★★★★☆
Il più bel tradimento dell’opera di Goethe
Nel panorama dell’opera francese di fine Ottocento, Werther di Jules Massenet occupa un luogo singolare e per certi versi isolato: opera intimista, antispettacolare, refrattaria alle grandi architetture corali e agli effetti esteriori, essa traduce in termini musicali una delle esperienze fondative della sensibilità moderna, Die Leiden des jungen Werthers di Goethe. La scelta di un soggetto così dichiaratamente introspettivo non è casuale: Massenet vi riconosce un terreno congeniale alla propria poetica, da sempre attratta dalle zone d’ombra dell’animo, dal languore, dall’irrisolto. Ben tre i librettisti (Édouard Blau, Paul Millet e Georges Hartmann) servirono per ridurre il romanzo epistolare di Goethe a drame lyrique
Composto tra il 1885 e il 1887, Werther incontra inizialmente la diffidenza dell’Opéra-Comique, che ne rifiuta la programmazione per l’eccessiva cupezza del soggetto. L’opera vedrà la luce solo nel 1892, a Vienna e in traduzione tedesca, per poi rientrare trionfalmente in Francia: una parabola produttiva che già dice molto sulla sua natura anomala rispetto al gusto dominante. Qui non vi è traccia di pièce à sauvetage, né di leggerezza sentimentale; al contrario, il dramma procede per accumulo emotivo, secondo una tensione costante che raramente trova sfogo liberatorio.
Dal punto di vista musicale, Werther rappresenta uno degli esiti più raffinati della scrittura matura di Massenet. L’orchestrazione, di straordinaria finezza timbrica, non accompagna semplicemente il canto, ma ne costituisce il prolungamento psicologico: i colori autunnali, le trasparenze dei legni, l’uso insistito dei registri medi e gravi costruiscono un paesaggio sonoro coerente con la malinconia del protagonista. I numeri chiusi – pur presenti – risultano organicamente integrati nel flusso drammatico, secondo una concezione quasi durchkomponiert, che attenua il confine tra aria, recitativo e scena.
La centralità del personaggio di Werther, affidato a una scrittura tenorile tra le più impervie del repertorio francese, impone un’interprete capace non tanto di eroismo vocale quanto di introspezione lirica. Accanto a lui, Charlotte emerge come figura speculare e complementare: non un semplice oggetto del desiderio, ma un personaggio tragico a pieno titolo, schiacciato dal conflitto fra dovere morale e verità emotiva. In questa dialettica, Massenet costruisce un dramma dell’incomunicabilità, che trova nel celebre «Pourquoi me réveiller» non un’apoteosi melodica, bensì un grido disperato, già segnato dall’inevitabilità della fine.
A più di un secolo dalla sua creazione, Werther continua a interrogare interpreti e studiosi per la sua capacità di coniugare lirismo e modernità psicologica: un’opera che, sotto l’apparente delicatezza, cela una visione radicale e profondamente inquieta dell’individuo moderno.
L’azione del dramma si sviluppa per tre stagioni: l’estate (atto primo) che vede l’incontro di Charlotte e Werther; l’autunno (atto secondo) che vede il matrimonio di Charlotte con Albert; l’inverno, la notte di Natale (atto terzo e quarto) con la morte del poeta. Il personaggio di Charlotte nel libretto è di pari importanza a quello di Werther.
Atto primo. Luglio 178… Nei dintorni di Francoforte. Sulla terrazza di casa del borgomastro, che sta insegnando ai suoi figli un canto di Natale. La quindicenne figlia del borgomastro, Sophie, è in scena mentre la sorella maggiore Charlotte si sta preparando per un ballo. Sopraggiungono gli invitati, che si sono dati appuntamento alla casa di Charlotte da dove si recheranno alla festa. Fra gli altri c’è il giovane sognatore Werther, che il borgomastro presenta alla figlia maggiore. Mentre tutti sono al ballo, Sophie, rimasta sola a casa, viene raggiunta da Albert, fidanzato di Charlotte, che ritorna dopo un viaggio durato alcuni mesi ed è colpito dall’assenza della promessa sposa. Ma Sophie lo rassicura: l’amata lo ha sempre pensato. I due si congedano e rientrano Werther e Charlotte: il giovane le dichiara il suo amore, ma la ragazza gli parla della promessa, fatta alla madre morente, di sposare Albert. Werther, pur disperato, non si oppone.
