TEATRO COCCIA

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Teatro Coccia

Novara (1888)

1000 posti

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Il 13 aprile 1873, a Novara, moriva Carlo Coccia, per più di trent’anni maestro di Cappella del Capitolo del Duomo nonché direttore del Civico Istituto Musicale “Brera”. Il Teatro Nuovo, che da tempo richiedeva una sua denominazione, per onorificare degnamente l’insigne musicista, ne assunse il nome il 6 luglio dello stesso anno. Nel 1886 l’antico Teatro Nuovo veniva abbattuto perché ritenuto ormai inadeguato alle richieste dei tempi. A quell’epoca, infatti, la città vedeva una notevole crescita demografica e un’affermazione della borghesia, rivolta sempre più al mondo della cultura, dove l’interesse per gli spettacoli teatrali non si limitava soltanto alle nobili e prestigiose famiglie novaresi, ma coinvolgeva il resto della cittadinanza. Già intorno al 1860 l’architetto novarese Alessandro Antonelli aveva proposto la fusione del Teatro Nuovo col Teatro Sociale, per accorpare in un unico edificio le varie tipologie di spettacoli, ma il maestoso progetto fu giudicato troppo costoso e sproporzionato rispetto alle richieste e alle disponibilità finanziarie cittadine.

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In quell’anno iniziarono i lavori del nuovo Coccia e si usò molto materiale del precedente teatro, che venne demolito quasi completamente. L’inaugurazione del nuovo Teatro Coccia avviene la sera del 22 dicembre 1888, con Gli Ugonotti di Giacomo Meyerbeer, diretti da quello che sarà il direttore più famoso del 900, Arturo Toscanini. Il maestro dirigerà nel teatro novarese anche Aida e La forza del destino. Il 21 dicembre 1893, al Coccia si rappresenta per la prima volta la seconda versione, quella che viene eseguita tuttora, della Manon Lescaut di Puccini. Il nuovo complesso occupava un’area quattro volte maggiore ed era orientato diversamente rispetto al vecchio teatro, con l’entrata sull’attuale via Fratelli Rosselli anziché sull’odierno largo Puccini.

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Il perimetro esterno venne circondato da un porticato in granito rosa di Baveno, con colonne in stile dorico, e da un solo piano con enormi finestroni (alternato, anch’esso, con colonne in stile ionico). Ancora oggi colpisce la grandezza della sala a forma di ferro di cavallo, circondata da tre ordini di ampli palchi, dalla prima galleria e dal loggione, tutti decorati in stile rinascimentale, con una serie di colonne corinzie di ghisa sormontate da una scultura raffigurante un cigno. Vi è anche un’altra sala per spettacoli, chiamata “Piccolo Coccia”, con una capienza di 200 posti. L’ultimo restauro, completato nel 1993, ha riportato i colori originali della sala (velluti in rosa antico, decorazioni color avorio e oro), dopo le modifiche avvenute negli anni 20/30 del secolo scorso, che avevano sostituito le tapezzerie col colore rosso e operato una totale doratura dei parapetti dei palchi.

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