Luoghi

TEATRO VITTORIO ALFIERI

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Teatro Vittorio Alfieri

Asti (1860)

750 posti

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Il nuovo Teatro Sociale Vittorio Alfieri, costruito tra il 1858 e il  1860 grazie alla sottoscrizione di 97 azionisti privati, divenne un segno del ruolo che la nuova borghesia urbana esercitava ormai nella vita e nella cultura della città. La necessità di un nuovo e più moderno teatro non era determinata soltanto dalle ambizioni della borghesia astigiana, che vedeva nella proprietà di un palco una manifestazione tangibile del nuovo status sociale, quanto dall’esigenza di avere in città un teatro capiente, funzionale, in grado di attirare le grandi rappresentazioni liriche dell’epoca. Nel 1858, dopo vari tentativi, da parte pubblica e privata, di costruire un nuovo teatro, l banchiere Zaccaria Ottolenghi costituì una apposita società e individuò una nuova area sulla quale edificare la moderna struttura. La sua iniziativa trovò aperta ostilità da parte del Sindaco che, pur non potendo rifiutare la licenza, dichiarò: «Se il Signor Zaccaria riesce a costruire il suo teatro sono pronto, la sera dell’inaugurazione, a mangiarmi il primo scalino dell’ingresso».Venne quindi bandito un concorso cui parteciparono numerosi professionisti; alla fine fu prescelto il progetto di Domenico Svanascini, ispirato al Teatro “Carlo Felice” di Genova: una costruzione a ferro di cavallo per una capienza di 2050 spettatori, con 103 palchi su quattro ordini, più un loggione.Vennero chiamati a contribuire all’opera alcuni tra i più noti artisti del tempo: Costantino Sermo venne incaricato degli affreschi del Ridotto, il cui soggetto rappresenta la caduta di Fetonte, mentre a Francesco Gonin, pittore fra i più celebri dell’epoca, vennero affidate le decorazioni del soffitto, ovvero le Muse e le Arti che, nonché il sipario, rappresentante l’apoteosi di Vittorio Alfieri che, preceduto dalla Fama e circondato dai Geni plaudenti, viene sollevato dai personaggi delle sue opere e sale verso l’immortalità.

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Inaugurato il 6 ottobre 1860 con la rappresentazione del Mosè di Rossini. La mattina dell’inaugurazione l’ineffabile Zaccaria Ottolenghi fece recapitare al Sindaco una lastra di pietra identica ai gradini dell’ingresso del Teatro, con gli auguri di buon appetito. Il teatro visse stagioni di intensa attività, assumendo un ruolo di primaria importanza nella vita cittadina, tanto da spingere i soci ad offrire la proprietà al Comune. Si avvertiva la pressante necessità di trasformare il teatro in un luogo più rappresentativo della società astigiana, un luogo di crescita culturale piuttosto che la sanzione del rango di poche famiglie. Dopo un vano tentativo nel 1903, nel 1911 la trasformazione del teatro venne affidata ad Antonio Vandone, che trasformò radicalmente lo stabile, eliminando l’ultimo ordine di palchi per realizzare una vasta galleria e sostituendo con una gradinata il primo ordine; altri 17 palchi centrali del terzo ordine divennero anch’essi una galleria e diversi palchi del secondo ordine vennero uniti ad altri per realizzarne di più capienti, ampliando anche il foyer, che secondo il progetto, doveva essere l’inizio di una via porticata. Il progetto elaborato dal Vandone non era dettato solo da esigenze culturali, ma anche tecniche. Per il progettista la trasformazione della disposizione dei palchi, che alcune teorie consideravano antiacustici, avrebbe attribuito al teatro astigiano una migliore sonorità, cui avrebbe contribuito anche la realizzazione della buca per l’orchestra. Un teatro così rinnovato divenne, ancora di più, punto di riferimento e sede prestigiosa per gli artisti di fama. La riapertura avvenne il 26 ottobre 1912 con l’opera Isabeau di Piero Mascagni, interpretato da Aureliano Pertile, e con Andrea Chenier di Giordano, mentre nel 1915, nonostante corresse il primo anno di guerra, il teatro vide, subito dopo la prima a Torino, la proiezione del film capolavoro del grande registra astigiano Giovanni Pastrone, Cabiria.

