TEATRO SOCIALE

Teatro Sociale

Como (1813)

900 posti

Nel 2013 vennero festeggiati i duecento anni del Teatro Sociale di Como con la pubblicazione di un fascicolo, reperibile in rete, che narra dettagliatamente la storia di questo insigne monumento. In sintesi, fu nel 1764 che nasceva la Società del Teatro che si attivò per far costruire un teatro in legno nel Broletto che già ospitava un locale alla bisogna, ma era una «ben misera cosa». La nuova struttura fu utilizzata fino al 1808 prima di diventare sede dell’archivio notarile. Come sede per un nuovo teatro il prefetto propose alla Società del Teatro, in cambio della rinuncia ai diritti sul salone del Broletto, un’area di proprietà del Demanio, quella del Castello, del luogo delle Rovine, con la fossa adiacente. Dopo molte discussioni e sotto la presidenza di Alessandro Volta nel 1809 venne firmata la concessione e nel 1811 fu bandito l’appalto per i lavori cui seguì l’abbattimento delle due torri del Castello.

In tre anni l’edificio venne completato con i disegni dell’architetto Luigi Canonica che già aveva steso il progetto del Carcano di Milano. Il teatro visto dall’esterno, con la facciata legata alla più stretta tradizione lombarda e il portico esastilo comprendente i due piani e il timpano culminante, non sembrava preannunciare alcuna novità. Anche la sala era assolutamente consona ai dettami della pianta a ferro di cavallo con tre ordini di palchi e gli immancabili camerini, il loggione e ben quattro sale di ridotto. Stando ai documenti dell’epoca, tanto l’interno fece prorompere il pubblico in esclamazioni d’entusiasmo, tanto l’esterno lasciò scettica buona parte degli osservatori.

Nell’anno in cui nascevano Verdi e Wagner veniva dunque inaugurato il teatro il 28 agosto con il metastasiano Adriano in Siria, musica di Marco Antonio Fousera Portugal, cui seguì Li pretendenti delusi, dramma buffo di Giuseppe Mosca, e poi ancora un balletto e una pantomima. La stagione continuò col Demetrio e Polibio di Rossini di cui rese conto Stendhal nel IX capitolo della sua Vie de Rossini. Sull’architettura del teatro il Foscolo scrisse una lettera molto critica firmata Didimo Chierico apparsa sul “Giornale del Lario” il giorno stesso della sua inaugurazione.

Nel 1819 il teatro ospitò una rappresentazione della Cenerentola di Rossini e successi-vamente si esibirono al Sociale di Como Paganini, che soggiornava a Cernobbio, e Liszt, che stava a Bellagio. Nel 1855 la capienza del teatro venne aumentata di 38 nuovi palchi con la costruzione di un quarto ordine e di un loggione al quinto; vennero rifatte le pitture e fu ridecorata la volta del teatro. Nel 1892 arrivava l’illuminazione elettrica. Nel 1984 il teatro chiude per restauri, ma riapre quattro anni dopo. Dal 2002 la gestione del Sociale è passata all’As.Li.Co. di Milano rimanendo la Società dei Palchettisti proprietaria dell’immobile.

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