I’ll Be Your Mirror #2, 2019
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Venus: Valentino Garavani, Joana Vasconcelos
Roma, Fondazione Valentino Garavani, 7 aprile 2026
Venere allo Specchio: dialoghi tra moda, arte e identità
Le artiste donne, nel corso dei secoli, hanno dovuto lottare con determinazione per conquistarsi uno spazio di espressione. Il passato non è stato indulgente: talento e visione spesso si scontravano con limiti imposti da una società che concedeva poco o nulla alla voce femminile. Non tutte, infatti, hanno potuto contare su figure di sostegno come il padre di Artemisia Gentileschi, raro esempio di apertura in un contesto generalmente ostile. Eppure, proprio da questa resistenza nasce una parte importante della forza dell’arte femminile.
Negli ultimi cento anni, lo scenario si è trasformato in modo radicale. Le artiste hanno finalmente conquistato una legittimazione piena, dialogando alla pari con i loro colleghi uomini e, in molti casi, ribaltando con intelligenza e ironia i ruoli che la società maschile aveva loro assegnato. Non più vincoli, ma strumenti da manipolare, reinterpretare e sovvertire. È in questo terreno fertile che si colloca il lavoro di Joana Vasconcelos, artista portoghese capace di trasformare tecniche tradizionalmente associate al mondo femminile — come il lavoro a maglia o all’uncinetto — in linguaggi monumentali e sorprendenti. Le sue opere, pur nella loro scala imponente, conservano la traccia di una manualità minuta e paziente, la stessa che si ritrova negli abiti di alta moda.
La mostra Venus: Valentino Garavani, Joana Vasconcelos si presenta come un incontro tanto inatteso quanto perfettamente riuscito tra due universi creativi apparentemente distanti. Da un lato, l’eleganza assoluta e senza tempo di Valentino, simbolo di una bellezza ideale e raffinata; dall’altro, l’estetica ironica, audace e spesso spettacolare di Vasconcelos. Il risultato è un dialogo visivo ed emotivo di grande intensità, capace di coinvolgere lo spettatore a più livelli.
Drag Race, 2023
In questo progetto espositivo, anche la città di Roma gioca un ruolo fondamentale, diventando essa stessa parte integrante dell’esperienza. Tre installazioni monumentali sono state collocate in punti strategici, trasformando il paesaggio urbano in una scenografia viva. Sulla terrazza del Pincio si erge Solitaire #3 (2024), opera che amplifica il senso della promessa d’amore fino a renderla un fatto quasi cosmico. Una piramide rovesciata composta da bicchieri da whisky — tumbler tipici dei club maschili — irradia luce sopra un anello costruito con cerchioni in lega, simbolo potente di una virilità competitiva e automobilistica. L’effetto complessivo è quello di una riflessione sulla monumentalità dei sentimenti e sulla loro rappresentazione.
All’Ara Pacis, invece, si incontra Drag Race (2023), una Porsche 911 Targa Carrera completamente trasformata in un oggetto che sfida ogni classificazione. Il bolide si presenta rivestito da un apparato decorativo iperbarocco: volute lignee intagliate, dorature sfavillanti, imbottiture rosso fuoco. L’automobile perde la sua funzione originaria per diventare una sorta di carro festivo, un trionfo carnevalesco che mescola cultura popolare, ironia e senso teatrale. È un oggetto che celebra la metamorfosi e suggerisce come ogni identità possa essere travestita, amplificata, reinventata.
Strangers in the Night, 2000
In piazza Mignanelli, davanti al palazzo che ospita la mostra, si trova I’ll Be Your Mirror #2 (2019), una gigantesca maschera composta da specchi in cornici barocche. Qui il concetto stesso di maschera viene ribaltato: invece di nascondere, essa riflette e ingloba tutto ciò che la circonda. Il paesaggio urbano, i passanti, lo spettatore stesso diventano parte dell’opera, intrappolati in un gioco infinito di riflessi. L’apparente impenetrabilità della maschera si dissolve, lasciando spazio a un’esperienza immersiva.
