Luoghi

PRINZREGENTENTHEATER

Aufnahmedatum: April-Juni 2009

Prinzregententheater

Monaco (1901)

1122 posti

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Il Prinzregententheater  è un teatro costruito in stile Art Nouveau a Monaco di Baviera nel quartiere di Bogenhausen. Il teatro è dedicato al Principe Reggente Luitpold. Fu iniziato da Ernst von Possart come sede del festival di Richard Wagner con Ludwig di Baviera. L’architetto fu Max Littmann. L’inaugurazione ebbe luogo il 21 agosto 1901 con Die Meistersinger von Nürnberg.

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Numerose prime hanno avuto luogo qui: da Palestrina di Hans Pfitzner (1917) a Die Harmonie der Welt di Paul Hindemith (1957) a balletti di Egk e Killmayer.

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Dopo i danni subiti nella seconda guerra mondiale dal Nationaltheater diventa sede della Bayerische Staatsoper dal 1944 al 1963. Il 10 novembre 1996 viene riaperto con Tristan und Isolde di Richard Wagner con Hildegard Behrens.f50fd555631de1e4267d52365f1da647

OPERA

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Opera

Malmö (1944)

1508 posti

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Costruito nel periodo 1933-44 dall’architetto Sigurd Lewerentz il teatro dell’opera di Malmö possiede il più grande auditorium della Scandinavia. La forma ad anfiteatro permette un’ottima visibilità da ogni posto. Il palco contiene una grande piattaforma girevole richiesta a suo tempo dal regista tedesco Max Reinhardt.

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Il grande foyer con i suoi spazi aperti e le scale di marmo ospita opere di artisti moderni. Il teatro è la sede della compagnia d’opera della città che presenta una ricca stagione che comprende attività di introduzione dell’opera per i bambini.

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TEATRO CIVICO

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Teatro Civico

Vercelli (1931)

800 posti

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L’idea della costruzione di un teatro dell’aristocrazia vercellese nacque durante il periodo della dominazione francese. La nascita del teatro è da collegarsi alla nascita di una società di nobili cittadini vercellesi che affidò all’architetto Nicola Nervi la progettazione di quello che costituirà il teatro in uso fino agli Anni ’20. L’apertura nel 1872 del Teatro Fachinetti (il futuro Teatro Verdi) provoca una progressiva diminuzione dell’attività del Teatro Civico. Dal 1909, data in cui inizia la propria attività il Cinema Centrale e con la completa monopolizzazione da parte di Facchinetti della prosa teatrale, si assiste al declino del Teatro Civico e alla sua distruzione nel 1923 causata da un incendio doloso che rende inagibile il complesso.

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Nel 1929 vengono iniziati i lavori conclusi il 18 ottobre 1931 con l’inaugurazione celebrata dall’opera Aida di Giuseppe Verdi. Il vero salto di qualità della produzione teatrale si ha però solo verso gli anni ’60 quando inizia la collaborazione con il Teatro Stabile di Torino e successivamente con la fondazione “Circuito Teatrale” di Torino. Per quanto riguarda l’offerta musicale del teatro è da ricordare il Concorso Internazionale G. B. Viotti e il Viotti Festival che ogni mese ospita i più celebri musicisti insieme all’Orchestra della Camerata Ducale.

TEATRO MUNICIPALE

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Teatro Municipale

Piacenza (1804)

1000 posti

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Il Teatro Municipale di Piacenza apre i battenti nel 1804, dopo che un incendio incenerisce il teatro ducale della Cittadella. Sono i nobili piacentini ad avvertire l’esigenza di un nuovo teatro la cui costruzione viene affidata a Lotario Tomba. Molto elegante e pregevole artisticamente la sala piacentina dà ospitalità a circa mille spettatori ed è stata realizzata in stile neoclassico, molto simile a quella del teatro Alla Scala di Milano.

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La forma si presenta più chiusa rispetto a quella classica del teatro all’italiana, un accorgimento che consente al teatro di godere di un’ottima acustica e una migliore visibilità della scena. Al Municipale di Piacenza ogni anno si svolgono tre stagioni, la lirica, la concertistica e quella definita “Altri Percorsi”, generalmente per la prosa.

