Spuren der Verirrten

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★★☆☆☆

Tracce di musica scomparsa

Conosciuta con il titolo The Lost (Gli scomparsi), mentre l’originale suona come Tracce di scomparsi, l’opera di Glass è stata commissionata dalla città di Linz per inaugurare un teatro d’opera, il nuovo Landestheater, grosso il doppio del Regio di Torino per una città che ha meno di 200 mila abitanti.

È la seconda volta che il capoluogo dell’Alta Austria chiede al compositore americano di scrivere un’opera: era già successo nel 2009 quando Linz fu Capitale Europea della Cultura e Glass fece lì debuttare il suo Kepler, incentrato sulla figura dell’illustre cittadino.

Questa volta è il dramma del 2006 di Peter Handke a fornire lo spunto per il libretto di Rainer Mennicken (sovrintendente del teatro stesso) con cui si vuole celebrare l’inaugurazione del tanto atteso edificio che sarà utilizzato per la prosa, l’opera e il balletto. E il lavoro di Glass, messo in scena da David Pountney e diretto da Dennis Russell Davies alla guida della Bruckner Orchester di Linz, utilizza tutti e tre i mezzi espressivi contemporaneamente.

Il motto della riapertura del teatro: «Due mani, un applauso. Due voci, un duetto» è stato velenosamente trasformato in «Due note, un’opera» poiché sembra che rispetto al ciclopico Einstein on the Beach di quarant’anni, fa l’odierno Philipp Glass si sia quasi atrofizzato nella musica sorniona e dal ritmo incessante del suo ultimo lavoro. Il tappeto sonoro variamente cangiante steso amorevolmente dall’amico di lunga data Dennis Russell Davies accompagna uno spettacolo in cui avvengono le cose più disparate debolmente legate dalla questione della sopravvivenza e della ricerca di un posto da vivere. Ma non è facile inserire in questo tema Abramo che sacrifica Isacco, il mito di Medea, quello di Edipo e il coniglio di Alice, per citarne solo alcuni.

Il testo di Handke, fatto per lo più di brani di conversazioni decontestualizzati, non offre molti appigli a una logica di drammaturgia e Pountney si diverte a riempire la scena di attori, cantanti, coristi, ballerini (con le frenetiche movenze ideate da Amir Hosseinpour), animali di cartapesta, mobili fuori misura e colorati fondali. Verso la fine dell’opera i membri dell’orchestra a mano a mano prendono posto in scena, nella buca al loro posto si sistemano coristi, attori e qualche ostaggio del pubblico a mimare i rispettivi strumenti musicali e con i loro cappellini di carta e palloncini colorati festeggiano così il nuovo teatro. Non è Hellzapoppin’ solo perché nel frattempo sono passati più di settant’anni.

Traccia di quella serata del 12 aprile 2013 è ora su un DVD senza uno straccio di opuscolo, ma con un esauriente documentario “Making of the Lost” come bonus track.

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