Luoghi

ZÁMECKÉ DIVADELKO

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Zámecké Divadelko

Litomyšl (1797)

200 posti

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Il castello di Litomyšl, costruito negli anni 1567–1581, è tra i più alti esempi di architettura rinascimentale della Repubblica Ceca. Nell’ala nord est fu costruito nel 1767 un primo teatro che però andò  distrutto da un incendio già l’anno successivo. Il teatro esistente fu edificato al piano terra dell’ala nord ovest e completato nel 1797. Le dimensioni della sala sono di 10 m per 20 mentre la scena misura 6 m di larghezza per 8 di profondità. L’orchestra è separata dalla sala da una partizione di legno, un’altra partizione separa le ultime file.

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La decorazione della sala è del pittore classicista Dominik Dvořák nei toni chiari del verde, grigio e rosa come il resto del castello. Drappi rossi dipinti danno un tocco di vivacità. L’illuminazione è affidata unicamente a candelieri a due braccia sulle colonne e i banchi originali sono stati conservati. I macchinari in legno di Václav Bonaventura per i cambi scena sono ancora funzionanti, così come la “macchina della pioggia” o l’illuminazione a lampade. Il teatro conserva una magnifica collezione di scene dipinte da  Josef Platzer, uno dei più rinomati scenografi del XVIII secolo. Elettrificato nel 1957 e dopo approfonditi restauri nel 2000, il teatro è ora sporadicamente utilizzato per rappresentazioni, mentre è incluso nella visita al castello.

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TEATRO DI PALAZZO YUSUPOV

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Teatro di Palazzo Yusupov

San Pietroburgo (1830)

180 posti

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L’imponente palazzo Yusupov che si affaccia sul canale della Moika a San Pietroburgo ha al suo interno un delizioso teatrino rococo (il palazzo è del 1776 e venne riadattato dai ricchi proprietari nel 1830) perfettamente conservato e ancora utilizzato.

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TEATRO CIVICO

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Teatro Civico

Tortona (1838)

450 posti

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A Tortona stagioni teatrali regolari si svolgevano almeno dal 1802, quando, sull’onda della confisca napoleonica dei beni religiosi, era stata adattata a teatro la chiesa di San Simone. L’inadeguatezza di tale sede aveva spinto gli amministratori a cercarne una più adeguata e a sostenere senza esitazioni le spese necessarie: tra l’altro, si era resa disponibile un’ampia area di edifici ormai fatiscenti in pieno centro storico, in cui si progettava di insediare, accanto al teatro, l’archivio notarile e l’ufficio del pubblico registro in un centro civico di ampio respiro. Di queste opere però solo il teatro fu effettivamente portato a termine e gli annessi furono usati anni più tardi come sede del Municipio.

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Il Teatro Civico fu realizzato in elegante e sobrio stile neoclassico su progetto sviluppato dall’ingegnere tortonese Pietro Pernigotti. L’ambizioso progetto prevedeva tre ordini di palchi e una capienza di 450 persone e si ispirava al Teatro Argentina di Roma. I lavori, iniziati nel 1836, furono appena rallentati per l’epidemia di colera dello stesso anno. Il 2 maggio del 1838 il sipario si aprì sul Teatro Comunale con una recita di Norma seguita dal balletto La scimmia riconoscente. Fu un successo soprattutto per l’edificio e infatti Pernigotti venne sommerso dagli applausi quando finalmente uscì sul palco. L’interno  è decorato con stucchi ed affreschi. Opera del pittore-scenografo Luigi Vacca (1778-1854) di Torino sono il sipario rappresentante il mito di Orfeo e il medaglione centrale del soffitto raffigurante le muse ispiratrici delle arti la Musica, la Poesia e la Pittura.

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Da allora la storia del Civico rimase legata alla lirica fino alla chiusura, con un’interruzione per i turbolenti avvenimenti storici del 1848 e 1849.
I lavori di ammodernamento si susseguivano, in buona parte sostenuti da donatori privati: nel 1840 Giacomo Martinetti fornì il teatro di una grande stufa mentre l’illuminazione fu rinnovata da Giovanni Bonassola di Milano, che nel 1845 comprò un nuovo lampadario. Nel 1847 invece il Comune affrontò il primo restauro, consolidando le strutture di copertura che davano segni di cedimento.

