Pupo di zucchero

Pupo di zucchero. La festa dei morti

Testo, regia e costumi di Emma Dante

Torino, Teatro Carignano, 9 novembre 2021

«Il 2 novembre è l’unico iuorno ca ce sta nu poco de vita dinta a sta casa»

Così dice «’o viecchio ’nzenziglio e spetacchiato» che prepara il pupo di zucchero, una pietanza tradizionale: con acqua, farina e zucchero impasta «l’esca pe li pesci de lo cielo», una statuetta antropomorfa dipinta con colori vivaci. Secondo la tradizione siciliana “u pupo di zuccaru” raffigura le anime dei defunti e viene consumato in un momento di simbolica patrofagia.

In attesa che l’impasto lieviti, l’uomo richiama alla memoria i defunti della sua famiglia e la casa si riempie di ricordi e di vita: la vecchia mamma francese, il giovane padre disperso in mare, le sorelle Rosa, Primula e Viola («tre ciuri c’addorano ‘e primmavera»), l’amico spagnolo Pedro, zio Antonio e zia Rita che «s’abboffavano ‘e mazzate», il figlio adottivo Pasqualino. La stanza diventa una sala da ballo dove i morti, ritrovando le loro abitudini, festeggiano la vita.

Il lavoro della Dante è ispirato ancora una volta alla struttura linguistica e narrativa de Lo cunto de li cunti del Basile, com’era stato per La scortecata, utilizzando un napoletano poetico e verace e immagini di enorme suggestione teatrale. Alla fine le ipercinetiche figure evocate nelle loro sembianze giovanili tornano nei loro corpi mummificati – come quelli delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo – qui realizzati dalle sculture di Cesare Inzerillo e compongono una specie di altare. La festa dei morti è finita. I morti ritornano morti.

Magnifici i dieci attori: Carmine Maringola (il vecchio), Nancy Trabona (Rosa), Maria Sgro (Viola), Federica Greco (Primula), Sandro Maria Campagna (Pedro), Giuseppe Lino (papà), Stephanie Taillandier (mammina), Tiebeu Marc-Henry Brissy Ghadout (Pasqualino), Martina Caracappa (zia Rita), Valter Sarzi Sartori (zio Antonio).

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