Zaide

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★★☆☆☆

I nuovi schiavi

Come diceva il compianto Paolo Terni, la storia dell’opera in musica non è fatta soltanto dei Don Giovanni-Barbiere-Traviata-Bohème che i teatri ci propinano incessantemente, ma anche delle opere cosiddette minori, che sono poi l’humus da cui sono nati i capolavori che apprezziamo proprio perché si staccano da quel terreno che è quindi essenziale conoscere. L’opera Zaide, catalogo Köchel 344, non è un capolavoro, ma è un’opera minore… di Mozart, quindi merita tutta la nostra attenzione.

Capolavoro certamente è la prima aria intonata da Zaide, «Ruhe sanft, mein holdes Leben / schlafe, bis dein Glück erwacht» (Riposa in pace, tesoro adorato / dormi fino a che non ti sveglia la fortuna), non solo una delle più belle arie di Mozart, ma di tutto il Settecento. Chi avesse dei dubbi al proposito ascolti la versione di Lucia Popp!

Nel 1779, a 23 anni e non ancora definitivamente affrancato dal giogo del vescovo Colloredo, il compositore investe le sue energie per un progetto teatrale destinato alla compagnia dell’amico Johan Heinrich Böhm, compagnia specializzata in Singspiel e opere tradotte in lingua tedesca. Fornito da un altro amico di Mozart, il trombettista dell’orchestra di corte di Salisburgo Andreas Schachtner, è il libretto tratto da Das Serail di F. J. Sebastiani, rappresentato l’anno prima che riprendeva l’ambientazione turca allora di moda grazie alla musica più popolare e agli scritti di Voltaire e Montesquieu.

L’impegno per l’Idomeneo, commissionato per il carnevale di Monaco del 1780, e la morte di Maria Teresa con conseguente chiusura dei teatri per lutto, gli impedirono di terminare l’opera, che rimase quindi incompiuta. Il successivo Ratto dal serraglio, di argomento simile, distolse definitivamente l’interesse del compositore da questo lavoro. Alla sua morte il manoscritto autografo con quindici numeri musicali e senza titolo venne tra le mani della moglie Constanze che si affrettò a venderlo all’editore André. Fu lo stesso editore a scegliere il titolo dal nome della protagonista e a completare il finale.

La vicenda: Zaide, fanciulla rinchiusa nel serraglio del sultano Soliman, e Gomatz, cristiano caduto in mano dei turchi, si amano. Grazie all’aiuto di Allazim, servo del sultano, riescono a fuggire, ma nel secondo atto vengono catturati e portati al cospetto di Soliman, il qualeè innamorato della ragazza e non intende concedere loro la grazia. E qui la vicenda si interrompe.

La prima esecuzione di Zaide si ebbe nel 1866. Mancando l’ouverture è invalsa l’abitudine di utilizzare la “sinfonia teatrale” K318 in Sol, mentre la mancanza del finale e dei dialoghi parlati ha condotto a varie versioni, tra cui quella di Luciano Berio del 1981.

Nel 2008 il festival di Aix-en-Provence Festival si apre con il controverso allestimento che due anni prima Peter Sellars aveva portato sulle scene della Avery Fischer Hall al Lincoln Center. Nella lettura del regista americano l’opera diventa un manifesto contro la schiavitù, quella moderna dei lavoratori sfruttati nei laboratori clandestini di tutto il mondo.

In scena una struttura di metallo a più piani con i loculi dei lavoratori. Qui all’Archevêché la scenografia di George Tsypin ha perso un piano rispetto a New York, ma i cantanti comunque devono sempre affannosamente salire e scendere per quelle ripide scalette.

classicalreview060821_560La scenografia di New York…

Festival d'Art Lyrique d'Aix en Provence 2008

… e quella di Aix-en-Provence

Il direttore Louis Langrée per l’ouverture ha optato per brani dal Thamos, re d’Egitto K345, le musiche di scena per il dramma di Tobias Philipp von Gebler. La sua direzione cerca di dare continuità ai pezzi sconnessi del lavoro, ma non sempre l’intonazione dell’orchestra è impeccabile.

Le arie settecentesche con le loro forme chiuse, ripetizioni, da capo e variazioni non sono l’ideale per la moderna drammaturgia scelta da Sellars e anche se si condivide certamente il messaggio, questa volta il risultato non è molto convincente.

I giovani cantanti sono volenterosi e si apprezza la loro fatica, se non la vocalità.

Mancano sottotitoli in italiano ed extra.

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