Owen Wingrave

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Benjamin Britten, Owen Wingrave

★★★☆☆

Grange Park Opera, 12 settembre 2020

(video streaming)

Britten in bianco e nero e senza orchestra

Secondo adattamento musicale da Henry James: dodici anni dopo The Turn of the Screw (Il giro di vite) Britten lavora alla composizione di Owen Wingrave, un’altra opera con fantasmi. Lavoro destinato originariamente per la televisione, come la produzione di Channel 4 del 2001 anche questa di Grange Park Opera sceglie di farne un film per ottemperare alle norme sanitarie dettate dalla pandemia che ha fatto chiudere i teatri. Il direttore è James Henshaw ma l‘orchestra non c’è, la partitura è adattata per pianoforte, percussioni e tromba.

Ambientato nel presente dal regista Stephen Medcalf, il film è in gran parte girato in bianco e nero punteggiato da rari tocchi di rosso, come i bicchieri nella terribile scena della cena che conclude il primo atto. Solo l’ultima inquadratura vira al colore naturale. Gli interpreti cantano su una base preregistrata e frequente è l’utilizzo di primi piani. Il regista mantiene la vena di sottile comicità del lavoro, come quando vediamo per la prima volta la zia di Owen, Miss Wingrave, mentre gioca appassionatamente a un violento gioco di guerra al computer, o la signora Coyle che canta nel bagno nella scena della camera da letto alla fine del secondo atto.

Nella vicenda si fa un gran parlare della casa con la sua sala piena di quadri degli antenati di Owen e Medcalf rende la casa quasi un altro personaggio. Qui Paramore è una villa vittoriana suburbana, grande sì ma non grandiosa: la sala è solo un corridoio (che permette alcune splendide scene a più livelli) e le immagini degli antenati sono semplicemente un insieme di fotografie su un tavolo. Il tutto dà all’opera un’aria da soap-opera piena di black humour, come nella scena in cui Owen entra nello studio del nonno: noi sentiamo solo la voce di Sir Philip attraverso la porta, ma in questa versione anche gli altri personaggi origliano, rannicchiati nel corridoio. Sospesa la conclusione della vicenda: nel finale non vediamo mai la stanza e il corpo di Owen giace fuori come se si fosse gettato da una finestra. Fantasmi o no? 

Ciascuno dei cantanti offre un carattere ben definito: la signorina Wingrave di Susan Bullock sarebbe comica se gli effetti della sua malvagità non fossero così gravi; la Kate di Kitty Whately è meravigliosamente priva di autocoscienza ripetendo a pappagallo tutto ciò che gli altri dicono o pensano; sua madre, Madeleine Pierard, è l’immagine del tipico parente povero; il Letchmere di James Way è ingenuo e sconsiderato. I due personaggi più umani sono i Coyles, William Dazely e Janis Kelly, e nei loro personaggi fanno emergere sia l’umanità sia la educata inefficacia che conduce al disastro. Richard Berkeley-Steele è il generale Wingrave. Convincente l’interpretazione di Ross Ramgobin, un Owen che rifugge l’ingenuità e la burla e le sostituisce con un’ardente testardaggine.

Medcalf ha utilizzato le stesse restrizioni per creare un film intenso le cui immagini danno una sensazione di claustrofobia. Un senso di restrizione viene anche dall’accompagnamento: la riduzione per pianoforte e percussioni sembra alquanto provvisoria e ci mancano i meravigliosi colori dell’orchestrazione originale di Britten.

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