Adriano Morselli

L’incoronazione di Dario

Antonio Vivaldi, L’incoronazione di Dario

★★★★☆

Turin, Teatro Regio, 13 April 2017

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A rare and witty Vivaldi for the first time on stage in Turin

There is an unusual relationship between the Venetian composer Antonio Vivaldi and the city of Turin: in his lifetime, he scarcely had contacts with the fledgling capital of the Kingdom of Savoy, but fate inextricably linked the red priest to this city, now custodian of 90% of his manuscripts in the local university library.

Debuted successfully in 1717 at Sant’Angelo Theatre in Venice, The Coronation of Darius did not remain in the repertoire, as was usual in those days for an ever-curious audience, and after Vivaldi’s death, like all his works, it fell into a centuries-long oblivion…

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L’incoronazione di Dario

Antonio Vivaldi, L’incoronazione di Dario

★★★★☆

Torino, Teatro Regio, 13 aprile 2017

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Inedito e comico il Vivaldi per la prima volta in scena a Torino

Insolito rapporto quello tra Antonio Vivaldi e la città di Torino: il compositore veneziano non ha mai avuto in vita molti contatti con l’allora neonata capitale del Regno di Savoia, ma è il caso che ha legato indissolubilmente il destino del prete rosso a questa città, la quale si trova a custodire il 90% dei suoi manoscritti nella locale Biblioteca Universitaria.

Rappresentata con successo il 23 gennaio 1717 al teatro Sant’Angelo di Venezia, L’incoronazione di Dario non rimase in repertorio, com’era allora comune per un pubblico sempre curioso di novità e, come tutti i lavori di Vivaldi, dopo la sua morte cadde in un oblio plurisecolare. Un’unica ripresa si ebbe a Siena nel 1978 a trecento anni dalla nascita del compositore.

