Œdipus Rex

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Igor’ Fëdorovič Stravinskij, Œdipus Rex

Torino, 7 aprile 2016

(esecuzione in forma di concerto)

L’opera-oratorio di Stravinskij all’Auditorium RAI

Dopo aver inaugurato la stagione dei suoi concerti con un’opera del Novecento come Pelléas et Mélisande, l’orchestra sinfonica nazionale della RAI sta per concluderla con l’esecuzione di un altro caposaldo della musica del secolo passato, Œdipus Rex, l’opera-oratorio che Stravinskij aveva presentato nel ’27 a Parigi.

Qui la mancanza di messa in scena si sente meno che nel lavoro di Debussy essendo già di per sé una forma ambigua che ha sì la teatralità tipica di un’opera con le sue forme chiuse (arie, duetti, cori), ma la mancanza di dialettica negli interventi cantati, per lo più declamatori, e la presenza di un narratore (qui Toni Servillo) la imparentano alla forma dell’oratorio. Non che siano mancati allestimenti di pregio di questo lavoro – uno per tutti quello del Saito Kinen Festival di Matsumoto del 1992 con un prodigioso cast (Seiji Ozawa, Jessye Norman, Philip Langridge, Bryn Terfel, il danzatore di Butoh Min Tanaka e un’attrice giapponese come speaker) il cui video è in rete – ma anche sul palco dell’Auditorium “Arturo Toscanini”, senza effetti di luci e costumi, la resa dell’opera è stata eccellente. È bastata l’accortezza di mantenere sempre presente ‘in scena’ Edipo, come prescrive l’autore, e far intervenire di volta in volta gli altri personaggi/interpreti per dare teatralità alla rappresentazione.

Bellissima la voce e magnificamente dosata l’interpretazione del protagonista titolare, Brenden Gunnell, tenore americano dalla rapida e felice carriera internazionale. Nel suo ruolo che passa dall’iniziale prosopopea «Ego clarissimus Œdipus vos servabo» alla sgomenta presa di coscienza della verità che alla fine si fa luce e che ‘richiede’ l’accecamento, l’interprete di ieri sera ha percorso con lucida consapevolezza il percorso d’orrore e non ci sono state difficoltà vocali che non abbia risolto in maniera eccellente.

In un’unica ma sontuosissima aria quasi verdiana si esprime Giocasta, annunciata dal coro con cui si conclude l’atto primo, «Gloria | laudibus regina Jocasta». Dall’inizio accompagnato dall’arpa e dai legni alla seconda parte in cui il ritmo ha il sopravvento sulle parole «Oracula mentita sunt oracula» Sonia Ganassi ha saputo interpretare con intensità la parte, sebbene con alcune imprecisioni nella pronuncia (l’accento arcaico voluto da Daniélou!) e una certa non pienezza nel registro basso.

Registro basso che invece è in piena padronanza per Marko Mimica, giovane baritono croato nella doppia parte di Creonte e messaggero, e del sempre autorevole Alfred Muff, Tiresia. Un altro giovane cantante è stato il tenore Matteo Mezzaro nel ruolo del pastore.

Deuteragonista di Edipo qui è il coro, l’eccellente parte maschile del coro Filarmonico di Brno, il ruolo più impegnativo in questo lavoro, primo di quella “tetralogia greca” che comprende l’opera Perséphone e i balletti Apollon Musagète e Orpheus.

I fili di tutto sono tenuti con la solita competenza dal nostro Juraj Valčuha che prima di abbandonare la direzione dell’orchestra sembra volerci lasciare col rimpianto di perdere un direttore così valido.

Applausi scroscianti per gli artefici della serata e un particolare calore del pubblico per il coro di Brno. Dopo i due concerti torinesi l’orchestra e il maestro Valčuha porteranno l’opera di Stravinskij “in tournée” per l’Italia con Modena, Ferrara e Napoli come prime tappe.

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