Le bourgeois gentilhomme

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«La musique et la danse, c’èst là tout ce qu’il faut» (1)

Al teatro Trianon di Parigi nel 2004 viene messa in scena la comédie-ballet in cinque atti Le bourgeois gentilhomme di Molière-Lully. La regia di Benjamin Lazar con la pronuncia del francese antico, la recitazione frontale sempre rivolta al pubblico, i gesti che sottolineano le parole, i passi di danza dell’epoca (coreografie di Cécile Roussat), i costumi e l’illuminazine a candele ci fanno fare un salto indietro nel tempo di quasi 350 anni, a quel 14 ottobre 1670 in cui davanti alla corte di Luigi XIV aveva debuttato sul palco del teatro del castello di Chambord una delle più fortunate commedie di Molière, intrisa di una forte satira sulle vicende di uno stolido borghese che vuol atteggiarsi  a nobile. Il lavoro era una parodia della corte del re con i ridicoli riti da lui stesso concepiti ed è chiaro che il maggior successo lo ebbe nelle successive repliche al Palais-Royal davanti al pubblico parigino.

Il maître de musique e il maître à danser fanno a gara le lodi delle rispettive arti: «Tous les désordres, toutes les guerres qu’on voit dans le monde, n’arrivent que pour n’apprendre pas la musique. La guerre ne vient-elle pas d’un manque d’union entre les hommes? Et si tous les hommes apprenaient la musique, ne serait-ce pas le moyen de s’accorder ensemble, et de voir dans le monde la paix universelle?» chiede il primo; «Tous les malheurs des hommes, tous les revers funestes dont les histoires sont remplies, les bévues des politiques, et les manquements des grands capitaines, tout cela n’est venu que faute de savoir danser» […].Lorsqu’un homme a commis un manquement dans sa conduite, soit aux affaires de sa famille, ou au gouvernement d’un État, ou au commandement d’une armée, ne dit-on pas toujours: “Un tel a fait un mauvais pas dans une telle affaire”?» aggiunge il secondo. «Oui, on dit cela. Vous avez raison» (2) risponde con convinzione monsieur Jourdan. Come non dar loro ragione? Ma dovranno ancora difendere le loro arti contro il maître d’armes e il maître de philosophie. Siamo infatti in casa del borghese che prende lezioni per diventare gentiluomo e non manca la vicenda dell’amore per il giovane Cléonte della figlia di Jourdan che il padre vuole invece destinare a un conte profittatore. A risolvere la faccenda saranno le furberie del servitore del giovane, travestimenti e turcherie inclusi.

Lully aveva fornito le sue eleganti musiche: una ouverture, quattro intermezzi, un lungo “balletto delle nazioni” e altre brevi musiche di scena. La sua collaborazione con Molière era iniziata nel 1661 con Les Fâcheux (Gli importuni) e sarebbe terminata nel 1672. Da allora le musiche dei lavori di Molière le avrebbe fornite Marc-Antoine Charpentier e Lully si sarebbe dedicato alle sue opere dopo essere diventato direttore dell’Académie Royale de Musique.

Vincent Dumestre alla testa del Poème Harmonique dipana le musiche di Lully sapientemente ricreate mentre in scena una compagnia di ottimi attori, cantanti, mimi e danzatori ci fanno vivere un’affascinante esperienza teatrale e fanno di questa una registrazione imperdibile.

Due DVD di France Télécom riportano questa versione originale e integrale della commedia, uno spettacolo che supera le tre ore e mezza e che ha avuto un successo giustamente memorabile nella capitale francese. Mancano i sottotitoli in italiano, ma c’è un interessante documentario.

(1) «La musica e la danza. Ecco tutto quel che serve»

(2) «Tutti i disordini, tutte le guerre che si vedono nel mondo, accadono perché non si studia la musica. Tutte le sventure degli uomini, tutti i rovesci funesti di cui son piene le storie, gli svarioni dei politici, e i granchi dei sommi capitani, tutto ciò è avvenuto perché non si sapeva danzare. La guerra non nasce dalla mancanza di armonia fra gli uomini? E se tutti gli uomini imparassero la musica, non sarebbe questo il mezzo per accordarsi e per vedere nel mondo la pace universale? Quando uno ha commesso un errore di condotta o nelle sue faccende private o governando uno Stato, o comandando un esercito, non si dice sempre: “Quel tale ha compiuto un passo falso”?». «Sì, si dice così. Avete ragione».

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