The Importance of Being Earnest

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Gerald Barry, The Importance of Being Earnest

★★★☆☆

Londra, 2 aprile 2016

(live streaming)

Tra opera e teatro musicale

Degli innumerevoli adattamenti musicali di The Importance of Being Earnest di Oscar Wilde questo del compositore irlandese Gerald Barry ebbe immediato successo al suo apparire nel 2011 prima in forma concertistica e poi due anni dopo nella messa in scena al Linbury, il teatro studio del Covent Garden. Ora, con la regia di Ramon Gray e prodotto dalla Royal Opera House, si può vedere al Barbican.

Il titolo originale nasconde un gioco di parole: la traduzione italiana L’importanza di essere Onesto gioca infatti  sul doppio significato di due parole che in inglese sono omofone: “earnest” (aggettivo che significa serio, coscienzioso, scrupoloso) e “Ernest” (nome proprio equivalente al nostro Ernesto).

Il libretto parte dal testo omonimo di Wilde di cui sfronda due terzi delle parole ma non omette nessuno dei frequenti riferimenti al cibo, dai “cucumber sandwiches” per il tè di Lady Bracknell, qui interpretata da un basso in doppiopetto gessato, ai muffins, cakes ecc. che farciscono l’arguta e satirica pièce.

Nell’Inghilterra vittoriana, Algernon Moncrieff e Jack Worthing sono due amici di vecchia data. Il primo abita in città e il secondo in campagna, ma entrambi vivono una “vita segreta”: Algernon finge di avere un vecchio amico malato di nome Bunbury in campagna, mentre Jack finge di avere un fratello scapestrato di nome Ernest, nome con cui si presenta in città. Questo espediente permette loro di assentarsi dalle rispettive case e famiglie quando meglio credono. Jack ama la cugina di Algernon, Gwendolen Fairfax, che ricambia il sentimento, ma desidera fermamente ed esclusivamente sposare un uomo di nome Ernest. Lady Bracknell, ricca madre di Gwendolen e zia di Algernon, rifiuta però il fidanzamento quando scopre che Jack è orfano, ritrovato nella borsa di un deposito bagagli ferroviario. Nel frattempo Algernon si presenta alla casa di campagna di Jack spacciandosi per lo scapestrato Ernest e si innamora di Cecily Cardew, diciottenne di cui Jack è il tutore. Anche Cecily è convinta che amerà un uomo di nome Ernest. Quando Gwendolen raggiunge la casa di campagna del “suo” Ernest, conosce Cecily e dopo un iniziale equivoco le due scoprono che né Algernon né Jack si chiamano in realtà così. Algernon comunica a Gwendolen l’intenzione di sposare Cecily e quando la zia apprende l’entità della rendita della giovane accetta le nozze. È però Jack a rifiutare il permesso, almeno fino a quando la donna non gli concederà la mano di Gwendolen. Casualmente però Lady Bracknell riconosce in Miss Prism, ora istitutrice di Cecily, la bambinaia dei figli della propria sorella (la madre di Algernon), rivelando che anni addietro era scomparsa con il nipotino appena nato. Miss Prism ammette una leggerezza costata la scomparsa del piccolo, perduto in una stazione ferroviaria: questo svela che quel piccolo era proprio Jack, fratello minore di Algernon, e così Lady Bracknell autorizza finalmente le nozze. Se Jack può sposare Gwendolen, Algernon potrà impalmare Cecily: l’unico dubbio che rimane è quello del vero nome di battesimo dell’ex trovatello. Lady Bracknell dice che fu battezzato come il padre ma non ricorda il nome del cognato (che tutti in famiglia chiamavano il Generale) e lo stesso vale per Algernon che si giustifica con un «l’ho conosciuto appena, è morto quando avevo tre anni»; si è dunque obbligati a ricorrere agli elenchi militari degli ufficiali. Worthing trova la pagina che riporta il nome del padre e annuncia a tutti i presenti che lui ha sempre saputo di chiamarsi Ernest, con grande gioia generale, specie di Gwendolen. Ma nel libro, che lui chiude subito, vediamo invece il nome di John.

La frenetica partitura di Barry si sviluppa attraverso molteplici linguaggi musicali presi alla rinfusa: dal pastiche seriale alla pomposità di un concerto grosso, dal beethoveniano Inno alla gioia in più versioni alla Carmagnole, dalla ballata popolare al duetto delle due rivali in uno Sprechstimme amplificato dai megafoni e contrappuntato dalla rottura di 40 piatti di porcellana. Il lavoro riesce a mantenere e ricreare il brillante umorismo e il ritmo dell’originale grazie all’abilità dei sette cantanti attori che si muovono praticamente senza scene e in abiti di tutti i giorni su un palco a gradoni condiviso con l’orchestra. La quale orchestra, una smilza compagine di 24 elementi diretta da Tim Murray, partecipa talora all’azione di questi personaggi intrappolati nelle loro convenzioni.

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