L’éclair

Fromental Halévy, L’éclair

Ginevra, Grand Théâtre, 18 settembre 2022

bandiera francese.jpg  Ici la version française

(versione da concerto)

L’altro Halévy

Nel febbraio 1835 non sono ancora terminate le prove de La Juive che sarebbe andata in scena il 23, ma il compositore Fromental Halévy sta già scrivendo una nuova opera. Non un grand opéra, bensì un’opéra comique, con testi recitati, quattro soli personaggi e un’orchestra ridotta. Ed è un intrigo semplice e ingenuo quello narrato nel libretto di Jules-Henri de Saint-Georges e Eugène de Planard: la storia degli amori di George, inglese, e di Lionel, tenente della Marina degli Stati Uniti, per due sorelle, Henriette e la giovane vedova Mrs Darbel. Questi amori sono complicati dal fatto che ognuno di loro è un po’ indeciso nella scelta del partner e resi ulteriormente ardui dalla temporanea cecità subita da Lionel quando viene colpito da un fulmine durante un temporale.

Atto I. La signora Darbel, giovane vedova, va a trovare la sorella Henrietta nella tenuta di Boston messa a disposizione dallo zio, il ricco dottor Robin. Henriette ama la solitudine e la calma del mare, ma Madame Darbel è attratta dallo sfarzo e dal glamour di Boston, che sta per visitare. Ma arriva un visitatore: è il cugino George, che le due sorelle non hanno mai visto perché è cresciuto in Inghilterra e si è appena laureato a Oxford. Lo zio di George gli ha imposto di sposare una delle sorelle entro tre settimane se vuole ereditare la sua fortuna. Mentre George sta per pranzare sulla terrazza, appare Lionel, un giovane ufficiale della marina americana la cui nave è di stanza sulla costa di fronte alla proprietà. Davanti a un drink, Lionel esalta i vantaggi della vita avventurosa di un marinaio a un dubbioso George. Dopo essersi dissetato, parte per raggiungere la sua nave. Pochi istanti dopo, si scatena una terribile tempesta. Proprio quando sembra che la situazione si sia calmata, entra una Henriette sconvolta che sostiene un Lionel disorientato: un fulmine ha colpito la barca e lui è stato accecato da un fulmine.
Atto II. Tre mesi dopo, Madame Darbel ritorna: ha individuato nelle lettere della sorella un amore nascente per Lionel, che viene curato nella tenuta dal dottor Robin. Quella sera, Lionel deve togliersi la benda per la prima volta. Per scoprire se il suo amore è reciproco, Henriette decide di consultare il “suo oracolo”, una lira che risponde alle domande con melodie allegre o lamentose. Ma le due sorelle vengono interrotte da George, che comunica loro di aver finalmente deciso di prendere in moglie Henrietta, ma che lo zio preferisce rimandare il matrimonio finché Lionel non si sarà ripreso. Lionel entra e, pensando di prendere la mano di Henriette, afferra quella di Madame Darbel. Pur essendo turbato, si rende conto che è Henriette, sono la sua voce, la sua dolcezza, a fargli battere il cuore. Cerca di dirle questo attraverso le parole di un duetto d’amore ma vengono interrotti da George che vuole annunciare il suo imminente matrimonio con Henriette. Henriette cerca di fermarlo, ma si crea un malinteso che porta Lionel a fare una dichiarazione appassionata davanti a un George stupito. Quest’ultimo si schiera filosoficamente dalla sua parte e si propone di conquistare Madame Darbel. Nel frattempo, Henriette interroga la sua lira, ma i suoni lamentosi che emette sono cattivi presagi. Teme che Lionel, che non l’ha mai vista, la immagini più bella di quanto non sia in realtà. Quando Lionel si toglie finalmente la benda, cade ai piedi di Madame Darbel, scambiandola per Henriette. La vera Henriette sviene.
Atto III. È inverno. Sono passati quaranta giorni da quando Henriette è fuggita dalla tenuta dopo la fatidica scena del malinteso. Come condizione per il suo ritorno, ha preteso che Lionel sposasse Madame Darbel in sua assenza. Lei invece sta per diventare la moglie di George. Lionel, che apparentemente ha accettato il matrimonio con Madame Darbel solo per accelerare il ritorno di Henriette, nasconde il suo dolore nella gioia della riunione. Henriette apprende da George che dopo la sua fuga Lionel è stato molto malato e che la sua unione con Madame Darbel – celebrata a Boston con lo zio come unico testimone – è molto infelice. Lionel chiede a Henriette un ultimo incontro. Lui le dice che vuole tornare in mare perché la ama ancora disperatamente e che sta per divorziare dalla sorella. Henriette ammette di aver sbagliato a offendersi per l’errore di Lionel e a pretendere il suo matrimonio, perché anche lei lo ama. Tuttavia, la situazione sembra ormai senza speranza. George, Madame Darbel e Lionel rivelano a Henriette che non c’è stata alcuna unione e che si trattava di uno stratagemma per farla rinsavire. Henriette e Lionel sono quindi liberi di sposarsi, così come Madame Darbel e George.

La scena teatrale della capitale era molto variegata all’epoca, con tre grandi teatri che offrivano al numeroso pubblico parigino spettacoli per tutti i gusti: la Salle Le Peletier dell’Académie Royale de Musique allestiva tragédie lirique e grand opéra; la più piccola sala dell’Opéra-Comique si specializzava in quel genere che alternando recitazione e canto voleva risolvere l’antagonismo che aveva opposto la tradizione italiana a quella francese (sfociata decenni prima nella Querelle des Bouffons); il Théâtre-Italien proponeva Mozart, Cimarosa e soprattutto Rossini. Non è quindi strano che un compositore potesse lavorare per uno o per l’altro teatro scrivendo opere di generi così diversi.

