Olivo e Pasquale

Gaetano Donizetti, Olivo e Pasquale

★★☆☆☆

Bergamo, Teatro Sociale, 28 ottobre 2016

(video streaming)

«Una partitura solo a tratti ravvivata dal genio» (1)

Nell’autunno del 1826 Donizetti è a Roma per comporre un’opera nuova per il Teatro Valle e per stare accanto all’amata Virginia Vasselli, diciottenne figlia della famiglia romana molto amica del compositore, che sposerà due anni dopo. Anche il tema della nuova opera verteva su un matrimonio, ma qui ostacolato da un padre burbero.

Atto I. L’azione si svolge a Lisbona. Olivo e Pasquale sono due fratelli, tutti e due negozianti di Lisbona: il primo è sanguigno e brutale, il secondo dolce e timido. La figlia di Olivo, Isabella, ama un giovane apprendista, Camillo, ma suo padre vuole che ella sposi un ricco mercante di Cadice, Le Bross che sbarca da una nave in quel momento.
Atto II. Isabella confessa a Le Bross di amare un altro e quando egli le chiede di dirgli il nome di costui ella dapprima non osa dire la verità e finge che si tratti di Columella, un vecchio vanitoso e ridicolo, poi rivela che è Camillo. Olivo, saputo che la figlia si oppone alla sua volontà, si infuria e Le Bross, colpito dalla sua reazione spropositata, diventa allora l’alleato di Isabella e promette di aiutarla a sposare Camillo. Gli amanti minacciano di suicidarsi alle cinque in punto se Olivo non acconsentirà alle loro nozze, ma l’uomo non ci crede e non cede al ricatto. Alle cinque, però, risuonano dei colpi di arma da fuoco: Pasquale sviene e Olivo dichiara che preferirebbe Isabella sposa di Camillo piuttosto che morta. Per fortuna, la minaccia del suicidio non era vera e i due compaiono alla porta, Olivo li abbraccia e benedice la loro unione.

Il librettista era Jacopo Ferretti, lo stesso de L’ajo nell’imbarazzo. La prima del 7 gennaio 1827 fu accolta con freddezza, sembra per l’inadeguatezza della prima donna e per il debole libretto tratto da due commedie di Antonio Sografi il quale già aveva prestato le parole al primo lavoro di Donizetti, Pigmalione, e ritornerà come autore del testo su cui si baserà il libretto de Le convenienze ed inconvenienze teatrali. Lo scarso successo della rappresentazione spinse il compositore ad apportare delle modifiche per la produzione di Napoli del settembre 1827: dialoghi parlati invece dei recitativi secchi e la parte di Pasquale in napoletano. Ma soprattutto il ruolo di Camillo riscritto per tenore: a Roma infatti aveva dovuto assegnare la parte dell’innamorato a un mezzosoprano per le limitazioni della troupe ingaggiata dal teatro che non aveva sei parti maschili. Donizetti fu ben felice di ristabilire la giusta assegnazione, essendo inusuale a quell’epoca far cantare un personaggio en travesti in un’opera buffa qual è appunto Olivo e Pasquale con il suo carattere realistico e borghese.

Le prime note della sinfonia ricordano il tema di «Ah mes amis» della futura La fille du régiment, per poi proseguire con vivace colore strumentale per il resto della lunga composizione, quasi otto minuti. I numeri musicali si alternano tra pagine in puro stile rossiniano, come il concertato del finale primo «Una folla di pensieri» ad altre schiettamente donizettiane come il delizioso duetto «Tutta t’affida a me» tra Isabella e Le Bross. La direzione di Federico Maria Sardelli alla testa dell’orchestra Accademia Teatro alla Scala non sembra invece fare distinzioni: tutto è tirato via con vivacità ma forte e monocorde, e i momenti di donizettiana malinconia non ricevono la dovuta valorizzazione. Eterogeneo il cast vocale. Fresca e giovanile ma voce dal volume limitato è quella della Isabella di Laura Giordano che in mezzo allo sbraitare degli altri personaggi si riprende la scena nel rondò finale «Ah non regge l’alma in petto» infarcito di agilità ben realizzate ma acuti presi un po’ perigliosamente. Il padre Olivo è affidato a Bruno Taddia che interpreta senza sfumature e con vocalità poco controllata la parte dell’antipatico genitore. Il fratello Pasquale, napoletano per convenienza teatrale, trova in Filippo Morace un interprete al solito efficace e di grande simpatia. L’innamorato Camillo ha la voce del giovane tenore Pietro Adaini, che sfoggia un invidiabile registro acuto e un bellissimo timbro luminoso impiegati in un ruolo di grosse difficoltà vocali. Nella sua aria di sortita «Parea, che irato il vento» il Le Bross di Matteo Macchioni afferma una sicura personalità e buone doti, ma la figura è troppo giovanile per il personaggio. Silvia Bertrami e Giovanni Romeo interpretano con gusto i personaggi di Matilde e Diego, Edoardo Milletti calca un po’ troppo la mano la mano nel delineare la figura di Columella.

La messa in scena di operAlchemica (Ugo Giacomazzi, Luigi Di Gangi) riduce la commedia a una farsa zeppa di gag inutili e maldestre – interminabile quella dello specchio – con una recitazione spesso sopra le righe. Coloratissimi i costumi e la scena (di Sara Sarzi Sartori, Daniela Bertuzzi e Arianna Delgado): fantasiosi e pop i primi, una cornice formata da un collage di banconote di tutti i paesi la seconda.

(1) William Ashbrook, Donizetti and his Operas, 1982

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