La scala di seta

  1. Gelmetti/Hampe 1990
  2. Scimone/Michieletto 2009

71r4sjKV3EL._SL1229_

★★★☆☆

1. Farsa giovanile che fa intravedere il genio futuro del Rossini comico

Scritta per il Teatro San Moisé di Venezia su libretto di Giuseppe Maria Foppa (lo stesso del Signor Bruschino) tratto da una pièce del teatro francese, venne rappresentata con successo nel 1812, ma poi scomparve dal repertorio per essere riscoperta solo negli anni ’60 del secolo scorso.

In questa “farsa comica” dell’appena ventenne Rossini la trama è molto semplice narrando delle vicissitudini di due amanti, di intrighi amorosi, di matrimoni segreti, di scale di seta che permettono di accedere alle stanze più inaccessibili del palazzo del vecchio tutore. «La vicenda è un semplice pretesto per dare avvio a un’incalzante catena di avvenimenti in un burlesco e caotico turbinare di equivoci, con i personaggi che di continuo si nascondono e si spiano a vicenda. Il ritmo dell’azione, che pone l’accento sul succedersi delle diverse situazioni sceniche procedendo per arcate di accelerazione e accumulo di tensione, non concede quasi tempo né modo alla definizione degli affetti.» (Cesare Fertonani nel programma del Teatro alla Scala, settembre 2013).

Giulia, pupilla di Dormont, non vede l’ora di liberarsi del servitore Germano per poter fare uscire dalla sua stanza Dorvil, giovane del quale è innamorata e che ha segretamente sposato: i due riescono a incontrarsi di nascosto grazie a una scala di seta che la ragazza getta dalla finestra della sua camera. Nessuno sospetta di questi incontri, tanto meno Dormont che ha combinato un fidanzamento tra la sua pupilla e il facoltoso Blansac. Giulia ha, però, in mente un piano: farà in modo che il giovane s’innamori di sua cugina Lucilla. Per mettere in atto il suo progetto chiede l’aiuto di Germano (che è segretamente innamorato di lei): il servitore dovrà spiare Blansac e capire se questi è interessato a Lucilla. Mentre la ragazza architetta il piano giungono Blansac e Dorvil che è stato chiamato a fare da testimone di nozze. Dorvil cerca di dissuadere l’amico dallo sposare Giulia che, gli spiega, acconsentirebbe soltanto per compiacere Dormont. Blansac è convinto, però, di poter conquistare la ragazza e invita Dorvil a spiarlo per vedere quanto le sue armi seduttive saranno efficaci. Giulia, dall’altra parte, vuole provocare Blansac per capire se possa essere un buon partito per Lucilla: Germano che spia la scena nota che Dorvil assiste all’incontro tra i due e li avverte. Dorvil cerca di mascherare la sua gelosia e alla fine tutti se la prendono con il servitore indiscreto. Rimasto da solo Blansac incontra Lucilla e la corteggia. Germano continua a spiare Giulia e la sente lamentarsi per la reazione di Dorvil: scopre anche che di notte la ragazza incontra segretamente un uomo che fa salire in camera sua grazie a una scala di seta. Il servitore crede che l’uomo misterioso sia Blansac e riferisce a quest’ultimo e a Lucilla quanto ha appreso. Giunge la mezzanotte e Giulia si prepara a gettare la scala di seta dalla sua finestra per far salire Dorvil: mentre è intenta a rassicurarlo sulla sua fedeltà, dalla stessa scala sale anche Blansac. Dorvil si nasconde seguito poco dopo anche da Blansac: nel frattempo, infatti, Dormont che si è accorto della scala penzolante arriva furioso e si accorge di tutti i presenti, scovandoli dai loro nascondigli. A quel punto, Giulia e Dorvil confessano il loro amore e il loro matrimonio, celebrato con il consenso della zia: Dormont accetta quindi le nozze della sua pupilla. Il lieto fine è per tutti perché Blansac dichiara di voler sposare Lucilla.

La sapiente strumentazione non è solo già evidente nella celebre sinfonia, ma si ritrova nelle arie con i due ottavini che dialogano con Lucilla nella sua arietta in sol o nel corno inglese con flauti dell’aria di Giulia («andante affettato, allegro, un pochetto più mossarello» dice la partitura). Per il servo Germano, che Rossini tratta al pari dei “signori”, il compositore scrive poi un’aria impegnativa ricca di vocalizzi. Nei quartetti e nei concertati di questa operina si vede comunque già il genio del pesarese delle opere più mature.

L’edizione registrata nel DVD è quella andata in scena nel 1990 nel delizioso e minuscolo Rokokotheater di Schwetzingen con un brioso Gianluigi Gelmetti alla direzione della Radio-Sinfonieorchester di Stuttgart. Michael Hampe appresta una messa in scena molto tradizionale e vivace che risponde appieno alle aspettative del pubblico della placida cittadina tedesca, ignara di quel che il Regietheater sta preparando loro!

Luciana Serra è perfettamente a suo agio nella frizzante parte di Giulia così come l’Alessandro Corbelli di Germano. A livello inferiore per musicalità o malcerta dizione gli altri interpreti.

Immagine in formato 4:3, 100 minuti di musica su tre tracce audio e sottotitoli in cinque lingue.

NZO.jpg

★★★★☆

2. Rendere attuale una farsa rossiniana? Fatto.

La farsa La scala di seta di Rossini, un Matrimonio segreto in sedicesimo, aveva bisogno di un allestimento che proponesse l’esilissima e datata vicenda in termini godibili oggi. Eccolo: niente salottino tardosettecento, dunque, ma una lucida modernità, con una regia attentissima che si sposa a meraviglia con l’astratta geometria della musica rossiniana, un meccanismo che ha il ritmo di un oliato ingranaggio a orologeria. Parliamo ovviamente di Damiano Michieletto, il regista italiano dotato dell’intelligenza necessaria a trasmettere il messaggio della comicità rossiniana alle platee moderne. Qui siamo al ROF nel 2009 a Pesaro.

Il fedele scenografo Paolo Fantin disegna la planimetria in scala 1:1 di un alloggio (come nel film Dogville di von Trier) riflessa in uno specchio a 45° che ci mostra i personaggi dall’alto, anche quando si nascondono alla vista frontale. A sipario aperto facchini portano in scena mobili, suppellettili e su carrelli perfino i personaggi, che prendono vita con l’ultima nota dell’ouverture. I personaggi de La scala di seta non hanno spessore psicologico, ma sono perfettamente caratterizzati e qui incontrano interpreti d’eccezione. Olga Peretjat’ko è una Giulia vocalmente strepitosa e di presenza scenica abbagliante; come Germano, domestico filippino con caschetto alla Mireille Mathieu che parla col pesce rosso, abbiamo Paolo Bordogna, cantante attore che conosce perfettamente i ritmi del teatro e della musica; Carlo Lepore è un gustosissimo Blansac; José Manuel Zapata è un Dorvil sopvrappeso ma vocalmente pregevole; Anna Malavasi è la zitella Lucilla che, meglio tardi che mai, scopre i piaceri dei sensi e Daniele Zanfardino infine l’inetto Dormont.

La direzione di Claudio Scimone non è propriamente trascinante, tanto che qui i cantanti con i loro sguardi sembrano incalzare l’orchestra!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...