Il sindaco del rione Sanità

 

Eduardo De Filippo, Il sindaco del rione Sanità

Regia di Mario Martone

Torino, Teatro Gobetti

22 marzo 2017

La Gomorra di Eduardo

Nell’ultimo spettacolo da direttore del Teatro Stabile torinese, Mario Martone affronta il suo primo Eduardo. Con molta circospezione. Lo avevano frenato fino ad oggi non tanto la potente immagine del nostro maggior drammaturgo, quanto la forza delle sue messe in scena che, dopo le varie versioni televisive, fanno ormai parte dell’immaginario collettivo del nostro paese.

Fin da subito si capisce che questa messa in scena – nata in una palestra abbandonata di una delle periferie di Napoli dal collettivo teatrale NEST (Napoli Est Teatro) – è diversa da tutte quelle che l’hanno preceduta. Oggi i capi della criminalità partenopea sono giovanissimi, ecco quindi la scelta del regista di far interpretare da loro coetanei i personaggi della straordinaria commedia. ‘O Palummiello, prima di venir ferito, si esibisce in un rap struggente e quando finalmente arriva in scena Antonio Barracano, il “Sindaco”, non è il 75enne previsto dal copione, bensì un giovane, scalzo, con la felpa e il cappuccio calato sul capo rasato, come quanti abbiamo visti nei film del filone camorristico. Ma nel momento in cui Francesco di Leva pronuncia le prime parole del suo personaggio, pur nella enorme differenza di età, stile, ambiente, un brivido corre giù per la schiena. Quei suoni arrochiti, quel dialetto qui ancora più stretto, riverberano della voce indimenticata del grande de Filippo.

Tra i velluti e gli stucchi della bomboniera del Gobetti le battute non perdono la loro forza e anche se per ragioni tecniche nella versione torinese è venuta a mancare la geniale invenzione del palcoscenico trasparente sotto il quale si muoveva nervosamente un cane («Malavita, che non è un cane, è una belva»),  il coinvolgimento del pubblico è totale. Il fragore degli applausi fa dimenticare che siamo in un teatro di soli 220 posti e il pubblico non lascia che gli attori abbandonino la scena se non dopo innumerevoli chiamate.
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