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Il 10 febbraio 1940 lo stabile del Teatro Alfieri divenne definitivamente proprietà comunale. Seguirono anni di affidamento della gestione del teatro a privati, che l’usarono soprattutto come sala cinematografica o sala danze, avviandolo verso un lento declino, nonostante dal suo palco fossero passate grandi compagnie teatrali e i più famosi nomi del tempo. Con gli anni si resero necessari importanti lavori di adeguamento strutturale; a partire dal luglio 1976, anche in considerazione della grande importanza che la cultura ha assunto sotto il profilo economico-sociale, il Teatro Alfieri venne assunto direttamente in gestione dal Comune di Asti e sottoposto, a partire dal 1979, ad estesi lavori di restauro. Con la riapertura il 24 giugno 2002, dopo 22 anni di lavoro e diversi progettisti l’Architetto Paolo Ercole ha portato a termine la Sala Pastrone, piccola sala sotterranea per spettacoli teatrali e rappresentazioni cinematografiche, nonché la ricostruzione del ridotto e degli uffici, mentre l’Architetto Luciano Bosia, con un attento lavoro di recupero del progetto originale, ha provveduto a restituire autenticità storica all’edificio, facendone una struttura moderna e funzionale.

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TEATRO FLORA

Teatro Flora

Penna San Giovanni (1780)

99 posti

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Il Teatro Flora di Penna San Giovanni fu edificato intorno al 1780 all’interno del Palazzo dei Priori grazie all’istituzione di un condominio teatrale, sistema grazie al quale furono creati nelle Marche, tra la fine del Seicento e l’inizio dell’Ottocento, un gran numero di piccoli e grandi teatri, primo fra tutti il Teatro della Fortuna di Fano. Questo modello di teatro barocco in miniatura, pur nelle sue modeste dimensioni, è sicuramente degno di nota sia per la sua rara bellezza, sia per la singolarità della sua struttura che si mantiene intatta con l’originale decorazione da più di duecento anni. L’intera sala teatrale fu realizzata, infatti, quasi interamente in legno dal pittore locale Antonio Liozzi cui si deve sia la struttura, sia la decorazione pittorica caratterizzata da motivi floreali (da qui forse il nome del teatro) e dipinti trompe-l’oeil.

 

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Una serie di esili colonne in legno di pianta esagonale e dipinte con un motivo a finto marmo, sorreggono, rinforzate da un’anima in acciaio, due ordini di palchi con balaustre lignee decorate da finte cornici e sormontate da festoni floreali. Al di sopra della sala il Liozzi, al centro di un complesso gioco di cornici e modanature, sfonda il soffitto ligneo, aprendolo su un cielo azzurro in cui campeggia la dea Flora.

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 Lasciato per anni in disuso ed in stato di abbandono, il teatro Flora è stato recuperato nel 1985. Non esistono fonti storiche scritte dalle quali risulti che la figura femminile, al centro del soffito, sia attribuibile alla dea Flora. Fino al momento del restauro, il teatro veniva ovunque citato come Comunale. La denominazione Teatro Flora compare dopo il 1993, probabilmente coniata da qualche sindaco o amministratore comunale successivi a quella data.

TEATRO COMUNALE

Teatro Comunale

Cagli (1878)

500 posti

All’antico teatro delle Muse, inaugurato nel 1754, il Comune avrebbe sostituito il Comunale la cui costruzione veniva materialmente avviata nel 1871. Venne utilizzato il disegno di Giovanni Santini da Perugia al quale si affiancò, apportando alcune modifiche, l’architetto ingegnere Coriolano Monti. Nel dicembre 1876, con l’ultimazione delle decorazioni, il teatro era terminato. Per l’inaugurazione del 1878 fu appositamente scritta l’opera lirica il Violino del Diavolo di Agostino Mercuri, mentre le dieci scene (fondali e quinte ancora conservate nel palcoscenico) furono realizzate da Girolamo Magnani, lo scenografo preferito da Giuseppe Verdi. Il fronte principale, coronato da un robusto cornicione poggiante su mensole, si inserisce armonicamente nel tessuto urbano grazie all’impiego di elementi classicheggianti quali il bugnato. Ad Alessandro Venanzi va il merito di aver eseguito tutte le decorazioni del teatro, compreso il grande sipario. Le balconate libere dei palchi e del loggione, recano elaborate decorazioni che variano l’una dall’altra. Al secondo ordine la balconata è dedicata agli uomini illustri di Cagli, qui effigiati entro tondi dorati. Alla base dei pilastri, a differenza del primo ordine dove è il Cigno, è posta a tutto-rilievo la Sfinge greca, mentre nel terzo ordine compare l’animale favoloso Pegaso.

