Saul og David

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★★★☆☆

L’opera-oratorio del maggior compositore danese

Prima delle due opere scritte da Carl Nielsen, Saul og David (Saul e Davide) non ebbe critiche favorevoli quando fu presentata nel novembre 1902, diversamente dalla successiva Maskarade, che fu invece un clamoroso successo. Fu composta assieme alla Seconda sinfonia “I quattro temperamenti” su un libretto in danese di Einar Christiansen che riprende la vicenda biblica del re Saul e della sua gelosia per il giovane Davide così com’è narrata nei due libri di Samuele nel Vecchio Testamento. Il librettista si era ampiamente ispirato al testo che Hans Christian Andersen aveva scritto nel 1880 per un Kong Saul (Re Saul) mai rappresentato. (1)

Soggetto e trattamento musicale farebbero propendere per un oratorio – cori, inni, minima drammaturgia – e in quegli anni il compositore danese ne aveva presentati infatti ben due: Hymnus amoris (1896) e Søvnen (Sonno, 1905). Il lavoro non è comunque scevro di una sua teatralità che conquistò parte del pubblico presente alla prima, ma non convinse la critica musicale: «Non aspettatevi un’opera teatrale piena di effetti: preparatevi a incontrare un musicista zelante, serio, rigoroso», avvertiva un recensore.

Il rapporto ambivalente di Nielsen con Wagner è chiaramente evidenziato in questo lavoro in cui il declamato predomina sulla linea melodica, affidata quest’ultima quasi esclusivamente al personaggio di Davide. Mentre la sua vena sinfonica trova sbocco negli ampi intermezzi sinfonici, risolti qui da David Pountney nella sua messa in scena al Teatro Reale di Copenhagen nel 2015 con numeri coreografati i primi due (un balletto dei rappresentanti dell’ONU !) e immagini di attacchi notturni (i video dei bombardamenti di Bagdad) il terzo. Il regista inglese ambienta infatti la vicenda ai nostri giorni, in cui i conflitti religiosi non mancano di certo: in abiti moderni, a parte i ricchi mantelli di Saul e del figlio Jonathan, e il fondo della scena formato da case che hanno perduto la facciata in seguito ai bombardamenti. Nelle abitazioni vediamo civili che assistono dallo schermo delle televisioni a quanto avviene nel palazzo reale, all’instabilità emotiva del vecchio re, alla pura innocenza del nuovo. Nella lettura di Pountney il profeta Samuele è rappresentato come un fondamentalista religioso che alla fine scalza dal trono anche il re Davide. Il vecchio aveva finto la sua morte per “risorgere” invocato dalla strega di Endor, qui la caricatura di una veggente, e per prendere il potere. È il fanatismo religioso a prevalere.

I due personaggi principali hanno in Johan Reuter e Niels Jørgen Riis interpreti eccellenti: il baritono sovrasta con la sua potenza vocale la spessa orchestra, ma trova anche le sfumature giuste per disegnare a tutto tondo l’incostante Saul; il tenore rende in maniera più lirica che eroica il personaggio, non ben delineato dal libretto, di Davide.

Il coro e l’Orchestra Reale Danese sono guidati con mano ferma da Michael Schønwandt che mette in luce gli aspetti wagneriani della partitura, nei momenti di maggior enfasi orchestrale come in quelli più intimisti.

Sottotitoli in inglese e 132 minuti di musica.

(1) In rete si può trovare un’ampia analisi del lavoro, compresa la partitura.

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