Atto primo. Camera reale con due letti. Scena 1. Il fantasma del defunto re Ciro chiama le sue figlie addormentate Statira e Argene a smettere di piangerlo. Scena 2. Le due principesse si svegliano dal sonno e raccontano il loro sogno al loro guardiano Niceno. Niceno li rassicura: Il loro padre ora vive nelle stelle e vi ha preso il suo trono. Scena 3. La dama di corte Flora li informa che Dario desidera un’udienza. Niceno consiglia loro di fare attenzione quando visitano gli uomini, perché cercheranno di approfittare dei loro sentimenti. Statira promette allora di nascondere i gioielli. Scena 4. Dario sta corteggiando Statira. Mentre lei capisce a malapena i suoi discorsi a causa della sua disabilità mentale, Argene si innamora immediatamente di lui. Nonostante la sua gelosia, promette a Dario di intercedere per lui presso sua sorella. Dario la ringrazia con entusiasmo. Scena 5. Argene e Flora vedono Dario come un degno successore di Ciro. Argene decide di fare tutto il possibile per conquistarlo e usurpare il trono. Scena 6. Flora vuole seguire Argene, perché sospetta un tradimento. Tuttavia, viene fermata da Statira. Statira vuole sapere cosa intendeva Dario quando l’ha scelta come compagna per il suo letto e il suo regno, e cosa si aspetta specificamente da lei. Flora spiega che deve indossare la corona reale affinché il popolo la rispetti. Deve anche dare doni e favori ai suoi fedeli sudditi e amare suo marito. Statira non capisce ancora tutto. Ma lei sente già un “certo dolore”, che pensa sia un inganno di Cupido. Scena 7. Flora si preoccupa dell’ingenua Statira. Cortile; al lato un baldacchino con una statua del Ciro incoronato. Scena 8. Il capitano Arpago afferma la sua pretesa alla mano di Statira e al trono davanti ai suoi soldati, promettendo loro ricchezze e una buona vita al popolo. Prende la corona della statua per metterla su di sé. In questo momento appare Oronte e gli strappa la corona. Scena 9. Oronte insiste che la corona è sua. Entrambi prendono le loro spade e combattono l’uno contro l’altro. Scoppiano anche dei tafferugli tra i soldati di Arpago e la popolazione circostante. Scena 10. Dario si frappone tra i lottatori e chiede una tregua. Per non mettere in pericolo la vita di cittadini innocenti, il cielo deve decidere, sulla base delle offerte, chi di loro riceverà la principessa della corona e il regno. I tre giurano di mantenere la pace. Arpago si vanta che vincerà. Scena 11. Dario disprezza l’arrogante Arpago. Spera nell’amore della principessa. Scena 12. anche Oronte è fiducioso. Poi appare la sua ex amante Alinda, che lo ha seguito nella capitale per riconquistarlo. Oronte la respinge bruscamente. Scena 13. Alinda è colpita dal comportamento scortese di Oronte. Si sente costretta a sopportare i suoi abusi e si lamenta delle restrizioni sociali a cui sono soggette le donne. Camera di Niceno con globi, libri e strumenti chimici, matematici e musicali. Scena 14. Niceno compone una cantata con l’aiuto del suo violoncello (in realtà una “viola all’inglese” o viola da gamba). Intanto pensa a Statira, che ama segretamente. Scena 15. Statira ascolta Niceno inosservato per un po’ e poi esce. Cantano insieme la cantata di Niceno, dove Statira conferma involontariamente i suoi sentimenti d’amore. Gli chiede di starle vicino quando sarà sposata con Dario, che lei ritiene un amante ingannevole. Scena 16. Argene dice a Niceno che lei stessa vuole salire sul trono con Dario. Deve convincere la sorella che Dario sta solo fingendo il suo amore. Dato che questo corrisponde anche ai desideri di Niceno, egli accetta. Argene gli promette una generosa ricompensa e placa la propria coscienza. Scena 17. I sentimenti di Niceno vacillano tra la speranza della realizzazione dell’amore e la paura.
Atto secondo. Camere di Argene. Scena 1. In attesa di Argene, Dario canta il dolore del suo amore. Quando lei arriva, lui si informa immediatamente su Statira. Questo suscita la gelosia di Argene, che lascia intendere che anche lei è innamorata. Poi informa Dario che Statira ha un cuore di pietra. Tuttavia, continuerà i suoi sforzi per ammorbidirlo. Chiede a Dario di scrivere una lettera per lei al suo amato, perché la sua mano trema troppo. Scena 2. Dopo che Flora ha portato una sedia, Argene comincia a dettare la lettera d’amore. Tra una cosa e l’altra, sussurra a Flora che cosa intende fare realmente con esso. Prima di congedarsi, Dario la ringrazia per il suo aiuto con Statira. Scena 3. Argene dice a Flora di mostrare la lettera a sua sorella, dicendo che era destinata a lei. Deve credere che Dario le sia infedele. Scena 4. Quando Flora le porta la lettera, Statira giura una terribile vendetta su Dario per la sua presunta infedeltà, ma poi si rende conto che non le importa molto. Dario e sua sorella possono diventare una coppia. Scena 5. Flora crede che Statira sia incapace di riconoscere la causa del suo dolore. Ampio spazio aperto dove i persiani si riuniscono per adorare il sole; un padiglione su un lato. Scena 6. Dario, Oronte e Arpago pregano per una rivelazione su chi di loro dovrebbe governare l’impero. In un globo avvolto dalla luce, Apollo appare e annuncia che salirà al trono colui che sposerà la figlia maggiore di Ciro. Tutti e tre i contendenti e soprattutto Oronte sono sicuri di raggiungere questo obiettivo. Scena 7. Niceno prepara Statira a ricevere i pretendenti. Non è ancora chiara sui propri sentimenti e non sa nemmeno se deve essere gelosa e di chi. Scena 8. Arpago è il primo a presentarsi, sottolineando la sua fedeltà