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Dominata dalla cromia azzurra è la grande volta dove entro elaborate cornici esagonali sono raffigurate le figure simboliche delle sette arti liberali: GrammaticaDialetticaRetoricaAritmeticaGeometriaAstrologia e Musica. Nei pennacchi delle finte vele si aprono dei tondi nei quali sono i busti a monocromo di grandi personaggi votati alle arti maggiori.

100222539La bocca d’opera reca entro nicchie le statue della Commedia e della Tragedia sotto le quali sono i busti del Goldoni e dell’Alfieri. Il timpano è ornato da un quadrante di un orologio tirato da bighe contrapposte. Nel relativo bozzetto campeggia la scritta esplicativa “L’INVIDO TEMPO VIOLAR NON OSI L’ARA DELL’ARTE”. Conclude la poderosa opera del Venanzi il superbo sipario, ove una folla di armati e cavalieri, di paggi e di alti dignitari attornia il padiglione dell’imperatore Federico Barbarossa che nel 1162 ebbe ad assediare la guelfa Cagli, qui raffigurata sullo sfondo a sinistra. L’episodio ritrae l’imperatore nell’atto di nominare “Ludovico Baglione Duca di Svevia in Vicario perpetuo dell’Imperio sopra la Città di Perugia”. Nel 1998-2002 è stato oggetto di un profondo ed attento restauro.

TEATRO MASINI

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Teatro Comunale Masini

Faenza (1788)

500 posti

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Il Teatro Masini è un perfetto esempio di teatro all’italiana ed è uno degli esempi dell’architettura neoclassica in Italia più rappresentativi. Inaugurato nel 1788, fu costruito per sostituire il precedente teatro dell’Accademia dei Remoti che trovava sede nel palazzo del Podestà. Il palazzo cambiò sede rispetto al progetto originario di Giuseppe Pistocchi che  fu oggetto, nel 1826, di diversi interventi di adeguamento e restauro.

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Nell’arco di tempo fra il 1850 ed il 1869 fu attuato il più corposo e organico progetto di lavori che apportarono modifiche definitive alla struttura.
In tempi recenti (1984-90) il Teatro è stato ristrutturato all’attuale aspetto. In particolare le statue sono state restituite al primitivo colore bianco; le superfici delle pareti dei palchi hanno recuperato l’intonacatura a stucco rosato e si è dato risalto all’azzurro delle fasce ricorrenti fra ordine e ordine nonchè a quella del grande arco scenico e del loggione. Dal 1903 è intitolato al celebre tenore Angelo Masini.

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TEATRO MALIBRAN

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Teatro Malibran

Venezia (1678, 1834)

800 posti

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Progettato da Tommaso Bezzi per volere dei fratelli Vincenzo e Giovanni Carlo Grimani e inaugurato come Teatro San Giovanni durante il carnevale del 1678 con il Vespasiano di Carlo Pallavicino, diventò subito il principale, il più lussuoso e il più stravagante palcoscenico veneziano. Venivano allestite opere sontuose e si esibivano cantanti di alto livello e durante il suo periodo d’oro furono attivi presso questo teatro grandi compositori, come Alessandro Scarlatti e Georg Friedrich Händel. Nel 1737, quando Carlo Goldoni fu posto alla direzione del palcoscenico veneziano, iniziarono ad essere rappresentati anche lavori in prosa (tra questi molti erano sue commedie). Successivamente, a causa della sua notevole grandezza la famiglia Grimani decise nel 1755 di aprire un teatro più piccolo, il San Benedetto. L’apertura di questo nuovo palcoscenico provocò la fine dell’egemonia del San Giovanni che, una volta passato in secondo piano, vide diminuire pian piano il repertorio operistico rappresentatovi.

