MITO

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MITO Settembre Musica

Torino, Auditorium Giovanni Agnelli

9 settembre 2016

Che scandalo! Divertirsi a un concerto!

Un soprano che dirige un’orchestra, un clarinettista che fa giochi di prestigio, un direttore che balla il tip tap… Cronache di questi primi giorni di MITO.

All’Auditorium del Lingotto il soprano Barbara Hannigan mentre dirige l’Orchestra Ludwig canta con stile impeccabile sia l’impervio Sibelius che il suadente swing di Gershwin; all’auditorium RAI tra le colonne sonore hollywoodiane concertate con passione da John Axelrod con l’Orchestra Verdi di Milano si inserisce un lavoro del compositore vivente Rolf Martinsson in cui il giovane e talentuoso Magnus Holmander non solo incanta il pubblico con i suoi virtuosismi sonori (compresi suoni a bocca chiusa emessi mentre suona il clarinetto), ma lo lascia letteralmente di stucco quando alla fine, invece di concedere il fuori programma di prammatica, fa sparire il suo strumento in un fazzoletto di stoffa con un abile numero di magia; nella sala del Conservatorio torinese Alessandro Cadario dirige l’orchestra dei Pomeriggi Musicali con un gesto difficilmente catalogabile, ma efficace, in una suite e un concerto brandeburghese del vero J.S. Bach, mentre nella seconda parte è la volta dell’immaginario P.D.Q. Bach, pseudonimo sotto il quale si nasconde il compositore Peter Schickele i cui giochi eruditi fanno il divertimento dei conoscitori di musica.

Genere quanto mai frequente nella cultura anglosassone (basti per tutti il nome di Anna Russell e delle sue esilaranti lezioni wagneriane) da noi è stato raramente affrontato, sia per scarsezza di humour sia per abbondanza di ignoranza musicale. Come ha detto Nicola Campogrande nella presentazione del concerto, occorre essere ben addentro ai meccanismi della musica per apprezzare un divertissement come questo Concerto per due pianoforti contro l’orchestra (due pianoforti sono meglio di uno). Ed ecco quindi che oltre al tip tap estemporaneo dell’insolito concertatore, abbiamo le interminabili cadenze pianistiche durante le quali gli altri orchestrali leggono il giornale, chiacchierano col pubblico o rispondono al telefonino; i crescendo resi drammaticamente ridicoli da percussioni imperversanti; le code di lunghezza infinita; i lacerti beethoveniani-brahmsiani; le “quinte vuote” del Wozzeck; l’assolo di Rhapsody in blue; accenti jazz o tardoromantici – il tutto in una cornice barocca. Un mix esilarante inframmezzato dalle gag dei due bravissimi pianisti Herbert Schuch e Gütru Ensari.

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