Atto secondo. Nella piazza di Wetzlar, in un giorno di festa settembrino: si celebrano le nozze d’oro del Pastore. Albert e Charlotte sono sposi da tre mesi e gli amici brindano alla loro unione. L’infelice Werther, che da lontano assiste alla festa, viene raggiunto da Albert che, conoscendo i suoi sentimenti, gli dichiara di stimarlo per la sua rinuncia. Sopraggiunge poi Sophie, innamorata di Werther, che gli chiede di ballare, ma l’invito è respinto. Il giovane vuole parlare con Charlotte e la attende vicino alla chiesa per dichiararle ancora una volta il suo amore. Ma ella gli risponde consigliandogli di allontanarsi per qualche mese: tornerà a Natale. Fin d’ora Werther inizia a pensare che solo la morte potrà liberarlo dalla sua infelicità. Rifiuta un nuovo invito alle danze di Sophie e le comunica che se ne andrà per sempre: a questa notizia la giovane scoppia in lacrime.
Atto terzo. La vigilia di Natale nel salotto della casa di Albert. Charlotte è inquieta e rilegge una lettera di Werther, mentre Sophie le chiede se sia triste a causa dell’assenza del giovane: Charlotte non riesce a dissimulare di fronte alla sorella, ma poi cade in un pianto dirotto. Sopraggiunge proprio in quel momento Werther, che è tornato dopo una malattia e dopo aver invano desiderato la morte. Mentre le legge alcuni versi di Ossian le strappa un bacio, ma dopo questo fugace momento di abbandono la donna fugge rinchiudendosi in una camera. Werther lascia la casa: ora sa che non c’è felicità per lui. Poco dopo manda un biglietto ad Albert per chiedergli in prestito le sue pistole, adducendo il pretesto di un viaggio. Charlotte intuisce la verità e si precipita a casa di Werther.
Atto quarto. È la notte di Natale. Il giovane giace morente nel suo studio e, sentendo la voce di Charlotte, si rianima per un attimo, giusto il tempo di chiedere perdono e invocare una serena sepoltura, per poi spirare tra le braccia dell’amata, che ha appena il tempo di confessargli la verità: ella lo ha sempre amato e si rimprovera di aver sacrificato i propri veri sentimenti a un giuramento. Werther morirà felice di questa confessione. Da lontano si odono i bambini che cantano il loro inno natalizio.
Registrato a Vienna nel 2005, lo spettacolo è ambientato dal regista rumeno Andrei Șerban negli ultimi anni ’50 (le bambine giocano con l’hula-hoop), ma è rispettoso delle scelte temporali scandite dall’enorme albero piantato in mezzo alla scena. Nel primo atto siamo proprio in estate e i bambini (una quindicina, un po’ troppi per essere tutti fratellini di Charlotte) (1) in costume da bagno mentre provano una canzone natalizia rendono la situazione ancora più ironica. L’inno alla natura di Werther è rivolto a un giardino con sedie di plastica e altalena da locale balneare, nel tinello c’è anche un televisore, oltre all’onnipresente albero. Gli anni ’50 erano conservatori quanto il XIX secolo in cui era impossibile esprimere i propri sentimenti liberamente e l’atmosfera è un po’ quella di A summer place (Scandalo al sole), il film di Delmer Daves del ’59 e Charlotte assomiglia molto all’attrice protagonista Sandra Dee, ma l’analogia finisce lì e la regia di Șerban risulta spesso troppo invasiva. Soprattutto nella scena finale quando Charlotte si rotola sul corpo insanguinato di Werther morente e gli dichiara il suo amore sotto lo sguardo di Albert (!).
Il pubblico della Staatsoper rimane perplesso, ma alla fine decreta molti applausi ai cantanti e al direttore, lo svizzero Philippe Jordan, che dirige con slancio giovanile accentuando i momenti di climax della vicenda. L’argentino Marcelo Álvarez all’inizio è poco convincente nel suo completo abbottonato, ma diventa presto un Werther perfettamente credibile. Il confronto con gli altri interpreti del passato (Georges Thill, Tito Schipa, Alfredo Kraus per dirne alcuni) non toglie nulla alla sua bellissima voce e al magnifico ritratto che dà del personaggio. Altrettanto eccellente la Charlotte del mezzosoprano lèttone Elīna Garanča, voce sontuosa in ogni registro e presenza incantevole. Ottimi anche l’Albert di Adrian Eröd e la Sophie di Ileana Tonca. Dizione francese approssimativa per i due interpreti principali che nel bonus inopinatamente ci presentano il ballo all’Opera di Vienna e si esibiscono in un duetto di zarzuela.
(1) Sono sei nel libretto e dieci nell’originale di Goethe.
⸫
- Werther, Pappano/Jacquot, Londra, 27 giugno 2016
- Werther, Mariotti/Cucchi, Bologna, 15 dicembre 2016
- Werther, Pasqualetti/Vizioli, Brescia, 6 novembre 2020
- Werther, Altinoglu/Loy, Milano, 27 giugno 2024
- Werther, Pichon/Huffman, Parigi, 23 gennaio 2025
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