadriga in bronzo.

All’interno, sulla pianta di un teatro all’italiana, domina un gusto orientaleggiante nei cinque ordini di palchi aperti e nell’imponente palco presidenziale.  Oro, crema e rosso sono i colori delle decorazioni realizzate ad affresco nello stile locale. Un imponente lampadario di cristallo dà luce alla sala. Tutti i materiali impiegati provengono dall’Italia.

Il teatro ha un’orchestra, un cast di cantanti e un balletto propri che hanno effettuato vari tour all’estero. Accanto ai titoli consueti del repertorio operistico, l’Opera di Astana mette in scena anche lavori nazionali kazaki. Ha comunque inaugurato con l’Attila di Verdi nella produzione del San Carlo di Napoli e poi sono arrivate sia La Scala che La Fenice.

 

KABUKI-ZA

Kabuki-za 

Tokyo (1889, 1924, 2013)

1964 posti

Immerso nell’animato quartiere di Ginza tra imponenti grattacieli, l’insolito edificio in stile tradizionale ad imitazione di un castello è sede del teatro kabuki. Il kabuki-za fu voluto da Fukuchi Gen’ichirō, giornalista e sceneggiatore di epoca Meiji (1868-1912), e aperto nel 1889. Formato originariamente da una struttura di legno, l’edificio fu distrutto nel 1921 da un incendio. La ricostruzione non fu completata in quanto la struttura bruciò nuovamente durante il grande terremoto del 1923. La nuova ricostruzione fu finalmente completata nel 1924, ma il teatro fu distrutto dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale e fu restaurato nel 1950, preservando lo stile della ricostruzione del 1924.

La struttura del 1950 fu demolita nella primavera del 2010 e ricostruita nei successivi tre anni. La scarsa capacità dell’edificio di resistere ai terremoti e alcuni problemi di accessibilità hanno portato a questa nuovo intervento sul teatro.  Durante la ricostruzione, gli spettacoli kabuki hanno avuto luogo nel vicino Shinbashi Enbujō e in altre strutture, fino all’apertura del nuovo complesso teatrale, che è avvenuta il 28 marzo 2013. L’interno, pur nella modernità di impianto, mantiene le caratteristiche delle tradizionali sale per il kabuki, con il grande sipario scorrevole policromo (a rappresentare le stagioni), la passerella che taglia la platea per l’ingresso dei personaggi chiave dello spettacolo e le attrezzature per gli interventi “aerei” degli attori.

BUNKA KAIKAN

Bunka Kaikan

Tokyo (1961)

2300 posti

La cultura occidentale, intesa come musica classica, balletto e opera, è stata introdotta liberamente in Giappone solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Da ciò si capisce come una città come Tokyo non abbia sale teatrali come le città dell’occidente. Uno dei primi edifici a essere costruiti a questo scopo è stato il Bunka Kaikan, aperto nell’aprile 1961 per celebrare i 500 anni della città.

Il teatro si trova all’interno dell’Ueno, il parco che ospita altri centri di interesse quali il Museo Nazionale dell’Arte Occidentale, Il Museo Reale e il Museo Metropolitano delle Arti. Il complesso del Bunka Kaikan è formato da un altro auditorium più piccolo di 650 posti, sale per conferenze, una biblioteca, ristoranti e negozi.

 

NOVÁ SCÉNA

 

Nová Scéna

Praga, 1983

400 posti

Cosa fa una città che ha già quattro teatri per l’opera? Ne costruisce un quinto, moderno, che si affianca allo storico Teatro Nazionale che già utilizza altre due sale. Negli anni ’70, dunque, nella ricostruzione urbanistica della città parte il progetto di questo nuovo edificio che sarà completato nel 1983. Inizialmente concepito per Laterna Magica di Josef Svoboda, in seguito su progetto di Karel Prager divenne uno spazio multifunzionale così da ospitare vari tipi di spettacolo.

Il primo problema fu l’insonorizzazione dell’auditorium che si affaccia sulla trafficata Národní, risolto, a scapito dello spazio interno, con una doppia intercapedine di lastre di marmo verde e di lastre di vetro che caratterizzano, in maniera abbastanza brutale, la facciata esterna dell’edificio, tanto che ci sono progetti per modificarla. Anche il foyer e l’ingresso sono caratterizzati da lastre di serpentino cubano, un particolare marmo di colore verde.

Questa è la proposta dello studio Jiři Matura con lastre di corian per la nuova facciata. Utilizzando tecnologie non disponibili trent’anni fa, il progetto riprende l’idea della ripetizione degli elementi, qui modellabili a piacere.

TEATRO LUIGI PIRANDELLO

Teatro Luigi Pirandello

Agrigento (1881)

582 posti

La decisione della costruzione di un teatro ad Agrigento risale al 1863. Dopo l’inizio dei lavori fu chiamato come consulente l’architetto Basile, già progettista del Teatro Massimo di Palermo, e l’edificio fu finalmente aperto al pubblico il 12 gennaio 1881, presente la sovrana in visita alla città. Le autorità municipali diedero al teatro il suo nome e divenne quindi Teatro Regina Margherita. Solo nel 1946, in occasione delle celebrazioni per il decennale della morte dell’illustre drammaturgo agrigentino, il nome mutò in quello di Teatro Luigi Pirandello.

Vi si accede attraverso l’atrio del Palazzo dei Giganti, sede del Comune di Agrigento, in piazza Pirandello. Il prospetto su due livelli, in perfetto stile neoclassico, si caratterizza per tre coppie di colonne in stile ionico poste ai lati di tre ampie vetrate, mentre nella parte più alta si distinguono sei bassorilievi a medaglione raffiguranti altrettanti autori dell’arte teatrale. Il primo livello presenta un porticato ad arco con al centro lo stemma della città: i tre giganti che sorreggono le tre torri medievali del colle. Nell’interno, il teatro fu decorato da pittori tra i più noti dell’Ottocento i quali dipinsero il soffitto e il frontale dei palchi. Una delle decorazioni più significative del teatro era certamente il sipario, rappresentante La vittoria di Esseneto dipinto dal pittore messinese Luigi Queriau. L’opera andò perduta o distrutta durante il lungo periodo di chiusura, ma nel 2007 il produttore agrigentino Francesco Bellomo ha donato un nuovo sipario, realizzato con le stesse tecniche dell’epoca, che riproduce l’originale.

Adibito a cinematografo durante la Seconda Guerra Mondiale, dagli anni ’50 ha ospitato riviste famose. Ora la programmazione riguarda spettacoli di prosa e operette.