Assassinio nella cattedrale

★★★☆☆

Assassinio nella cattedrale di San Nicola di Bari

Ildebrando Pizzetti fu un compositore della “generazione dell’Ottanta”, come venne definito da Massimo Mila il gruppo di musicisti italiani nati intorno al 1880 (Franco Alfano, Ottorino Respighi, Gian Francesco Malipiero e Alfredo Casella) che diversamente da quelli della generazione precedente – Giuseppe Martucci, Giovanni Sgambati, Marco Enrico Bossi e Leone Sinigaglia, che si proponevano di restituire all’Italia una musica strumentale guardando a modelli stranieri che appartenevano ormai al passato: Beethoven, Mendelssohn, Brahms – guardavano invece all’avvenire: «per loro non era piú questione di voltarsi indietro a ricuperare i valori del sinfonismo romantico, ma di impossessarsi delle piú recenti innovazioni del linguaggio musicale e di portarle avanti in maniera originale. […] Nessuno di questi compositori varcò la soglia della atonalità, ma tutti accettarono la pratica della tonalità liberamente allargata [servendosi] del linguaggio musicale elaborato dal melodramma nei tre secoli della sua storia».

Continua ancora Mila: «Malipiero e Pizzetti si rivolsero al canto gregoriano come a una specie di coscienza musicale sepolta della nazione, per attingervi le norme d’una nuova melodia, caratterizzata armonicamente dal sapore modale e ritmicamente dalla duttile obbedienza alla pronuncia della parola. Insieme al gregoriano, il declamato dell’ultimo Verdi (Otello e Falstaff) è l’altra grande componente di questo nuovo tipo di melodia, che in Pizzetti e Malipiero presenta una natura eminentemente vocale, anche nelle composizioni strumentali. […] La voce rappresentava sempre una tentazione irresistibile per i musicisti italiani, e questa tendenza, che poteva essere scambiata nei primi tempi per un residuo di passato ottocentesco non interamente sconfitto, si rivelò in seguito come la piú forte ragione di originalità della nuova scuola italiana. […] Il teatro continuava ad esercitare la sua seduzione, svolgendosi in nuove direzioni, tutte divergenti dal verismo (dramma musicale pizzettiano, favola malipieriana, resurrezione moderna del melodramma settecentesco ad opera di Busoni e Casella)».

Le opere liriche formano infatti gran parte del corpus di composizioni del musicista parmense: Pizzetti ha lasciato 14 opere compiute per la scena e Assassinio nella cattedrale è la sua terz’ultima. La “tragedia per musica”, su libretto proprio tratto dal dramma teatrale Murder in the Cathedral (1935) di Thomas Stearns Eliot, ebbe una fortunata prima rappresentazione alla Scala il 1° marzo 1958 con Gianandrea Gavazzeni sul podio e Nicola Rossi-Lemeni e Leyla Gencer gli interpreti principali.