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TEATRO FRASCHINI

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Teatro Fraschini

Pavia (1773)

409 posti

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Il Teatro dei Quattro Nobili Cavalieri – nome originario del Fraschini – venne pensato per contrastare i capricci del nobile Giacomo Omodei, unico proprietario a Pavia di un teatro, signore abituato a imporre i propri privilegi anche al pubblico, costretto a sottostare a imposizioni quali l’attesa dell’inizio dello spettacolo fino al suo arrivo. Uniti nel 1772 nella Società dei Cavalieri, quattro nobili che condividevano l’amministrazione e la direzione del teatro, affidarono il progetto ad Antonio Galli da Bibbiena, rappresentante di un’antica e prestigiosa famiglia di scenografi-architetti italiani. Il teatro dei Quattro Cavalieri inaugurò la sua prima stagione nel 1773, alla presenza dell’Arciduca Ferdinando d’Austria. Il teatro fu solennemente inaugurato il 24 maggio 1773 con l’opera Il Demetrio, composta dal compositore ceco Josef Mysliveček su versi di Pietro Metastasio. Dopo un secolo, tuttavia, a causa di spese troppo ingenti ed esigui ricavi, la Società rischiò il fallimento e conseguentemente la chiusura del teatro. Per evitare ciò, nel 1869 il Comune di Pavia entrò anche in proprietà materiale dell’edificio, che di lì a poco sarebbe stato rinominato Fraschini, in onore del tenore pavese Gaetano Fraschini. Simbolo della cultura e dell’aggregazione sociale pavese, il Teatro Fraschini è dal 1869 lo spazio comunale deputato alla produzione e fruizione di arte drammatica e musicale della città. Il Teatro, per il suo valore architettonico e artistico, è uno dei monumenti cittadini più prestigiosi. Il teatro Fraschini ha ottenuto il riconoscimento di Teatro di Tradizione nel novembre 2003 con decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali.

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Il Fraschini è un teatro all’italiana, secondo il gusto imperante nel Settecento, esempio artistico della ricerca prospettica del barocco. La pianta della sala è a campana con cassa armonica (soluzione ottimale per l’acustica) ricavata da una galleria non praticabile sotto la platea. Sopra un porticato terreno a bugnato di tipo toscano, si sviluppano tre ordini di palchi (capitelli dorico, jonico composito e attico) e in aggiunta due ordini superiori (quart’ordine a tribuna e il quinto a loggione). Il grande soffitto ligneo recava una pregevole decorazione di A. Savoia, rifatta più tardi dal Bignami. Le due grandi statue ai lati del proscenio, opera di M. Forabosco, rappresentano rispettivamente la Musica e la Poesia. Al second’ordine è presente un forno ancora ben visibile e conservato: la vita teatrale del nobili valicava il limite di assistere agli spettacoli, e si estendeva all’intrattenimento con cene e giochi di società nei palchi di proprietà e nei salottini dei retropalchi. Rimasto miracolosamente intatto nella struttura fin dalle origini, il teatro rischiò una serie di modifiche sostanziali che ne avrebbero snaturato l’armonia e lo stile: come ad esempio il progetto dell’ingegner Coliva di Bologna (1904) che prevedeva la realizzazione di due gallerie, oltre all’innalzamento di una copertura per ampliarne la capienza. Nel Novecento gli interventi hanno riguardato l’atrio principale, la sala del ridotto, l’ampliamento del palcoscenico, nuovi impianti elettrici. Il restauro più sostanziale (che ha interessato l’intero l’edificio) è stato attuato dopo la chiusura nel 1985; nel 1994, completati i lavori, il teatro venne infine riaperto. Gli ultimi restauri hanno valorizzato la struttura architettonica settecentesca armonizzandola alle tonalità ottocentesche e al soffitto del ‘900, e lo hanno riportato ai suoi massimi splendori.

TEATRO MILANOLLO

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Teatro Milanollo

Savigliano (1836)

350 posti

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Il Teatro è stato realizzato su progetto dell’architetto saviglianese Maurizio Eula sul sito che dal 1579 al 1709 era occupato dal Lazzaretto e poi, dal 1745, da un modesto salone teatrale. I lavori si svolsero dal 1834 al 1836 e hanno prodotto un teatro che, come è stato fatto notare in occasione dei recenti restauri, ha anche una facciata, non è cioè parte di un fabbricato con diverse altre destinazioni d’uso. L’inaugurazione nell’aprile 1836 era avvenuta con L’esule di Roma di Donizetti.

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La facciata neoclassica è composta da un cornicione con sovrastante attico. Al piano terreno vi sono nicchie con le statue della Commedia e della Tragedia; l’attico è decorato da un gruppo scultoreo con il Genio della Gloria che incorona Musica e Poesia. L’interno è molto elegante, con due ordini di palchi, galleria e loggione. Il sipario è stato dipinto da Angelo Moja (artista dell’orbita di Pelagio Palagi) con la raffigurazione di Apollo e le Muse sul Parnaso. La sala è ricca di stucchi e dorature. Raffinato il ridotto, con la loggetta dei Musici. Nel 1899 il teatro è stato dedicato alle sorelle Milanollo, grandi violiniste di fama europea.

