Louise

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Gustave Charpentier, Louise

direzione di Jordan Armin

regia di Aeby Christian

1992, Grand Théâtre, Ginevra

«È Parigi la vera protagonista dell’opera, la città del piacere, dell’arte, della libertà e dell’emancipazione, estranea al mondo e alla mentalità degli operai e dei borghesi. E l’opera si chiude proprio con la parola ‘Parigi’, pronunciata con disprezzo dal padre di Louise. L’opera, infatti, non vive solo del contrasto tra due generazioni, ma tra due modi di vivere e di pensare. Il direttore dell’Opéra Comique, Léon Carvalho, preoccupato dallo scandalo che avrebbe suscitato Louise, portando in scena la realtà di Montmartre tra poeti e poveracci, propose a Charpentier di trasferire l’azione dal periodo contemporaneo all’epoca di Luigi XV e di inserire un lieto fine; ma il compositore si oppose. Il libretto, intessuto di forti riferimenti autobiografici, è scritto in un linguaggio comune per meglio adattarsi alla semplicità dei personaggi, in uno stile che si potrebbe definire ‘alla Zola’; ma alle parti in prosa, il compositore-librettista alterna pagine in versi, soprattutto nelle romanze. Secondo i canoni dell’arte naturalista, Charpentier descrive minuziosamente la vita quotidiana: la famiglia che a cena mangia la minestra, Parigi che si risveglia con tutte le sue piccole macchiette e i suoi mille personaggi. Inoltre inserisce, persino nell’organico strumentale, il suono di una macchina da cucire. Ma il risultato non è semplicemente un’opera ‘naturalista’: quello che l’autore definì “roman musical” è un vero e proprio dramma lirico. Charpentier è sicuramente debitore del teatro di Massenet (cui rende omaggio anche con una citazione: in un dialogo tra due lavoranti, Camille racconta di aver assistito a una recita di Manon) soprattutto nelle scene più liriche e nei duetti d’amore. Da Wagner, invece, mutua un insistito uso dei Leitmotive: quello della libertà, già presente nel breve preludio dell’opera, dell’amore (affidato a Julien e Louise), la famiglia (il padre e la madre), Parigi (la strada, il piacere, la sensualità). Louise, considerata la prima opera naturalista francese (l’autore tentò in seguito con Julien, Parigi 1913, un soggetto di genere fantastico, ma senza successo) si differenzia dalle caratteristiche più consuete del verismo italiano: il canto non si avvale di forzature eroiche e domina piuttosto un uso retorico del declamato; Charpentier preferisce una cantabilità più lirica e intimista, più adatta a raccontare la vita quotidiana di una famiglia semplice». (Susanna Franchi)

Su libretto del poeta simbolista Saint-Paul-Roux e del compositore stesso l’opera è stata scritta tra il 1888 e il 1893, ma giudicata troppo scandalosa all’epoca per aver messo in scena in maniera troppo cruda il desiderio femminile e la ribellione contro l’autorità dei genitori poté essere rappresentata solo nel 1900 all’Opéra Comique.

Atto primo. Louise lavora come sarta: di fronte alle finestre della sua casa vive il poeta Julien. Il ragazzo confida a Louise di aver scritto ai genitori per ottenere la sua mano. La ragazza teme un parere negativo della madre; il poeta la invita a essere più coraggiosa e a sentirsi libera: se i genitori rifiuteranno, fuggiranno insieme. Louise dichiara di amare Julien ma anche la sua famiglia, e di non voler perdere né l’affetto del giovane né quello dei genitori. Sopraggiunge la madre di Louise, e ribadisce alla figlia che quel giovane vicino di casa non le piace affatto: è un ubriacone e un dissoluto. Rientra a casa per cena il padre, che ha appena ricevuto la lettera di Julien. Louise cerca di capire dal suo volto che cosa ne pensa. I tre si siedono a tavola per mangiare la minestra; poi il vecchio operaio balla con la moglie, quindi si siede accanto al camino per leggere il giornale. La madre trova la lettera e inveisce contro Julien che è lo scandalo del quartiere, ma il padre è più conciliante e propone di prendere altre informazioni sul ragazzo.
Atto secondo. Una strada di Montmartre, le cinque del mattino. La città si sta risvegliando: passano una giornalaia, una lattaia e un nottambulo, che sostiene di essere «il Piacere di Parigi». Julien e i suoi amici si recano dove lavora Louise. Il poeta fa una serenata alla ragazza: tutte le lavoranti sono colpite dal suo canto, ma rimangono stupefatte quando Louise decide di lasciare il lavoro per seguire l’amato.
Atto terzo. Julien e Louise vivono insieme a Montmartre. Louise canta il suo amore per Julien (“Depuis le jour”) e la gioia per la libertà conquistata. Arrivano gli amici del poeta e gli altri abitanti del quartiere vestiti per il corteo di carnevale. Il nottambulo è vestito da ‘Re dei pazzi’, Louise viene incoronata musa di Montmartre. Ma arriva la madre, per dire che il padre è gravemente malato e ha bisogno dell’assistenza della figlia; Louise la segue promettendo a Julien di tornare.
Atto quarto. Louise è triste nella casa dei genitori e pensa all’amato. Il padre, ancora convalescente, maledice l’ingiustizia della vita e l’egoismo e l’ingratitudine dei figli; la madre rimprovera la figlia che preferisce l’amore libero al matrimonio. Louise abbraccia il padre ma confessa di sentire il richiamo di Parigi: là c’è l’amore, là vuole andare la sua anima. E Louise fugge, invano richiamata dal padre che, sconfitto, alza i pugni maledicendo Parigi.

Grande sinfonia con voci in cinque atti collegati da interludi strumentali, l’opera non è mai uscita di repertorio e su disco si contano varie edizioni tra cui quelle con Ileana Cotrubas e Plácido Domingo (1976) e con Beverly Sills e Nicolai Gedda (1977). Nel 2007 è andata in scena all’Opéra di Parigi con Mireille Delunsch e diretta da quel Sylvain Cambreling che aveva registrato nel 1983 la bellissima versione con Felicity Lott.

L’unica edizione in video è il film di Abel Gance del 1938 con Grace Moore e Georges Thill. Nel 1992 a Ginevra il Grand Théâtre mette in scena questa edizione con Mary Mills e Gregory Kunde diretti da Jordan Armin, di cui si può vedere su youtube una registrazione di fortuna.

 

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