All’interno del palazzo il percorso espositivo colpisce immediatamente per la sua forza scenografica. Gli abiti iconici di Valentino — emblemi di perfezione sartoriale — sono inseriti in ambienti costruiti dalle installazioni di Vasconcelos. Tessuti preziosi, ricami elaborati e silhouette impeccabili dialogano con strutture monumentali, materiali inaspettati e giochi di luce che trasformano ogni sala in uno spazio sospeso tra realtà e sogno.
Full Steam Ahead (Red) #1, 2012
Il cuore della mostra risiede proprio in questo equilibrio tra opposti. Le creazioni di Valentino, tradizionalmente associate a un ideale classico di bellezza, vengono reinterpretate attraverso lo sguardo contemporaneo di Vasconcelos, che introduce elementi di ironia e riflessione sull’identità femminile. Non si tratta mai di uno scontro, ma di un confronto fertile, in cui ogni elemento amplifica il valore dell’altro.
Il tema della Venere attraversa l’intero percorso espositivo come un filo conduttore ricco di significati. Non è solo simbolo di bellezza, ma figura complessa, stratificata, talvolta provocatoria. La mostra si interroga su cosa significhi oggi essere femminili, eleganti, libere, proponendo una visione sfaccettata e attuale. In questo contesto, Vasconcelos gioca ironicamente con due ruoli storicamente attribuiti alla donna: quello della prostituta e quello della casalinga.
L’opera Strangers in the Night (2000) rievoca il mondo della prostituzione attraverso un parallelepipedo rivestito internamente di pelle bianca trapuntata e ricoperto all’esterno da fari d’automobile che lampeggiano al ritmo della celebre canzone di Frank Sinatra. È un richiamo diretto a una zona di Lisbona legata a questa realtà, dove l’artista aveva il suo primo studio. Il risultato è un’opera evocativa e insieme perturbante.
Marilyn (AP), 2011
A questo immaginario si affianca quello domestico, rappresentato da Full Steam Ahead (Red) #1 (2012), una scultura cinetica composta da ferri da stiro che emettono vapore, trasformandosi in un totem/trasformer dinamico e sorprendente. Il lavoro domestico diventa spettacolo, presenza scenica, forza visiva.
Anche nelle gigantesche scarpe a stiletto di Marilyn (AP) (2011) si ritrova questo gioco di ribaltamento: al posto delle paillettes, troviamo coperchi e pentole in acciaio inox, tra cui la celebre casseruola Silampos n. 16, oggetto quotidiano delle cucine portoghesi. Allo stesso modo, Red Independent Heart #3 (2008), tradizionale gioiello nuziale in filigrana d’oro o argento, viene reinterpretato utilizzando posate di plastica. Materiali umili e domestici si trasformano in simboli di identità e cultura.
Valkyrie Venus, 2025
La mostra si apre con Valkyrie Venus (2025), installazioni imponenti che accolgono i visitatori con una presenza quasi dominante. Il contrasto tra la loro scala e la delicatezza degli abiti crea una tensione visiva che cattura immediatamente l’attenzione, mentre il percorso si conclude in un ambiente completamente diverso: una sala buia illuminata dalla luce tremolante di migliaia di fiori artificiali, Garden of Eden (2007–2025). Qui lo spettatore entra in uno spazio carico di simbolismo, dove il giardino — tradizionalmente luogo di origine e innocenza — diventa scenario di trasformazione e ambiguità. Le figure femminili evocate — la Fenice, la Prostituta, Cenerentola, la Femme Fatale, la Strega — convivono in un equilibrio instabile. Otto silhouette nere, slanciate e misteriose, popolano lo spazio. Le loro superfici riflettenti, decorate con paillettes e perline, catturano la luce creando giochi di trasparenza che suggeriscono e nascondono il corpo. Non sono semplici decorazioni, ma presenze vive, quasi inquietanti. Al centro, un serpente ricamato su un abito si snoda lungo la schiena, evocando il simbolo per eccellenza della conoscenza e della tentazione.
Questo Eden non è un paradiso rassicurante, ma un luogo di passaggio, dove la femminilità si rivela in tutta la sua complessità: mutevole, enigmatica, profondamente narrativa. Ed è proprio in questa tensione tra bellezza e ambiguità, tra tradizione e innovazione, che la mostra trova la sua forza più autentica.
Red Independent Heart #3, 2008
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