Maschi all’opera

Marco Emanuele, Maschi all’opera

2016 Mimesis/LGBTI, 504 pagine, €30.00

“Soggetti eccentrici nel teatro di Benjamin Britten” è il sottotitolo di questo poderoso testo in cui il musicologo Marco Emanuele prende spunto dai personaggi delle opere del compositore inglese per indagare le «maschilità trasversali rispetto alla Norma» parlando soprattutto «della Norma stessa e dei miti eterosessuali». La sua analisi si avvale degli studi sul genere partendo dal punto di vista gay e arrivando a quello queer: il primo a partire dagli anni ’70 si è consolidato negli ambienti accademici e culturali nordamericani, il secondo dalla fine degli ’80 esprime una critica alla rigida identità proposta dai movimenti gay tradizionali. Il primo non era arrivato alle discipline musicali, mentre con il secondo fin dagli anni ’90 ci sono state indagini sulla ricezione dell’opera, sulla drammaturgia musicale, sulle identità di genere e sessuali del compositore, del musicologo, del regista e del cantante.

In cinque approfonditi capitoli Emanuele prende in esame cinque personaggi del teatro britteniano, cinque tenori “antitenori”, lontani cioè dalla rappresentazione romantica e wagneriana, «ipotesi di una mascolinità eccentrica»: “la maschilità e la devianza sociale” di Peter Grimes; “la costruzione della maschilità” di Albert Herring; “il corpo e il desiderio” in Billy Budd; “l’educazione e i fantasmi maschili” nel Turn of the Screw; “la dissoluzione dell’identità maschile” in Death in Venice. In quest’opera, che è il testamento spirituale e artistico di Britten, «raggiungere l’accettazione del femminile e del maschile è un’ulteriore tappa nel percorso di conquista del sé e liberazione che compie il personaggio. […] Non a caso questa è anche l’unica opera in cui l’amore “osa dire il suo nome”. Lo dice, però, senza parole: nella lunga trenodia finale, che si snoda sui temi che incarnano i personaggi dell’amante e dell’amato. […] Al termine di Death in Venice gli amanti sembrano parlarsi, incontrarsi e, sulla nota acuta finale, ai limiti dell’udibile, congiungersi per sempre».

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