Pierre-Joseph Bernard

Castor et Pollux

51KxpEyoe-L

 ★★★★☆

Spettacolo visivamente affascinante, ma algido

Produzione che segue quella dello Zoroastre con lo stesso direttore (Christophe Rousset), la stessa orchestra (Les Talens Lyri­ques), lo stesso regista (Pierre Audi) e lo stesso coreografo (Amir Hosseinpour). Registrazio­ne effettuata nel moderno Mu­ziektheater di Amsterdam nel gennaio 2008. Unica edizione in DVD di questo titolo.

Terza opera di Rameau dopo Hippolyte et Aricie e Les In­des Galantes, la tragédie lyrique Castor et Pollux, tragedia in musica di Jean-Philippe Rameau su libretto di Pierre-Joseph Bernard (detto Gentil-Bernard), andò in scena all’Académie royale de musique di Parigi nel 1737, per poi essere profondamente rielaborata nel 1754. Quest’ultima versione, oggi la più eseguita, segna uno snodo decisivo nella storia dell’opera francese del Settecento, coniugando rigore formale e intensa espressività drammatica.

Ispirata al mito dei Dioscuri, l’opera mette in scena il contrasto tra Castore e Polluce, uniti da un legame fraterno che diventa il vero motore tragico dell’azione. Alla dimensione eroica si intreccia quella amorosa: Telaira, promessa a Castore, e Phoebe, innamorata di Polluce, incarnano passioni contrastanti che amplificano il conflitto e ne determinano gli esiti.

Prologo. Si celebra la fine della Guerra di successione polacca, in cui era stata coinvolta la Francia. Nel prologo, Venere sottomette Marte con l’aiuto di Minerva.
Atto 1. Nonostante siano fratelli gemelli, uno di loro (Pollux) è immortale e l’altro (Castor) è mortale. Sono entrambi innamorati della principessa Télaïre, ma lei ama solo Castor. I gemelli hanno combattuto una guerra contro un re nemico, Lyncée. L’atto si apre con una scena della tomba in cui un coro di spartani piange la morte del loro re Castor ucciso da Lyncée. Solo con il cadavere di Lyncée ai suoi piedi, Pollux proclama vendicato suo fratello. L’atto si conclude con un lungo recitativo in cui Pollux professa il suo amore per Télaïre
Atto II. Pollux esprime le sue emozioni contrastanti. Se fa quello che dice Télaïre e riesce a persuadere Giove a riportare in vita suo fratello, sa che perderà la possibilità di sposarla. Ma alla fine cede alle sue suppliche. Giove scende dall’alto e Pollux lo prega di riportare in vita Castore. Giove risponde che non ha il potere di alterare le leggi del destino. L’unico modo per salvare Castor è che Pollux prenda il suo posto tra i morti. Pollux, disperando di non vincere mai Télaïre, decide di andare negli Inferi. Giove cerca di dissuaderlo con un balletto dei piaceri celesti guidato dalla dea della giovinezza, ma Pollux è risoluto.
Atto III. Il palcoscenico mostra l’ingresso agli Inferi, sorvegliato da mostri e demoni. Phébé riunisce gli Spartani per impedire a Pollux di entrare nella porta degli Inferi. Pollux rifiuta di farsi dissuadere, anche se Phoebe dichiara il suo amore per lui. Quando Télaïre arriva e vede il vero amore di Pollux per lei, Phoebe si rende conto che il suo amore non sarà corrisposto. Chiede ai demoni degli Inferi di impedirgli di entrare. Pollux combatte i demoni con l’aiuto del dio e discende nell’Ade.
Atto IV. La scena mostra i Campi Elisi negli Inferi. Lo splendido ambiente non può confortare Castor per la perdita di Télaïre, né può farlo un Coro di Spiriti Felici. È stupito di vedere suo fratello Pollux, che gli racconta del suo sacrificio. Castor dice che coglierà l’occasione per rivisitare la terra dei vivi per un giorno solo in modo da poter vedere Télaïre per l’ultima volta.
Atto V. Castor torna a Sparta. Quando Phébé lo vede, pensa che Pollux sia morto per sempre e si suicida in modo da poter unirsi a lui negli Inferi. Ma Castor dice a Télaïre che ha intenzione di rimanere in vita con lei per un solo giorno. Télaïre lo accusa amaramente di non averla mai amata. Giove scende in una tempesta per risolvere il dilemma. Dichiara che Castor e Pollux possono entrambi condividere l’immortalità. L’opera si conclude con la fête de l’univers in cui le stelle, i pianeti e il sole celebrano la decisione del dio ei fratelli gemelli vengono accolti nel firmamento come la costellazione dei Gemelli.

Nella revisione del 1754 il prologo fu completamente tagliato; non era più politicamente rilevante e la moda per le opere che avevano prologhi si era estinta. L’opera non inizia più con il funerale di Castor; fu creato un Atto I completamente nuovo che spiega i retroscena della storia: Télaïre è innamorata di Castor ma è promessa sposa a Pollux, che è pronto a cederla a suo fratello quando lo scoprirà. Le celebrazioni del matrimonio vengono violentemente interrotte da Lyncée e scoppia una battaglia in cui Castor viene ucciso. Gli atti Tre e Quattro furono fusi e l’opera nel suo insieme accorciata tagliando una grande quantità di recitativo.

Rameau costruisce un linguaggio musicale di straordinaria modernità, in cui l’orchestra assume un ruolo drammaturgico centrale. Cori, danze e interludi non sono meri ornamenti, ma articolano il racconto, alternando solennità rituale e slancio patetico. In Castor et Pollux la tragedia lirica francese raggiunge un equilibrio raro tra mito, sentimento e architettura musicale, anticipando sensibilità che guardano già oltre il classicismo.

La storia dei due fratelli che vengono trasformati da Giove in una costellazione del firmamento non è però di quelle che catturi­no la nostra passione e la regia astratta e minimalista non fa mol­to per renderci più parte­cipi della vicenda. Scene, costumi e luci citano infatti le stilizzate messe in scena di Robert Wilson delle opere di Gluck, eleganti e visivamente sugge­stive, ma non trasci­nanti emotivamente. Al lento incedere dei personaggi che attraversano il vuoto della enorme scena del teatro olandese (anche il bravissimo coro manca: canta nella fossa dell’orchestra) si contrappongono i mo­vimenti dei ballerini, con quei gesti a scatti cui ci ha abituato la mo­dern dance, ma che non sempre sono coerenti con i ritmi del­le ga­votte e dei menuet del compositore francese.

La musica è per di più solenne e il canto declamato, ma nel­la partitura non mancano momenti di grande lirismo, special­mente nelle arie dei personaggi femminili, qui egregiamente so­stenuti da due interpreti, Anna Maria Panzarella e Véronique Gens, che però, come ha già fatto notare qualcuno, avrebbero dovuto scambiarsi i ruoli. Nobile ed espressiva la voce del Pollux di Henk Neven, men­tre quella del Castor di Finnur Bjarnason è monotona, urlata e di incerta dizione. Buoni gli altri interpreti e la direzio­ne orchestrale.

Tra il pubblico si vede la Regina Beatrice d’Olanda.