TEATRO COMUNALE

Comunale_Theatre

Teatro Comunale

Ferrara (1798)

990 posti

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Ferrara possedeva già dal XV secolo una ricca tradizione di spettacoli e rappresentazioni teatrali fino a quando, verso i primi anni del Seicento, alcune famiglie di patrizi eressero i primi teatri della città. Alla fine del settecento l’offerta teatrale è ormai inadeguata a una società in evoluzione: anche a Ferrara sta emergendo una classe borghese in grado di orientare le scelte della pubblica amministrazione. Matura così la richiesta di un teatro capace ed elegante, costruito per volontà e con finanziamenti pubblici, che integri le attività dei due teatri in funzione. Verso il 1773 il Cardinale Legato Borghese commissiona a Antonio Foschini e Cosimo Morelli il progetto del nuovo teatro, del quale era già stata individuata l’area per la sua costruzione: si trattava di un’area centrale denominata “Isola del Cervo” che ospitava alcune stalle e botteghe e aveva il vantaggio di essere poco popolosa e di essere collocata di fronte al Castello Estense. Nel 1778 i lavori del teatro subiscono svariati ritardi fino a fermarsi completamente quando il Cardinale Carafa affida a Giuseppe Campana un nuovo progetto che non viene ben accolto all’arrivo del nuovo Cardinal Legato, lo Spinelli, che mette sotto inchiesta l’operato di Campana. Qualche tempo dopo si arrivò alla decisione di riprendere in mano una parte del progetto di Campana già realizzato e di coinvolgere nuovamente Cosimo Morelli e Antonio Foschini: a Morelli viene affidata la realizzazione della “Rotonda” (che verrà in seguito nominata “Rotonda Foschini”) e del completamento della facciata mentre a Foschini spetterà la costruzione del vestibolo anteriore con le botteghe, lo scalone d’onore e le stanze del piano nobile. Finalmente, a lavori ultimati, dopo tante diatribe anche proveniente da Morelli e Foschini che non ebbero mai accettato appieno i propri incarichi, il Teatro Comunale venne inaugurato il 2 settembre 1798 con l’opera Gli Orazi e i Curiazi di Cimarosa. Dopo la sua ultimazione furono numerosi i restauri e gli interventi fatti al teatro. Nel corso del 1825-1826 vennero eseguiti i primi restauri atti a sostituire le decorazioni oltre che all’abbellimento della volta con una rappresentazione dell’Apoteosi dell’Ariosto.

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Il teatro segue le linee generali del cosiddetto “teatro all’italiana” e rappresenta l’architettura teatrale più armonica d’Italia, nonostante la sua burrascosa costruzione. L’importanza architettonica viene in primo luogo rappresentata dalla collocazione urbanistica dell’edificio, situato all’incrocio fra due strade cittadine importanti, il quale riesce perfettamente ad inserirsi senza stravolgere o sacrificare le aree dei palazzi limitrofi. Altro elemento di rilievo risulta l’architettura stessa della facciata che appare sobria e non particolarmente ricercata e decorata, costituita da sette archi che rifiutano la monumentalità preferendo uno stile sobrio. Il rapporto fra teatro e spazio urbano trova completamento con la facciata d’angolo che regala slancio alla struttura e ne sminuisce le caratteristiche strutturali. Ma se all’esterno il teatro sembra rifiutare le proprie funzioni architettoniche, all’interno è costituito da un’organizzazione ben distribuita degli spazi. La struttura è caratterizzata da un ampio vestibolo che porta allo scalone d’onore che dà accesso alla platea. La pianta ha forma ellittica o a ferro di cavallo e caratterizzata dalle presenza dei cinque ordini di palchi che salgono fino al soffitto a volta ribassata. Il palcoscenico, ancora oggi di notevoli dimensioni, era invece dotato di un proscenio architettonico che serviva a non separare nettamente il palco dalla sala.

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Parte integrante dell’architettura del teatro, la Rotonda rappresenta un piccolo cortile ovale interno anche se è da sempre stato progettato per il transito delle carrozze da Corso Martiri della Libertà a Corso Giovecca. Oggi la Rotonda, dedicata all’ingegnere Antonio Foschini, è stata riqualificata con il rifacimento delle pareti ovali e con l’aggiunta di un’adeguata illuminazione. Non è più aperta al traffico ed è adibita a zona pedonale nella quale vengono svolte anche manifestazioni o convegni di ogni sorta. Vi si può accedere attraverso due sottopossaggi aperti sulle due strade sulle quali si ergono le pareti del teatro. Negli anni ’40 del Novecento il teatro cade in disuso per via dell’occupazione di alcuni locali da parte delle truppe tedesche e dagli sfollati che decretarono il degrado dell’edificio. Venne successivamente riaperto nel 1956 fino a quando fu decretato inagibile e quindi chiuso. Successivamente dal 1961 al 1964 il teatro subì una ristrutturazione completa ad opera di Carlo Savonuzzi che, nonostante fosse attivo nell’architettura razionalista, seppe ridare slancio e vigore agli ambienti ormai degradati riportandoli all’antico splendore. Dopo le ultime riqualificazioni degli interni nel 1987, è stato necessario migliorare l’acustica della sala, peraltro già buona, dopo che il maestro Claudio Abbado decise di insediarvi la Chamber Orchestra of Europe.

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