Thomas Corneille

Médée

Marc-Antoine Charpentier, Médée

Parigi, Palais Garnier, 7 maggio 2024

★★★★★

(video streaming)

Ritorno dopo dopo 300 anni d’assenza nella sala in cui fu creata

Compositore di musica prevalentemente sacra – 12 messe, uno sterminato numero di composizioni liturgiche, mottetti, salmi, oratorii, 4 Te Deum Marc-Antoine Charpentier (1643-1704) è anche autore di cantate profane, arie “sérieux et à boire”, pezzi strumentali e lavori per il teatro: pastorali, opere da camera, la “tragédie biblique” David et Jonathas e infine la “tragédie lyrique” Médée che rimane l’unica sua vera opera. La prima del 4 dicembre 1693 non ebbe molto successo e fu questo il motivo per cui Charpentier abbandonò il genere. 

Médée è stata eseguita raramente nei due secoli seguenti, ma ultimamente è oggetto invece di numerose riprese, a partire dal 1984 quando al Festival d’Automne di Parigi fu messa in scena da Robert Wilson. Nel 1989 allo Châtelet fu diretta in versione di concerto da William Christie, che l’aveva registrata su disco cinque anni prima, e nel 1994 a Lisbona ancora Christie dirigeva la produzione di Jean Marie Villégier, mentre negli anni 2002-2005 era Hervé Niquet che la faceva ascoltare a Toronto e Parigi. Il regista Pierre Audi la mise in scena nel 2012 al Théatre des Champs Élysées, Andreas Homoki a Zurigo nel 2017 e Sir David McVicar al Coliseum di Londra nel 2013, in inglese, produzione ripresa a Ginevra nel 2019 e che ora approda a Palais Garnier concertata dallo stesso Christie. Sulla direzione del glorioso direttore americano e protagonista della riscoperta della musica di Charpentier c’è poco da aggiungere. Quella della Médée è una partitura di cui conosce i minimi particolari e che ricrea in tutta la sua sonora sontuosità, drammaticità o leggerezza, grazie al contributo prezioso della compagine orchestrale Les Arts Florissants, che non a caso porta il titolo dell’“idylle en musique” del 1685 dello stesso compositore francese.

Colpisce all’inizio per la sua figura minuta, ma presto il mezzosoprano Léa Desandre si impadronisce del personaggio trasfigurandosi in una Médée di grande modernità e forza espressiva. La grande tecnica e la voce calda e ricca di sfumature sono al servizio di una interpretazione impeccabile per stile e con una gamma di stati emotivi ampia e sempre molto controllata. A ciò si aggiunge un costante coinvolgimento teatrale che la porta a un efficace gioco corporeo quando si fa possedere dalla magia infernale e si dimostra anche un’abile ballerina nella danza delle Furie.

La parte scritta per haute-contre di Jason è affidata alla voce chiara e luminosa di Reinoud van Mechelen, il tenore belga che sa combinare una proiezione vocale di tutto rispetto che non compromette però la morbidezza e l’eleganza della linea del canto. Solo la recitazione è un po’ rigida. Questo non è un problema del sapido Créon di Laurent Naouri, maestro degli effetti drammatici che passa con disinvoltura dall’orgogliosa arroganza del re alla vulnerabilità quasi clownesca del padre umiliato da Médée, un personaggio contrastato a cui la regia conferisce un amore filiale caratterizzato da un’ambiguità inquietante. Né del disinvolto Oronte di Gordon Bintner. Créuse è il soprano Ana Vieira Leite, che con il suo timbro cristallino sa passare efficacemente dalla frivolezza giovanile alla vittima innocente torturata dal tormento letale procurato dalla veste regalatale dalla rivale. Fra i tanti comprimari meritano una citazione la Nérine di Emmanuelle de Negri, Mariasole Mainini (Un’italiana), Élodie Fonnard (Cléon), Julie Roset (Amour) e poi il coro di Les Arts Florissants, diretto da Thibaut Lenaerts, impeccabile per precisione e dizione, sia che canti dietro le quinte che di persona sul palco.