in guerra. Con l’approvazione di Niceno, Statira gli offre la sua mano. Arpago si considera già il vincitore. Scena 9. anche Oronte prende in simpatia Statira e lei gli offre la sua mano, tanto più che Niceno le assicura che può avere tutti gli amanti che vuole. Scena 10. Alinda si fa avanti e chiede a Statira di lasciarle Oronte. Statira la rassicura e si ritira con Niceno. Scena 11. Alinda assicura a Oronte il suo amore eterno. Oronte, tuttavia, rimane fedele al suo rifiuto. Scena 12. Alinda subisce un rifiuto ma non può rinunciare a Oronte. La stanza di Argene con un padiglione. Scena 13. Argene desidera Dario. Scena 14. Quando Flora annuncia il suo arrivo, Argene lo fa subito venire avanti, anche se non è ancora vestita. Lei spera di risvegliare i suoi sentimenti. Scena 15. Dopo che Dario è entrato, Argene finge di essere spaventato e rimprovera Flora per il suo presunto errore. Scena 16. Argene non riesce a dichiarare il suo amore a Dario, perché i suoi pensieri sono concentrati esclusivamente su Statira. Scena 17. Argene assicura a Dario che lo servirà secondo i suoi sentimenti per lui. Lei informa Statira che Dario non è degno di lei, perché lui stesso la ama. Statira rimprovera Dario di conseguenza e, seguendo le indicazioni di Argene e i consigli di Niceno, dichiara di non provare nulla per lui. Tuttavia, mentre Dario continua a corteggiarla, Statira prende una decisione spontanea e gli offre la sua mano. Dario ringrazia felicemente Argene per il suo aiuto. Argene è meno contento di questo risultato del suo intrigo. Scena 18. Dario giura il suo amore a Statira e rimane scioccato quando lei lo informa che ha già fatto la stessa promessa ad Arpago e Oronte. Statira non capisce il suo scoppio d’ira. Scena 19. Dario si rivolge con rabbia a Niceno. Egli dà la colpa del pasticcio alla debolezza mentale di Statira e gli chiede clemenza). Scena 20. Dario giura vendetta sui suoi rivali.
Atto terzo. Cortile con due scale che portano al palazzo. Scena 1. Oronte e Arpago scendono le scale del palazzo con scettro, corona e seguito, dove si incontrano. Ciascuno crede che Statira lo abbia scelto e accusa l’altro di usurpare il trono. Statira cerca di placarli riaffermando le sue intenzioni di matrimonio a ciascuno di loro individualmente. Dato che questo non produce il risultato desiderato, strappa i loro scettri e li getta a terra. I due si ritirano delusi. Scena 2. Argene sente Niceno e Flora dire a Statira (per conto segreto di Argene) che Dario si è calmato e che il matrimonio dovrebbe avvenire oggi. Affinché non siano disturbati da Oronte e Arpago, li aspetta in un giardino fuori dalle mura della città. Statira non vede l’ora. Scena 4. Il piano di Argene è di condurre Statira fuori strada e lasciarla agli animali selvatici della foresta. Lei rivela il suo amore a Dario, ancora furioso. Dario finge di accettare e afferma che vuole sposare Statira solo per la corona. Argene gli dice allora che Statira ha rinunciato al suo diritto di nascita e ha lasciato la città. Dario si mette subito alla ricerca di lei. Scena 5. Argene dice a Oronte, che sta ancora lottando contro Alinda, che Statira e Dario sono fuggiti e che lei stessa vuole prendere il potere. Oronte dovrebbe governare insieme a lei. Alinda, naturalmente, vuole impedirlo. Argene dichiara allora che cederà tutti i suoi diritti ad Alinda. Alinda si placa. Tuttavia, Argene sussurra a Oronte che deve uccidere Alinda se vuole governare. Scena 6. Mentre Oronte le assicura che obbedirà al desiderio di Argene, Alinda si rallegra nell’attesa. Scena 7. Oronte è pronto a sacrificare Alinda per il trono. Un piccolo villaggio. (Solo l’inizio del recitativo cancellato della scena 8 è conservato nella partitura. Manca la scena 9. La parte del contadino Coriolo che appare originariamente nella scena 10 e la sua aria sono state eliminate). Scena 10. Poiché Statira è diventata stanca, Niceno suggerisce di riposare. Rimanda Flora al palazzo. Scena 11. Niceno dice a Statira che ora è in suo potere e deve vivere con lui nella foresta per il resto della sua vita. In questo momento appare Dario. Niceno cerca di scappare ma viene catturato. Scena 12. Dario lascia a Statira la scelta della punizione per Niceno. Gli ordina di essere inchiodato a un tronco d’albero con una spada nel cuore, ma di fare attenzione che non muoia nel processo. Poiché questo è impossibile, lei lo lascia andare. Scena 13. Dario racconta a Statira di aver trovato Flora nel sottobosco e di aver appreso da lei importanti segreti. Per ottenere il trono, Statira deve solo ricambiare il suo amore. Statira accetta, ed entrambi cantano il loro amore. Una piazza. Scena 14. Argene annuncia al popolo che sua sorella è morta e che ora sarà lei stessa a prendere le redini. Scena 15. Argene fa mettere Alinda in catene. Scena 16. Argene ordina di arrestare anche Arpago. [Versione originale: lei stessa vuole ucciderlo, e Oronte deve giustiziare Alinda allo stesso tempo. Nonostante il suo rimorso, Oronte riprende la sua spada. I segnali di tromba interrompono l’esecuzione]. Scena 17. Dario e Statira si precipitano nella piazza. Dario libera i prigionieri, rivela le gesta di Argene e li fa catturare lui stesso. Argene si rammarica solo di non essere stata vendicata e di non essere stata abbastanza nefasta. Scena 18 “ultima”. Arpago e Oronte rinunciano alle loro pretese al trono e chiedono perdono. Oronte riceve anche il perdono di Alinda. Statira si rende conto con stupore che ora è una sposa e regnerà al fianco di Dario. Tutti lodano il nuovo re.

