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Lo Händel più maturo risplende in questo oratorio
Nel 1745 Georg Friedrich Händel si trova ormai in una fase avanzata della propria carriera, caratterizzata da un deciso allontanamento dal teatro d’opera italiano che aveva dominato la sua produzione londinese per oltre due decenni. L’ultima opera italiana, Deidamia, risale infatti al 1741; da quel momento in poi il compositore si dedica quasi esclusivamente all’oratorio in lingua inglese. Questo cambiamento, tuttavia, riguarda soprattutto l’aspetto linguistico e formale, poiché dal punto di vista musicale Händel continua a utilizzare uno stile fortemente teatrale, ricco di contrasti, virtuosismi vocali e intensità drammatica. Proprio per questa ragione, gli oratori händeliani si prestano sempre più frequentemente a essere messi in scena come vere e proprie opere, con regia, scenografie e interpretazione attoriale.
Tra questi lavori spicca Belshazzar, presentato per la prima volta il 27 marzo 1745 al King’s Theatre di Londra su libretto di Charles Jennens, già autore del testo del celebre Messiah. Il soggetto si ispira a un episodio biblico tratto dal libro di Daniele (capitoli 5 e 6), che narra la caduta del regno di Babilonia sotto l’assalto di Ciro il Grande e la conseguente liberazione del popolo ebraico. La vicenda, intrisa di tensione religiosa e politica, offre a Händel l’occasione per costruire una partitura ricca di momenti spettacolari, alternando scene corali imponenti a introspezioni solistiche di grande raffinatezza.
La storia si situa nel 539 a.C. nella Babilonia governata dal re Baldassarre. La città è assediata da Ciro, principe dei Medi e dei Persiani. Atto primo. Nitocri, madre di Baldassarre, medita sulla vanità dei valori umani e intuisce la caduta imminente del regno di suo figlio. Il profeta Daniele conferma i suoi timori e la incoraggia nella sua fede nel dio degli ebrei. Nella scena seguente i babilonesi dall’alto delle mura della città irridono gli assedianti. Ciro, ispirato da un sogno che racconta al suo aiutante di campo Gobria, si propone di deviare il corso dell’Eufrate per penetrare nella città attraverso il letto prosciugato liberando così anche gli ebrei tenuti in schiavitù dopo la deportazione voluta da Nabuccodonosor, il padre di Baldassarre. L’invasione è prevista per la notte del festino dato in onore del dio del vino Sesach nel corso della quale i babilonesi tradizionalmente si ubriacano. Daniele rilegge le profezie di Isaia e Geremia che annunciano la caduta di Babilonia e il ritorno degli ebrei a Gerusalemme. L’ultima scena è nel palazzo reale dove avviene il festino in cui Baldassarre decide di bere nei vasi sacri rubati a Gerusalemme. Nitocri e gli ebrei sono inorriditi e tentano invano di riportare il re alla ragione. Atto secondo. I persiani riescono a entrare nella città nel momento in cui il festino è al suo culmine e Baldassarre sfida apertamente il dio degli ebrei. È allora che si vede apparire una mano che scrive sul muro della reggia queste tre parole: «Mene, Tekel, Phares». Davanti all’incapacità dei maghi di Baldassarre a interpretare questi segni egli fa venire Daniele, che vi legge la fine imminente del re così come il passaggio del suo regno ai Medi e ai Persian. Nitocri invita il figlio al pentimento. Ciro ringrazia Dio per il successo della sua invasione e ingiunge alle sue truppe di evitare ogni massacro. I persiani rendono omaggio al loro sovrano illuminato. Atto terzo. Nitocri in alternanza i suoi timori e le sue speranze di vedere il figlio pentito. L’annuncio dell’arrivo di Ciro rende euforici gli ebrei che celebrano la vittoria. Nel frattempo Baldassarre continua il suo festino blasfemo. Nella scena finale si viene a sapere che Baldassarre e i suoi uomini sono stati uccisi. Ciro dichiara la fine dei combattimenti e offre la sua protezione al popolo babilonese. Daniele mostra a Ciro la profezia di Isaia e gli chiede di completarne la realizzazione. Ciro giura di ricostruire la città e il tempio di Gerusalemme e di lasciar partire gli ebrei per la loro terra natale. L’oratorio termina con un coro di lode.
Nonostante la qualità della musica, Belshazzar non ebbe fortuna immediata e cadde presto nell’oblio. Solo nel corso del XIX secolo l’opera venne riscoperta in Inghilterra, e da allora ha conosciuto una progressiva rivalutazione. Oggi è considerata una delle composizioni più affascinanti della maturità händeliana e viene eseguita con sempre maggiore frequenza, sia in forma concertistica sia in allestimenti scenici che ne esaltano il carattere drammatico.
Il DVD in questione documenta una produzione nata alla Staatsoper di Berlino e successivamente presentata con enorme successo al Festival di Aix-en-Provence nel 2008. Si tratta di uno spettacolo che ha saputo coniugare rigore musicale e inventiva teatrale, offrendo una lettura intensa e profondamente coerente dell’opera.
L’impianto scenico, firmato da Roland Aeschlimann, si distingue per il suo minimalismo suggestivo. Lungi dall’essere povera o spoglia, la scena utilizza pochi elementi essenziali per creare un ambiente carico di significati simbolici. Ogni dettaglio è studiato con attenzione e contribuisce a costruire un universo visivo che dialoga costantemente con la musica. Le luci, i movimenti degli interpreti e la disposizione degli spazi scenici concorrono a delineare un racconto che evita ogni ridondanza, puntando invece su una forte intensità espressiva.
