Contemporanea

The Tempest

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Thomas Adès, The Tempest

★★★★★

New York, Metropolitan Opera House, 10 novembre 2012

(live streaming)

La magia del teatro

Commissionata dalla Royal Opera House Covent Garden e coprodotta dai teatri di Copenhagen e Strasburgo, la seconda opera di Thomas Adès ha avuto il suo debutto nel 2004 a Londra. Da allora ha già visto cinque diverse produzioni e la presente registrazione del Metropolitan di New York è stata trasmessa live.

Il libretto di Meredith Oakes è una riduzione del testo dell’omonima commedia, testamento spirituale di Shakespeare e suo addio alle scene nel 1611. Vi si narra dell’usurpato duca di Milano, Prospero, che esiliato su un’isola utilizza le sue arti magiche per riportare la figlia Miranda al posto che le spetta. Il libretto è abbastanza fedele al testo di Shakespeare, ma ne trasforma i solenni pentametri in più maneggevoli distici rimati e con termini più moderni.

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Atto I. Miranda, figlia del mago Prospero, chiede informazioni sulla nave che ha appena visto naufragare durante una tempesta ed approdare sulle spiagge dell’isola in cui sono reclusi da 12 anni. Prospero le rivela la verità sulla loro vita: in passato egli era Duca di Milano, ma, in seguito a una congiura ordita da suo fratello Antonio e dal Re di Napoli Alonso, è stato cacciato con sua figlia, all’epoca in fasce, ed abbandonato su una nave, che approdò proprio sull’isola in cui si trovano. Prospero, versato nelle arti magiche, ha piegato alla sua volontà il selvaggio Caliban, figlio della strega un tempo padrona dell’isola, e Ariel, spirito dell’aria, e con l’aiuto di quest’ultimo ha causato il naufragio della nave, che aveva a bordo la corte di Napoli, di ritorno dal matrimonio della figlia del Re. Prospero intende avere giustizia del torto che hanno subito lui e sua figlia, e separa Alonso dal figlio Ferdinand, di cui ben presto Miranda si innamora, contro il volere paterno, che lo imprigiona, temendo in lui una spia di Napoli.
Atto II. La Corte di Napoli, approdata in un’altra parte dell’isola (e spiata da Prospero ed Ariel, invisibili), si stupisce che il naufragio non abbia causato danni né alla nave né all’equipaggio ai passeggeri, eccezion fatta per Ferdinand, che il Re, suo padre, crede annegato. Invano il consigliere Gonzalo, Sebastian, fratello del Re, ed Antonio cercano di consolare l’animo tormentato di Alonso: anzi, grazie agli inganni di Ariel, la corte crede che Antonio canzoni il dolore del Re, che sta per essere quasi linciato dai nobili, ma l’entrata in scena di Caliban inquieta tutti presenti. Caliban cerca, tra i nobili naufraghi (che lo canzonano e lo deridono) degli alleati per potersi vendicare di Prospero e riottenere il dominio dell’isola: solamente il buffone Trinculo e il servo Stefano, perennemente ubriachi, decidono di prestargli ascolto e attenzione, pregustandosi già, in base ai racconti del selvaggio, l’unione con Miranda, descritta come una bellezza impareggiabile. La stessa Miranda intanto allevia le sofferenze di Ferdinand, e il giovane le giura eterno amore. Prospero, malinconicamente, osserva i due giovani, non visto.
Atto III. Mentre Caliban cerca di raggiungere la grotta del padrone con i due servi buffi, la corte di Napoli, stremata dal viaggio, cade vittima di un sonno incantato. Antonio, rimasto sveglio con Sebastian, cerca di convincerlo ad uccidere suo fratello, per poter avere il trono di Napoli, destinato a Ferdinand. Proprio mentre i due uomini fanno per fare una mattanza del Re e della sua corte, la voce di Ariel risveglia Gonzalo e i nobili, impedendo l’omicidio; Prospero è disgustato dalla malvagità che non ha abbandonato il cuore del fratello, e decide di preparare un altro incantesimo per tormentarlo. Ariel fa comparire di fronte alla corte un banchetto ricchissimo, che non riescono a toccare, poiché lo spirito, sotto forma di un’arpia, rinfaccia ad Alonso ed Antonio i loro delitti. Ferdinand e Miranda, intanto, comunicano a Prospero la loro intenzione di sposarsi, che accetta di buon grado, poiché spera di riappacificare le dinastie di Milano e Napoli. Grazie all’aiuto di Ariel, la congiura di Caliban, Stefano e Trinculo viene sventata, e i tre vengono resi inoffensivi. Il mago si prepara quindi al gran finale: si mostra all’antico rivale, e gli restituisce il figlio, sposato con Miranda. Prospero perdona ai suoi traditori (ma Antonio non si lascia intenerire, e si dimostra sempre ostile nei confronti del magnanimo fratello), riacquista il suo ducato, e parte dall’isola con la corte, abbandonando le pratiche magiche, lasciando sull’isola il solo Caliban. 

