L’Ottocento

Elvio Giudici, L’Ottocento, Volume primo

2017 Il Saggiatore, 1300 pagine, €52.00

Prosegue l’opera del Giudici e il numero di pagine cresce in maniera esponenziale: sono 1300 solo per la prima parte di questo tomo dedicato all’Ottocento. Tolti Verdi e Wagner, che costituiranno l’ossatura della seconda parte, il volume analizza i DVD degli autori che caratterizzano il XIX secolo musicale, da Vincenzo Bellini a Carl Maria von Weber.

Questo è il secolo in cui si affermano le identità nazionali alle quali contribuiscono compositori e platee, e ogni paese scandisce sul palcoscenico le proprie declinazione artistiche: il gusto per la decorazione proprio degli italiani, l’innegabile tendenza a pontificare dei francesi, l’arte del racconto degli inglesi, lo scavo psicologico dei tedeschi. Diversamente dal Settecento, il secolo del Classicismo, «un territorio comune i compositori dell’Ottocento non l’hanno. L’unico sul quale possono convivere è quello che accomuna chiunque abbia scritto per il teatro: il teatro, appunto. Forma artistica multiforme nella quale tuttavia elemento primario è sempre stato il rappresentare una vicenda reale al fine di evidenziare taluni concetti o sentimenti. Ed è proprio nel modo di raccontare che ogni epoca teatrale esprime la sua più rilevante autonomia: sulla volontà ed eventuale capacità di creare personaggi provvisti d’un loro autonomo profilo psicologico, da immergere poi in un contesto qualsivoglia (sociale, politico, più in generale storico) nel quale possano meglio definirsi ed evolversi grazie alle relazioni reciproche. L’Ottocento è appunto il secolo nel quale più inizia di classificarsi il modo di “far teatro”: con ulteriori  significative ramificazione nell’ambito di ciascuna identità nazionale, giacché essa connota in misura sempre più riconoscibile una propria sensibilità nell’impostare un modulo narrativo nonché di confrontarsi con quelli che eventualmente provengano da fuori».

 ⸪

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