La regia di Christof Nel si inserisce perfettamente in questo contesto, dando vita a uno spettacolo di grande coerenza drammaturgica. Il regista lavora con precisione sui personaggi, mettendone in luce le motivazioni psicologiche e i conflitti interiori. Nulla è lasciato al caso: ogni gesto, ogni sguardo, ogni interazione tra i protagonisti contribuisce a rendere la narrazione chiara e coinvolgente. Il risultato è una messinscena capace di mantenere alta la tensione per tutta la durata dell’opera, valorizzando al massimo le potenzialità teatrali della partitura.
Sul piano musicale, l’esecuzione è affidata all’Akademie für Alte Musik, ensemble specializzato nell’interpretazione su strumenti d’epoca. La scelta di utilizzare strumenti antichi permette di restituire con maggiore autenticità il suono originale immaginato da Händel, evidenziando le sfumature timbriche e i contrasti dinamici della partitura. L’orchestra si distingue per precisione, equilibrio e vivacità, offrendo una lettura brillante e al tempo stesso profondamente rispettosa dello stile barocco.
Alla guida dell’ensemble troviamo René Jacobs, direttore di grande esperienza nel repertorio händeliano. La sua interpretazione si caratterizza per una straordinaria attenzione ai dettagli e per una capacità unica di dare respiro alla musica. Jacobs non esita a prendersi alcune libertà rispetto allo spartito originale, come l’utilizzo di solisti in alcune sezioni corali. Tuttavia, queste scelte risultano pienamente giustificate dal punto di vista teatrale e contribuiscono a rendere l’esecuzione ancora più efficace e coinvolgente. La sua direzione riesce a coniugare rigore filologico e sensibilità drammatica, offrendo una lettura viva e appassionata dell’opera.
Il cast vocale è di altissimo livello e rappresenta uno dei punti di forza principali della produzione. Il tenore Kenneth Tarver interpreta il ruolo del re Baldassarre con grande intensità, restituendo tutta la follia e l’arroganza del personaggio. La sua voce, agile e luminosa, si presta perfettamente a delineare un sovrano blasfemo e inquietante, capace di suscitare al tempo stesso repulsione e fascinazione.
Rosemary Joshua, nel ruolo della regina, offre una prova di grande eleganza e raffinatezza. Le sue arie sono eseguite con uno stile impeccabile, caratterizzato da un fraseggio curato e da una notevole sensibilità espressiva. La sua interpretazione riesce a trasmettere con efficacia la complessità emotiva del personaggio, rendendolo umano e credibile.
Di straordinario livello è anche la performance del controtenore Bejun Mehta nel ruolo di Ciro. La sua voce, calda e omogenea, si distingue per bellezza timbrica e precisione tecnica. Mehta riesce a incarnare un Ciro nobile e ispirato, conferendo al personaggio una dimensione eroica e al tempo stesso profondamente umana.
Neal Davies, pur avendo una parte relativamente breve, lascia un’impressione duratura nel ruolo di Gobria. La sua presenza scenica e la qualità vocale contribuiscono a rendere memorabile ogni suo intervento, dimostrando come anche i ruoli secondari possano avere un impatto significativo quando interpretati con tale maestria.
Il ruolo di Daniele è affidato al mezzosoprano Kristina Hammarström, che lo interpreta en travesti. Pur essendo una scelta che potrebbe far discutere, soprattutto considerando la possibilità di utilizzare un controtenore, la sua performance risulta comunque eccellente. La cantante dimostra grande controllo tecnico e una notevole capacità espressiva, riuscendo a rendere il personaggio con autenticità e intensità.
Un elemento fondamentale dello spettacolo è rappresentato dal coro, che assume diversi ruoli nel corso dell’opera: gli ebrei, i babilonesi e l’esercito di Ciro. Il RIAS Kammerchor si distingue per una qualità vocale superlativa e per una presenza scenica di grande impatto. La precisione dell’intonazione, la chiarezza della dizione e la capacità di adattarsi alle diverse situazioni drammatiche rendono il coro uno dei protagonisti assoluti della produzione. Il suo contributo è determinante nel creare i momenti di maggiore tensione e spettacolarità, contribuendo in modo decisivo al successo complessivo dello spettacolo.
La regia video di Don Kent riesce a catturare con grande efficacia l’essenza della messinscena. Le riprese sono attente e mai invasive, capaci di valorizzare sia i dettagli delle interpretazioni individuali sia la visione d’insieme dello spettacolo. Il montaggio è fluido e ben calibrato, permettendo allo spettatore di immergersi completamente nell’opera senza distrazioni.
Nel complesso, questo DVD rappresenta un esempio eccellente di come un oratorio barocco possa essere trasformato in un’esperienza teatrale completa e coinvolgente. La qualità della musica, l’originalità della regia, l’eccellenza degli interpreti e la cura della realizzazione video si combinano per offrire uno spettacolo di altissimo livello, capace di affascinare sia gli appassionati di musica barocca sia un pubblico più ampio.
Si tratta di una produzione che non solo rende giustizia alla grandezza di Händel, ma dimostra anche quanto il suo linguaggio musicale sia ancora oggi vivo e attuale. Un DVD che merita senza dubbio di essere visto e ascoltato, non solo come documento di un grande spettacolo, ma come testimonianza della straordinaria vitalità del teatro musicale barocco.
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