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Sulla musica dell’opera scriveva a suo tempo Christopher Fox su “The Musical Times”: «Per questo compositore l’opera lirica è ancora un valido mezzo espressivo. [The Tempest] si mostra come un’opera lirica e funziona come tale […] L’azione musicale è continua, ma divisa in sequenze sceniche ben distinte […] Invece di attribuire ai personaggi carte di identità musicali differenziate, c’è un sistema evolutivo e fluido di caratterizzazione in cui gli stili vocali sono più importanti dei motivi conduttori. Luoghi e posizioni sociali sono importanti quanto le personalità individuali: l’isola è rappresentata dagli accompagnamenti ondulanti dei legni e degli archi, mentre la corte milanese è delineata da una scrittura più declamatoria sostenuta dagli ottoni».

Thomas Adès non è certo un musicista d’avanguardia, tuttavia manovra con grande abilità stilemi dell’avanguardia stessa, mescolandoli ai tratti espressivi di altri grandi maestri dell’opera, come Berg e Janácek, ma anche Britten, del quale Adès ha raccolto l’eredità anche come direttore artistico (carica che ha mantenuto fino al 2008) del Festival di Aldeburgh. Qui dirige lui stesso la partitura.

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Robert Lepage, che aveva già messo in scena precedentemente otto diverse produzioni del dramma shakespeariano a teatro, ambienta la storia in un settecentesco Teatro alla Scala di cui Prospero è impresario. Ambiente ideale per inscenare le sue pratiche magiche e per dare corpo alla musica come personaggio in sé, incarnato da Ariel che qui ha la voce di quel fenomeno vocale e acrobatico che è Audrey Luna che canta nel registro più acuto del soprano. Se Ariel non tocca mai il suolo, al contrario Caliban  (il bravissimo Alan Oke) striscia sempre sulla terra.

Simon Keenlyside riprende il ruolo in cui aveva debuttato nella produzione originale e che Adès aveva scritto per le sue doti vocali e sceniche. Il suo Prospero, a cui sono stati sottratti i libri e quindi ha le formule magiche tatuate sul corpo, è autorevole e umano allo stesso tempo con una linea di canto impegnata in un arioso perenne che risolve con grande eleganza. Eccellente si dimostra il resto del cast: i due giovani bellissimi amanti Miranda (Isabel Leonard) e Ferdinand (Alek Shrader), Toby Spence (Antonio), Iestyn Davies /Trinculo) e John del Carlo (Gonzalo).

In rete è disponibile una dettagliata analisi dell’opera.

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The Black Rider

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Tom Waits, The Black Rider

testo di William Burroughs, messa in scena di Robert Wilson

costumi di Frida Parmeggiani

produzione del Thalia Theater di Amburgo

1992 Teatro Carlo Felice di Genova

Pop opera, “Theatrical musical fable” nella definizione degli autori, evento teatrale indimenticabile.

«Per i primi cinque minuti la gente aveva sorrisi tirati: si guardava intorno cercando complicità e con l’aria di dire “Cosa ci facciamo qui?”. Ma poco dopo, l’altra sera, anche il pubblico iperconservatore del Carlo Felice (quasi tutti abbonati) si è sciolto e si è lasciato trascinare dai ritmi rock di Tom Waits e ha ceduto al fascino delle sue ballate folk. Si è innamorato delle canzoncine che rifacevano il musical degli anni ’30. Ha accettato il suo gioco sgangherato, e insieme colto, di rimandi e citazioni. […] Un musical molto speciale figlio di tre padri. William Burroughs, il santone della “beat generation”, tornato d’attualità con Il pasto nudo tradotto in film da Cronenberg, che ha scritto il testo. Bob Wilson, il freddo mago visuale, che lo ha allestito. Tom Waits, il musicista trasgressivo, che lo ha musicato. Storia faustiana, già fonte di ispirazione per Il franco cacciatore di Weber, […] nelle mani di Waits, Burroughs e Wilson questa vicenda […] si trasforma in una storia gotica dai risvolti contemporanei. Burroughs, che alla fine degli anni ’50 in preda agli allucinogeni uccise la moglie giocando a Guglielmo Tell, l’ha caricata di colori autobiografici: il patto col diavolo diventa un gioco pericoloso con la droga; spesso nel testo “pallottola” e “dose” si confondono. Cosi l’ultima pallottola, quella che uccide Kate, è anche l’ultima dose: quella prima di smettere, quella che ti frega. Waits ha scritto musiche trascinanti affidate a un’orchestrina fracassona ma anche capace di citazioni wagneriane. Wilson ne ha fatto uno spettacolo raffinatissimo di luci, ricco di suggestioni visive saldamente piantate nell’espressionismo tedesco anni ’20, ma con incursioni nel circo, nel teatro Nō e nella nostra contemporaneità. Gli attori del Thalia Theater che cantavano in inglese e recitavano in tedesco (ma c’erano i sottotitoli in italiano) han dato prova di grande bravura. Primo fra tutti Dominique Horwitz, cioè Gamba-di-legno, l’allucinato diavolo-pusher destinato sicuramente ad entrare nell’immaginario gotico di questa fine secolo accanto a Frank-N-Furter, il travestito di Rocky Horror Show e all’intrattenitore di Cabaret». (Sergio Trombetta)

In rete è disponibile la registrazione dello spettacolo durante le Festwochen di Vienna del 1990.