Sir David McVicar traspone la vicenda in Inghilterra, negli anni della Seconda Guerra Mondiale. La scenografia, disegnata da Bunny Christie, che disegna anche i sontuosi costumi, mostra l’elegante interno degli uffici dell’esercito dove Jason diventa per l’occasione un capitano di marina e Oronte appartiene all’aviazione, una rivalità facile ma efficace. Il divertissement del secondo atto è trasformato in un cabaret con Amour che scende da un aereo militare rosa ricoperto di paillette, il tutto nell’intelligente disegno luci di Paule Constable. A ciò si aggiungono le umoristiche coreografie di Lynne Page che mescolano argutamente danza classica e jazz. Dopo le farsesche parate militari, le sanguinarie Furie che escono dall’Inferno con i fantasmi “zombie”, nel finale Médée ascende nel fumo di una città che ha saccheggiato con fuoco e sangue. 

Uno spettacolo imperdibile per la straordinaria intelligenza teatrale e il gioco attoriale, oltre che alla magnificenza musicale. La registrazione video è attualmente disponibile su ArteTV.

Médée

Médée-Bâle-2

Marc-Antoine Charpentier, Médée

Basilea, Theater, 21 gennaio 2015

★★★☆☆

(live streaming)

Una Médée quasi splatter

104 anni prima di Cherubini Marc-Antoine Charpentier mette in musica la vicenda di Medea (1). Il 4 dicembre 1693 all’Opéra di Parigi viene infatti rappresentata Médée su libretto di Thomas Corneille – fratello del più famoso Pierre il quale aveva scritto la tragedia omonima nel 1635 – e unica tragédie-lyrique di Charpentier. In platea il re Luigi XIV in persona accorda la sua benevola approvazione all’opera del maître de musique del duca di Chartres.

Atto 1. Giasone e Medea, inseguiti dal popolo della Tessaglia a causa dei crimini di Medea, hanno cercato rifugio a Corinto. Medea è preoccupata che Giasone si allontani da lei. Giasone afferma di aver bisogno di vincere le grazie della principessa Creusa così il suo affettuoso padre, il re Creonte, li proteggerà. Suggerisce a Medea di regalare a Creusa una bella veste. Dopo che Medea se ne va, Giasone confida di essere davvero innamorato di Creusa ma teme la reazione di Medea. Creusa dovrebbe sposarsi con Oronte, principe di Argo, che ora arriva a Corinto con il suo esercito. Tuttavia, re Creonte dice a Giasone che lo preferirebbe come genero. Giasone guida l’esercito corinzio e argivo alla vittoria contro i Tessali.
Atto 2. Creonte dice a Medea che non la consegnerà ai suoi nemici, ma lei deve lasciare Corinth. Giasone e i suoi figli rimarranno con lui. Medea protesta di aver commesso quei crimini solo per amore di Giasone, ma Creonte risponde che il popolo di Corinto vuole che se ne vada. Medea consegna i suoi figli a Creusa. Creusa confessa il suo amore a Giasone.
Atto 3. Oronte promette a Medea rifugio ad Argo se riesce a organizzare un matrimonio tra lui e Creusa. Lei gli dice che l’unico motivo per cui è stata bandita è che Jason può essere libero di sposare Creusa. Devono unire le forze per evitare che ciò accada. Giasone supplica Medea di agire solo nel migliore interesse dei loro figli. Rimasta sola, Medea ricorre alla stregoneria ed evoca demoni dagli inferi che le portano una veste avvelenata per Creusa.
Atto 4. Giasone ammira la bellezza della nuova veste di Creusa. Oronte finalmente si rende conto che ciò che Medea aveva detto è vero: Creusa sposerà Giasone, non lui. Medea giura che Creusa non sarà mai la sposa di Giasone. Creonte arriva ed è arrabbiato perché Medea non ha ancora lasciato Corinto. Ordina alle sue guardie di catturarla, ma lei evoca spiriti di belle donne che seducono le guardie. Quindi usa i suoi poteri magici per far impazzire il re.
Atto 5. Medea si rallegra del suo successo e progetta di portare la sua vendetta all’estremo uccidendo i figli avuti da parte di Giasone. Creusa la prega di risparmiare Corinth, impegnandosi persino a rinunciare al suo matrimonio con Giasone se lo fa. Arriva la notizia della follia e della morte di Creonte. Medea tocca la veste avvelenata di Creusa con la sua bacchetta e questa prende fuoco. Creusa muore tra le braccia di Jason. Giasone giura vendetta su Medea, che ora appare in un carro volante trainato da draghi per annunciare di aver pugnalato i loro figli. Se ne va mentre il palazzo di Corinto va in fiamme.

