Calibano, l’Opera e il mondo
128 pagine, numero nove, marzo 2026
Il trionfo del tempo e del disinganno
Il nuovo numero della rivista monografica di attualità culturale dell’Opera di Roma sceglie di confrontarsi con un protagonista tanto sfuggente quanto onnipresente: il tempo. Non un semplice tema, ma una vera e propria figura drammatica, evocata fin dal titolo che richiama Il trionfo del Tempo e del Disinganno, l’oratorio con cui Händel si impose sulla scena romana durante il suo primo viaggio in Italia. Un debutto significativo, reso possibile proprio dalle restrizioni papali che vietavano l’opera in senso stretto, trasformando il limite in occasione creativa. Il titolo che ora viene messo in forma scenica al Costanzi.
A segnare questa edizione è anche una novità visiva: per la prima volta, le pagine non sono accompagnate da immagini generate dall’intelligenza artificiale, ma dalle opere intense e materiche di Nicola Samorì. Pittore e scultore tra i più rilevanti del panorama contemporaneo, Samorì offre anche un contributo personale, riflettendo sul proprio dialogo con il tempo: un confronto fatto di stratificazioni, cancellazioni e ritorni, in cui l’opera diventa spazio di resistenza e trasformazione.
Il tempo si rivela poi come costruzione culturale nelle pagine dell’antropologo Gianluca Ligi, che ne analizza le forme e le variazioni nelle diverse società, mentre il filosofo della scienza Mauro Dorato mette a confronto due dimensioni solo apparentemente inconciliabili: il tempo oggettivo della fisica e quello soggettivo dell’esperienza cosciente. Ne emerge un territorio di confine affascinante, dove le leggi dell’universo incontrano la percezione umana.
Sul versante letterario, Vanni Santoni accompagna il lettore in un viaggio attraverso i romanzi che hanno fatto del tempo il loro laboratorio privilegiato, da Proust fino agli autori contemporanei, mostrando come la narrazione possa dilatare, comprimere e reinventare la durata. Parallelamente, Giulia Carluccio esplora il linguaggio del cinema, dove il tempo non è solo ciò che scorre, ma ciò che si costruisce: grazie al montaggio, ritmo e struttura diventano strumenti decisivi per generare senso.
La musica, naturalmente, occupa uno spazio centrale. Alberto Mattioli riflette sulla durata delle opere liriche e su come la percezione del tempo in teatro sia cambiata dal Seicento a oggi, tra tradizione e nuove sensibilità. Claudia Attimonelli, invece, ci porta nei territori dell’elettronica, dove loop, campionamenti e battiti ridisegnano completamente la nostra esperienza temporale, immergendoci in una dimensione sonora frammentata e ipnotica.
Non manca uno sguardo alla cultura pop: Alberto Piccinini indaga la costruzione del mito di Mina, interrogandosi sul rapporto tra celebrità, immagine e memoria. Qui il tempo si intreccia con la persistenza iconica, mostrando come alcune figure riescano a sottrarsi all’usura degli anni.
A completare il numero, due testimonianze preziose. La compositrice Lucia Ronchetti apre le porte del proprio laboratorio creativo, raccontando cosa significhi modellare il tempo attraverso la scrittura musicale. E, come da tradizione, trova spazio anche un racconto inedito: questa volta firmato dallo scrittore americano Michael Frank, che aggiunge una dimensione narrativa e internazionale a un numero già ricco e sfaccettato.
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