Bernadette Colomine

Prima Donna

Rufus Wainwright, Prima Donna

★★★☆☆

Stoccolma, Kungliga Operan, 10 ottobre 2020

(live streaming)

«È strano, è proprio come un’opera» (1)

Sette diverse produzioni e una registrazione con la Deutsche Grammophon: non male per un’opera contemporanea scritta da un outsider quale Rufus Wainwright, un cantautore pop che, come dice il titolo di un suo album, «unfollows the rules» e lascia gli studi di registrazione o le serate con la band per immergersi nella composizione di un’opera neoromantica. Le quattro canoniche voci sono impiegate in un soggetto meta-teatrale: le ansie di una primadonna che ritorna sulle scene dopo anni di silenzio.

Con curiosità si ritorna a vedere Prima Donna ora in scena a Stoccolma. La produzione ungherese del 2017 non aveva molto convinto anche per la modestia della messa in scena e dell’esecuzione musicale. Qui tra gli ori del teatro reale non si è troppo badato a spese con la regia di Mårten Forslund e la ricca scenografia di Sabine Theunissen, uno squarcio di appartamento ancora lussuoso montato su una piattaforma che ruotando ci mostra nel finale i tetti di Parigi illuminati dai fuochi d’artificio del 14 Luglio mentre prima la stanza aveva perso le pareti per la scena notturna del duetto dalla Aliénor d’Aquitaine, l’opera con cui deve ritornare sulle scene Régine de Saint Laurent dopo il disastroso debutto di sei anni prima.

Il canto è un declamato dalla linea prevedibile accompagnato dagli strumenti che raddoppiano la voce, ma la vocalità richiesta ai cantanti è molto impegnativa, soprattutto per i ruoli della cameriera Marie (che nel suo arioso «Paris n’est pas la Picardie» si muove in un registro stratosferico) e del giornalista André, anche lui in una tessitura acutissima.

Diretta da Jayce Ogren l’orchestra è alleggerita a causa del distanziamento richiesto dalla pandemia, così funziona meglio l’equilibrio tra buca e scena,  le voci devono combattere meno con l’orchestra e la musica perde un po’ di densità e turgore, a tutto suo vantaggio. Ma il difetto dell’opera si conferma essere il libretto: né il rapporto di amore/odio di Régine con la sua inaffidabile voce, né l’adorazione delle celebrità da parte degli adulatori possono essere un tema degno di essere drammatizzato su scala operistica e la musica di Wainwright cerca di compensare come può la mancanza di una drammaturgia convincente.

Nel ruolo del «soprano d’un certain âge» Elin Rombo sfoggia una bella voce e una efficace presenza, ma è la Marie di Beate Mordal che vocalmente ruba la scena, come s’è detto. Jeremy Carpenter è l’inappuntabile Philippe che alla fine esprime tutto il suo rancore quando vede il fallimento della carriera della diva a cui ha sacrificato tutta la sua vita. Stralunato ma vocalmente ineccepibile il giornalista André di Conny Thimander.

I cinquanta spettatori ammessi nel teatro sembrano aver gradito lo spettacolo, ma che tristezza quegli sparuti applausi…

(1) Lo cantano i personaggi del quartetto che conclude il primo atto.

 

Prima Donna

Rufus Wainwright, Prima Donna

★★☆☆☆

Budapest, Thália Színház, 28 giugno 2017

(video streaming)

Dal pop all’opera nel nome della Callas

Il cantante Rufus Wainwright, autore dell’indimenticabile Going To A Town, tenta nuove strade con il Metropolitan di New York che gli commissiona un’opera. La sua scelta di utilizzare il francese per il testo incontra però l’opposizione del sovrintendente Peter Gelb ed è quindi il Manchester International Festival che si incarica di presentare la sua prima opera lirica, un omaggio all’ultima primadonna, Maria Callas. Su libretto del cantante stesso e di Bernadette Colomine, sua amica da sempre, il 10 luglio 2009 il Palace Theatre di Manchester vede dunque il debutto del suo lavoro. L’autore si presenta alla prima travestito da Giuseppe Verdi (barba, sciarpa bianca e cilindro) e il marito Jörn Eisbrodt da Giacomo Puccini (completo color crema e paglietta), come si può vedere in questo documentario di quasi un’ora e mezza che svela i segreti della composizione e molto altro.

Ulteriori repliche si hanno al Sadler’s Wells Theatre di Londra, a Toronto (2010) e a New York (2012). Una nuova versione, che include un video di Francesco Vezzoli con l’artista Cindy Sherman, è stata poi presentata a Parigi nel 2015 e un doppio album della Deutsche Grammophon ne riporta la registrazione audio, Prima Donna: A Symphonic Visual Concert

