Stagione Sinfonica RAI

Jean-André Rivens, La mort de Cléopâtre, 1874

Leoš Janáček, Žárlivost (Gelosia)
Hector Berlioz, La mort de Cléopâtre
Gustav Mahler, Sinfonia n° 5 in do diesis minore

Torino, Auditorium Arturo Toscanini, 7 marzo 2019

Un  programma quasi teatrale

Tre autori diversi, nati nell’Ottocento. I loro tre lavori, che sono stati diretti da Edward Gardner per la stagione dei concerti dell’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI, hanno tutti un certo carattere teatrale.

Inizialmente Žárlivost era nata come ouverture a Jeji pastorkyna (poi Jenůfa), la sua prima opera teatrale di successo. Ma, giudiziosamente, Janáček l’aveva destinata a lavoro a sé – troppo magniloquente per il realismo del lavoro – e aveva lasciato quindi che l’opera iniziasse con quel battito dello xilofono e quel pizzicato degli archi bassi così evocativi e da allora così indissolubilmente legati alla cruda vicenda della Preissová. Ma la pagina espunta dall’opera ha una sua bellezza ed originalità che è giusto assaporare in sede di concerto.

Non era nata per il teatro, ma è una vera scena teatrale – scène lyrique la definisce l’autore – La mort de Cléopâtre, terzo tentativo di Berlioz per aggiudicarsi il “Prix de Rome”. Ci riuscirà solo al quarto tentativo, con un’altra morte, quella di Sardanapale, meno audace nella scrittura per la conservatrice commissione giudicatrice. Sontuosa e impeccabile interprete è stata una regale Anna Caterina Antonacci, perfettamente a suo agio nella lingua e nel carattere di questa pagina che non sfigurerebbe nei Troyens di quasi trent’anni dopo.

E infine Mahler. La sua quinta sinfonia è tra le più eversive che abbia scritto: cinque movimenti, una strumentazione particolare che subì innumerevoli ripensamenti, un insieme di motivi di marcia o volgari che formano quello che il compositore stesso ha definito «universo sonoro primigenio, mare ribollente, mugghiante, sibilante». E in mezzo la pace misteriosa ed estenuata dell’adagietto che sui suoni dell’arpa riprende il tema del Lied «Ich bin der Welt abhanden gekommen», l’ultimo dei Rückert-Lieder. Edward Gardner ha dato una lettura lucida del poderoso lavoro che ormai compete in popolarità con la Quinta beethoveniana.

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