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TEATRO TOSELLI

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Teatro Toselli

Cuneo (1828)

580 posti

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Nel gennaio 1828 la città di Cuneo acquista il decrepito Casino di Nobili e affida la ristrutturazione all’architetto Carlo Barabino che aveva appena terminato il suo intervento al Carlo Felice di Genova. Rispettando il perimetro esterno del lotto ne rimodella la sala allargandola co un Ridotto al piano superiore e un nuovo scalone. Disegna inoltre una nuova facciata. L’inaugurazione del Teatro Civico avviene la sera di Natale dello stesso anno. Non tutto è terminato: il palco reale sarà approntato l’anno successivo per il passaggio del re Carlo Felice per Nizza. Nel 1849 i lumi a petrolio sono sostituiti con i becchi a gas e successivamente il colore della sala viene modificato: dai delicati toni neoclassici, dove predomina il verde, si passa al cremisi delle tappezzerie e delle cortine con frange dorate.
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Il sipario del 1864 di Gaetano Borgo-Caratti raffigura il capocomico Giovanni Toselli vestito come la maschera Gianduia che avanza verso i grandi tragedi. A fine secolo cambia l’assetto della sala e per ragioni di sicurezza viene soppresso il primo ordine di palchi per realizzare un porticato atto a favorire una via di fuga dalla platea e viene innalzato il soffitto per dare maggior volume al loggione. Nel 1919 Teatro Civico assumerà l’attuale titolo acquisendo il nome del Teatro Toselli demolito in quell’anno. Ulteriori lavori si hanno negli anni 1927-28.

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Nel 1961 il teatro viene chiuso per lavori e riaperto nel 1968 con spettacoli che alternano la prosa alla lirica.

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TEATRO COMUNALE

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Teatro Comunale

Casale Monferrato (1791)

500 posti

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Casale disponeva già di un Teatro Comunale, sorto nello stesso luogo di quello attuale, all’inizio del Seicento, chiamato Trincotto dove nel 1611 avvenne la prima assoluta di Il rapimento di Proserpina di Giulio Cesare Monteverdi; questo primo edificio fu trasformato nel 1673, anno in cui vennero aggiunti gli spalti. Nel 1697, però, il teatro fu chiuso per difficoltà di gestione, per essere ricostruito interamente in legno nel 1703. Nonostante ciò, però, nel 1780 alcuni nobili casalesi commissionarono un nuovo teatro, più grande, all’abate architetto Agostino Vitoli di Spoleto che lo ultimò nel 1786. L’edificio venne inaugurato nel 1791. La sala principale del teatro è un autentico gioiello architettonico, con pianta a ferro di cavallo, classico esempio di teatro all’italiana ed è costituita da una platea e da quattro ordini di palchi più loggione, con parapetti intagliati e dorati tra cui spicca al centro quello reale. Il soffitto è decorato da affreschi, opere dei fratelli Bernardino e Fabrizio Galliari, al centro del quale si trova uno splendido lampadario di cristallo con finiture dorate.

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Il teatro venne chiuso durante il periodo napoleonico e venne riaperto solo nel 1840, dopo essere stato oggetto di lavori di ristrutturazione tra cui nuovi stucchi e dipinti tra i quali quelli di Angelo Moja, che dipinse le Muse sul soffitto circolare. La rappresentazione scelta per l’evento, la Beatrice di Tenda di Vincenzo Bellini, aveva un preciso significato storico in quanto la protagonista della vicenda era la moglie del condottiero casalese Facino Cane. Nel 1861 il teatro viene ceduto dalla Società dei Nobili (che lo aveva fatto costruire) alla Città di Casale, ma una serie crescente di difficoltà di gestione ne impose per più di cento anni la chiusura tanto che negli anni dell’ultima guerra fu persino adibito a magazzino. Solo all’inizio degli anni ottanta il Comune sottopose il teatro ad un attento restauro interno ed esterno che ripristinò il corredo di stucchi, dorature e velluti e nel 1990 fu il grande attore Vittorio Gassman a inaugurare la riapertura del Teatro Municipale con lo spettacolo Brindisi per un teatro. Oggi, con le sue stagioni di prosa, musica e danza, rimane un punto fermo nel panorama culturale casalese.

