The Mikado

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Arthur Sullivan, The Mikado

★★★★☆

Londra, English National Opera, 1987

(registrazione video)

Esilarante Mikado senza Giappone

Il fenomeno Gilbert & Sullivan, che fece impazzire il mondo tardo vittoriano, non è molto conosciuto al di fuori dell’ambito anglofono. La musica di Arthur Sullivan è accattivante e piacevole ancora oggi ed è apprezzabile ovunque, ma è indissolubilmente legata ai libretti di Wil­liam Schwenck Gilbert, tra i testi più divertenti fra quanto sia mai stato scritto in quella lingua, ma che poco sopportano una traduzione in altro idioma.

Atto primo. Nella città immaginaria di Titipu, in Giappone. Ko-Ko, pur avendo violato la legge anti-flirt che prevede la pena capitale per chi si innamora, per un atto di clemenza viene nominato boia e supremo giudice e non può dunque più essere giustiziato. Mentre i nobili protestano sdegnati, l’opportunista Pooh-Bah, assunte le cariche rimaste libere, rivela a Nanki-Poo che Ko-Ko sposerà la sera stessa Yum-Yum, una fanciulla della quale il giovane è innamorato. Più tardi, riuscito ad appartarsi con Yum-Yum, Nanki-Poo le rivela di essere il figlio del Mikado e di essere fuggito dal palazzo per sottrarsi alle nozze con Katisha, nobile ma brutta e vecchia. Intanto il Mikado minaccia di degradare la città di Titipu se non ci saranno condanne a morte entro un mese. Preoccupato, Ko-Ko approfitta dei propositi suicidi di Nanki-Poo, disperato per l’impossibilità di sposare Yum-Yum, per proporgli un singolare patto: la morte per decapitazione in cambio di un mese con l’amata. Nanki-Poo accetta, ma l’arrivo di Katisha, che reclama lo sposo, suscita un pandemonio.
Atto secondo. Yum-Yum si prepara a sposare Nanki-Poo, benché la sua felicità sia turbata dalla consapevolezza della brevità delle nozze. Quando però apprende da Pooh-Bah che, per un’antica legge, la vedova dovrà seguire lo sposo nella tomba, si dispera. Dovendo in ogni modo esaudire il desiderio del Mikado, Ko-Ko organizza una falsa esecuzione che racconta, con dovizia di particolari, all’imperatore. Appreso tuttavia che il giustiziato è suo figlio, il Mikado condanna a morte Ko-Ko. Dopo aver chiesto a Nanki-Poo di rivelarsi al padre, e ottenuto il suo rifiuto per timore del matrimonio con Katisha, Ko-Ko, per salvarsi, non vede altra soluzione che sposarla egli stesso: la vecchia si consolerà e Nanki-Poo potrà mostrarsi al padre senza timori. Non appena Katisha ha accolta la proposta, appare Nanki-Poo con la sposa. La confusione generale è placata dal Mikado, che perdona tutti.

The Mikado (1885) è la nona opera delle quattordici del loro sodalizio (ottava delle Savoy Operas) ed è uno dei risultati più riusciti. La pungente satira delle istituzioni in­glesi di Gilbert ha qui luogo in un esotico e allora sconosciuto Giappone che ne attenua l’impatto. La prima fu seguita da quasi 700 recite consecutive e l’operetta è tra i lavori più rappresentati della storia del teatro mu­sicale. È anche stata oggetto del bel film Topsy-Turvy (1999) di Mike Leigh con il bravissimo Jim Broadbent.

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La produzione della English National Opera, registrata dalla televisione inglese nel 1987 con ampi tagli alla partitura, è stata riproposta ancora in molte altre stagioni arrivando anche a Venezia nel 2002 al PalaFenic­e (il teatro di campo San Fantin doveva ancora essere ri­costruito dopo l’incendio). L’originale è ora su DVD con immagine in 4:3, qualità da riversamento da VHS e regia televisiva piena di ingenui effetti video tipici dell’epoca. Niente sottoti­toli e audio appena sufficiente, ciononostante vale la pena l’acqui­sto se non ci sono problemi con la lingua.

ENO-The-Mikado-directed-by-Jonathan-Miller

La versione di Jonathan Miller si stacca totalmente dalla tradizione della D’Oyly Carte, cui da sempre è stata affidata la rappresentazione delle opere della ditta Gilbert & Sullivan, soprattutto per l’at­tualizzazione del testo e dell’ambientazione. Grande mo­mento di teatro è l’esila­rante  “little list” di Ko-Ko, qui interpretato da Eric Idle ex membro dei Monty Python (1). È tradizione infatti affidare questa parte ad un attore come è successo  con il Ko-Ko di Groucho Marx.

La vicenda non è ambientata da Miller nel Giappone di fanta­sia ideato da Gil­bert, bensì nella lobby di un hotel della costa inglese ne­gli anni ’20, con i suoi eleganti costumi e ambienti tardo liberty in total white. I cantanti, tutti ottimi attori in scena, provengono dalla fucina della ENO e non sono estremamente noti al di fuori dell’isola. Ricordiamo almeno l’imponente Mikado di Richard Angas e la spassosa Felicity Palmer che dà prova della sua irresistibile ironia nel ruolo di Kati­sha, im­pagabile quando porge la sua aria «The hour of gladness» come un Lied romantico. L’orchestra è diretta con baldanza da Peter Robinson.

È que­sta una delle versioni più spiritose della deliziosa operetta e si con­divide piena­mente il divertimento espresso dal regista stesso nel making of dello spettacolo.

(1) E suo infatti è il testo aggiornato della canzone:
As some days may happen | That a victim must be found | I’ve got a little list | I’ve got a little list | Of society offenders | Who might well be underground | And never would be missed | They never would be missed | There’s weightlifters and bodybuilders | People of that sort | Bank robbers who retire to spend | The minute they get caught | Bishops who don’t believe in God | Chief constables who do | All people who host chat shows | And the guests who’s on them too | And customs men who fumbling through your underwear insist | I don’t think they’d be missed | I’m sure they’d not be missed
Chorus: He’s got them on the list | He’s got them on the list | And then none of them be missed | And none of them be missed
There’s the people with pretentious names | Like Justin, Trish, and Rob
And the gynaecologist | I’ve got him on the list | All muggers, joggers, buggers, floggers | People who play golf | They never would be missed | They never would be missed | All waitresses who make you wait | Accountants of all kinds | And actresses who kiss and tell | And wiggle their behinds | And pouncy little singers who to entertain us try | By dressing up like women and by singing far too high | And who on close observance must be either stoned or pissed | I don’t think they’d be missed | I’m sure they not be missed
Chorus: He’s got them on the list | He’s got them on the list | And then none of them be missed | And none of them be missed
There’s the beggars who write letters | From the inland revenue | And the gossip columnist | I’ve got him on the list | All critics and comedians and opera singers too | And none of them be missed | And none of them be missed | All traffic wardens, bankers, | Men who sell Venetian blinds| All advertising chappies | And Australians of all kinds | And nasty little editors whose papers are the pits | Who fill their rags with gossip | And huge and floppy… ritz. | And girls who sell the stories | Of the Tories they have kissed | But you must have got the gist | ‘Cause none of them be missed
Chorus: You may put them on the list | You may put them on the list | And then none of them be missed | And none of them be missed

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  • The Mikado, Voorhees/Campbell, Bell Telephone Hour, 29 aprile 1960
  • The Mikado, Castles-Onion/Maunder, Melbourne, 17 maggio 2011