L’enfant et les sortilèges

Maurice Ravel, L’enfant et les sortilèges

★★★★☆

16 novembre 2020

(virtual production)

L’enfant et le Covid

«J’ai pas envie de faire ma page» canta il fanciullo annoiato nell’operina messa in musica da Ravel. Cento anni dopo le cose sono molto cambiate e questo annus horribilis ci ha portato anche la DAD, didattica a distanza, con gli studenti a casa davanti al computer. Ed è quello che vediamo, infatti, in questa “produzione virtuale” dell’atto unico di Ravel eseguito dalla London Philharmonic Orchestra diretta da Lee Reynolds con gli 80 interpreti vocali sparsi nel mondo a casa loro che cantano le parti degli animali della deliziosa fiaba di Colette che si presta a meraviglia a un’operazione del genere.

È uno dei tanti modi con cui i teatri hanno risposto alla chiusura causata dalla pandemia da Covid-19. La regista Rachael Hewer, aiutata dalla illustratrice Leanne Vandenbussche e da vari artisti del video, fa rivivere la storia de L’enfant et les sortilèges montando abilmente disegni animati e interventi di cantanti sparsi per il mondo in un’immaginifica videoconferenza cantata e coreografata.

Ecco come la Hewer annunciava il suo progetto in primavera: «Sono una regista freelance di opere liriche. Come molti, ho trascorso gli ultimi mesi di isolamento in uno stato di grande disagio. Mi mancano i miei amici, i miei colleghi, il mio lavoro e la mia passione. Sono terrorizzata dall’incertezza della situazione finanziaria attuale e futura e condivido questi sentimenti con molte persone nell’industria artistica. Ci sono innumerevoli cantanti e musicisti orchestrali che sono diventati disoccupati e non hanno fatto musica per mesi. Direttori d’orchestra e team creativi si trovano di fronte alla triste prospettiva che sta mettendo a dura prova tutti noi. Mi sento veramente me stessa solo quando sono in sala prove, di conseguenza tutto ciò a cui riesco a pensare è cosa fare al riguardo. Ecco perché ho avviato VOPERA, Virtual Opera Project. Voglio fare qualcosa in cui le persone possano essere coinvolte attivamente e in modo creativo: siamo tutti preoccupati per le finanze, ma viene sottovalutato l’impatto emotivo del non lavorare e del non fare musica. Questo progetto coinvolge dozzine di artisti per lavorare individualmente e insieme. I cantanti devono cantare, i professori d’orchestra devono suonare e io posso renderlo possibile. La mia idea è una nuova produzione online dell’opera L’enfant et les Sortilèges di Ravel. Le scene sono collegate da un bambino (che segue le lezioni da casa) che ha un sogno ad occhi aperti sulle cose che prendono vita. I personaggi che il bambino incontra siamo noi, artisti intrappolati nelle nostre case. Ogni scena è girata isolatamente dal cantante e poi, usando la tecnologia, diamo loro un personaggio, un costume, uno sfondo. Lo abbiamo sperimentato nelle ultime settimane e abbiamo ottenuto un bel risultato. Per quanto riguarda l’orchestra, avremo i musicisti che si registrano come solisti e raccogliamo poi tutte le registrazioni e le riprese per farne un film».

Ecco dunque “l’enfant”, qui una bambina che viene risucchiata dentro lo schermo del computer in un universo da incubo in cui le facce dei cantanti sono giustapposte a corpi e disegni come in un collage. Piuttosto che fare un’illustrazione della vicenda, le immagini sono riportate alla nostra contemporaneità: il fuoco è un soprano coloratura che dà fuoco alle partiture in un salotto che ha tra i ritratti appesi quelli di Ravel e di Colette; i pastori della tappezzeria sono i giocattoli rimasti a scuola senza i bambini che sono a casa; la principessa è una dottoressa in una corsia di malati di Covid; l’aritmetica uno speaker televisivo che spara cifre sull’economia; i gatti fanno yoga e il giardino notturno è la le strada di una città deserta durante il coprifuoco, dove gli alberi sono i bidoni della spazzatura e il terzetto di libellula, raganella e pipistrello è formato da tre vecchietti lasciati soli. Il corale è accompagnato dalle immagini dei teatri vuoti e sul palcoscenico di uno di essi si ritrova alla fine la bambina e per un attimo la sala si riempie di tutti i personaggi che ha incontrato. Con questa immagine di speranza si conclude questa particolare “messa in scena” che pur nelle sue imperfezioni dimostra fluidità narrativa e soprattutto la voglia di reagire in modo creativo alla situazione di stallo in cui si trova lo spettacolo con pubblico.

Il direttore Lee Reynolds riduce a 27 il numero di orchestrali mantenendo comunque lo smalto della splendida partitura di Ravel, aumentandone anzi la trasparenza. Il lavoro di squadra di tutti gli artisti impegnati è lodevole e il risultato musicale eccellente.