Frank Siera

Ritratto

Romaine Brooks, La marchesa Casati, 1920 circa

Willem Jeths, Ritratto

★★★★☆

Amsterdam, Muziektheater, 21 marzo 2020

(registrazione video)

La “vatessa” Luisa Casati, musa egoista

La semplice tomba nel Brompton Cemetery della marchesa Luisa Casati riporta inciso un verso dell’Antony and Cleopatra di Shakespeare: «Age cannot wither her, nor custom stale her infinite variety» (1).

Personaggio leggendario ed eccentrico degli anni ’10 del secolo scorso, amante di Gabriele d’Annunzio, proprietaria del palazzo Venier de’ Leoni veneziano in cui organizzava memorabili feste mondane e nel cui giardino ospitava pavoni e un ghepardo con cui passeggiare di notte in piazza San Marco nuda sotto un mantello mentre il suo teatrale passaggio veniva illuminato dalla torcia tenuta in mano da un servo nubiano dalla pelle dipinta d’oro, Luisa Amman, divenuta marchesa Casati Stampa di Soncino, era morta a Londra in miseria nel 1957 dopo aver dilapidato il suo enorme capitale. Era nata nel 1881 ed era stata ai suoi tempi la donna più ricca d’Italia.

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La sua figura è l’ispirazione per Ritratto (il titolo originale è in italiano), opera in sette scene di Willem Jeths, compositore olandese classe 1959. È il suo terzo lavoro per il teatro dopo Hôtel de Pékin – Dreams for a Dragon Queen con cui è stato inaugurato il nuovo teatro d’opera di Enschede nel 2008 e The Tell-Tale Heart (2018)  ovviamente sul testo di Allan Poe. Jeths è tra i più rinomati compositori dei Paesi Bassi ed è stato “Eerste Componist des Vaderlands” (primo compositore nazionale) nel periodo 2014-2016.

Probabilmente Ritratto è la prima opera il cui debutto è saltato a causa della pandemia di coronavirus che ha fatto chiudere tutti i teatri nel mondo. Un’opportuna registrazione video della prova generale ha fatto sì però che il lavoro possa essere visto – e da un numero molto maggiore di persone di quelle che avrebbero assistito dal vivo al teatro dell’opera di Amsterdam.

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Festa dalla Casati a Venezia: tra gli invitati vi sono Serghei Diaghilev, Man Ray, Kees van Dongen, Filippo Marinetti, Jacob Epstein, Gabriele d’Annunzio, Romaine Brooks. Sulle parole del secondo manifesto futurista «Uccidiamo il chiaro di luna», gli artisti del tempo intrattengono la padrona di casa. D’Annunzio le dichiara il suo amore con la romanza «Siete per me come un giardino chiuso», ma presto gli echi della Prima Guerra Mondiale fanno il loro ingresso in questo mondo isolato e Marinetti scalda gli animi con la “marcia del cannoneggiamento” e i suoi «bum, pum, cing, ciak, zang, tumb, rumb, tuuuuum». Inutilmente la pittrice Romaine Brooks cerca di riportare alla realtà la donna che pensa solo all’illusione dell’arte. Neanche gli uscieri che pignorano tutti i suoi beni o i soldati feriti che cercano rifugio nel suo palazzo riescono a distoglierla dall’idea di trasformare sé stessa in un’opera d’arte vivente. Si fa ritrarre nuda dalla Brooks nei suoi tipici toni grigi ma accusa la pittrice di non averla dipinta bella. «Ho dipinto la verità» le risponde. Sempre più invasata («hai reso arte la realtà») la Casati chiede un coltello per tagliare la pelle e metterla nel dipinto per renderlo ancora più vero. In piena follia si vuole cavare gli occhi per inserirli nel ritratto. Romaine Brooks fugge inorridita. Ricompare Gabriele d’Annunzio, che lei chiama Ariel, vantandosi delle sue imprese belliche e delle sue disgustose pratiche erotiche. Rimasta sola e cieca vede finalmente la realtà: «We made ourselves into monsters […] No one warned me the truth was going to be this painful» (2). Anche il domestico Garbi, l’unico amico che le sia rimasto fedele, prende coscienza della realtà. A lui spettano le ultime parole sulla donna morta il cui spirito si libera dal corpo: «Life knocked you out | your fate was sealed | your blind eyes | behold more reality than ever before | and you found comfort | in both truth and fantasy. | Fantasia e verità» (3).

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Il libretto italo-inglese-francese di Frank Siera viene utilizzato dal compositore per un’eclettica partitura dove Čajkovskij-Ravel-Strauss-Puccini-Mahler-Britten sono più o meno esplicitamente citati o ricreati. Nel flusso musicale sottilmente tonale c’è spazio anche per marcette e canzoni quali Giovinezza, il sottofondo musicale del fascismo italiano. La direzione musicale di Geoffrey Paterson alla guida della Amsterdam Sinfonietta, un complesso ormai trentennale di 22 musicisti, mette in luce le particolarità timbriche e melodiche della musica di Jeths. Il cast, proveniente quasi interamente da De Nationale Opera Studio, si rivela di eccellente livello. Fra tutti ricordiamo il soprano Verity Wingate nell’impegnativa ed estenuante parte della marchesa Casati in cui si cala con dedizione e memorabili risultati sia dal punto di vista scenico che vocale; il mezzosoprano Polly Leech è la sensibile Romaine Brooks, la pittrice innamorata; il tenore Paride Cataldo sostiene con spavalderia la parte del Vate, ma forse un pizzico di ironia in più non avrebbe fatto male.

La regia di Marcel Sijm nella prima parte è un delirio camp-futurista: la festa veneziana è occasione per una fantasia straboccante di costumi (Jan Taminiau) e di scene oniriche (Marc Warning) immerse nella magia delle luci di Alex Brok. I personaggi si esprimono con le movenze dettate da Zino Ainsly Schat che si ispira non poco al vogueing di Madonna.

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Più lineare e drammaticamente coinvolgente la seconda parte, quando la scena diventa meno affollata di cose e personaggi. Qui la Casati passa (un po’ troppo) improvvisamente da ninfa egeria (“musa egoista” si autodefinisce) e opera d’arte vivente (che col senno di poi rivela tutta la sua ridicola assurdità), a donna vera e sola che si interroga sul significato della sua esistenza.

Sia a livello visivo che musicale Ritratto, con tutti i suoi rimandi iconografici e sonori, è uno spettacolo che non è facile dimenticare. È mancato alla prova del pubblico, chissà se in futuro verrà riproposto e se reggerà al giudizio critico e popolare.

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(1) «L’età non può appassirla, né l’abitudine rendere insipida la sua infinita varietà». È quanto dice di Cleopatra Domizio Enobarbo a Mecenate: la donna è straordinariamente attraente per gli uomini non tanto per la sua bellezza quanto per la sua affascinante imprevedibilità e gamma di stati d’animo.

(2) Ci siamo trasformati in mostri […] Nessuno mi ha avvertito che la verità sarebbe stata così dolorosa.

(3) La vita ti ha messo al tappeto, il tuo destino è stato segnato. I tuoi occhi ciechi ora vedono più realtà che mai e hai trovato conforto sia nella verità che nella fantasia.

Luisa Casati nel 1922 – Fotografo sconosciuto

Luisa Casati nel 1922 – Fotografo sconosciuto

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Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Casati, 1908

La Marchesa Luisa Casati con penne di pavone – Opera di Luigi Boldini

Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Casati con piume di pavone, 1911-13