TEATRO CIVICO

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Teatro Civico

Tortona (1838)

450 posti

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A Tortona stagioni teatrali regolari si svolgevano almeno dal 1802, quando, sull’onda della confisca napoleonica dei beni religiosi, era stata adattata a teatro la chiesa di San Simone. L’inadeguatezza di tale sede aveva spinto gli amministratori a cercarne una più adeguata e a sostenere senza esitazioni le spese necessarie: tra l’altro, si era resa disponibile un’ampia area di edifici ormai fatiscenti in pieno centro storico, in cui si progettava di insediare, accanto al teatro, l’archivio notarile e l’ufficio del pubblico registro in un centro civico di ampio respiro. Di queste opere però solo il teatro fu effettivamente portato a termine e gli annessi furono usati anni più tardi come sede del Municipio.

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Il Teatro Civico fu realizzato in elegante e sobrio stile neoclassico su progetto sviluppato dall’ingegnere tortonese Pietro Pernigotti. L’ambizioso progetto prevedeva tre ordini di palchi e una capienza di 450 persone e si ispirava al Teatro Argentina di Roma. I lavori, iniziati nel 1836, furono appena rallentati per l’epidemia di colera dello stesso anno. Il 2 maggio del 1838 il sipario si aprì sul Teatro Comunale con una recita di Norma seguita dal balletto La scimmia riconoscente. Fu un successo soprattutto per l’edificio e infatti Pernigotti venne sommerso dagli applausi quando finalmente uscì sul palco. L’interno  è decorato con stucchi ed affreschi. Opera del pittore-scenografo Luigi Vacca (1778-1854) di Torino sono il sipario rappresentante il mito di Orfeo e il medaglione centrale del soffitto raffigurante le muse ispiratrici delle arti la Musica, la Poesia e la Pittura.

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Da allora la storia del Civico rimase legata alla lirica fino alla chiusura, con un’interruzione per i turbolenti avvenimenti storici del 1848 e 1849.
I lavori di ammodernamento si susseguivano, in buona parte sostenuti da donatori privati: nel 1840 Giacomo Martinetti fornì il teatro di una grande stufa mentre l’illuminazione fu rinnovata da Giovanni Bonassola di Milano, che nel 1845 comprò un nuovo lampadario. Nel 1847 invece il Comune affrontò il primo restauro, consolidando le strutture di copertura che davano segni di cedimento.

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Anche la prosa trovava spazio al Civico, per lo meno a partire dal 1841, quando la compagnia Goldoni organizzò una stagione di 24 spettacoli. Ma mai si raggiunsero i fasti toccati dalla lirica con il Mefistofele di Boito del 1915 o con la Traviata del 1921. Lodato dai cantanti per la sua perfetta acustica, il Civico scampò alla sorte toccata a molti altri teatri negli anni ’30 del secolo scorso e non divenne sala cinematografica. Le sue attività furono però interrotte dalla guerra: dopo l’ultima stagione regolare, svoltasi nel 1939, il sipario si alzò solo saltuariamente negli anni ’40; nel 1952 il teatro fu dichiarato inagibile e chiuso. Solo nel 1983, dopo una nuova perizia, si diede il via ai lavori di restauro e venne riaperto il 2 maggio del 1990.

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