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A seguito dell’occupazione francese di Venezia, fu fra i pochi teatri veneziani a non dover essere chiuso. Nel 1819 fu venduto ai Gallo, i quali nel 1834 lo restaurarono, ribattezzandolo una prima volta Teatro Emeronittio (in quanto aperto sia di giorno che di notte) e poi una seconda volta, nel 1835, Teatro Malibran, in segno di gratitudine verso Maria Malibran, la grande cantante che l’8 aprile di quell’anno, in quel teatro, aveva interpretato La sonnambula rinunciando al suo compenso. Nel 1849 con il ritorno degli austriaci a Venezia, dopo la famosa resistenza della città lagunare durata quasi un anno, tutti i maggiori teatri del Veneto chiusero per protesta, tranne il Malibran.

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Dopo essere passato nuovamente di mano nel 1886, fu riaperto nel 1913, ma dopo una stagione lirica, fu nuovamente chiuso a causa di alcuni problemi di sicurezza. Fu riaperto per l’ennesima volta nel 1919 e per quasi tutta la prima metà del secolo fu sempre attivo nella rappresentazione di opere, operette, nonché spettacoli cinematografici. Nel 1992 il Comune di Venezia acquistò il teatro e, dopo averlo restaurato e ampliato, lo rimise in attività. A seguito dell’incendio doloso che nel 1996 distrusse il Teatro La Fenice, l’orchestra di quest’ultimo passò provvisoriamente al Malibran, dove furono allestiti diversi spettacoli che rivalutarono l’antico teatro veneziano, diventato recentemente la seconda sede della Fenice dopo la riapertura del 2001.

 

TEATRO BONCI

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Teatro Bonci

Cesena (1846)

800 posti

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Tre anni dopo l’inizio dei lavori progettati dall’architetto Vincenzo Ghinelli, il Teatro Comunale di Cesena fu inaugurato il 15 agosto del 1846  con la Maria di Rohan di Gaetano Donizetti e con il balletto Beatrice di Gand, con la famosa Fanny Elssler come protagonista. Subito si distinse per la rappresentazione delle migliori produzioni drammatiche e liriche, testimoniate dalla presenza di prestigiosi interpreti italiani del periodo. Il teatro fu dedicato al grande tenore cesenate Alessandro Bonci dopo le sue esibizioni nel 1904 e 1927. In occasione del 150º anniversario della sua inaugurazione, il 25 gennaio 1996, fu riaperto al pubblico dopo un restauro. Dal 2001 è una delle sedi principali di produzione teatrale dell’Emilia Romagna Teatro.

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Il Teatro Alessandro Bonci è di chiara derivazione “piermariniana”: la facciata presenta un portico in bugnato al primo ordine, colonnato ionico al secondo ordine e una ricca decorazione ad opera del bolognese Gaetano Bernasconi. Sulla facciata si trovano sette figure mitologiche racchiuse in riquadri: Ercole dio della forza, Calliope musa del poema eroico, Venere dea dell’amore, Apollo dio delle arti, Talia musa della commedia, Melpomene musa della tragedia, Clio musa della storia, e un timpano triangolare con l’allegoria del Savio e del Rubicone, e lo stemma della città al centro. Sul fianco destro sono poste due formelle con Tersicore e Bacco, su quello sinistro Polinnia e Bacco. Entrati dal portale principale ci accoglie un vestibolo con il busto di Alessandro Bonci. La struttura interna del teatro è a ferro di cavallo, all’interno si trovano una platea, quattro ordini di palchi e un loggione. Il sipario e il lampadario sono copie degli originali.

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Le decorazione all’interno sono opera del ferrarese Francesco Migliari. Sul soffitto si possono ammirare quattro riquadri con scene della Divina Commedia (L’incontro di Dante e Virgilio con le Furie, Il Conte Ugolino che vede morire i figli, Dante e Virgilio al Purgatorio e L’apparizione del Padre Eterno) intervallate da quattro medaglioni che rappresentano la musa del melodramma, della tragedia, della musica e della poesia.

