L’Osteria di Marechiaro

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★★★☆☆

Opera buffa prima di Rossini

Assieme a Domenico Cimarosa, Giovanni Paisiello è il più famoso compositore italiano prima di Rossini. La sua giovanile Osteria di Marechiaro (1769) coniuga l’esotismo orientale da Mille e una notte alla napoletanità più manifesta, in cui il famoso borgo diventa scenario per divertenti macchiette, scene infernali, risurrezioni, giochi amorosi e magiche atmosfere.

La trama dell’opera è basata inizialmente sul classico intreccio di molte opere buffe dove un Conte viene messo sotto assedio da due donne che rivendicano promesse di matrimonio che il nobile avrebbe improvvidamente loro fatto, per non parlare della popolana Chiarella invaghita lei pure dello stesso. Tutto il primo atto passa tra le schermaglie amorose delle varie coppie di amanti e tra le invettive e minacce rivolte al Conte che infine va a rifugiarsi in una grotta. Da questo momento inizia il secondo atto che è impregnato di magia e di sovrannaturale.

L’opera di Paisiello si presenta come una summa della sapienza compositiva della scuola napoletana. Le arie e i duetti in dialetto accentuano gli elementi tipici della commedeia pe’ mmuseca, con la loro valenza sottilmente erotica, ma il lavoro è esemplare nel far confluire nell’opera buffa elementi primari dell’opera seria, generando un «dramma gioioso per musica». Ma oltre a ciò, l’inserimento così marcato di elementi magici e sovrannaturali risulta in un nuovo genere dove per la prima volta al buffo e al serio si unisce il magico, foriero esso stesso di comicità, perché il terrore dei personaggi sulla scena risulta risibile.

L’arguto libretto di Francesco Cerlone viene ampiamente rimaneggiato da Roberto De Simone per questo allestimento del 2001 al Teatro di San Carlo di Napoli. I tre atti originali sono ridotti a due, presumibilmente il secondo e il terzo sono stati abbondantemente raccorciati, ma è inutile cercare lumi nello striminzito foglietto allegato al DVD della Hardy Classic.

Diretta con instancabile brio da Fabio Maestri, la distribuzione degli interpreti è piuttosto eterogenea con punte di eccellenza nelle voci di Elizabeth Norberg-Schulz, Filippo Morace e Gloria Scalchi. Purtroppo presente sovente in scena è il personaggio dell’abate con grande supplizio auricolare. E quando si pensa che sia morto, eccolo invece che ritorna… Le parti di Federico e dello Spiritello sono affidati a dei controtenori, ma visto il risultato sarebbe stato meglio optare per un’altra soluzione – o per altri cantanti per i quali l’intonazione non sia un traguardo irraggiungibile.

La regia di De Simone non ci risparmia le moine di una recitazione manierata nei personaggi nobili o gli sberleffi in quelli popolani.

Immagine originale in formato 4:3 tagliata a 16:9 per farci stare i sottotitoli in varie lingue tra cui l’italiano (buona parte dell’opera è in dialetto).

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