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Anche la prosa trovava spazio al Civico, per lo meno a partire dal 1841, quando la compagnia Goldoni organizzò una stagione di 24 spettacoli. Ma mai si raggiunsero i fasti toccati dalla lirica con il Mefistofele di Boito del 1915 o con la Traviata del 1921. Lodato dai cantanti per la sua perfetta acustica, il Civico scampò alla sorte toccata a molti altri teatri negli anni ’30 del secolo scorso e non divenne sala cinematografica. Le sue attività furono però interrotte dalla guerra: dopo l’ultima stagione regolare, svoltasi nel 1939, il sipario si alzò solo saltuariamente negli anni ’40; nel 1952 il teatro fu dichiarato inagibile e chiuso. Solo nel 1983, dopo una nuova perizia, si diede il via ai lavori di restauro e venne riaperto il 2 maggio del 1990.

OPERA

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Opera

Dubai (2016)

2000 posti

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Il palazzo dell’Opera, nell’Opera District del centro di Dubai,  è stato disegnato da Janus Rostock. La sala principale è uno spazio multifunzione che può essere agevolmente trasformato da teatro tradizionale a sala da concerto, sala banchetti o spazio espositivo: 900 dei 2000 posti possono essere dislocati idraulicamente e immagazzinati negli spazi sotterranei.

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Come tributo alla storia marittima della città, la forma dell’edificio richiama quella di un dhow, la tradizionale imbarcazione a vela, con la “prua” che contiene il palcoscenico e i posti a sedere e la “poppa” le sale di ingresso, i parcheggi e le stazioni dei taxi. Questo realizzato sostituisce il precedente progetto di Zaha Hadid di un teatro di 2500 posti da costruire su un’isola del Creek, progetto abbandonato con la crisi finanziaria del 2013.

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DONALD GORDON THEATRE

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Donald Gordon Theatre

Cardiff (2004)

1897 posti

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Il Donald Gordon Theatre è sede della Welsh National Opera e fa parte del Wales Millennium Centre, un complesso di edifici nell’area della baia della città gallese di Cardiff. La prima fase del progetto è stata inaugurata nel novembre 2004 con una cerimonia organizzata da Bryn Terfel, la seconda, con l’apertura della Hoddinott Hall sede della BBC National Orchestra,  nel gennaio 2009. Oltre al teatro principale il complesso ospita altre due sale da 350 e 250 posti, sale conferenze e studio, uffici, negozi, bar, ristoranti.

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Il progetto è stata firmato dall’architetto Jonathan Adams. I materiali utilizzati provengono tutti dal Galles: ardesia, metallo, legno e vetro. I muri esterni sono coperti di ardesie di colori diversi per imitare gli strati rocciosi delle scogliere tipiche della regione. Il tetto è di bronzo trattato con rame ossidato per resistere alle condizioni atmosferiche della zona.

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Il legno predomina invece all’interno con le superfici ondulate laminate in quercia, frassino, faggio, acero, platano, ontano, betulla, castagno e ciliegio in proporzioni relative alla loro disponibilità in natura.

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Il vetro è usato parsimoniosamente nelle “venature” dei muri esterni e per le lettere della facciata che riportano due versi della poetessa Gwyneth Lewis in gallese e in inglese: «CREU GWIR FEL GWYDR O FFWRNAIS AWEN IN THESE STONES HORIZONS SING». Le lettere formano le finestre che illuminano l’area dei bar.

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TEATRO DELL’OPERA

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Teatro dell’Opera

Harbin (2015)

1600 posti

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Le sale d’opera più spettacolari e moderne ormai le dobbiamo cercare al di fuori dell’Europa e degli Stati Uniti. A Harbin, città di quasi dieci milioni di abitanti nel nord est della Cina, è stato inaugurato un centro culturale sul terreno acquitrinoso lungo il fiume Songhua. Il sinuoso complesso teatrale è il punto focale dell’isola, occupa un’area edificabile di circa 78 mila m2 e all’interno ospita una sala principale con 1.600 posti a sedere e una secondaria più raccolta per 400 spettatori.

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Il teatro è stato progettato in risposta al clima gelido e alla natura selvaggia e incontaminata della zona. Il complesso, le cui forme sembrano erose dal vento e dalla pioggia, si mescola senza soluzione di continuità con il contesto naturale e la topografia, facendosi manifesto dell’identità, dell’arte e della cultura locale.

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La facciata curvilinea è composta da sottili pannelli bianchi in alluminio, che danno vita a una vivace alternanza tra gli angoli acuti e le superfici piane. Il percorso inizia attraversando il ponte che dà accesso all’isola, dove il complesso dalla geometria ondulata abbraccia un’ampia piazza pubblica, fondendosi al paesaggio innevato durante i mesi invernali. La promenade architettonica funge da elemento scenografico e fa sentire i visitatori parte integrante del progetto. Una volta entrati dall’atrio principale si trovano di fronte a un’ampia vetrata che circoscrive l’ingresso e funge da elemento di connessione visiva tra gli interni curvilinei, la facciata degradante e la piazza all’esterno.