Atto primo. Quadro primo. Piazza fra la cattedrale e la sede dell’arcivescovado, 2 dicembre 1170. Canterbury attende il ritorno e la reintegrazione a capo della diocesi di Thomas Becket, reduce da sette anni di esilio trascorsi in Francia. Un tempo cancelliere e amico del re, ne è diventato fiero avversario in seguito alla nomina ad arcivescovo. La sua riabilitazione è desiderata dai fedeli nonostante il timore per le conseguenze che potrebbero venire scatenate dall’ira del re. L’accoglienza calorosa della gente saluta infine l’ingresso di Thomas nell’arcivescovado. Quadro secondo. Nello studio dell’arcivescovo. Thomas riceve la visita di quattro tentatori che intendono metterlo alla prova stimolando in lui vecchie e nuove ambizioni. Il primo fa leva sui piaceri terreni che potrebbero seguire a una rinnovata amicizia nei confronti del re, il secondo sui privilegi connessi a un ritorno al ruolo di consigliere del sovrano, il terzo suggerisce invece la possibilità di un patto con il feudatario, ostile al suo signore. Se riesce facile a Thomas respingere queste prime tre tentazioni, la quarta, quella del martirio, esercita su di lui un profondo turbamento: egli cerca conforto e fermezza nella preghiera.
Intermezzo. Nella cattedrale, messa mattutina del giorno di Natale. Nell’omelia Becket comunica ai fedeli il suo desiderio di sottomissione al volere di Dio, unica fonte di vera libertà.
Atto secondo. Piazza fra la cattedrale e la sede dell’arcivescovado, 29 dicembre. La mancanza di pace è rimpianta dalle donne di Canterbury. Quattro cavalieri chiedono udienza all’arcivescovo. Ammessi in sua presenza, lo accusano di aver tradito il re e assumono un atteggiamento minaccioso alla sua dichiarazione di non essere al servizio di altri che di Dio. Dopo la partenza dei cavalieri, i sacerdoti invitano Thomas a celebrare i vespri. Il loro tentativo di sbarrare le porte della cattedrale, nel presentimento della catastrofe, fallisce. I cavalieri riescono così a irrompere e uccidere Thomas, dopo il suo rinnovato rifiuto a far atto di sottomissione. Fra i fedeli si eleva un coro di lode per il nuovo martire, mentre gli assassini giustificano il loro atto come necessità storica.

«Pilastro dello stile di Pizzetti è un genere di declamazione che spesso allude al profilo melodico del canto gregoriano, e quindi dalle spiccate inflessioni modali. Assai presente anche in quest’opera, tale stile vocale raggiunge in più punti un alto grado di rarefatta purezza, che accentua la staticità dell’intreccio. Come avviene in una ‘sacra rappresentazione’, in fondo, e dunque non solo per effetto di quelle suggestioni arcaiche tanto care al compositore, ma anche in virtù di un accostamento tra arte e religiosità, nella convinzione che la religione sia uno spazio privilegiato dell’esperienza umana cui l’arte ‘deve’ attingere con profitto. Con perfetta coerenza stilistica si inseriscono in tale contesto le sezioni corali (che assommano i solisti oppure le masse), incarnazione degli interlocutori dell’unico ‘personaggio’, e luogo deputato a momenti di scrittura polifonica. La presenza delle corifee a guida dei cori femminili e la veste di coreuti assunta dai sacerdoti segnala inoltre un rapporto con lo spirito del teatro greco, ma tali figure mantengono nell’opera di Pizzetti un ruolo subordinato, senza conseguire pari dignità con l’arcivescovo. Il tema centrale del conflitto tra l’autorità ecclesiastica e il potere temporale è tutto vissuto nella coscienza di Thomas, che si presenta in scena consapevole del suo destino fin dall’inizio. ‘Sa’ di andare incontro alla morte – in quanto elemento di disturbo dell’ordine politico imposto – e morirà come uomo che non ha saputo superare la quarta tentazione, la vocazione al martirio. Una consapevolezza resa sulla scena in modo esplicito, con il balenare dell’ombra del quarto tentatore davanti a Thomas nel momento dell’assassinio». (Maria Teresa Muttoni)

Delle esecuzioni dell’opera di Pizzetti si ricorda quella leggendaria di Herbert von Karajan a Vienna in tedesco, fortunatamente in CD. In Italia frequente interprete di Thomas Becket è stato Ruggero Raimondi che ritroviamo in questo DVD che contiene il film della produzione del Petruzzelli nella cattedrale di San Nicola a Bari nel dicembre 2006.

Ruggero Raimondi con la sua solita particolare dizione è un autorevole dell’arcivescovo martire, prima corifea è Paoletta Marrocu. Validi altri interpreti completano la performance filmata con suggestive immagini da Tiziano Mancini che costruisce un film che completa l’esecuzione, affidata a Piergiorgio Morandi con una sobria mise en espace di Daniele d’Onofrio che concentra l’azione davanti all’altare, con scene girate anche in esterno.

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