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TEATRO DELLA FORTUNA

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Teatro della Fortuna

Fano (1863)

595 posti

Teatro-della-Fortuna-interno-3632-legL’attuale teatro, a cui fa da facciata l’antico Palazzo del Podestà fondato nel 1299, fu eretto su progetto dell’architetto modenese Luigi Poletti tra il 1845 e il 1863 sostituendo l’antico celebre teatro omonimo eretto dal famoso scenografo e scenotecnico fanese Giacomo Torelli tra il 1665 e il 1677. L’odierno teatro fu gravemente danneggiato nel corso della seconda guerra mondiale (estate del 1944) dal crollo dell’adiacente torre civica e da spezzoni incendiari caduti sul tetto della sala. Solo dopo cinquantaquattro anni dalla sua forzata chiusura, nella primavera del 1988, il teatro è stato riaperto al pubblico, dopo le lunghe e complesse operazioni di restauro e ristrutturazione che ne hanno preservato l’antico aspetto pur rinnovandone tutti gli impianti e le attrezzature tecniche.teatro01 Assai bella è la neoclassica sala degli spettacoli, Sala Poletti, dotata di ogni comodità e decorata con esemplare signorilità. Essa dispone di tre ordini di palchi a sporgenze degradanti in ritiro e di un capace loggione a balconata. Caratteristico è l’alto basamento anfiteatrale che regge la sporgenza del primo ordine, ampio e decorato da piccole chimere alte. Qui, retrostanti di un metro circa, si elevano i pilastri che reggono la sporgenza del secondo ordine e sostengono un peristilio d’ordine corinzio su cui si impostano il fregio e la cornice della trabeazione, coronata da attico decorato da statue, che funge da parapetto al loggione.aperture-a-pasqua-e-pasquetta-al-teatro-della-fortuna-di-fano-lafanodioggi-2015A metà circa dell’altezza, fra un fusto e l’altro delle colonne, una impalcatura con elegante parapetto a grata delinea il terzo ordine. È di gradevole effetto il motivo classico del traforo che si presenta nel ricordato parapetto del loggione e ben si presta ad evitare il ripetersi monotono dei parapetti a fascia che caratterizzano invece i due ordini realizzati, su disegno del Poletti, dal plasticatore urbinate Giuliano Corsini. Agli stessi si deve anche il disegno e la realizzazione del motivo a corone concentriche della volta (ora fedelmente rifatta perché andati distrutti nel ‘44) nei cui riquadri campeggiano,a vivaci tempere del pittore romano Francesco Grandi, i “Fasti di Apollo” e altre immagini mitologiche. Del Grandi si è salvato il grande sipario che raffigura un immaginario ingresso dell’Imperatore Cesare Ottaviano Augusto nell’antica Colonia Iulia Fanestris.
Teatro-della-Fortuna-Foyer-interno-1Altri dipinti, conservati purtroppo solo in parte, sono nelle volte a lunette del primo atrio, opera dei fratelli Gioachino e Mariano Grassi, mentre nella saletta della biglietteria la volta a crociera conserva l’unico scomparto superstite di quelle che furono le decorazioni cinquecentesche e ‘raffaellesche’ dell’antico loggiato del Palazzo del Podestà.Teatro-della-Fortuna-Foyer-interno-2

 

OPERA HOUSE

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Opera House

Boston (1928)

2677 posti

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Il Boston Opera House con la sua opulente decorazione fu costruito originariamente dall’architetto Thomas W. Lamb come lussuoso cinema e chiamato B.F. Keith Memorial Theatre. Inaugurato nell’ottobre del 1928 ospitò proiezioni cinematografiche e spettacoli di vaudeville.

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Nel 1965 la Sack Theaters acquistò il teatro e con l’aggiunta di un’altra piccola sala ricavata nello spazio del palcoscenico e separata da un muro di mattoni all’altezza del proscenio divenne il  Savoy Theater. Nel 1980 la  Sarah Caldwell’s Opera Company vi fece la sua sede e fu ribattezzato Boston Opera House. Dopo un decennio di utilizzo la compagnia fallì nel 1991 abbandonando l’edificio al decadimento per mancanza di riscaldamento e infiltrazioni d’acqua. Nel 1996 la compagnia ne cedette la proprietà alla città.

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Con il sostegno del sindaco Thomas Menino e del senatore Edward Kennedy, la Clear Channel Company rinnovò il teatro non senza incontrare problemi con i condomîni confinanti. Riaperto il 16 luglio 2004 con lo spettacolo di Broadway The Lion King, da allora ospita musical, concerti e balletti. Nonostante il contratto con la città imponesse l’opera per almeno due settimane all’anno, nessuno spettacolo lirico è stato finora programmato.