La partitura ha colori scuri e la sobria orchestrazione fa affidamento prevalentemente sugli archi con momenti affidati ai flauti o ai timpani. I lunghi recitativi cesellati in una declamazione piena di finesse sono interrotti da rare arie o più frequentemente da ensemble a due o a tre voci. Non mancano momenti di grande pathos, come quando Médée rimasta sola ha capito che l’amore di Jason non esiste più e si abbandona a un lacerante lamento, «Quel prix de mon amour, quel fruit de mes forfaits!», seguito da un’aria furiosa, «Dieux, témoins de la foy que l’ingrat m’a donnée», mentre con la successiva «Noires filles du Stix, divinitez terribles» fa entrare in scena la magia dell’incantesimo infernale.

Tre anni dopo la versione di Haïm/Audi a Parigi, la Médée di Charpentier viene allestita a Basilea con la direzione di Andrea Marcon e la messa in scena di Nicolas Brieger. La regia attualizza la vicenda senza però convincere: il loft di lusso che occupa metà del palcoscenico, l’altra metà curiosamente destinata all’orchestra, sembra la scena per una vicenda borghese di un marito stanco della moglie legittima che perde la testa per una più giovane signorina e per i primi tre atti madame Médée si muove come in una delle tante sitcom televisive. Col quarto atto avviene la trasformazione in strega malvagia con demoni che qui indossano l’abito di paillettes con cui Médée farà fare una fine da horror alla rivale Créüse. Il problema è che il testo di Corneille è molto più complesso e, a parte l’eliminazione dell’imbarazzante prologo encomiastico, quasi un terzo dei versi rimanenti viene tagliato riducendo così la mitica vicenda a un dramma moderno che ha perso molto della complessità dello spettacolo barocco senza però farci scoprire nulla di nuovo. Sintomatico è il finale. Secondo la didascalia «Medea si allontana volando sulle ali di un drago e nello stesso momento le statue e tutti gli altri ornamenti del palazzo si infrangono. Si vedono demoni uscire da tutte le parti che danno fuoco al palazzo con torce. I demoni spariscono, cala la notte e l’edificio non è più che rovine e mostri, dopodiché scende una pioggia di fuoco».

Ovviamente niente di tutto ciò avviene in scena, anche se qui è il solo momento con una sua efficacia di questo allestimento. Vediamo infatti Médée entrare in ascensore, la porta si chiude e poi si riapre. Il vano è invaso dalle fiamme, dei corpi vengono calati con corde sul fondo mentre al proscenio Jason stringe a sé i corpi insanguinati dei figli.

In questo cast è presente una babele linguistica (ceca, svedese, italiana, tedesca, inglese, giapponese, portoghese, brasiliana e colombiana sono le diverse nazionalità degli interpreti) che non prevede neanche un cantante di lingua francese! E il risultato si sente: la dizione ha tutte le sfumature, dal volonteroso all’improponibile ed è un problema per un’opera che deve alla forza della parola, più che alla piacevolezza delle melodie, la ragion d’essere.

Degna erede della Popp, Magdalena Kožená è una Médée intensa che tocca corde inusitate negli ultimi atti pur con una vocalità sempre controllata. Ottimo stilista è Anders J. Dahlin, haute-contre e lo stesso Jason della produzione parigina del 2012. Meike Hartmann è l’infelice Créüse e Créon il non sempre a suo agio nella lingua di Corneille Luca Tittoto.

L’orchestra La Cetra di Basilea diretta da Andrea Marcon stende il suo velo sonoro sotto voci che non sono sempre pienamente in sintonia con lo stile della tragédie-lyrique francese.

(1) Non sarà certo né la prima né l’ultima: tra le tante intonazioni di un testo tratto dalla tragedia di Euripide ricordiamo la cantata di Jean-Philippe Rameau, le tre Medee dei compositori tedeschi Benda, Naumann e von Winter (tutti prima di Cherubini), nell’Ottocento quella degli italiani Mayr e Pacini, nel Novecento quella di Reimann.

  • Médée, Christie/McVicar, Parigi, 7 maggio 2024