TEATRO COCCIA

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Teatro Coccia

Novara (1888)

1000 posti

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Il 13 aprile 1873, a Novara, moriva Carlo Coccia, per più di trent’anni maestro di Cappella del Capitolo del Duomo nonché direttore del Civico Istituto Musicale “Brera”. Il Teatro Nuovo, che da tempo richiedeva una sua denominazione, per onorificare degnamente l’insigne musicista, ne assunse il nome il 6 luglio dello stesso anno. Nel 1886 l’antico Teatro Nuovo veniva abbattuto perché ritenuto ormai inadeguato alle richieste dei tempi. A quell’epoca, infatti, la città vedeva una notevole crescita demografica e un’affermazione della borghesia, rivolta sempre più al mondo della cultura, dove l’interesse per gli spettacoli teatrali non si limitava soltanto alle nobili e prestigiose famiglie novaresi, ma coinvolgeva il resto della cittadinanza. Già intorno al 1860 l’architetto novarese Alessandro Antonelli aveva proposto la fusione del Teatro Nuovo col Teatro Sociale, per accorpare in un unico edificio le varie tipologie di spettacoli, ma il maestoso progetto fu giudicato troppo costoso e sproporzionato rispetto alle richieste e alle disponibilità finanziarie cittadine.

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In quell’anno iniziarono i lavori del nuovo Coccia e si usò molto materiale del precedente teatro, che venne demolito quasi completamente. L’inaugurazione del nuovo Teatro Coccia avviene la sera del 22 dicembre 1888, con Gli Ugonotti di Giacomo Meyerbeer, diretti da quello che sarà il direttore più famoso del 900, Arturo Toscanini. Il maestro dirigerà nel teatro novarese anche Aida e La forza del destino. Il 21 dicembre 1893, al Coccia si rappresenta per la prima volta la seconda versione, quella che viene eseguita tuttora, della Manon Lescaut di Puccini. Il nuovo complesso occupava un’area quattro volte maggiore ed era orientato diversamente rispetto al vecchio teatro, con l’entrata sull’attuale via Fratelli Rosselli anziché sull’odierno largo Puccini.

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Il perimetro esterno venne circondato da un porticato in granito rosa di Baveno, con colonne in stile dorico, e da un solo piano con enormi finestroni (alternato, anch’esso, con colonne in stile ionico). Ancora oggi colpisce la grandezza della sala a forma di ferro di cavallo, circondata da tre ordini di ampli palchi, dalla prima galleria e dal loggione, tutti decorati in stile rinascimentale, con una serie di colonne corinzie di ghisa sormontate da una scultura raffigurante un cigno. Vi è anche un’altra sala per spettacoli, chiamata “Piccolo Coccia”, con una capienza di 200 posti. L’ultimo restauro, completato nel 1993, ha riportato i colori originali della sala (velluti in rosa antico, decorazioni color avorio e oro), dopo le modifiche avvenute negli anni 20/30 del secolo scorso, che avevano sostituito le tapezzerie col colore rosso e operato una totale doratura dei parapetti dei palchi.

TEATRO GOBETTI

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Teatro Gobetti

Torino (1842)

220 posti

12231_98426_1L’edificio che ospita il Teatro Gobetti venne costruito tra il 1840 e il 1842 ad opera dell’Accademia Filodrammatica, i cui soci desideravano dotarsi di una sede stabile per le loro rappresentazioni, fino a quel momento allestite nei salotti di palazzi privati. L’inaugurazione ebbe luogo il 21 gennaio 1842 alla presenza del principe Vittorio Emanuele II, con la rappresentazione di una tragedia di Carlo Marengo e di una commedia di Eugène Scribe. Del teatro ci resta una descrizione di Pietro Visetti, che racconta di come il piano terreno, riservato all’accoglienza, si aprisse con una «graziosa saletta ottagona appositamente costruita per servire da camera d’aspetto». Si passava poi ad un grande vestibolo di forma ellittica, da cui partiva una sontuosa scala che raggiungeva il piano superiore: qui si trovavano la sala per gli spettacoli e gli spazi di servizio. Il Visetti si sofferma sul «maestoso proscenio, sorretto da quattro colonne scanalate»; sul soffitto erano scolpiti alcuni cassettoni, oltre a «eleganti emblemi musicali rappresentati sui binari di fianco».

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L’architetto Leoni, autore del progetto, ebbe quindi il merito di ricavare, da locali angusti, un edificio impeccabile nella classicità delle proporzioni. Il Gobetti fu sede della prima esecuzione assoluta dell’Inno di Mameli. Nel 1956 cominciarono i lavori per il primo restauro, affidati all’architetto Mario Augusto Valinotti. Il secondo intervento si rese necessario nel 1984 allo scopo di revisionare tutti i sistemi di sicurezza: la ristrutturazione fu realizzata dagli architetti Luigi e Maria De Abate. La sala teatrale fu inaugurata il 18 aprile 2001 dal debutto dello spettacolo La ragione degli altri di Luigi Pirandello, con la regia di Massimo Castri.

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La sala com’era prima dell’ultimo restauro.