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Il teatro, ora di proprietà della Boston Opera House Ventures è soprattutto utilizzato dalle produzioni della  Broadway Across America, ma dal 2009 è sede del Boston Ballet che ogni anno mette in scena il suo Schiaccianoci nel periodo di Natale.

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TEATRO MARIO DEL MONACO

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Teatro Mario del Monaco

Treviso (1869)

650 posti

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Il primo teatro trevigiano fu aperto nel 1692 per iniziativa del conte Fiorino Onigo. Si trattava di un tipico teatro all’italiana, con più ordini di palchi, e sorgeva dove si trova l’edificio attuale. Propose per diversi anni un buon repertorio, apprezzato dai nobili veneziani che villeggiavano in città e nelle campagne circostanti. Tuttavia, a partire dal 1713, cominciò a decadere fino ad essere abbandonato del tutto. Qualche tempo più tardi, grazie all’interessamento del conte Guglielmo Onigo, l’edificio venne praticamente riedificato su disegno di Antonio Galli da Bibbiena, già progettista del Teatro comunale di Bologna; la facciata e l’atrio furono invece ideati da Giovanni Miazzi. Nel 1766 fu nuovamente inaugurato con la prima del Demoofonte di Pietro Guglielmi su libretto del Metastasio. L’edificio appartenne ancora agli Onigo sino al 1846, anno in cui fu ceduto alla Società dei Palchettisti (e fu per questo noto come Teatro Sociale).

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Dopo vicende alterne, il vecchio teatro Onigo venne distrutto da un incendio il 2 ottobre 1868. Pare che a causare l’incendio non furono le lumiere a petrolio, ma il custode del teatro, tale Triaca, che si serviva del palcoscenico per la sua attività di pirotecnico dilettante. La sala attuale fu progettata dall’architetto Andrea Scala, autore, tra gli altri, dei teatri di Udine, Trieste e Pisa. Le decorazioni pittoriche si devono al triestino Stella ed a Federico Andreotti, quelle in stucco allo scultore Fausto Asteo. Le balaustre dei palchi e il boccascena sono decorati con tessuti dal disegno rococò trapunto di perle dorate di Murano. La facciata è quella dell’edificio originale e reca ancora nella trabeazione la firma del Miazzi. L’inaugurazione della nuova sala del Teatro di Società ebbe luogo nell’ottobre 1869 con il Faust di Charles Gounod.

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Dal 1931 unico proprietario è il comune di Treviso. Nel 1945, pressato dalla disperata situazione post-bellica, l’amministrazione comunale decise di alienare il Teatro – ormai noto come Comunale – a privati. Dopo cinque anni il Tribunale di Treviso dichiarò inefficace la vendita e il Comune ritornò definitivamente proprietario dell’immobile. Al Comunale, riconosciuto per legge tra i ventiquattro teatri italiani “di tradizione”, fa capo, a partire dal 1969, il Concorso Internazionale “Toti Dal Monte”. Dal 2011 il teatro è intitolato al tenore Mario del Monaco.

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VOLKSOPER

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Volksoper

Vienna (1898)

1575 posti

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La Volksoper è uno dei maggiori teatri d’opera di Vienna. Venne costruito nel 1898 come Kaiser-Jubiläums-Stadttheater, che all’inizio rappresentava soltanto opere di prosa. Nel 1904 dopo l’inaugurazione con Der Freischütz diretta da Alexander von Zemlinsky, la programmazione venne arricchita anche con rappresentazioni di opere ed operette. Le prime rappresentazioni viennesi di Tosca e di Salome avvennero alla Volksoper nel 1907 e nel 1910 rispettivamente. Cantanti famosi come Maria Jeritza e Richard Tauber calcarono il suo palcoscenico; il direttore Zemlinsky fu il primo direttore stabile nel 1906.

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Negli anni della prima guerra mondiale la Volksoper mantenne una posizione di prestigio come secondo teatro d’opera di Vienna, ma dopo il 1929 focalizzò il suo repertorio quasi esclusivamente sull’operetta. Dopo la seconda guerra mondiale divenne una sala alternativa alla devastata Wiener Staatsoper riaprendo il 1º maggio 1945 con Le nozze di Figaro diretta da Josef Krips. Nel 1955, dopo la ricostruzione della Staatsoper, tornò al suo antico ruolo di rappresentazione di opere, operette e musical.

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