La scala di seta

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★★★★☆

Farsa giovanile che fa intravedere il genio futuro del Rossini comico

Scritta per il Teatro San Moisé di Venezia su libretto di Giuseppe Maria Foppa (lo stesso del Signor Bruschino) tratto da una pièce del teatro francese, venne rappresentata con successo nel 1812, ma poi scomparve dal repertorio per essere riscoperta solo negli anni ’60 del secolo scorso.

In questa “farsa comica” dell’appena ventenne Rossini la trama è molto semplice narrando delle vicissitudini di due amanti, di intrighi amorosi, di matrimoni segreti, di scale di seta che permettono di accedere alle stanze più inaccessibili del palazzo del vecchio tutore. «La vicenda è un semplice pretesto per dare avvio a un’incalzante catena di avvenimenti in un burlesco e caotico turbinare di equivoci, con i personaggi che di continuo si nascondono e si spiano a vicenda. Il ritmo dell’azione, che pone l’accento sul succedersi delle diverse situazioni sceniche procedendo per arcate di accelerazione e accumulo di tensione, non concede quasi tempo né modo alla definizione degli affetti.» (Cesare Fertonani nel programma del Teatro alla Scala, settembre 2013).

La sapiente strumentazione non è solo già evidente nella celebre sinfonia, ma si ritrova nelle arie con i due ottavini che dialogano con Lucilla nella sua arietta in sol o nel corno inglese con flauti dell’aria di Giulia («andante affettato, allegro, un pochetto più mossarello» dice la partitura). Per il servo Germano, che Rossini tratta al pari dei “signori”, il compositore scrive poi un’aria impegnativa ricca di vocalizzi. Nei quartetti e nei concertati di questa operina si vede comunque già il genio del pesarese delle opere più mature.

L’edizione registrata nel DVD è quella andata in scena nel 1990 nel delizioso e minuscolo Rokokotheater di Schwetzingen con un brioso Gianluigi Gelmetti alla direzione della Radio-Sinfonieorchester di Stuttgart. Michael Hampe appresta una messa in scena molto tradizionale e vivace che risponde appieno alle aspettative del pubblico della placida cittadina tedesca, ignara di quel che il Regietheater sta preparando loro!

Luciana Serra è perfettamente a suo agio nella frizzante parte di Giulia così come l’Alessandro Corbelli di Germano. A livello inferiore per musicalità o malcerta dizione gli altri interpreti.

Immagine in formato 4:3, 100 minuti di musica su tre tracce audio e sottotitoli in cinque lingue.

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