Tiefland (Il bassopiano)

 

★★★☆☆

La risposta tedesca al verismo italiano

Nato a Glasgow, Eugen d’Albert (1864-1932) all’età di diciassette anni vinse una borsa di studio che lo portò in Austria dove fu talmente affascinato dalla cultura tedesca da ripudiare la patria natale e trasferirsi definitivamente in Germania. Qui studiò con Franz Liszt diventando lui stesso un valente pianista e compositore. Delle sue ventuno opere, scritte a partire dal 1893, Tiefland (Il bassopiano) è la settima e la più famosa. Il libretto di Rudolph Lothar è basato sul dramma Terra Baixa del catalano Àngel Guimerà.

Antefatto. Marta, figlia di mendicanti, è stata indotta a vivere con Sebastiano, ricco proprietario terriero, in cambio del dono al padre di un mulino. Sebastiano sta per sposare una ricca ereditiera e per mantenere la sua amante Marta nelle vicinanze e continuare la loro relazione, ha intenzione di farle sposare lo zotico Pedro, uno dei suoi pastori.
Prologo. I Pirenei. Pedro incontra Nando e gli dice che ha sognato una bella donna che sarà sua moglie. Sebastiano, accompagnato da Tommaso, porta Marta a Pedro e lo informa che deve scendere in pianura per sposarla e diventare il mugnaio. Marta è riluttante anche solo a guardare il futuro marito.
Atto I. L’interno del mulino del villaggio. Moruccio e i servi spettegolano e le comari dicono che Moruccio spera di sposare Marta. Nuri rivela che Marta è sposata con un pastore e dice di aver sentito per caso una conversazione tra Sebastiano e Marta che lei non ha capito, ma che gli altri invece comprendono rivelare la vera relazione della coppia. Pedro arriva al mulino dove si terrà il suo matrimonio e non sapendo che Marta è in realtà l’amante di Sebastiano, è perplesso sul motivo per cui gli abitanti del villaggio si prendono gioco di lui. Moruccio rivela il retroscena a Tommaso, che cerca di affrontare Sebastiano. Lo scontro in cui Tommaso è sostenuto da Moruccio porta al licenziamento di quest’ultimo. Dopo il matrimonio Marta, che teme che Sebastiano realizzerà la sua intenzione di venire da lei quella notte, non va nella sua camera, cosa che sconvolge Pedro ancora di più.
Atto II. Marta inizia a innamorarsi di Pedro il quale tuttavia, incapace di sopportare la presa in giro e la persecuzione degli abitanti del villaggio, le dice che tornerà sulle montagne. Lei lo prega di portarla con sé e gli dice la verità su di lei e Sebastiano. In preda alla gelosia Pedro avanza verso di lei con un coltello, ma, sopraffatto dal rimorso e dal suo amore per lei, decide di portarla via con sé. Sebastiano entra con gli abitanti del villaggio e umilia Marta costringela a danzare. Pedro si ribella e viene trascinato fuori.
Atto III. Sebastiano è stato rifiutato dalla ricca ereditiera che aveva sperato di sposare e affronta con violenza Marta. La donna invoca Pedro che si entrato dalla finestra si avventa su Sebastiano con un coltello, ma vedendo che è disarmato, lo getta via e lo strangola. Marta e Pedro, finalmente liberi, fuggono sulle montagne.

La lettura del libretto non prometterebbe nulla di buono: «Singolare crocevia di wagnerismo e di naturalismo, anomalo trapianto di ascendenze zoliane in terra tedesca. Il titolo (come avviene in Italia per Siberia) incorona a protagonista non un personaggio, ma un’ambientazione; la couleur locale non ha più il valore complementare di sfumatura connotativa, ma promana come quintessenza espressiva dai minimi addentellati della partitura, a inverarne il senso non tanto sul piano psicologico quanto su quello della caratterizzazione strutturale», scrive Elisabetta Fava, la quale così continua: «La nomea di wagnerismo che ha condizionato la ricezione di Tiefland ne ha ostacolato una comprensione obiettiva. In realtà d’Albert riesce a svincolarsi da un epigonismo che pure nei suoi primi lavori era ben marcato e trova una via personale, neutralizzando gli influssi di Bayreuth con un misurato corteggiamento dei canoni ‘naturalisti’. Il declamato scabro entro cui si incanala buona parte dei dialoghi non ha niente da spartire con la prosodia wagneriana; l’impiego stesso del cromatismo, così affilato e tagliente, si inquadra in una generica tendenza di fine Ottocento, ma non giustifica un rimando obbligato a Wagner. Il primo quadro, che coincide con il prologo e si svolge sui Pirenei, concentra in sé gli aspetti forse più interessanti della partitura, identificabili nei temi spagnoleggianti, ambiguo mélange di connotazioni paesistiche di tipo folcloristico e di armonie irrelate, protese verso un primitivismo incontaminato in cui dimora la redenzione. Il vero contrasto è quindi quello fra la pianura corrotta, segnata dal pettegolezzo maldicente delle tre comari onnipresenti, e gli spazi montani con i loro infiniti silenzi, grazie ai quali l’anima si eleva. E come i temi di Sebastiano sono aggressivi e segmentati, così quelli legati a Pedro e al suo mondo incorrotto si distendono in morbide arcate sonore, spesso fluttuando sulla sospensione di un pedale quasi estatico. A Marta spettano numerose idee motiviche, accomunate da un pathos dolente e dal veleno di un cromatismo attorto, all’epoca moneta corrente per evocare le lacerazioni passionali. Occhieggia timidamente una venatura simbolista, condensata alla fine del primo atto e contrapposta ad altri particolari di crudezza verista: quando Pedro racconta a Marta, in un’imbarazzatissima prima notte di nozze, come riuscì un tempo a uccidere un lupo in un formidabile corpo a corpo, si ricongiungono echi mnestici del paradiso pirenaico e anticipazioni allegoriche della tragedia che si consumerà nel secondo atto. Una nota gentile viene introdotta poi con il personaggio di Nuri, fanciulletta che assiste al dramma alla maniera di Yniold (il fanciullo di Pelléas et Mélisande di Debussy), con occhi innocenti e lingua involontariamente nefasta: Nuri canta due ballate che sono quadretti di naïveté e di semplicità popolareggiante, con cui d’Albert scaccia momentaneamente le nubi fosche che vanno addensandosi sui personaggi».