Atto I. Mattina presto nell’appartamento parigino di Régine Saint Laurent. È il 14 luglio, festa nazionale della Francia. Régine (La Prima Donna) si sveglia dopo una notte di sonno agitato. La sua nuova cameriera, Marie, le parla del marito ubriaco e violento mentre Régine si tormenta per il ritorno sul palco dopo una pausa di sei anni. Parla del ruolo della sua vita, come Aliénor, la forte e potente regina di Francia e Inghilterra, in un’opera scritta per lei quando era all’apice della sua carriera. Il maggiordomo di Régine, Philippe, entra con il suo assistente François. Régine dovrebbe prepararsi per un’intervista con un giornalista, cosa che le è sfuggita di mente. Dopo che Philippe ha mandato Régine a cambiarsi, François lo aiuta a prepararsi per l’incontro. Philippe diventa nostalgico per i vecchi tempi di splendore e fama, ormai solo un lontano ricordo. Il suono del campanello annuncia l’arrivo del giornalista André Letourneur. Régine fa un ingresso sgargiante. Régine si commuove quando André le chiede di Aliénor d’Aquitaine, la sua ultima esibizione. André vede la leggenda che ammira da quando ha studiato per diventare tenore al conservatorio. La esorta a riprendere la sua carriera di cantante. Si siede al pianoforte e insieme cantano l’iconico duetto di innamorati di Aliénor d’Aquitaine. Quando raggiungono il climax appassionato, la voce di Régine si spezza. Philippe interviene e tutti concordano sul fatto che Régine ha bisogno di riposo. André dice che tornerà più tardi quella sera. Con inquietudine, nota come Régine sia piena di nuove speranze per il futuro.
Atto II. Sera. Sono in corso i preparativi per le celebrazioni della festa nazionale. Marie canta della vita semplice nella casa in Piccardia paragonando l’ingenuità della giovinezza alla vita frenetica e materialista di Parigi. Mentre Régine si riscalda, cerca di capire cosa è andato storto durante l’intervista. Quando è da sola, può raggiungere quell’ambita nota alta, ma ogni volta che cerca di trovare un significato più profondo e tenta di esprimerlo fallisce. Per poter cantare Aliénor, o qualsiasi altro ruolo, avrà bisogno di ascoltare una registrazione che non ha mai osato ascoltare. Pensa a quello che è stato mentre è alle prese con la sua scarsa sicurezza e i suoi nervi. Infine, mentre ascolta la leggendaria registrazione, viene trasportata indietro nel tempo a quando ha eseguito per la prima volta il duetto degli amanti. Il re Enrico II d’Inghilterra dell’Aliénor d’Aquitaine entra nel giardino in forma di André e dichiara il suo amore per la regina. Régine diventa Aliénor e interpreta la scena magica alla perfezione. Quindi Régine si sveglia dalle sue fantasticherie, rendendosi conto che non può ripetere il suo precedente successo e che non tornerà mai più sul palco. Il mondo di Philippe va in pezzi e decide di scomparire dalla vita di Régine proprio mentre il campanello annuncia il ritorno del giornalista. André offre una sorpresa sgradita: è fidanzato e ha portato con sé la sua fidanzata. André chiede a Régine un ultimo favore: potrebbe per favore firmare la sua copia di Aliénor d’Aquitaine? La Prima Donna firma il suo ultimo autografo, poi esce sul balcone da sola mentre i fuochi d’artificio del 14 luglio illuminano il cielo.

Prima Donna viene ora ripresa nel corso dell’Armel Opera Festival 2017 al teatro Thália della capitale ungherese. Vajda Gergely direttore e Alföldi Róbert regista mettono in scena la giornata di una matura cantante lirica, Régine Saint-Laurent (nome che omaggia il soprano Régine Crespin e ricorda il Saint-Laurent Boulevard, locale di travestiti di Montréal assiduamente frequentato dall’autore), che si confronta con i fantasmi del suo passato, soprattutto la solitudine, mentre si prepara con ansia al suo ritorno in scena dopo sei anni di silenzio dall’ultima sua performance nell’Aliénor d’Aquitaine. Siamo al 14 luglio 1970 a Parigi e non è difficile scorgere nella vicenda un’eco della vita dell’ultima divina del palcoscenico, anche se si spera che i suoi ultimi tempi non siano stati squallidi come quelli che vediamo in scena qui – almeno non il maglione liso e sformato che indossa Régine.

Diviso in due atti di 23 e 12 scene rispettivamente, il lavoro ha la forma di una serie di arie solistiche o meglio songs, quasi senza dialoghi, che passano dal lirico al drammatico – notevole «À ton âge, François» che precede l’arrivo del giornalista che deve intervistare Madame o l’aria dei vocalizzi della cantante o l’ultima «Les feux d’artifice». Ma non mancano i duetti, come il lungo «Dans ce jardin», e momenti puramente orchestrali, come le ouverture ai due atti, la “meditation”, l’interludio finale e la “brief percussion firework music”. I personaggi sono, oltre a Régine, la cameriera Marie, il maggiordomo Philippe e il giornalista André di cui Madame si innamora e che per un momento sogna di avere accanto a sé nel nuovo debutto, prima di rinunciare definitivamente al progetto: Règine ha una mezza intenzione di gettarsi dalla finestra, ma finisce invece per ammirare i fuochi d’artificio.

Come ha detto l’autore le sue canzoni sono sempre state solo una preparazione alla scrittura di un’opera, o meglio diremmo che le sue canzoni sono tutte piccole opere. Lo stile del lavoro ha Puccini, Massenet, Richard Strauss, Poulenc come numi tutelari. La figura di Régine può sì richiamare alla lontana la Marschallin del Rosenkavalier, ma la musica è molto più semplice e senza sviluppo, il che rende il lavoro poco profondo nonostante la piacevolezza delle melodie e la ricca strumentazione che però spesso sopraffà le voci in scena. D’altronde l’autore non ha avuto una formazione accademica e il lavoro di scrittura della partitura è stato fatto interamente al computer. Né è di aiuto il libretto, piatto e senza una vera tensione drammatica.

Bruttino l’impianto scenico dell’allestimento ungherese, che ha elementi principali in un tappeto tondo con le lucine e una tenda che, come un sipario, viene aperta e chiusa incessantemente, ma senza motivo. Dei quattro interpreti si fa notare solo il bravo soprano coreano Je Ni Kim nella parte della cameriera Marie che si esprime con agio in un registro perigliosamente acuto.

Dopo aver visto una produzione così modesta, viene il sospetto che l’appassionato lavoro di Wainwrigt sia più adatto a una versione concertistica.

  • Prima Donna, Ogren/Forslund, Stoccolma, 10 ottobre 2020