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Francisco Asenjo Barbieri, El barberillo de Lavapiés
Basilea, Theater, 7 novembre 2025
(video streaming)
Christof Loy porta la zarzuela a Basilea
Trovare una zarzuela al di fuori della Spagna è un evento raro; trovarla in Svizzera, in una città di lingua tedesca, e per di più affidata alla regia di un regista tedesco, rasenta l’unicum. Eppure è accaduto: Christof Loy, artista da sempre associato a un teatro musicale rigoroso e introspettivo, ha scoperto una vera passione per il genere spagnolo e ha deciso di investirvi talento, prestigio e visione internazionale. Da questa scelta nasce Los Paladines, compagnia fondata per promuovere il teatro musicale iberico nel mondo, il cui debutto è stato affidato a uno dei titoli simbolo della zarzuela: El barberillo de Lavapiés di Francisco Asenjo Barbieri.
L’opera, creata a Madrid nel 1874 e considerata uno dei vertici del género grande, è approdata al Theater Basel in coproduzione con il Teatro de la Zarzuela di Madrid e il Festival di Oviedo, segnando un momento storico: per la prima volta una zarzuela è salita su un palcoscenico della Svizzera tedesca e il successo è stato clamoroso, con sala gremita, forte presenza di pubblico spagnolo e oltre dieci minuti di applausi culminati in una standing ovation. Un territorio fino a ieri vergine, è stato conquistato grazie alla irresistibile musica di questa meravigliosa zarzuela e alla sua intelligente messa in scena.
Loy, che nello stesso anno firma Turandot a Basilea, Peter Grimes a Lione e Louise ad Aix, affronta Barbieri con la consueta intelligenza teatrale, ma anche con un’evidente gioia nuova. La sua regia rinuncia alla ricostruzione storica per collocare l’azione in uno spazio atemporale, candido ed essenziale, ideato da Manuel La Casta: una Madrid evocata più che rappresentata, fatta di pareti mobili, porte e tronchi d’albero, capace di trasformarsi da piazza assolata a bottega, fino all’atelier finale. I costumi contemporanei di Robby Duiveman, dai colori vivaci e festosi, rafforzano l’idea di una vitalità popolare perennemente attuale, mentre l’unica concessione al passato è riservata alle guardie reali, vestite con divise e parrucche bianche settecentesche a sottolineare il potere come entità distante e anacronistica.
La zarzuela, genere spesso frainteso, emerge qui in tutta la sua complessità: non semplice operetta, né opéra-comique o Singspiel, ma una sintesi originalissima di dialoghi parlati, numeri musicali, danza, satira politica e colore locale. Loy lo sottolinea fin dall’inizio, rompendo il quarto muro: uno dei cantanti si presenta al pubblico prima dell’alzata del sipario per spiegare che nella zarzuela tutto è permesso – applausi a scena aperta, richieste di bis, interazioni spontanee – e il pubblico di Basilea accetta l’invito con entusiasmo, arrivando a chiedere e ottenere la ripetizione di un duetto, come nella più autentica tradizione iberica.
Ambientata nella Madrid del XVIII secolo, l’opera intreccia commedia amorosa e intrigo politico. Il barbiere Lamparilla, spirito libero e patriottico del quartiere popolare di Lavapiés, e la sarta Paloma, sua compagna brillante e determinata, finiscono coinvolti in una cospirazione che oppone il potere costituito alle aspirazioni di libertà. Barbieri guarda chiaramente al popolo con simpatia, trasformando l’arguzia e l’energia dei “piccoli” in motore della storia, mentre l’aristocrazia è tratteggiata con sottile ironia.
Il cast, interamente di madrelingua spagnola, contribuisce in modo decisivo alla riuscita dello spettacolo. David Oller è un Lamparilla elegante, voce solida, fraseggio brillante, carisma naturale, il cugino madrileno del Figaro rossiniano. Al suo fianco, Carmen Artaza disegna una Paloma sensuale e fiera, dal timbro scuro e dalla presenza scenica magnetica; la loro intesa esplode in un duetto così travolgente da meritare il bis di cui s’è detto. Cristina Toledo, Marquesa di elegante vocalità quasi operistica, e Santiago Sánchez (Don Luis) completano il quartetto protagonista con stile e raffinatezza, crescendo fino a un finale di autentico slancio lirico. Eccellenti anche i ruoli di fianco, a conferma dell’ottima salute della scuola vocale spagnola contemporanea.
Il Coro del Theater Basel, preparato con cura anche sul piano linguistico, partecipa con energia contagiosa alle scene di massa, integrate dalle vivacissime coreografie di Javier Pérez, che fondono canto, danza e azione in un flusso teatrale continuo. In buca, la Sinfonieorchester risponde con precisione e colore alla direzione di José Miguel Pérez-Sierra, direttore musicale del Teatro de la Zarzuela, che imprime alla partitura tempi agili, accenti incisivi e una naturale alternanza tra brio popolare e finezza orchestrale. Le trascinanti seguidillas, i fandangos e le jotas si intrecciano a una scrittura sorprendentemente raffinata, elevando il genere a teatro musicale di pieno diritto.
Al termine, l’entusiasmo del pubblico sancisce un trionfo che va oltre il singolo spettacolo: El barberillo de Lavapiés dimostra che la zarzuela, con la sua miscela di ironia politica, amore, ritmo e intelligenza teatrale, possiede una vocazione universale. Grazie a Christof Loy e a Los Paladines, il genere trova al di là dei Pirenei un nuovo e inatteso palcoscenico.
Era successo lo stesso per un altro titolo appartenente a un genere ritenuto inesportabile, ossia l’operetta di Gibert & Sullivan, quando The Mikado della English National Opera con la regia di Jonathan Miller arrivò a Venezia nel 2002 al PalaFenice. Come allora, la speranza è che non si tratti di un episodio isolato.
Una registrazione video dello spettacolo è disponibile per sei mesi su OperaVision.
⸪