Presentata la prima volta a Praga il 15 novembre 1903 con successo limitato, fu ripresa ad Amburgo e a Berlino con una nuova versione e qui il numero di repliche fu maggiore e da allora è regolarmente in cartellone nei paesi di lingua tedesca. Nel ruolo di Marta si sono cimentate a inizio carriera Maria Callas e Montserrat Caballé. Kirsten Flagstadt fece il suo debutto teatrale nel 1913 ad Oslo nel ruolo di Nuri, mentre Richard Tauber cantò come Pedro a Dresda nel 1918. Si ricorda anche la versione cinematografica di Tiefland,iniziata nel 1940 ma uscita nel 1954, regista e interprete Leni Riefenstahl nella parte di Marta. Nel film come comparse furono utilizzati dei prigionieri di Auschwitz. Tiefland fu una delle opere preferite da Hitler, il che non aiutò nella sua diffusione nel secondo dopoguerra, ma poi ha recuperato ampiamente.

La produzione del 2006 dell’Opera di Zurigo verrà ripresa due anni dopo al Liceu du Barcellona, in quella Catalonia dove era nato il testo originale. Il regista Matthias Hartmann si libera totalmente della connotazione etnografica del lavoro. Niente Pirenei, nessuna ambientazione rurale: nella scenografia di Volker Hintermeier il mulino è accennato da una ruota che gira nella parete dell’ufficio direzionale di una fabbrica di prodotti da forno mentre da una finestra nel muro si vede un piccolo nastro trasportatore che convoglia il prodotto finito, ossia confezioni di pain carré. Dai costumi di Su Bühler capiamo di trovarci negli anni ’40 un po’ fantascientifici di un laboratorio in cui si creano geneticamente esemplari maschi conservati in teche di cristallo, che escono dal pavimento, e con i quali si comunica attraverso un bracciale elettronico che trasmette suoni e immagini su uno schermo. È qui che Sebastiano è venuto per scegliere il marito della sua amante. Questo è quanto vediamo nel prologo e alla fine dell’opera quando, cantando «Hinauf in meine Berge, hinauf zu Licht und Freiheit! Fort aus dem Tiefland!» (Saliamo allemie montagne, nella luce e nella libertà! Lontano dal bassopiano!), Marta e Pedro entrano nelle rispettive teche. L’idea registica è che non siamo esseri liberi, tutti siamo programmati dalla società, ma oltre che lontana dalle intenzioni del librettista e del compositore, non risulta rilevante per la rappresentazione.

Sul piano musicale la direzione di Franz Welser-Möst ci fa apprezzare le bellezze di una partitura praticamente sconosciuta al di fuori della Germania. Nato in Scozia da padre franco-italiano, cresciuto a Londra, con studi in Austra e Germania e morto naturalizzato svizzero in Lettonia, nessun paese considera d’Albert un proprio compositore. Il suo policulturalismo si riflette nello stile: il flusso neo-wagneriano della musica si intreccia con la piacevolezza di motivi quasi da musical, il declamato si alterna a melodie appassionate mentre una strumentazione intrigante rende questo lavoro qualcosa di ben di più di una semplice curiosità. I passaggi puramente strumentali degli interludi sono resi con grande intensità ma anche limpidezza da Welser-Möst e l’equilibrio tra fossa e cantanti è sempre rispettato.

Pedro e Marta sono interpretati dai coniugi Seiffert: lui lo heldentenor Peter Seiffert, vocalmente generoso. e lei Petra Maria Schnitzer, a suo agio negli espressivi passaggi dei primi due atti come nella parte di forza del finale. Il Sebastiano di Matthias Goerne è impressionante per autorevolezza vocale e scenica. Notevole anche il Tommaso di Laszló Polgár e menzione particolare per l’ingenua Nuri di Eva Liebau dal timbro elegante.

Con sottotitoli anche in italiano, ottima regia video e immagine perfetta, il cofanetto EMI non contiene neanche il minimo opuscolo e nei due dischi non esiste alcun extra se non parecchia pubblicità.

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