L’éclair (Il lampo) debutta il 16 dicembre 1835 con Jacques Offenbach in orchestra come violoncellista. Il successo è buono – fu data a Parigi 214 volte fino al 1899 – e consolida la fama di Halévy ottenuta pochi mesi prima con La Juive. In tre atti, della durata di circa un’ora e mezza, è costituita da un’ouverture e tredici numeri musicali, tra cui tre duetti, due trii e due quartetti oltre ai pezzi solistici o puramente strumentali. Alcuni numeri sono complessi e formano varie sezioni, come il n° 3 del primo atto composto da una grande aria, una barcarola e una preghiera. (1)

Lo scopo ultimo di Halévy ne L’éclair è di creare un gustoso divertissement musicale per deliziare un pubblico frivolo ma conoscitore del belcanto. Qui il compositore impiega mezzi musicali ben diversi da quelli del grand opéra e nella vocalità riprende gli aspetti virtuosistici dello stile rossiniano, ma pur nella sua economia di mezzi viene utilizzata una scrittura musicale raffinata e teatralmente convincente. Un esempio è il ricordo dell’incidente di Lionel reso dall’orchestra con effetti grandiosi mentre i brevi interludi strumentali riescono a dipingere con grande efficacia i cambi di atmosfera e di situazione, sottolineando i caratteri dei personaggi. L’éclair si inserisce in quel genere leggero, tipicamente francese, che dopo aver aperto il cammino ai capolavori di Offenbach ha condotto nel Novecento a gioielli quali gli atti unici di Ravel o di Poulenc. Per tutto questo si capisce la scelta del Grand Théâtre di Ginevra di far seguire a La Juive, che apre la stagione, proprio L’éclair.

Eseguita in forma di concerto, l’opera è diretta da Guillaume Tourniaire alla guida dell’Orchestra da Camera di Ginevra, una quarantina di strumentisti dal suono pulito e preciso. La trasparenza è la qualità migliore della lettura di Tourniaire, direttore nato in Provenza che ha sempre dimostrato la sua curiosità per opere rare e ha diretto prime mondiali di lavori generalmente assenti dal consueto repertorio. Con la sua concertazione si è potuto apprezzare al meglio un titolo desueto ma che a suo tempo aveva avuto molto successo.

Dopo la bella ouverture, che afferma il tono leggero e pimpante dell’opera, entrano in scena i cantanti, due soprani e due tenori. Nel primo duetto fra le sorelle individuiamo le diverse personalità dei caratteri – e delle interpreti. Eléonore Pancrazi è la vivace Madame Darbel e la voce del soprano corso, ricca di armonici e dal timbro pastoso, esprime al meglio la sensualità della sorella che ama la mondanità e che per ultima pensa ad accasarsi, avendo già fatto esperienza di matrimonio essendo rimasta vedova da giovane. Le agilità che dipana con sicurezza riflettono la gioia di vivere e l’allegria del personaggio. Claire de Sévigné dà invece voce alla sorella Henriette, quella più romantica e sognatrice, più debole sentimentalmente, tanto da aver bisogno di un “oracolo”, la lira, per rispondere alle sue incertezze. Il soprano canadese si esprime con una bella linea di canto e un fraseggio appropriato, mancando della verve che invece caratterizza l’altra interprete.

Analoga differenza si ha per i due personaggi e interpreti maschili. George sembra uscito da una commedia di Oscar Wilde e Julien Dran ne esprime alla perfezione la svagata fatuità e l’ironico approccio alla vita con una piacevole vocalità e vivace presenza scenica, anche se si tratta di una performance senza scene e costumi. A lui è affidato il finale del primo atto che descrive la tempesta in cui l’ufficiale della marina americana perde temporaneamente la vista. Lionel è il personaggio chiave della vicenda, quello a cui l’autore ha destinato le pagine più importanti, compresa l’aria del terzo atto «Quand la nuit l’épais nuage» non infrequente nei recital vocali e una delle poche pagine famose di questo lavoro. Chiamato a sostenere la parte è uno specialista di bel canto quale Edgardo Rocha, il quale però è vittima di un’indisposizione ed è sostituito da un attore per le parti recitate. Nelle sue condizioni il tenore uruguaiano si affida prudentemente alle pagine più liriche e pur portando onorevolmente a termine la recita, si sente che è al di sotto delle sue capacità e un ruolo che dovrebbe brillare per prodezze vocali è restituito con sobria eleganza e stile così che il personaggio acquista un carattere più sognante del dovuto.

Questo però non ha inficiato il piacere d’ascolto di un lavoro che merita di essere riproposto in una messa in scena, un suggerimento per i troppo spesso prevedibili cartelloni dei teatri. Il concerto comunque è stato registrato per essere pubblicato come CD.

(1) Ecco la struttura dell’opera:
Atto I.
1.  Duo et couplets (Henriette, Darbel)
2.  Trio (George, Henriette, Darbel) et air (George)
3.  Grand air, barcarolle et prière du marin (Lionel)
4.  Sommeil pendant l’orage (George)
Atto II
5.  Rondo (Darbel)
6.  Quatuor et romance (Lionel)
7.  Duo (Lionel, Henriette) et provençale (sola orchestra)
8.  Ariette (George)
9.  Duo (Darbel, George) et chansonnette (Darbel)
10.  Romance (Henriette)
Atto III
11.  Romance (Lionel)
12.  Quatuor
13. Trio (Lionel, Darbel, Henriette)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...