Il viaggio a Reims

Gioachino Rossini, Il viaggio a Reims

diretto da Nicola Luisotti

regia di Dario Fo

 Genova, Teatro Carlo Felice, ottobre 2003

Dopo la riscoperta di Pesaro del 1984 ben pochi hanno rimesso le mani su Il viaggio a Reims, essendo indelebile il ricordo dell‘edizione di Abbado. Ci prova però Dario Fo, che qui a Genova propone una sua versione ampiamente rimaneggiata, anche nel libretto, che era stata presentata a Stoccolma e a Helsinki.

Come ci si poteva spettare la sua è una regia provocatoria e piena di gag che dividono il pubblico. C’è chi apprezza il suo virtuosismo registico e scenografico in cui il centro termale del Giglio d’oro diventa una piscina con bagnanti che hanno mosse da nuoto sincronizzato, mentre pesci, pescatori e coccodrilli si rincorrono dentro e fuori dall’acqua. E c’è chi trova da ridire su un rifacimento che «non lascia più percepire il piccante divario tra il fondo reazionario delle parole e il gesto di indipendenza che Rossini fa, proiettando le febbrili novità della partitura verso l’operetta di Offenbach. L’intento di Dario Fo è quello di far sentire il contesto storico-politico che fa da sfondo al Viaggio a Reims: ma se non ci fossero le scritte proiettate sopra il palcoscenico, nessuno se ne accorgerebbe, visto che Rossini si è premurato di nascondere il testo sotto una musica che lo distrugge in un vortice di acrobazie vocali senza fine. […] È uno spettacolo vario, colorato e gradevole, ma il suo vero problema non sta tanto nella riscrittura del testo, quando nel fatto che non fa ridere. Uno si sforza di divertirsi, altrimenti, si chiede, che cosa ci viene a fare ad uno spettacolo di Dario Fo? Ma i lazzi, i salti, le piroette, i gesti che trasformano indebitamente l’opera in un balletto sono così gratuiti che chi ha già visto altre regie di Dario Fo ha l’impressione di rivedere sempre lo stesso spettacolo. Ecco dunque le colombe che frullano sulle bacchette di metallo, gli ombrelli che svolazzano, i mimi che saltano, gli acrobati che volteggiano, gli animali che ballonzolano, le bandiere applicate sulla schiena dei personaggi che le portano in giro come code di pavone, l’arpa che si solleva, la statua che batte la sua lancia sulla testa del barone (qui qualcuno ride), le scritte sugli striscioni, la pioggia di carta, la piscina coi bagnanti, e via elencando un repertorio di gags, magari tecnicamente ben realizzate ma sempre “addosso” alla musica con una presenza così invadente che rischia, spesso, di soffocarla». (Paolo Gallarati)

Cast vocale di tutto riguardo: Désirée Rancatore (La Contessa), Luciana Serra (Madama Cortese), Elena de la Merced (Corinna), Anna Bonitatibus (Melibea), Enzo Dara (Trombonok), Rockwell Blake (Libenskof), Lawrence Brownlee (Belfiore), Simone Alberghini (Lord Sidney), Alfonso Antoniozzi (Don Profondo), Fabio Capitanucci (Don Alvaro), Ugo Benelli (Don Luigino).

Sul podio Nicola Luisotti, corretto e misurato, concerta con talento tenendo abilmente le redini del bailamme sul palcoscenico.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...