Straszny dwόr (Il castello dei fantasmi)

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Stanisław Moniuszko, Straszny dwόr (Il castello dei fantasmi)

★★★☆☆

Varsavia, 19 novembre 2015

(video streaming)

Unicum polacco

Dei musicisti polacchi del XIX secolo ricordiamo sempre e soltanto Fryderyk Chopin, ma, soprattutto in patria, è parimente venerato il nome di Stanisław Moniuszko, l’altro grande compositore a cui i compatrioti associano l’eroismo e l’orgoglio della loro terra.

La sua opera più famosa è questo Castello dei fantasmi, quattro atti su libretto di Jan Chęciński, presentata al Teatr Wielki di Varsavia il 28 settembre 1865. Chi pensasse a un’opera romantica e misteriosa se non addirittura inquietante si sbaglia di grosso: il tema cardine di questa tenue vicenda è il patriottismo che viene vinto dall’amore e la musica è quella di un compositore eclettico che ha viaggiato per tutta Europa e ha assimilato i vari stili musicali dell’epoca; stili e stilemi che ritroviamo qui riproposti assieme alle melodie popolari del suo paese. Lortzing, Donizetti, Weber, l’opéra-comique (ma con i dialoghi cantati) e anche anticipazioni di Gilbert & Sullivan (1) sono i primi riferimenti che vengono in mente all’ascolto delle melodie e dei pezzi di insieme di questo lavoro caratterizzato da un’abile costruzione delle scene, da una certa invenzione melodica e dal piacevole colore della strumentazione che accompagna un’esile storia diluita in due ore e mezza di musica. La concisione non è certo una qualità né del librettista né del compositore.

Nel novembre 2015, nello stesso teatro del debutto 150 anni prima e in occasione del cinquantenario della riapertura della sala dopo i restauri dei danni inflitti dalla seconda Guerra Mondiale, viene messa in scena dal regista David Pountney una nuova produzione che nella sua piacevole modernità, le inventive scenografie e i bei costumi anni ’20, non tenta però nessuna attualizzazione. Neanche questo nuovo allestimento però farà guadagnare folle di ammiratori al lavoro di Moniuszko al di fuori dei confini polacchi: la storia dei due scapoli che si votano al celibato per poter meglio servire la patria, ma che alla fine cedono all’amore per due fanciulle tramite l’ingenuo stratagemma di una casa abitata da fantasmi, non è di quelle da avvincere lo spettatore moderno e il paragonare l’opera di Moniuszko alla Sposa venduta di Smetana, come ha fatto qualcuno, è del tutto avventato.

Stefan e Zbigniev al termine della guerra salutano i loro camerati annunciando che mai si sposeranno in modo da essere pronti in qualunque momento per difendere la patria. Ma quando fanno visita al loro vecchio amico Miecznik e ne conoscono le due figlie, Hanna e Jadwiga entrambe  in cerca di marito, i loro propositi vengono messi a dura prova. Con il trucco dei fantasmi le due ragazze riescono quasi a vincere le resistenze dei due celibatari. Nel corso di una festa – e non prima di aver portato in scena una mazurka che impegna il corpo di ballo del teatro – verrà annunciato senza troppe spiegazioni il doppio matrimonio.

Molti sono gli ensemble, ma ognuno dei personaggi viene dotato dal compositore di un pezzo in cui poter sfoggiare le proprie doti canore e a Hanna tocca un’aria di bravura con agilità quasi donizettiane.

Diretti dall’ucraino Andriy Yurkevych, il coro e il cast di sconosciuti interpreti (per noi) eseguono con professionalità la loro missione.

Grazie a theoperaplatform.eu per averci fatto conoscere questa curiosità, per la qualità dell’immagine e dell’audio, ma non sarebbe stato male curare maggiormente le didascalie in inglese afflitte da parecchi errori.

(1) La scena dei ritratti che si animano anticipa di vent’anni quella analoga del loro Ruddigore.

 

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