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Alzando lo sguardo, un soffitto continuo in vetro si leva al di sopra della lobby con il supporto di una struttura leggera, a griglia diagonale. Quest’ultima alterna porzioni levigate ad altre sfaccettate rievocando la struttura molecolare della neve e del ghiaccio. I visitatori, prima ancora di sedersi al proprio posto, sono accolti dalla semplice maestosità della luce naturale e delle sensazioni materiche.

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Il teatro principale è un elemento invitante, che trasmette calore anche grazie al rivestimento in frassino locale, che ricorda le superfici lignee erose dal tempo. Il legno avvolge gentilmente il palco centrale e le sedute creando un effetto acustico senza precedenti. Il teatro principale viene illuminato parzialmente da un lucernario, elemento che con discrezione connette i visitatori con il mondo al di fuori, rendendoli partecipi del volgere delle ore.

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All’interno della struttura secondaria, un’ampia apertura panoramica lungo il fondale è un trait d’union tra gli ambienti interni e gli spazi all’aperto. La vetrata insonorizzata crea uno scenario naturale per gli spettacoli e per le attività da svolgere sul palco, fungendo sia da estensione del paesaggio sia da fonte d’ispirazione per eventuali rappresentazioni.

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OPER

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Oper

Halle (1886, 1968)

672 posti

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In origine denominato Stadttheater von Halle, il teatro fu costruito nel 1886. Un bombardamento aereo il 31 marzo 1945 distrusse gran parte dell’edificio originale, in particolare l’area del palco. Qualche anno più tardi seguirono lavori di restauro; la ricostruzione avvenne sotto la direzione di Kurt Hemmerling. L’edificio ricostruito era intonacato molto semplicemente. Le finestre ad arco al piano superiore della porta d’ingresso modernizzata sono state eliminate ed al loro posto sono state installate finestre rettangolari. Il timpano triangolare ha perso la decorazione scultorea. L’auditorium è stato in gran parte cambiato. Il teatro riaprì nel 1951, come teatro multi-genere, con il nome di Landestheater Halle, con l’opera Fidelio.

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Dopo un’ampia modernizzazione, la Oper ha ricevuto la sua consacrazione musicale il 24 aprile 1968 con un concerto sinfonico per il 65° compleanno del direttore musicale e direttore principale Horst-Tanu Margraf. La Oper offre tutte le linee ed i generi di teatro musicale. Dalla stagione 2011/2012, è artisticamente diretto da Axel Köhler, conosciuto come controtenore e direttore.

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Con le nuove produzioni annuali delle opere di Georg Friedrich Händel, il figlio più illustre della città, definisce gli standard internazionali di esecuzione. L’ensemble si esibisce anche al Teatro Goethe a Bad Lauchstädt. Nel gennaio del 1992 il nome fu cambiato in quello attuale. Il teatro è attualmente utilizzato per spettacoli di opera, balletto, spettacoli teatrali e concerti orchestrali. È anche la sede principale delle esecuzioni estive annuali del Festival di Händel che si tiene in città.

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TEATRO SOCIALE G. BUSCA

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Teatro Sociale G. Busca

Alba (1855)

300+618 posti

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Il Teatro Sociale di Alba è uno di quegli edifici che rappresentano nella storia della cultura italiana una bella scommessa. Costruito su progetto dell’architetto Giorgio Busca, il teatro, allora chiamato Perucca, rimase attivo con spettacoli di prosa, concerti e opere liriche dal 1855 al 1933.

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Dichiarato pericoloso e chiuso definitivamente nel 1933, solo verso la fine degli anni ’60 la struttura viene riconosciuta come edificio di valore storico e si ripensa a un suo utilizzo. L’idea geniale è quella di recuperare totalmente alla sua funzionalità di luogo di spettacolo la sala ottocentesca – un tipico teatro all’italiana con platea, tre ordini di palchi e loggione – e di costruire contemporaneamente, affacciata sullo stesso palcoscenico e leggermente disassata, una nuova sala, modernissima e più del doppio capiente.

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Si è ottenuta così una struttura assolutamente unica in Italia: un teatro nel teatro o, meglio ancora, un teatro allo specchio, con il palcoscenico in comune a fare da ideale ponte tra due differenti epoche storiche, tra ‘800 e fine millennio. Le due sale, possono essere utilizzate separatamente o, in casi eccezionali, contemporaneamente, con il pubblico disposto in entrambi gli spazi a fronteggiarsi e lo spettacolo al centro. Il nuovo Teatro Sociale, intitolato al suo ideatore Giorgio Busca, vanta anche uno spazio all’aperto dotato di un palcoscenico e gradinate.

