Admeto

 

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★★★★☆

Barocco in salsa wasabi

Il re Admeto sta morendo e la moglie Alceste invoca l’aiuto di Apollo. Il dio decreta la salvezza del re solo se qualcuno molto vicino a lui sacrificherà la propria vita.

Mentre nell’Alceste di Gluck la vicenda implica due soli personaggi, i due coniugi impegnati in un serrato confronto di fronte alla morte e la possibilità che il sacrificio di uno porti alla salvezza dell’altro in un’apoteosi dell’amore coniugale, nell’opera di Händel abbiamo una storia più consona all’estetica barocca con personaggi e vicende secondarie tra cui un Ercole incaricato di portar fuori la sposa dagl’inferi e una Antigona che aspira alla mano di Admeto “vedovo”, ma la quale è a sua volta concupita da altri due spasimanti. Con l’arguto libretto di Nicola Francesco Haym, Admeto, re di Tessaglia, 22esima opera delle 49 di Händel, ebbe la prima rappresentazione nel 1727. Lo stesso anno il compositore otteneva la nazionalità inglese e da allora si firmerà George Frideric Handel.

Il Festival Händel di Göttingen, il più longevo festival di musica barocca, in quanto attivo dal 1920, ogni anno presenta un certo numero di concerti, un oratorio e un’opera del grande Sassone. Nel 2009 sotto la direzione del suo direttore Nicholas McGegan è la volta di questo non frequente lavoro che ha come punto di forza la visione della regista cinematografica Doris Dörrie, che per la terza colta si cimenta con l’opera lirica, dopo Turandot e Madama Butterfly. Ritroviamo l’ambientazione orientale anche in quest’opera barocca che la Dörrie trasferisce in Giappone all’epoca Edo, dove il dolente Admeto è un Samurai, Alceste, nel suo sontuoso kimono, esegue lo harakiri per salvare lo sposo ed Ercole è un lottatore di Sumo.

Oltre ai bellissimi costumi di Bernd Lepel e alle splendide luci di Linus Fellbom, la produzione si avvale dell’apporto coreografico della compagnia Mamu Dance Theatre, danzatori di butoh. Con i loro corpi i giapponesi interpretano gli spasimi di dolore del re di Tessaglia, gli spiriti dell’ade, gli animali e anche il personaggio della gelosia, interpretato dal direttore Tadashi Endo. Alla sua morte, Alceste viene sdoppiata nella sua ombra, la Gelosia appunto, che ha le spaventevoli sembianze della ragazzina del film horror giapponese Ringu (1998, The ring nel remake americano).

Tim Mead, tormentato Admeto, interpreta con grande padronanza la parte che fu del castrato Senesino, mentre Marie Arnet e Kirsten Blaise quelle delle rivali “prime donne” Faustina Bordoni e Francesca Cuzzoni. A quest’ultima Händel affida le arie più virtuosistiche che la Blaise disimpegna con grande abilità. Orchestra di soli trenta elementi, non esaltante e non favorita dalla presa di suono, un documentario interessante come extra e due tracce audio. La regia video insiste sui primissimi piani che mettono impietosamente in evidenza il trucco marcato e l’attaccatura delle parrucche.

 

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