Come sempre nei libretti dell’epoca, la vicenda storica è solo un labile pretesto per mettere in scena storie sempre attuali: gelosie, lotte di potere, passioni più o meno lecite – gli ingredienti delle tante serie televisive di oggi. Non fa eccezione il testo del librettista Adriano Morselli, e nella finzione teatrale noi vediamo Ciro nella prima scena comparire in sogno alle due figlie a consolarne il dolore per la sua morte, anche se le due donne sembrano già totalmente distratte dai nuovi eventi. Ben tre pretendenti aspirano infatti alla mano della maggiore, Statira, chi per vero amore, chi per brama di potere. Ma il problema è che Statira non è proprio un’aquila di intelligenza, “difettosa di mente” la definisce il librettista, e non solo non sa nulla di doveri e piaceri matrimoniali, ma neppure sa decidersi alla scelta, tanto che a un certo punto offrirà ingenuamente la sua mano a tutti e tre! Tanto la maggiore è “stolida”, quanto la seconda, Argene, è scaltra e ambiziosa fino alla crudeltà nel voler eliminare la sorella e ascendere lei al trono. Comunque, neppure troppo sveglio è il pretendente numero uno, il principe Dario, ma sarà lui a impalmare Statira alla fine.

Commistione di comico e di tragico, L’incoronazione di Dario ha un ritmo drammaturgico sostenuto e costellato di numeri musicali di eccellente qualità in cui la maestria del Vivaldi orchestratore si dimostra al meglio. Le arie virtuosistiche sono sempre accompagnate da uno strumentale riccamente assortito: il fagotto nell’aria di Niceno «Non lusinghi il core amante», il violino e violoncello o il flauto “svolazzanti” nelle arie ornitologiche di Statira «Sentirò fra ramo e ramo» e di Alinda «Io son quell’augelletto», per non dire delle due stupefacenti cadenze per viola da gamba che incorniciano l’aria di Statira «L’adorar beltà che piace», cadenze espressamente previste dall’autore che le eseguì personalmente al teatro Sant’Angelo.

Questo incanto orchestrale è reso a meraviglia dalla sapiente concertazione di Ottavio Dantone, che improvvisa anche al clavicembalo, e con gli elementi dell’orchestra del Regio riesce a ricreare, nonostante l’acustica non ottimale della sala, l’atmosfera incantata con cui ha registrato l’opera su CD.

Gran profusione di voci femminili tra gli interpreti. Sara Mingardo presta la sua calda voce al ruolo della svampita Statira con una presenza scenica e vocale di gran classe. Delphine Galou è la sorella Argene: timbro luminoso e agilità eccellenti si accompagnano a una dizione perfetta. Le limpide note di Roberta Mameli fanno del ruolo di Alinda un capolavoro di espressività molto apprezzato dal pubblico. L’interprete di Oronte, in origine il castrato Carlo Cristini, è qui ovviamente un mezzosoprano en travesti – difficilmente un controtenore calca una scena italiana… – reso comunque in modo magistrale da Lucia Cirillo.

Nella parte titolare, data la penuria di tenori italiani adatti a questo repertorio (su CD c’era infatti lo svedese Anders Dahlin), si rimedia con l’esperto Carlo Allemano che, stentoreo come il solito, si adatta questa volta meglio al personaggio da cui non ci si aspettano grandi cose dal punto di vista vocale o interpretativo.

La regia di Leo Muscato rispecchia l’inventiva e l’intelligenza delle sue tante messe in scene sia nei teatri di prosa sia in quelli lirici. La chiave di lettura di quest’opera barocca è il suo legame con la commedia dell’arte i cui personaggi sono scevri da profonde implicazioni psicologiche o anche solo logiche e agiscono spinti da pulsioni primarie. La cura attoriale del regista porta a risultati che non è peregrino definire esilaranti. Muscato utilizza a fini umoristici non solo i caratteri e le storie, ma anche la stessa forma musicale, mettendo in burla la struttura dell’aria settecentesca con le sue ripetizioni come quando Niceno e Flora cercano di allontanare Statira, ma lei ogni volta ritorna indietro per cantare i ritornelli e i da capo.

Per l’aspetto visivo il teatro ha dato l’incarico agli allievi della locale Accademia Albertina di Belle Arti di ideare scenografie e costumi. I giovani hanno fatto un lavoro eccellente e coerentemente con il regista hanno costruito un ambiente attualizzato: il medio oriente d’oggi con i suoi pozzi petroliferi, vera ricchezza della regione, e gli interni lussuosamente kitsch dei nuovi dittatori. Non c’è però nessun messaggio ideologico nella loro scelta e i tubi che incorniciano la scena non hanno l’impatto politico che avevano nelle regie händeliane di Peter Sellars o di Leiser & Caurier. Il pubblico non è stato scandalizzato.