TEATRO DELLE MUSE

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Teatro delle Muse

Ancona (2002)

1147 posti

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Il primo edificio ad Ancona espressamente destinato a essere usato come teatro fu inaugurato nel 1665 con il nome di Teatro dell’Arsenale con Il Giasone di Cavalli; esso fu distrutto nel novembre 1709 da un grave incendio. Due anni dopo fu inaugurato un nuovo edificio con il nome di Teatro della Fenice. Nel 1714 al Teatro della Fenice suonava il violinista Giuseppe Tartini che qui elaborò un modo nuovo di suonare il violino scoprendo il fenomeno del terzo suono. Quando il teatro  mostrò i segni di un irreparabile degrado, si decise di costruire un nuovo edificio. I lavori iniziano nel 1822 e l’inaugurazione avvenne il 28 aprile 1827 con due opere di Gioachino Rossini: Aureliano in Palmira e Ricciardo e Zoraide. La sala aveva una forma di ferro di cavallo con quattro ordini di palchi ed un loggione. Durante la prima fase dell’attività del teatro (durata 116 anni) furono proposti oltre 360 lavori operistici, con più di 3.460 allestimenti. L’ultima rappresentazione di questa prima fase ci fu durante l’occupazione tedesca.

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Il 1º novembre 1943 un bombardamento dell’aviazione inglese danneggiò la copertura dell’edificio, che dovette interrompere così la sua attività. Il restauro iniziò solo nei primi anni sessanta; suscitò molte critiche la decisione di demolire e ricostruire la sala interna con strutture moderne lasciando intatti solo lo scalone d’onore, le facciate esterne e il salone delle feste. Anche a causa di queste polemiche, oltre che per problemi sorti con la società dei palchettisti, il progetto venne accantonato. Successivamente venne elaborato il progetto che portò al teatro attuale e che prevedeva il restauro di ciò che rimaneva del teatro ottocentesco oltre alla realizzazione di una sala moderna concepita come una grande piazza. Il teatro venne finalmente riaperto al pubblico il 13 ottobre 2002.

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Particolarmente apprezzato fu il sipario tagliafuoco in acciaio e bronzo dorato dello cultore Valeriano Trubbiani che, unico nel suo genere, fu pensato come opera d’arte e non come mero ausilio di sicurezza. È ispirato al precedente sipario ottocentesco e raffigura con ironia il trionfo di Traiano, con un gigantesco sole raggiato che simboleggia la ritrovata vitalità del Teatro. Attualmente il Teatro delle Muse ospita una stagione operistica che ha una risonanza anche nazionale, soprattutto per le nuove produzioni, che poi vengono esportate in altri teatri italiani. Inoltre è sede del Teatro Stabile delle Marche (uno dei diciassette teatri pubblici nazionali), dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana (una delle tredici Istituzioni Concertistiche Orchestrali italiane riconosciute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali), della Corale Marchigiana Vincenzo Bellini. Un settore dell’edificio accoglie un centro di documentazione, che conserva testimonianze della secolare attività del Teatro delle Muse e raccoglie la documentazione delle stagioni più recenti.

TEATRO DOVIZI

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Teatro Dovizi

Bibbiena (1842)

300 posti

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Il teatro venne realizzato nel centro storico di Bibbiena per iniziativa dell’Accademia degli Operosi e su progetto dell’architetto Niccolò Matas (1842). Mentre la facciata non mostra segni particolari all’esterno e si presenta con laspetto austero tipico dei palazzi del tessuto urbano in cui è inserita, all’interno, invece, il teatro è caratterizzato da una pianta a U, tre ordini di palchi e palcoscenico parallelo al fronte strada. Dopo alcune alterazioni subite in occasione della sua destinazione a cinematografo, verso il 1975 sono state manomesse altre sue caratteristiche originarie, come l’abolizione dei divisori dei palchetti e la rimozione del palcoscenico e dei tendaggi rossi del rivestimento. Anche la decorazione ha visto sovrapporsi ai motivi originari, sopravvissuti in alcuni elementi (mensoline per l’illuminazione, decorazioni del soffitto), elementi più recenti come pannelli perlinati in legno. Il teatro aveva cessato l’attività nel 1982 a causa delle sue carenze in materia di sicurezza.

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Nel 1997, per iniziativa dell’amministrazione comunale e con il concorso finanziario di altri enti pubblici e privati, il teatro ha ripreso la sua attività dopo un consistente intervento di riprogettazione del suo arredo interno e di nuovo allestimento scenico, ispirato a modelli tipici della tradizione italiana del XVII e XVIII secolo, su progetto dell’architetto Massimo Gasparon. Dal 2001 è stata concessa la residenza del teatro all’Associazione NATA, Nuova Accademia del Teatro d’Arte, che ne ha assunto la gestione e la direzione artistica.